Quella volta che… bianchi per caso

Verso la metà degli anni ’90 il parroco di dove abitavo iniziò a dare in affitto alcune camere della canonica a ragazzi provenienti dal Camerun a patto che fossero studenti universitari, con difficoltà economiche ma con tanta voglia di studiare.
La canonica si trovava di fronte alla casa dei miei genitori, dove ovviamente abitavo anch’io, e fu facile fare conoscenza con loro al punto di diventarne anche amico. Bravi ragazzi, con una volontà di ferro difficilmente riscontrabile in molti studenti ‘nostrani’, con i quali era bellissimo chiaccherare per scambiarsi informazioni su Italia e Camerun. E bellissime ragazze, difficile non innamorarsene.
Meravigliosa la presentazione di uno di loro: “Piacere, io sono Bruno, di nome e di fatto”.
Mano a mano che si laureavano (perché si sono sempre laureati tutti, per la maggior parte in medicina o in farmacia) rimanevano per altri 2-3 mesi e poi trovando lavoro si cercavano una nuova sistemazione, per poi essere sostituiti da un nuovo studente, sempre camerunense.
Le feste di laurea si tenevano in patronato, e venivano invitati praticamente tutti i ragazzi e specialmente le ragazze camerunensi residenti in città e provincia. Ogni volta almeno 100 persone, con cibo tipico, musica tipica, divertimento tipico.
Di queste 100 persone 98 erano camerunensi, 2 erano italiane: io e mio fratello, sempre invitatissimi e sempre tenuti in massima considerazione.
Bellissimi momenti che conserverò sempre nel cuore, con l’unico rammarico (in quel tempo non avevo la morosa… o forse sì) di non essere mai riuscito ad approcciare una qualsiasi delle stupende ragazze presenti.
Prendendoci in giro, visto che all’epoca erano diventati famosi i “Neri Per Caso”, io e mio fratello eravamo chiamati i “bianchi per caso”.
Qualche anno fa il nuovo parroco ha terminato di affittare i locali agli studenti del Camerun, scelta obbligata per vari motivi.
I contatti con loro si sono diradati, ogni tanto Bruno passa a trovarci (è sposato ed ha 3 figlie), ma con Big Ben è nata una solida e vera amicizia, ferrea nonostante lui sia emigrato negli States.

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8 risposte a Quella volta che… bianchi per caso

  1. Erik ha detto:

    Anch’io conservo un bellissimo ricordo dei ragazzi del senegal che erano venuti ad abitare nel condominio dove stavano i miei e dove io vivevo con loro… quando sono arrivati, diversi condomini li guardavano con diffidenza…

    Ragazzi favolosi, cortesi, intelligenti, educati e disponibilissimi…. sembrerà una frase fatta ma fantastici!!!

    con alcuni di loro mi scrivo ancora ogni tanto…. sono stati li due anni al termine dei quali moltissimi dei condomini non sapevano nemmeno il loro nome…

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  2. kikkakonekka ha detto:

    Beh, la diffidenza è frutto della ignoranza, non in termini negativi ma nel senso di ‘non conoscenza’. Ma è abbastanza comune, chi di noi non è diffidente verso qualcosa o qualcuno?

    K.

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  3. Pingback: L’impossibile aiuto | Non sono ipocondriaco

  4. Oriana ha detto:

    Non avrei mai potuto giocare ad un gioco del genere: ci sono tantissimi cibi che non mangio e, in molti casi, non riesco a mangiare neanche ciò che è stato nello stesso piatto. Figuriamoci a tenerlo in mano e mangiarlo!
    Tra questi ci sono: olive, ciliegie, fegato/rognone, interiora (ma non solo)… presto finirà nella stessa lista anche il guanciale.

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