Cannibalismo

Lunedì sera ci siamo accorti della presenza di un ragno (quelli con il corpo piccolo e le zampe lunghe) in un angolo del soffitto, con una bella ragnatela confezionata da poco. Non avendo voglia di intervenire, dato che era l’ora di andare a letto, ho procrastinato al giorno seguente lo sfratto dell’inquilino, che di norma non ammazzo ma cerco di attirare tramite fogli di giornale, per poi donargli la libertà rilasciandolo in giardino.
Il martedì, me ne ero quasi dimenticato, li ragazzo mi chiama all’intervento, non prima avermi fatto notare la presenza nei paraggi di un secondo ragnetto, più piccolo del primo e di tipo differente, con il corpo proporzionalmente più grosso e le zampette più corte e paffute. Mi dirigo verso il secondo ragnetto, per defenestrare prima lui, ma mi scappa verso l’alto in direzione ragnatela del primo ragno, per cui devo procurami una sedia.
Se non fosse che, tra lo sgomento mio e del figlio, assistiamo ad una scena raccapricciante: il ragnetto si avvicina all’angolo e rimane invischiato nella ragnatela del primo ragno. Il quale, dal canto suo, interviene più veloce di Bolt, immobilizza il ragnetto e, con la maestria di un tessitore, lo avvolge con il suo mortale filo di seta.
Salito su una sedia seguo ora da vicino l’atto di cannibalismo: il ragno assassino porta con se la preda, diventato in pochi minuti un semplice batuffolino sferico con le zampe ormai ritirate e non più riconoscibili, conto le zampe del ragnone ed arrivo ad otto, per cui presumo che lo stia trascinando verso il centro della ragnatela con la sola forza del proprio apparato boccale.
Dico la verità: rimango a guardare per circa 10 minuti, e faccio anche qualche fotografia ad alta definizione in modalità “macro”, per poi decidere di soprassedere ancora per un giorno all’allontanamento del ragno killer.
Ieri, infine, torno alla carica e noto che la “pallina” costituita dal ragno morto stecchito non c’è più. I casi sono due: o è caduta dalla ragnatela, oppure il ragno assassino se l’è mangiata. In tutti i casi mi armo di un paio di fogli di giornale (ricordo che io non temo assolutamente i ragni, che riesco incredibilmente – in alcuni casi – anche a tenere in mano senza sensazioni di ribrezzo, né paura) e recupero l’indesiderato visitatore.
Esco velocemente in giardino e lascio il ragno in quella che diventerà la sua nuova casa.

ragni

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