Lo zaino (parte 2 su 2): il principio di solidarietà

La maestra chiede se qualcuno avesse visto cosa fosse accaduto, un paio di bambini alzano la mano e riferiscono, altri confermano su richiesta diretta: RD ha preso a calci gli zaini, rompendoli.
RD nega tutto, i suoi amici più stretti (o più intimoriti) gli danno corda. Fatto sta che la maestra rimane con qualche dubbio.
Come non bastasse, da quando terminano le lezioni il mio cellulare inizia a squillare all’impazzata: i genitori di RD (a turno) e anche i genitori dei bimbi “negazionisti” (quelli dalla parte di RD) mi chiamano con delicatezza dedicandomi simpatici epiteti sul fatto di avere “accusato ingiustamente il bambino”, di avere “inventato le false testimonianze dei bambini” e di “avere comunque esagerato, tanto è solo uno zaino”.
A parte il fatto che io non ho inventato assolutamente nulla (sono stati i bambini, in totale libertà, ad esporre i fatti), davvero non capisco l’acrimonia degli altri genitori.
Mi sembra di provenire da Marte: io subisco un torto, io vengo accusato.
Ma che genitori esistono al giorno d’oggi? Ai miei tempi mai un genitore si sarebbe permesso di difendere il proprio figlio se colpevole di qualsiasi cosa: un gesto di scuse, magari la proposta di rifondere i danni (non era il mio obiettivo) e amici come prima.
Quando 30 anni fa il mio incauto amico Marco ruppe con una pallonata il vetro della finestra della Sig.ra Olmi, prima (è vero) scappammo, ma poi tutti insieme andammo a chiedere scusa, ed i nostri genitori (eravamo forse in 8 a giocare) tirarono fuori 10mila lire a testa, nonostante la colpa fosse di uno solo di noi. Principio di solidarietà: la colpa era di tutti.
Oggi, a 30 anni di distanza, la situazione si rovescia: la colpa non è di nessuno, anzi è mia che mi sono permesso di chiedere alla maestra di fare luce sull’accaduto. La menzogna vince sulla verità, e magari il responsabile (il compagno di classe RD) si autocompiace per averla fatta franca, con lo scudo dei suoi discutibili genitori.
Mi vergogno per loro, persone misere che non meritano la mia stima. Mi fanno schifo.
La maestra mi recapita una lettera dove afferma mestamente di non essere riuscita a scoprire la verità in modo inequivocabile.
Ma la cosa che più mi disturba è che nessuno abbia chiesto scusa a mio figlio.

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