L’agnello pasquale

Pasqua e Natale, a casa Kikkakonekka, sono due eventi che travalicano il significato religioso per raggiungere nuovi ed elevatissimi livelli metafisici: il rompimento di palle diventa idea e si concretizza in decine di parenti che ti circondano, ti parlano e ti stordiscono con ragionamenti che vanno dalla politica al calcio, dalla salute al tempo, dalla moda al cinema. Vedersi due volte all’anno fa questo effetto.
Non che io non voglia bene ai parenti, anzi li adoro. Ma a piccole dosi. Sarebbe meglio vedersi più spesso a gruppetti sparuti piuttosto che attendere l’Evento e ritrovarsi in 30 in un colpo solo.
Diciamo che stavolta me li sono sorbiti per 45 minuti di meno, ma il motivo non lo potete nemmeno immaginare.
Il luogo di ritrovo era un ristorantino scovato da mio fratello, l’ora X era segnata per le 12:45. Se non fosse che, presa una via (obbligatoria) a poche centinaia di metri da casa, mi sono trovato bloccato da… un gregge di pecore.
Un infinito gregge di pecore, che se mi fossi messo a contarle avrei preso sonno in pochi minuti. In realtà i minuti di attesa si sono dilatati oltre ogni immaginazione, diventando addirittura 45, tra la iniziale gioia del figlio e lo stupore mio e di MDM (Mia Dolce Metà), la curiosità di vedere davanti a sé agnellini, pecoroni e cani pastore, fino a rendersi conto che il gregge, oltre che lento all’inverosimile, era anche numeroso come i politici che oggi danno contro alla Lega per essere loro, magari fra un mese, nell’occhio del ciclone per qualche furteria.
La stradina di campagna, ormai completamente invasa da pecore, non vedeva solo la nostra auto come involontaria vittima del ritardo, ma anzi di auto ce n’erano almeno una decina. Non potendo scendere dalla vettura, ci scambiavamo con gli sfigati come noi qualche sporadico saluto attraverso i vetri, ogni tando facendo cenno all’orologio per condividere il peso della lunga attesa.
Alla fine sono passati i pastori transumanti, che chiaccherando tra loro tradivano la provenienza rumena.
Lentamente poi abbiamo ripreso il cammino, arrivando a destinazione con 45 minuti di ritardo, perdendoci per intero aperitivi ed antipasti (la cosa migliore del pranzo, a detta di tutti), e dovendo affrontare lo sguardo sbigottito dei parenti che non credevano nemmeno ad una parola del nostro racconto finché non abbiamo mostrato loro le foto scattate con mezzi di fortuna.

pecore.jpg
Nella foto da me scattata: la pecora nera

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