Piccola crisi calcistica

La crisi calcistica non è mia.
Nonostante le mie squadre del cuore stiano deludendo assai (quella in Serie A è caduta nel ridicolo, quella in serie B della mia città è quasi retrocessa) e nonostante io sia anche molto tifoso di entrambe, non mi lascio condizionare nella vita quotidiana da questa mancanza di risultati, dando ad essi una importanza relativa rispetto alla mia vita.
La crisi calcistica l’ha avuta il figlioletto, piccolo portiere nella squadra di quartiere.
Per qualche strano motivo, più o meno di punto in bianco, non ha più voluto andare agli allenamenti. Da lui, introverso, non riuscivo ad avere risposte soddisfacenti, e così anch’io non sapevo che fare. Poi, piano piano, sono emerse alcune situazioni: i continui richiami dell’allenatore, qualche piccolo screzio con un compagno di squadra (e di classe), ed un po’ di stanchezza psicologica dettata dal fatto che in questo periodo tra scuola, allenamenti e preparazione catechistica per i prossimi sacramenti non ha più un minuto libero.
Però lo sport è importante (non parlo specificatamente del calcio), per lui in particolare: attività sana, ambiente sano (mai sentite parolacce né assistito a litigi), un gruppo di ‘amici’ che ti fa star bene. Anche a livello fisico lui, asmatico dalla nascita, sta meglio.
Ho tentato di farlo ragionare: capita ovviamente che l’allenatore ‘sgridi’ qualcuno, può capitare a lui, ma capita anche a tutti i suoi compagni. Non significa che ce l’ha con te, lui vuole solo che il ragazzo migliori. Fatto sta che i ragazzi sono molto attenti se il richiamo è indirizzato a loro, ma non si accorgono di tutte le volte in cui le ‘parole’ se le prende un compagno di squadra. Glielo ho spiegato e mi è parso capisse. Per quanto riguarda le prese in giro del compagno di squadra, esse lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, anche se a noi adulti possono apparire come bambinate, ad un ragazzino possono pesare assai. Ma se poi ci si rende conto che anche il compagno in questione non è poi che sia un granché a giocare, allora il loro peso diminuisce sensibilmente.
A sbloccare definitivamente l’impasse ci ha pensato l’allenatore: ha telefonato al figlio, lo ha rincuorato, lo ha fatto sentire importante, sia come parte di un gruppo sia per il ruolo che riveste in campo.
Il bambino poi mi ha telefonato in lacrime “Papà, non so cosa fare”.
Nel giro di 5 minuti avevo già abbandonato il posto di lavoro, e nel giro di 15 minuti ero da lui ad abbracciarlo.
Abbiamo preparato insieme la borsa del calcio e l’ho portato all’allenamento.

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3 risposte a Piccola crisi calcistica

  1. Erik ha detto:

    Questi, più di qualsiasi altro, sono i momenti in cui si cresce, in cui si impara dalla vita, in cui ci si forma il carattere per il domani… percui benvengano le crisi… se non gli fosse importato nulla dello sport che fa non avrebbe versato lacrima… la cosa fondamentale è aiutarlo a capirsi e non farlo sentire costretto, tutte cose che hai fatto, quindi per come la vedo io… questo è il racconto di un fatto estremamente positivo!!!

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  2. kikkakonekka ha detto:

    Direi proprio di sì, molto positivo. Sono stato molto contento anche del gesto dell’allenatore, che è persona sensibile e disponibile… anche se poi ogni tanto alza la voce.

    K.

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