20 anni fa

Le notizie tragiche che spesso vediamo al telegiornale ci possono coinvolgere fino ad un certo punto, perché la lontananza fisica ce le rende distanti e la nostra vita continua comunque senza troppi problemi.

20 anni fa un evento tragico ha sconvolto letteralmente il piccolo paese dove abitavo, ponendo l’intera comunità al centro dell’attenzione mediatica nazionale.

La sorelle Diana e Silvia le conoscevo di vista, non erano tecnicamente mie amiche, però si conoscevano abbastanza bene con mio fratello per motivi di età. Tuttavia le vedevo spesso, specialmente la domenica in chiesa o comunque durante le attività parrocchiali.
Diana e Silvia, insieme all’amica Tamara, incontrarono 20 anni fa nella Maiella quella persona che determinò il loro destino.
Silvia, pur gravemente ferita, riuscì a salvarsi. La sorella Diana e l’amica Tamara trovarono la morte, gettando nella disperazione due famiglie e l’intera comunità.
Per almeno due settimane il mio paese, la mia strada, la mia piazza, la mia chiesa vennero invase da telecamere e taccuini, da microfoni e da macchine fotografiche. E dal dolore.
Il parroco di allora svolse un importantissimo compito, per stare accanto alle famiglie colpite dal lutto, e per proteggere la comunità dall’invasione dei mass media nazionali.

Oggi volevo ricordare Diana e Tamara, e dirvi che la stessa disperazione che trapassa lo schermo televisivo a volte la incontri dietro casa tua.

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48 risposte a 20 anni fa

  1. indianalakota ha detto:

    Mi ricordo quella tragedia. Certo,c’è gente che finché non capita a loro restano indifferenti al dolore degli altri e se possono filmano col telefonino!

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  2. Enri1968 ha detto:

    Ricordo, credo di comprendere la situazione.
    Grazie per il post.

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  3. Demonio ha detto:

    Il giornalismo del dolore lo detesto con tutto quell’inutile ripetere concetti e domande e a cercare lo scoop a tutti costi mettendo il microfono davanti qualcuno che in quel momento a stento vede la propria ombra.dovesse capitare a me, non escludo di poter compiere un gesto folle magari armato di pala…

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    • kikkakonekka ha detto:

      Infatti noi ci tenemmo lontani da microfoni, taccuini e telecamere, ma qualcuno in paese non riuscì a farne a meno…

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    • ehipenny ha detto:

      A me fa arrabbiare da matti, è come se l’essere giornalisti sia una ossessiva ricerca animale delle lacrime, delle storie pietose, del male…

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      • Demonio ha detto:

        Vero, da una parte c’è questo e dall’altra parte gente che a quanto pare se ne nutre. Qualche giorno fa ho visto uno di quei film che si direbbero demenziali, Omicidio all’italiana, di MaccioCapatonda. Ci volevo quasi fare un post! Beh, nel film ironizzava anche su questo prendendo a pretesto un omicidio avvenuto in un paesino sperduto in cui all’improvviso piombava tutta la troupe di una trasmissione (chi l’ha acciso?) e il paese rinasceva grazie ai turisti interessati a farsi un selfie dove era avvenuto l’omicidio. Ecco…la cronaca ormai supera di gran lunga la finzione…ed uno si domanda se è il film ad essere demenziale o la realtà…

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  4. 76sanfermo ha detto:

    Hai ragione, ci tocca maggiormente un evento tragico vicino a noi , che non uno tsunami agli antipodi….

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  5. lali1605 ha detto:

    Mamma mia come si fa in fretta a dimenticare. Invece come hai fatto tu non dovremmo farlo. Mai.

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  6. Hai proprio ragione. La lontananza attenua il dolore. Ma tutto può essere dietro l’angolo ^.*

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  7. Oh che tristezza 😥
    Anche la mia comunità anni fa fu sconvolta da una tragedia, dopo giorni di ricerche su di una famiglia sparita, l’epilogo fu che il marito ammazzò i genitori, la moglie e la figlioletta perchè si era invaghito di una ragazza russa, e gettò tutti nel pozzo…la notizia ai tg però si concluse lì, sò che la casa divenne luogo di pellegrinaggio horror
    Non ho saputo più nulla di quel bastardo, spero che veramente marcisca in galera
    Fino a qualche tempo fa quando mi recavo al cimitero dai nonni mi soffermavo sulla tomba del padre, il resto della famiglia lo hanno seppellito da altra parte , ora non lo vedo più, probabilmente è scaduto il tempo dell’interramento ed avranno spostato le sue ossa da qualche altra parte…

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  8. Paola ha detto:

    E’ così, quando chi è coinvolto non è uno tra tanti, ma qualcuno di conosciuto, la reazione è diversa e ben più difficile da gestire

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  9. ehipenny ha detto:

    Credo che certi eventi tragici non possano essere dimenticati, inevitabilmente lasciano qualcosa, prima dolore intenso, poi ricordi dolorosi, ma il dolore difficilmente si spegne…

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  10. gaberricci ha detto:

    Accidenti, quanto è vero.

    P.S.: era destino che ci incontrassimo, se hai abitato a Sulmona ed ora sei in Veneto.

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  11. Massi Tosto ha detto:

    mi ricordavo di averlo letto , atroce , come tantissime delle storie brutte di questo pianeta un abbraccio , però il parco della Majella è bellissimo

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  12. Pingback: Dieci alla decima: i 10 sacerdoti che ho conosciuto meglio nella mia vita | Non sono ipocondriaco

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