Gil

Quando ho sentito suonare “a morto” le campane, non so perché ma ho pensato a Gilberto, uno dei miei vicini di casa.
E forse per assecondare questo infausto presentimento mi sono affacciato al balcone del retro per guardare verso casa sua: un via vai frenetico di persone, auto parcheggiate ovunque, molta confusione. Nonostante non ne avessi l’ufficialità, avevo capito che il vecchio Gil ci aveva lasciato. Stava male da tempo.
Mi piace ricordare come l’ho conosciuto, lui che è venuto ad abitare dalle mie parti solo 5 anni fa. Vedendomi, ha iniziato a salutarmi senza nemmeno sapere come mi chiamassi. Ed il suo saluto, condito dal sorriso contagioso, ha iniziato a far parte delle mie giornate e di quelle di tutto il quartiere: in breve tempo standosene seduto sotto il suo porticato ha conosciuto tutti, e da tutti era ricambiato.
Mi fermavo spesso a parlare con lui e talvolta andavo appositamente a trovare lui e la moglie quando sapevo che la sua malattia non gli permetteva di uscire a salutare le persone di passaggio.
Me lo immagino nell’aldilà mentre saluta tutte le anime che incontra.

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