Back to basics

Quando andavamo alle scuole elementari, la maestra ci insegnò l’esistenza di 3 macro-settori economici: agricoltura, industria e terziario (che a quel tempo non capivamo bene cosa fosse).
Molti ragazzi di città, nel 2012, non hanno mai visto una fattoria, non hanno mai avuto la fortuna di vedere galline, mucche e maiali dal vivo, e non hanno la minima idea di quanto faticosa sia la vita del contadino.
Io invoco il giorno in cui l’agricoltura possa tornare ad essere la principale risorsa del nostro Paese, anche se non so se quel giorno mai arriverà. E’ impressionante sapere che negli ultimi 60 anni la percentuale di persone dedite all’agricoltura sia passata dal 42,2% al 3,8%, anche se bisogna dire che la produttività è aumentata esponenzialmente.
I problemi tuttavia sorgono adesso: la siccità ed i cambiamenti climatici dell’ultimo anno stanno minando non solo le basi dell’agricoltura italiana, ma addirittura di quella mondiale, con cali di produzione impressionanti.
A questo si aggiunge la continua cementificazione del nostro meraviglioso territorio, con il suolo svilito ed utilizzato per la sola costruzione edilizia. Migliaia e migliaia di ettari di terreno che invece di essere salvaguardati (quantomeno dal punto di vista paesaggistico) vengono sfruttati solo per le colate di cemento.
Mi stupii l’anno scorso quando, a Minorca, la guida ci spiegò che l’isola è patrimonio dell’Unesco, e quindi su di essa è vietata la costruzione di nuovi edifici. Ma, pensai io, dovrebbe essere così ovunque.
Anche dove abito io, in prima periferia, le colture scompaiono e sorgono sempre nuovi fabbricati. Ma perché non demoliscono la vecchia fabbrica ed erigono lì? Perché non spianano quelle vecchie costruzioni diroccate e costruiscono lì?
Ci vorrebbero delle leggi apposite, che purtroppo mancano. E così la cementificazione continua, ed il verde scompare.
Tra l’altro i campi coltivati sono in piena crisi: mi sono fermato ad ammirare un campo di mais, per accorgermi che non vi erano pannocchie, che causa siccità non sono riuscite a formarsi. Il contadino mi dice che mancano gli invasi e che la falda è povera d’acqua, e pertanto lui non sa che fare.
Io sono atterrito: il boom demografico mondiale è sotto gli occhi di tutti, ma i politici mondiali e nazionali non collaborano abbastanza per combattere il peggioramento climatico e per tutalare la produttività dell’agricoltura.
Solo il ritorno del settore primario al suo ruolo cardine dell’economia potrà migliorare le condizioni economiche mondiali, altro che Euro, banche e PIL.

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