Senza parole

Mi sveglio di buon umore, mi faccio una doccia e, approfittando del fatto che il resto della famiglia sta ancora dormendo, vado alla messa del mattino. Torno a casa dopo una bella passeggiata, faccio colazione, e già pregusto lo stare a casa da solo a leggere il mio ultimo libro (Ian Sansom: Due Uomini E Un Furgone) quando ad andare a messa sarà il resto della ciurma. Metto a posto le carte del 730 ascoltando i Mission, e poi lietamente mi siedo sul divano a leggere.
Ma eccolo che arriva: mi manca il fiato, sento una costrizione al torace, tachicardia. Un attacco di panico.
Ma come diavolo è possibile? Mi sentivo bene, ero allegro, nessun problema apparente, eppure…
Mi alzo, mi lavo il viso, e poi esco a fare due passi. L’attacco mi passa nel giro di 20 minuti, senza avere preso il Lexil. Rientro, lascio stare la lettura e passo alla Settimana Enigmistica, la mente si impegna tra crittografie, sciarade e anarebus, ed in effetti inizio a sentirmi meglio. Non è che, inconsciamente, nello stato di rilassamento la mia mente abbia disseppellito i problemi lavorativi? Non è che ognuno di noi possiede un briciolo di follia, e magari io ne ho ricevuta un pizzico in più?
La famiglia torna a casa, non accenno a MDM (Mia Dolce Metà) cosa mi fosse successo, ma facendo finta di niente mi sono accinto a riparare con il figlio la stazione di polizia dei Lego, che tanto lo stava facendo penare.

attacchi-di-panico.jpg

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