Fecondazione eterologa assistita

Anche in un blog ‘leggero’ come il mio credo sia il caso talvolta di affrontare argomenti dannatamente seri.
Negli ultimi giorni si è largamente dibattuto sui mass media riguardo la fecondazione eterologa assistita, che recentemente è stata resa ‘legittima’ da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha di fatto dichiarato illegittimo il suo divieto.
Non voglio offendere la sensibilità di nessuno.
Conosco personalmente, e con alcune di esse sono anche in amicizia, coppie che hanno difficoltà a procreare e che farebbero di tutto per avere un figlio tutto ‘loro’. Sono favorevolissimo alla fecondazione artificiale ‘omologa’ (quando cioè seme ed ovulo provengono direttamente dai genitori) ma mi schiero contro la fecondazione ‘eterologa’ (quando o il seme o l’ovulo provengono da donatori esterni alla coppia).
Da un certo punto di vista il voler avere un figlio a tutti i costi, anche ricorrendo a donatori esterni, lo vedo come un atto di non accettazione dei limiti naturali che ogni essere umano possiede. C’è chi possiede handicap motori, chi mentali, chi vive con patologie, chi non può avere figli.
Accettarlo ci rende consapevoli dei nostri limiti umani, volerli forzare non è forse un atto di egoismo?
Certo, una cosa è adottare un figlio, una cosa è averne uno di proprio. Ma è davvero tuo il figlio se esso nasce grazie al contributo di un donatore? Saresti contento *tu* di sapere che il tuo padre o la tua madre, geneticamente parlando, sono persone differenti rispetto a
mamma e papa? No, non parlo di affetto, che certamente ci sarà. Parlo di quella predisposizione umana a voler conoscere la propria storia e le proprie origini laddove si insinuasse il dubbio. Tu vivresti tutta la vita con un dubbio esistenziale?
C’è poi un aspetto medico. Moltissime malattie possono essere curate o prevenute con opportuni screening anche partendo da una attenta anamnesi dei tuoi genitori o familiari. Sono certo che seme ed ovulo ‘donati’ saranno stati selezionati tra i ‘migliori’, ma molte malattie genetiche si manifestano dopo moltissimi anni, anche decenni, ed allora risalire a certe problematiche si renderà impossibile, con tutti i rischi connessi alla vita del figlio ‘eterologo’ (*).
Sorvoliamo sull’aspetto religioso.
Sono certo che non tutti saranno d’accordo con il mio pensiero, qualche obiezione?

(*) Stefano, mio amicissimo, è stato operato al cervello dopo che un cugino ebbe un aneurisma cerebrale, e dopo che venne riscontrata una rara malformazione genetica anche in un altro suo cugino. Una TAC ha evidenziato che anche Stefano possedeva il medesimo problema, e si è sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per prevenire serie conseguenze future. Se Stefano (o il cugino) fosse stato frutto di una fecondazione eterologa tutto ciò non sarebbe stato possibile

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5 risposte a Fecondazione eterologa assistita

  1. Francesco ha detto:

    Ciao, come te sono un babbo “naturale” (ne ho 3), ma penso che il desiderio di procreare nell’uomo cosi’ come negli animai sia talmente forte che vada aldilà di qualsiasi vincolo razionale, etico, religioso o morale. Mi vengono in mente il caso della Nannini, donna che ha avuto tutto dalla vita, ma se non fosse diventata mamma, anche a quasi 60 anni, si sarebbe sentita incompiuta. Oppure il caso del grande pianista Petrucciani, che pur consapevole di trasmettere per via ereditaria il suo gravissimo handicap al figlio, decise lo stesso di diventare padre nonostante i medici lo sconsigliassero. Questi casi si giudicano dall’esterno come segno di egoismo e dall’interno come segno di sconfinato amore. Io credo che sia appunto questo istinto di procreazione innato dentro di noi, che ci travolge al punto da calpestare qualsiasi razionalità o moralità. Non me lo riesco a spiegare altrimenti, ed e’ questo che mi fa astenere dal giudicare “colpevoli” quelli che vogliono diventare genitori a tutti i costi. Il mio ‘giudizio’ sarebbe quello di “assoluzione per incapacità di intendere e di volere”.
    Ciao

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  2. kikkakonekka ha detto:

    Ciao Francesco. Mi fa piacere il tuo intervento.
    Parafrasandolo, io ho un amico gravemente ipovedente; anch’egli, nonostante un rischio del 25% di trasmissione della tara genetica, ha sfidato madre natura. Ed ha vinto.
    La voglia di avere un figlio è bellissima, io ponevo l’indice sul fatto di volerlo al punto da calpestare qualsiasi ragionamento.
    E’ senza dubbio facile ‘astenersi’ dal commentare, ma io ho provato a farlo cumunque, ben conscio che si tartti di un argomento delicato e che il mio pensiero avrebbe fatto storcere il naso a qualcuno.

    A parte questo… 3 figli? E come fai? 😉

    K.

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  3. Erik ha detto:

    E’ un discorso molto complicato e difficile… però applicando la mia filosofia al tuo pensiero mi vien da dubitare anche sull’adozione.. nel senso che le domande che poni difendendo il tuo pensiero mi sembra possano venir applicate anche all’adozione… di cui però non mi sembri contrario…

    Sulla proprietà del figlio, so che non intendevi quello che si può percepire perchè almeno un pò virtualemtne ti conosco, però è un termine che non digerisco proprio associato ad un esistenza, almeno che non si stia parlando della propria… ho sempre pensato, per esperienza diretta e non, e lo penso sempre di più ancora oggi che i figli siano di chi li cresce… ma praticamente nemmeno loro… ogni persona è un singolo individuo e non è proprietà di nessuno…+

    con queste premesse io non riesco a schierarmi “sfavorevole” pur rimanendo consapevole che si tratta di una quasi “anomalia” che dovrebbe esser trattata e gestita singolarmente e in maniera molto seria… però non ce la faccio a dichiararmi contrario alla possibilità che può dare a persone che magari non ne hanno di altre…

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    • kikkakonekka ha detto:

      Questione delicata, che ho messo in forma scritta anche per dipanare meglio il mio stesso pensiero.
      Ti dirò: prima di scrivere il post, la sera prima, ho ascoltato per un’ora Radio Rai dove c’erano almeno 3-4 persone che con punti di vista differenti esponevano le proprie idee riguardo la fecondazione eterologa. Lì ho capito un po’ meglio la questione, è stato un approfondimento che mi è servito, e piaciuto, parecchio. Ho voluto quindi mettermi in gioco come se fossi anch’io ospite di una trasmissione.
      Conosco davvero molti casi di adozione, e la “preferisco” (virgolettato) perché si ha a che fare con bambini *già* nati e *già* bisognosi: di affetto, di educazione, di tutto.
      Incaponirsi ricorrendo addirittura a cellule non tue… beh, io penso che non sia il caso.
      Ciao Erik

      Kikkakonekka

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      • Erik ha detto:

        Penso di aver capito il tuo punto di vista e lo rispetto, però mi sembra che non sia così facile definirlo un “incaponimento”.. almeno non così facile farlo a priori escludendo la possibilità dal campo delle varianti… però anche qui..parere personale…

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