Ultras per un giorno

Per motivi troppo complicati da spiegare, iero allo stadio mi sono trovato a seguire la partita di calcio dal settore degli Ultras.
Con i miei due amici abbiamo valutato se fosse o meno il caso di avventurarci in un settore non proprpio consono alla nostra età ed al nostro concetto di ‘tifo’, ma poi ci siamo detti che in fin dei conti sarebbe stata solo una partita come tante altre.
Ho avuto dunque la possibilità di vedere da abbastanza vicino i famosi ‘capi ultras’ e i loro più stretti ‘collaboratori’.
Premetto una cosa: si tratta di gente comunque inoffensiva, che non va apparentemente oltre il gridare cori o intonare canzonette da stadio.
Tuttavia è stato per me imbarazzante vedere questi capi-popolo, uno dell’età apparente di 35 anni l’altro qualcuno in più, armati di megafono, in bilico sulle balaustre e con le spalle al campo. Hanno entrambi addirittura due aiutanti a testa che devono tenerli con le mani affinché non perdano l’equilibrio.
Gli altri ultras (diverse centinaia) devono obbligatoriamente cantare ed inneggiare venendo di fatto comandati a bacchetta. Vietato starsene in silenzio, o non alzare la mani, o non esporre la sciarpa quando il capo lo richiede: insulti e bestemmie sono le armi utilizzate per farti prestare attenzione a quanto ti viene ordinato.
Fine primo tempo, i due capi ultras hanno sete. E cosa c’è di meglio che dire a due ragazzini “andate a prendere due birre” e farsele ovviamente offrire, più o meno volontariamente?
Quand’ero ragazzo anch’io andavo in Curva Nord, senza tuttavia essere un ‘ultras’. Si era ragazzi e ci si divertiva allo stadio molto più di adesso, anni davvero mitici. Ma ora, vedere non solo ragazzi di vent’anni o meno ma anche gente di 30 o 40 anni comandata a bacchetta per intonare le solite canzoncine da stadio, l’ho trovato triste ed avvilente.

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5 risposte a Ultras per un giorno

  1. Erik ha detto:

    nei miei ultimi anni passati in questo ambiente ho trovato tantissime cose tristi e avvilenti che sono quelle che mi hanno poi aiutato a decidere di uscirne…
    non nego che a volte mi manca moltissimo perchè ho amato questo sport più di ogni altra cosa per almeno 25 anni… ma poi mi sono reso conto che tutte le cose che amavo erano in realtà un secondo piano nell’ambiente…

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    • kikkakonekka ha detto:

      E’ un peccato, non trovi?

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    • kikkakonekka ha detto:

      Che pi, tra l’altro, mi chiedo se all’estero (SPA, ING, FRA, GER) è così come da noi. Credo di no, almeno a sentire gente che ha ‘vissuto’ gli stadi oltr’alpe.

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      • Erik ha detto:

        domanda molto complicata… perchè per rispondere bisognerebbe viverla…
        la sensazione netta però è che ci siano differenze sostanziali… in inghilterra sono ben visibili in campo e negli stadi… in spagna credo che il senso dello sport sia tornato a livelli interessanti visti i risultati recenti e non solo calcistici… in germania, vista la reazione intera del Borussia Dortmund a partire dall’allentaore a tutta la società e ai tifosi mi vien da pensare… in francia non ho idea… però si parla sempre di sensazioni, tranne che per l’inghilterra dove invece ho anche qualche dato in più… 🙂

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