La spina nel fianco

Il collega di un’altra sede mi chiama scocciato perché una sua apparecchiatura non funziona. In effetti, essendo essa collegata in “rete” appare anche a me “non in linea”.
Chiedo la sua collaborazione per quelle verifiche preventive di prassi: se arriva la corrente, se il cavo di rete è collegato, se le altre apparecchiature funzionano, etc.
Egli, con la consueta gentilezza che lo contraddistingue, replica: “Ma credi che sia rincoglionito? Questo aggeggio di m***a va cambiato”.
Mi consulto sul da farsi, perché ovviamente ci sono anche altri tipi di attività da svolgere. Mi sacrifico, mollo tutto, prendo l’auto e vado nella sede periferica a verificare l’apparecchio guasto. 27 Km andata + 27 Km ritorno.
Tralasciando il fatto che non trovo parcheggio e devo farmi un sacco di strada a piedi per arrivare a destinazione, quando arrivo il tipo invece di salutarmi mi accoglie con un bel “finalmente!”. Io ci scherzo sopra.
Vado a verificare l’apparecchio, seguo i 2 cavi (quello di rete e quello elettrico) e alla fine trovo che la spina era semplicemente staccata dalla presa.
Il tipo si scusa in 37 lingue (anche in serbo-croato stile Papa) mi vuole offrire un caffé che io rifiuto con garbo, saluto e torno in sede con le palle che giravano a tal punto che se mi tuffavo in piscina anche senza bracciate facevo i 50 s.l. in 20 secondi netti battendo il record del mondo.

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Operazione di alta ingegneria

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