Frasi venete, lezione #3

Dopo l’enorme successo delle prime due lezioni (qui e qui), ecco la terza lezione di dialetto veneto, che vi darà modo di capire meglio la sottile ironia che noi veneti utilizziamo nei rapporti interpersonali

1) Ze meio che te scampi co tute e gambe che te ghe
Traduzione letterale: è meglio che scappi con tutte la gambe che hai
Quando si usa: uno dei figli ha combinato un guaio abbastanza rilevante e te lo ha tenuto nascosto. Quando scopri il tutto ti arrabbi come una belva e consigli al figlio di rimanere distante da te per evitare le tue ire

2) Ma i to amissi (e to amighe) no ga mia na fameia?
Traduzione letterale: ma i tuoi amici (le tue amiche) non hanno mica una famiglia?
Quando si usa: tuo figlio o tua figlia invitano a casa per il pomeriggio un amico o un’amica. Dopo ore ed ore passate guardando la TV, giocando all’Xbox, ridendo sul divano, spettegolando e sparando cazzate, ti accorgi che sono le 19:30 e l’amico (amica) è ancora lì per casa e non sembra aver la minima voglia di andarsene. Tu vorresti sistemare il soggiorno, oppure preparare la cena, oppure guardare un po’ di TV o ascoltarti musica, ma non puoi perché l’ospite è sacro e, soprattutto, è in mezzo alle palle

3) Almanco ea roba onta butea lavare, te ghè strasse dapartuto in camara
Traduzione letterale: almeno i vestiti sporchi mettili a lavare, ci sono vestiti sporchi dappertutto in camera
Quando si usa: generalmente il figlio adolescente ha poca accortezza nel mettere in ordine la propria camera, ed anche i vestiti sporchi vengono solitamente accatastati ovunque, senza nessun criterio. I genitori, da un certo punto in poi, non hanno più coraggio ad entrare in camera, ma invitano gentilmente il figlio a posare i vestiti sporchi (biancheria compresa) nell’apposito cesto dei vestiti da lavare, per dare un minimo di contegno alla camera

4) Desso ti te ve farte el libreto de laoro!
Traduzione letterale: ora tu vai a farti il libretto di lavoro!
Quando si usa: il figlio maggiorenne dimostra poca passione per lo studio universitario, ma molta per far tardi la sera ed alzarsi a mezzogiorno. Ovvio che questo comportamento non trovi l’approvazione dei genitori, che invitano il figlio a prendere atto che lo studio sia ormai solo un passatempo, e che dunque il mondo del lavoro sia la soluzione migliore per una valorizzazione e realizzazione personale (il libretto di lavoro, tuttavia, già dal 2002 non esiste più)

5) Te sito petenà?
Traduzione letterale: ti sei pettinato?
Quando si usa: il rapporto dei figli con il pettine è abbastanza fuggevole. Perché perdere tempo a pettinarsi ed a mettersi i capelli in ordine, quando in quei 2 minuti si possono inviare ben 5 messaggi importantissimi su WhatsApp?

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16 risposte a Frasi venete, lezione #3

  1. Marta Vitali ha detto:

    La prima!!! Qui, (Bergamo) si dice “come tò fac ta désfe!” = come t’ho fatto ti distruggo! ah!ah!ah! Quante volte l’ho sentita… Mi rimbomba nelle orecchie…ah!ah!ah!

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  2. chiarachiarissima ha detto:

    La seconda anche in friulano si usa.☺

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  3. 76sanfermo ha detto:

    Già che c’ero sono andata a rivedere la tua Lectio N 2…
    Che bello il tuo dialetto ! Quand’ero piccola ho avuto una Tata veneta che mi ha aiutato a preparare una recita per la scuola , su una commedia di ….
    Ciao

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  4. 76sanfermo ha detto:

    …non so perché il nome dell’autore e’ sparito , ma si trattava di Goldoni….
    Scusa

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  5. Paola ha detto:

    Adoro i dialetti, salviamoli!

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  6. Io sono campana ma abito in Veneto da un bel po’. Parlo il dialetto ma quello base diciamo. Mi è successo di fare figure barbine. Ricordo di un ragazzo che mi disse “te ghe la pelle come un persego” e io gli chiesi perché mi avesse dato del pesce persico 😂😂

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