Il dilemma nucleare

Nel 1987 ci furono 3 referendum abrogativi sul “nucleare”, ed io ed i miei compagni di classe ci accingevamo ad andare per la prima volta della nostra vita alle urne in quanto da poco maggiorenni.
Il Prof. Toni, che ci insegnava fisica, volle sensibilizzarci all’argomento e ci fece acquistare il libro “Il Dilemma Nucleare” scritto da Carlo Rubbia (premio Nobel 1984 per la fisica).
Ecco, questo è quanto devono fare i professori: sensibilizzare gli studenti verso i problemi concreti, non limitarsi solamente alla pura teoria. L’approfondimento che facemmo relativamente all’energia nucleare ci permise di capire la differenza tra “fissione” e “fusione” e, sull’onda del disastro di Chernobil, capire quali fossero i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di energia.
Lo stesso Rubbia, benché “nuclearista” convinto, si poneva (e si pone tutt’oggi) seri dubbi sull’uso di questo tipo di energia, non per nulla il titolo stesso parlava di “dilemma”.
Non mi dilungo sul fatto che Rubbia indicasse nella “fusione” il vero futuro di questa energia, sulla difficoltà di avere nel breve tempo dei risultati soddisfacenti e sul fatto che il pareggio dei costi si raggiungerebbe solo dopo molti anni.
Volevo solo dire che, sulla scia dei problemi giapponesi, mi sembra ovvio che il futuro energetico vada ricercato altrove. Se nemmeno i giapponesi, tecnologicamente avanzatissimi, non riescono ad azzerare i rischi, figuriamoci cosa potrebbe accadere in giro per il mondo.
Il problema è un altro: petrolio, uranio e plutonio sono tutte forme di energia NON rinnovabili, quindi destinate nel giro di qualche decennio ad esaurirsi. Io mi meraviglio che l’uomo insista a sfruttare in maniera intensiva questi elementi naturali come se fossero illimitati, senza porsi il vero problema della ricerca di forme di energia alternativa rinnovabili.
Si parla già da alcuni anni di installare una enorme distesa di pannelli solari nel Sahara per raccogliere il calore solare. «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici» diceva nel 2008 il responsabile dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea. Poi basta, solo parole e niente fatti (a parte poi capire se gli Stati africani sarebbero d’accordo).
Sorprende assai di più la tradizionale miopia italiana, che in totale controtendenza blocca gli incentivi al fotovoltaico (decreto Romani) mettendo in difficoltà un intero settore in piena crescita, ma in maniera assai più grave bloccando il ricorso ad una energia pulita e rinnovabile di cui l’Italia è ricchissima e che andrebbe invece sfruttata in modo massicio: l’energia solare.
Che futuro lasceremo ai nostri figli e nipoti se continuiamo a sfruttare le fonti di energia non rinnovabili e se continuiamo a devastare il pianeta con l’inquinamento?

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