Colloquio psichiatrico

Come dettovi, la giovane Dr.ssa Marchesini mi ha ricevuto con una precisione svizzera, alle 15 in punto sono entrato nel suo studio. Dapprima mi ha chiesto i dati personali, ci siamo presentati, e poi siamo andati subito al dunque: il motivo della mia visita, o del mio colloquio per essere precisi. Mi ha fatto parlare molto, cosa che a me riesce benissimo in 2 casi: quando mi sento “interrogato” e quando mi sento “sicuro”. Mi blocco quando sono imbarazzato o mi sento fuori sintonia con i miei interlocutori. Ma la psichiatra mi ha saputo mettere a mio agio (a parte la sedia di una scomodità irritante), e dunque il flusso verbale è uscito con spontaneità e fluidità.
Discorso diverso riguardo ai contenuti: a parte l’elenco delle malattie che ho avuto ed i farmaci che ho utilizzato, ed a parte le mie considerazioni esorcistiche nei riguardi dello Xanax, è sempre difficile parlare ed analizzare i propri problemi, a maggior ragione quando il nemico da combattere non è ben definito ma “fumoso”. Ci siamo soffermati anche sugli aspetti positivi del mio quieto vivere, la famiglia per esempio, oppure i miei hobby, ed il mio modo di entrare in pace con me stesso.
Non sono riuscito ad evitare un paio di battute spiritose, perché so essere ironico e autoronico anche se mi rendo conto che talvolta è inopportuno, e nonostante il tentativo di rimanere impassibile la giovane Dr.ssa ha sorriso divertita.
La mia sensazione è che la psichiatra, per quanto brava, sia un po’ inesperta. Non tanto per il modus operandi, che mi è sembrato preciso in ogni circostanza, quanto piuttosto per le mie aspetattive. Forse avrei preferito una figura più esperta in modo da sentirmi più “sicuro” di essere in buone mani, ma è solo una sensazione.
Mi spaventa un po’ il discorso di “percorso”. Certo, non mi aspetto che in un 2-3 sedute io possa trovare la soluzione ai miei problemi nervosi, ma non voglio nemmeno affrontare un discorso a lungo termine. Spero di essere in grado di trovare il binario giusto in tempi decenti, molto/moltissimo dipende da me, dalla mia forza di volontà e dalla mia capacità di reazione agli eventi che io considero “negativi” che ruotano attorno al mio mondo.
Mi auguro con tutte le mie forze che non ci si riconduca ad una diagnosi che potrebbe mettermi spalle al muro: depressione. E’ infida e spietata, entra senza bussare ed è difficile mandarla via. La depressione sarebbe davvero un’ospite non gradita.

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