Io e i remix. Post 1/4: inizi

Tutto ha inizio nel 1987.
Fan accanito dei Dead Or Alive, scopro che è in uscita il loro nuovo album intitolato “Mad, Bad And Dangerous To Know”, e io non intendo aspettare che si renda disponibile nei negozi; desidero assolutamente farmi arrivare dall’Inghilterra l’album per importazione, in modo da averlo tra le mani il prima possibile.
Vado a prenotarlo al mio solito negozio, mi dicono di passare il sabato successivo, ed io conto letteralmente le ore.
Arriva il fatidico giorno, ma il tipo mi dice che l’album non è arrivato, ma è arrivato invece un “disco mix” del nuovo singolo “Something In My House”. Prendere o lasciare?
Copertina in bianco e nero vagamente gotica, la canzone l’ho già sentita alla radio e mi piace. Lo prendo.
Il “disco mix”, detto anche 12″ (dodici pollici) ha le stesse dimensioni di un LP, ma al suo interno trovi solo un brano però in numerose varianti definite “remix”, perché hanno arrangiamenti diversi. I remix possono essere anche solo uno o due, fino al massimo di sette-otto.
I dischi mix vanno forte specialmente tra i DJ in discoteca, che li utilizzano per le loro performance serali. Tra i vari remix, infatti, c’è spesso la versione “dance” più ballabile, o quella “extended” con intro più lungo, o quella “club” con i bassi più accentuati.
Poi ci può essere la versione strumentale, o la dub (strumentale con spizzichi di cori), o la “cappella” solo voce.
Insomma, ce n’é per tutti i gusti.
Il mio primo disco mix lo ascolto con molta curiosità: c’è la versione extended, quella strumentale, quella ‘flamenco’, e quella ‘gotica’.
Ne rimango talmente estasiato al punto da riascoltare questo disco centinaia di volte, con i continui rimproveri di mia madre. A tutt’oggi “Something In My House” è la canzone che io ho ascoltato più volte in tutta la mia vita.
Inizio ad incuriosirmi maggiormente: tutti i singoli di successo di qualsiasi artista sono accompagnati da un disco mix?
La risposta è affermativa, ed anzi i dischi mix possono anche essere più d’uno.
Mi si apre davanti un mondo.

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7 risposte a Io e i remix. Post 1/4: inizi

  1. alidivelluto ha detto:

    Grande, indimenticabile Pete Burns. Lacrimuccia.

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  2. m4nolo ha detto:

    Ah i remix anni ’80 sono qualcosa di incredibile e la spasmodica ricerca di quelli più introvabili che ci sono sempre per ogni artista. Come dimenticare la ricerca del remix della canzone Paradise dei New Order. A volte capitava che il remix fosse pure più bello della versione original e di esempi ce ne sono diversi. Grazie amico mio per avermi riportato alla memoria i bei ricordi condivisi insieme quando in quel di Novegro cercavamo EP, 12″ e cd singoli vari di remix dei nostri gruppi preferiti 😀

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    • kikkakonekka ha detto:

      Io ho sempre amato ‘shame of the nation’, chi l’aveva fatto quel remix? Bellissimi tempi, Andrea, quanti ricordi. Per me ogni singolo disco era quasi come un figlio, e so che lo era anche per te. Ti ricordi quando ti sei svenato per i primi CD singoli dei Cure? E Jean Ladron? Hahahaha!!#

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      • m4nolo ha detto:

        Oh my God!!! Jean Ladron 😀 sempre piazzato all’entrata del primo padiglione pronto a svenarci, tu eri il suo preferito!!! E ricordo le sue bellissime fotocopie a colori che ci inviava di quello che vendeva e se non compravamo ci diceva che questa era l’ultima volta che ce le spediva perchè costavano troppo. Shame of the nation (john robie remix) 😉 bel remix vero! Ah dei Cure credo di essere l’unico ad avere i 2 cd singoli Why can’t I be you? e Catch in formato laser disc, il video per la cronaca non l’ho mai visto in quanto non ho mai avuto un lettore per laser disc.

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