Flashback: coliche renali. Parte 2 di 3: la Rina e la Pina.

Non sapevo neppure che esistessero le cure idropiniche, figurarsi se sapevo in cosa consistessero. Lo capii presto.
Al semplice costo di un ticket feci una vacanza di 14 giorni alle terme, dove proprio soggiornavo stando lì anche a dormire, passando il mio tempo diurno in queste modalità:
(a) 60% a bere
(b) 30% a fare pipì
(c) 10% a fare public relations

(a) La cura idropinica che mi fu assegnata era a prova di cammello. Un bicchiere di acqua da 25 cl ogni 20 minuti, per 5 ore al giorno (9-12 14:30-16:30). L’acqua veniva estratta direttamente dalla sorgente, ed era di varia natura. Mi ricordo l’acqua semplice, quella solforosa, quella ferrosa e quella ‘nera’, ma le tipologie erano almeno 5 o 6. Ogni acqua aveva un sapore diverso, dal gusto neutro a quello fetido dell’acqua solforosa, ma tutte insieme mi avrebbero aiutato a vincere la calcolosi.
Vi assicuro che all’inizio di giornata si parte in quarta, ma dopo 2 ore di bevute diventa tutto molto difficile.
E non si poteva sgarrare: il funzionario alle fonti ti faceva una obliterazione su un talloncino, e tu dovevi bere l’acqua giusta all’ora giusta, senza fiatare. Se fosse stata acqua gassata avrei fatto la fine di Fantozzi con l’acqua Bertier. Non vedevo l’ora ogni giorno che arrivassero le 16:30.
Tuttavia bisogna dire che le Terme erano stupende, e le fonti di acqua differenziata una vera meraviglia naturale.

(b) Ovvio. Dopo aver bevuto così tanto, c’era anche il bisogno fisiologico di fare pipì molto spesso. L’acqua era davvero molto diuretica, e dopo aver ricevuto il bicchierone si passeggiava nei paraggi con un occhio sempre puntato ai gabinetti. Gabinetti che, ad ogni modo, erano disseminati ovunque, per evitare che l’impellenza ci obbligasse ad una fuga dietro il primo albero. In quel periodo ho letto talmente tanti libri e fatte così tante parole crociate che poi per un anno non ho più toccato né un libro né una Settimana Enigmistica. La pipì era perennemente bianca, segno che le impurità se ne stavano andando via con essa.

(c) Per sfuggire alla noia mortale dovevo per forza parlare con qualcuno. Ma con chi? Io ero il più giovane per distacco, l’età media era di 78 anni, ed io mi sentivo solo e abbandonato. Ed ecco che il velo di diffidenza si squarcia, ed io riesco a fare 2 amicizie: la Pina (Giuseppina) e la Rina (Severina). 180 anni in due, più o meno. Ma sono simpatiche, parlano volentieri (anche troppo), mi fanno 100mila domande, ed amano giocare a briscola, che diviene il mio terzo hobby di quel periodo. Anche loro erano lì per una cura idropinica, anche se meno intensa della mia. Alla fine della mia villeggiatura mi spiacque doverle salutare.

bertier.jpeg

Burp!

 

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