Schiavi dei social network

Il mio non vuole essere un anatema contro le nuove generazioni, semplicemente per il fatto che questa nuova abitudine sociale è trasversale e include giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, maschi e femmine, mancini e non, insomma un po’ tutti.
E’ dunque un anatema urbi et orbi.
L’oggetto del disquisire riguarda l’abuso ormai frequentissimo del cellulare (uso genericamente il termine cellulare includendo in esso tutta la gamma di dispositivi che permettono di messaggiare, lanciare un twit, ‘postare’ in Facebook, e comunque farci comunicare con gli altri in tempo reale), per far sapere a tutti cosa stiamo facendo, cosa pensiamo, dove ci troviamo in qualsiasi momento della giornata.
Credo sia ormai una mania generalizzata ma io mi chiedo: ce n’é veramente il bisogno? Devo per forza dire a tutti che sto facendo compere, che sono al cinema, che ho visto la Lucy con il nuovo boy, che sono in pizzeria, che ho appena fatto pipì? E lo facciamo per soddisfare il nostro ego ed il nostro inconscio desiderio di metterci in mostra, oppure davvero per condividere una emozione o una notizia con gli altri?
Io, pur essendo scettico in generale su questa nuova abitudine, propendo per la prima ipotesi. Siamo noi che vogliamo che gli altri sappiano, non tanto perché loro ce lo chiedono, ma piuttosto perché vogliamo esibire noi stessi (la mia vecchia prof di italiano mi mise un “5” su un tema perché usai “ma piuttosto” ma a me suona bene e continuo ad utilizzarlo; tra l’altro qui dicono che è una locuzione utilizzabile, per cui io chiederei una revisione del voto, ma credo che sia in prescrizione da almeno 25 anni).
Torniamo a noi, perché ho 4 esempi recentissimi, che coinvolgono anche persone che conosco direttamente.
1) al cinema a vedere Kung Fu Panda
2) allo stadio a vedere una partita di calcio
3) al concerto di George Michael
4) in autobus
Ebbene, in tutte e 4 queste situazioni ho avuto vicino a me persone (plurale) che per tutta la durata (del film, della partita, del concerto, del viaggio) hanno continuato senza tregua a messaggiare in Facebook con il loro iPad o dispositivo equivalente.
Ed allora io mi chiedo: che senso ha andare al cinema, alla partita o al concerto per poi non guardare lo schermo, il rettangolo di gioco o il palco? Al cinema, almeno, il ‘messaggiare’ era continuo ma silenzioso, mentre allo stadio ed al concerto ogni messaggio era accompagnato da risatine, commenti ad alta voce, ragionamenti con amiche ed amici, foto da scattare in continuazione e cazzate varie. Proprio non capisco: spendo soldi per un evento e poi non lo seguo perché “devo” messaggiare in FB. Ma che senso ha?
Sarà che io, di ogni evento, assaporo tutto, il prima il dopo ed il durante. Non esco dal cinema se non dopo avere visto tutta la sigla finale, non esco dallo stadio se non dopo che tutti i giocatori sono rientrati nello spogliatoio, non esco dal palazzetto se non dopo che mi sono fatto le foto ricordo davanti al palco in via di smontaggio.
Temo si sia entrati in un tunnel di “schiavitù da social network” che risulterà difficile da debellare. Spero, nel mio piccolo, di riuscire a fare in modo che almeno i miei figli, crescendo, non ne vengano contagiati.

social network, facebook
Non vorrei si arrivasse a questi livelli

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