Genitore mestiere difficile

Brutta serata, quella di ieri sera. E pensare che il mio rientro pomeridiano era stato dei più felici: il figlio mi attendava sorridente con il pallone da basket e mi ha invitato a fare dei tiri  insieme (abbiamo il canestro sul muro fuori). Non mi sono nemmeno cambiato, ho pensato che tale allegria non necessitasse di perdite di tempo, senza contare che il sole, nel giro di 30 minuti, avrebbe iniziato a tramontare.
Abbiamo giocato allegramente, poi siamo entrati in casa.
Scoperta numero 1: aveva portato a casa voti scolastici poco esaltanti (un 5/6 ed un 6-)
Scoperta numero 2: controllando i quaderni degli esercizi svolti in classe (grammatica, matematica e geometria) ho notato decisamente troppe correzioni da parte delle maestre, segno di un calo di attenzione e concentrazione nelle ultime settimane
Scoperta numero 3: doveva ancora finire i compiti per il giorno dopo, e ha pure avuto il coraggio di sbuffare
Mi sono arrabbiato parecchio, specie perché invece di mettersi d’impegno a fare i rimanenti compiti (che comunque, per regola, deve terminare prima di uscire a giocare) ha cominciato a dirmi di “farmi gli affari miei” di “smettere di rompere le scatole” e così via.
Genitore mestiere difficile.
Non è che ci sia un manuale che ti dica cosa devi/puoi fare. Essere troppo permissivi, come lo è MDM (Mia Dolce Metà), non può andare bene specialmente se poi i ragazzi si prendono gioco di te e tu poi non riesci più ad avere autorità su di loro (come appunto sovente accade a MDM).
Ho pensato istintivamente di passare alla sgridata ad alta voce. Senza ottenere nulla, se non ebeti sorrisetti. Che fare? Anche qui non è che ci sia un vademecum, quindi ho pensato dai passare alle “punizioni”, requisendo il Nintendo 3DS e togliendo dal computer il joystick.
Pianti grida e disperazione, come neanche sulle rive dello Stige.
Di male in peggio. Si è messo a fare i compiti senza convinzione, senza concentrazione e sbagliando le cose più semplici (si trattava di matematica). Al che io, che lo volevo aiutare, me ne sono semplicemente andato via perché altrimenti uno sberlone se lo sarebbe certamente preso, e devo dire anche meritatamente.
I compiti si sono protratti fino alle 21:30 (della serie: “ma papà, sono solo alcune somme e moltiplicazioni”), cena alle 21:45 dalla quale mi sono astenuto perché troppo incavolato.
E’ arduo inculcare ai figli il senso del dovere, in modo che capiscano che i compiti devono essere la loro priorità. I nodi vengono al pettine quando il semplice intuito non basta più, e si deve essere molto concentrati ed attenti sia a scuola che a casa. Non so per quanto tempo rimarrà privi dei giochi elettronici che ho requisito, credo almeno finché non dimostrerà un rendimento scolastico migliore ed un impegno maggiore anche nei compiti per casa.

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I ragazzi devono capirlo

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