Quotidianità

Ho sempre cercato di dare a questo blog un taglio molto personale, parlando molto del mondo di Kikkakonekka e meno di altri aspetti di attualità che possono essere letti, ed approfonditi, altrove. Ma non posso esimermi dal parlare nuovamente del terremoto, che ha fatto sobbalzare più volte anche me, che pure abito a molti Km di distanza dell’epicentro.
E’ davvero un brutto vivere starsene tutto il santo giorno ad attendere la “prossima” scossa.
Mi gira la testa, ed ogni minimo rumore ed ogni soffio di vento mi fa sobbalzare.
E’ pur vero che ieri, in ufficio, sono stato freddo al punto da non riconoscermi. Mi sono preoccupato dello sgombero degli uffici, ho dato disposizioni che sono state ascoltate con attenzione, mi sono preoccupato dei colleghi disabili. E, tengo a precisare, io non sono responsabile della sicurezza.
Sono poi rimasto nei corridoi verificando la presenza di ultimi colleghi che, magari impauriti o per caso chiusi in bagno al momento delle scosse, avessero avuto problemi ad uscire dallo stabile. Non vogli encomi e nemmeno ringraziamenti, l’ho fatto semplicemente perché non avevo nessuna paura.
Poi nel pomeriggio, dopo le scosse mattutine, sono rimasto sul “chi va là” per ore, con la sensazione di una scossa imminente da un momento all’altro.
Ero tra l’altro preoccupato per i figli, poi ho saputo che la loro scuola era stata evacuata e loro erano sereni. Le scosse delle ore 13:00 li hanno sorpresi mentre erano già a casa con i nonni. Io uscito dal lavoro li ho subito raggiunti, per portarli al campo a giocare a pallone, e poi siamo rientrati in casa.
Di comune accordo con MDM (Mia Dolce Metà) abbiamo convenuto sulla opportunità di preparare una borsa con dentro qualche indumento da utilizzare in caso di scosse notturne di particolare entità, per poi andarcene tranquillamente (o quasi) a dormire.
E lì mi è calata la tensione, che mi ha retto gambe e mente tutto il giorno. Ho sentito le gambe deboli ed il cuore ha iniziato a tamburellare: avevo dato tutto me stesso, ed ora ero sfinito. L’orecchio teso ai rumori esterni, e l’intero corpo sensibile alle vibrazioni del terreno, mi hanno tenuto desto a lungo, finché distrutto dalla stanchezza sono riuscito a prendere sonno.
Stamattina la sveglia mi ha riportato alla poco serena quotidianità, con sorrisi dispensati alla famiglia ed ai colleghi, ma con dentro la paura di nuove scosse che, seppur non abbiano portato gravi danni al mio paese, sono pur sempre poco simpatiche da subire. Quella di ieri delle 12:56, per esempio, non finiva mai. Non so se oggi riuscirei ad essere ferddo ed impassibile come ieri, quando anch’io stentavo a riconoscermi.
Non trovo la necessaria concentrazione lavorativa, mi sento svuotato psicologicamente e demotivato, e spero che questo “sciame sismico” se ne vada, ma non ne sono troppo convinto. Ci vorranno mesi privi di scosse, prima di sentirsi (relativamente) tranquilli.
Tutto questo è molto diverso rispetto a quanto vissuto in passato. Scosse anche terribili arrivavano inattese lasciando morte e disperazione ma poi, tranne qualche piccolo assestamento, diventavano un ricordo. Ora la dinamica è mutata: si è tutti in attesa della prossima scossa, perché si è persa la speranza che l’ultima sia stata davvero “l’ultima”.
E con la spada di Damocle sul capo non si vive bene.

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