Acetone

Sono cresciuto con l’incubo dell’acetone, tra l’altro senza mai capire cosa fosse. Certamente non è una malattia, ma io questo da piccolo non lo capivo, e quando mamma diceva “hai l’acetone!” per me era come essere additato come un appestato.

Ecco allora spuntare le striscioline reattive da bagnare con la pipì, che diventavano violacee confermando la diagnosi materna. Cosa fare quando si ha l’acetone? Beh, io entravo in un tunnel alimentare: alcuni cibi erano banditi immediatamente (latte e derivati, dolci, uova; guarda caso ciò che mi piaceva di più) mentre diventavano obbligatorie le bevande zuccherate (succhi di frutta o più frequentemente la sola acqua e zucchero).

Il problema dell’acetone, tuttavia, era un altro. Esso era un cartina tornasole di uno stato fisico non perfetto, che molto spesso preannunciava l’arrivo di una malattia. Ricordo con certezza che il vomito era un fedele compagno dell’arrivo dell’acetone. Così io mi mettevo il cuore in pace e subivo con religiosa rassegnazione ciò che il destino mi aveva assegnato.

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