Saturday Pop. M|A|R|R|S: “Pump Up the Volume”

I membri del duo musicale inglese “A.R. Kane”, scontenti della mancanza di supporto da parte della loro casa discografica “Little Indian”, si rivolsero alla “4AD” chiedendo il sostegno in termini di promozione venuto loro a mancare. L’idea degli A.R. Kane riguardava il poter collaborare con il produttore musicale Adrian Sherwood, anche se il proprietario della 4AD li convinse alla fine ad una collaborazione con un altro gruppo di musica elettronica già sotto contratto con la 4AD, i Colourbox.

Il capo della “Little Indian” si arrabbiò parecchio, perché gli A.R. Kane erano ancora sotto contratto con lui, e per evitare problemi legali la collaborazione tra gli A.R. Kane e i Colourbox si decise che si sarebbe limitata ad una sola canzone e con un nome nuovo.
Scelsero M|A|R|R|S, ovvero le iniziali dei 5 musicisti coinvolti nel progetto.

La collaborazione tra gli A.R. Kane e i Colourbox non iniziò sotto i migliori auspici: ognuno col proprio stile, litigiosi, iniziarono a registrare in modo indipendente un brano a testa (“Anitiиa” e “Pump Up the Volume”, uno per il lato A ed uno per il lato B) per poi, da accordi, ognuno aggiungere le proprie idee nel brano dell’altro.
Si capì subito che il brano di maggiore impatto fosse “Pump Up the Volume”, iniziato dai Colourbox.
Un brano che, a loro insaputa, avrebbe poi fatto la storia della musica.

Siamo nel 1987 e “Pump Up the Volume” porte in auge, al primo posto delle classifiche mondiali, il nuovo stile musicale chiamato “house”.
La “house”, che in seguito vedrà sorgere molti sottogeneri (trance, italo, ambient, deep, techno, ecc…), è agli albori, e si caratterizza per la presenza di tastiere elettroniche come sottofondo, ed un uso massiccio di “campionamenti” di altri brani.
“Pump Up the Volume” presenta ben 29 campionamenti di parti vocali, strumentali e di arrangiamento prelevati da altre canzoni, e poi miscelati insieme in modo organico per creare un brano del tutto nuovo.
Una novità assoluta per il mondo musicale di allora, che i DJ apprezzarono sin da subito decretando il successo del brano nelle discoteche e nelle trasmissioni radiofoniche, prima ancora che il brano salisse fino alla vetta delle classifiche.
Rimase aperta la questione legale relativamente ai campionamenti. 28 artisti su 29 diedero il via libera per la distribuzione del brano, ma il 29° disse no.

I produttori discografici Stock Aitken Waterman riconobbero in “Pump Up the Volume” la presenza di un campionamento del loro brano “Roadblock”, e fecero causa.
I M|A|R|R|S affermarono che erano convinti che Stock Aitken Waterman non si sarebbero mai accorti del campionamento, dato che si trattava della sola parola “Hey”, modificata e distorta. Una sola parola.
La disputa legale fece in modo da bloccare la vendita del disco, e si concluse con la decisione che esso sarebbe stato ri-registrato e ristampato per il mercato europeo e quello americano senza questo campionamento.

“Pump Up the Volume” fece da pietra miliare per lo sviluppo e diffusione della house. Molti gruppi ne seguirono immediatamente le orme, raggiungendo anch’essi le vette delle classifiche europee: Coldcut, Bomb the Bass, S’Express e molti altri gruppi calcheranno le scene (con successo) per anni, mentre invece i M|A|R|R|S si sciolsero come contratto volle, dato che era stato firmato per una unica pubblicazione.

M|A|R|R|S
Pump Up the Volume
12″
Anno 1987
Etichetta: 4AD
Codice: BAD 707

A Pump Up The Volume
B Anitiиa (The First Time I See She Dance)

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15 risposte a Saturday Pop. M|A|R|R|S: “Pump Up the Volume”

  1. Vittorio ha detto:

    Ora so perché i Marrs fecero solo quel pezzo. Ottimo post Andrea

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  2. Enri1968 ha detto:

    Bravo molto interessante il post.

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  3. noir622224124 ha detto:

    Figo lo ricordo ma non mi faceva impazzire

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  4. francescodicastri ha detto:

    E qui siamo ad un’altra pietra miliare!

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    • Kikkakonekka ha detto:

      L’impatto fu non dico devastante, ma certamente rivoluzionario, quantomeno per la tecnica utilizzata.
      Furono i DJ, alla fin fine, a decretarne il successo, perché in discoteca la house prese subito piede. A livello musicale fu una svolta: con un software, un sintetizzatore, un po’ di taglia/cuci e, soprattutto, molta fantasia, potevi creare un brano nuovo di zecca.
      Poi nacquero i problemi relativi alle “clearance”, cioè il via libera sull’uso dei campionamenti. Ma questa è tutta un’altra storia.

      Piace a 1 persona

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