Alcatraz. Parte 2 di 2: il carcere e la fuga

Sull’isola di Alcatraz venne costruito nel 1933 un carcere militare che solo un anno dopo (1934) venne adibito a prigione di massima sicurezza.
La scelta fu dettata dal fatto che l’isola è distante oltre 2 Km dalla terraferma, con in mezzo un tratto d’acqua gelida attraversato da forti correnti marine.
A dire il vero l’isola era già stata utilizzata come carcere temporaneo nel 1906, quando a seguito del devastante terremoto molte prigioni di San Francisco erano rimaste distrutte o seriamente danneggiate, e dunque si rese necessario ospitare i detenuti nell’isola per alcuni mesi.

Il carcere divenne noto per le sue regole severe e intransigenti, ed in esso vennero rinchiusi criminali pericolosi o che avessero già tentato l’evasione da altri carceri.
Celle singole e piccole, nessun contatto con l’esterno, niente giornali né radio né tv, una guardia ogni 3 detenuti, attività lavorative concesse solo dopo anni di reclusione e solo per chi avesse sempre rispettato le regole in modo perfetto.
Evadere dal carcere pareva impossibile, ma durante i 29 anni di apertura del carcere ci tentarono in 36.
31 non riuscirono a completare la fuga, annegati, freddati o riacciuffati.

Ma 5 riuscirono davvero a scappare.

Il 16 dicembre 1937 Theodore Cole e Ralph Roe riuscirono a passare attraverso le sbarre della finestra, e grazie alla nebbia furono in grado di nuotare fino alla baia di San Francisco senza essere notati. Di essi si persero le tracce anche se alcuni anni dopo circolò la notizia che si fossero diretti in Sud America dove uno dei due avrebbe perso la vita dopo essere stato vittima di una rapina.

Molto ingegnosa la fuga di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin, l’11 giugno 1962.
Con il sapone ed utilizzando i capelli raccolti di nascosto nella stanza del barbiere del carcere, i detenuti riuscirono a creare di nascosto alcune teste di manichino, che piazzarono nel proprio letto per far credere alle guardie di essere ancora a letto.
Con il semplice uso di un cucchiaio, in un estenuante lavoro durato alcuni mesi, erano riusciti a creare un cunicolo fino all’impianto di aerazione che una volta raggiunto permise la fuga dei tre. Un quarto detenuto, che avrebbe dovuto evadere insieme a loro, fu costretto e rimanere in carcere perché non riuscì a passare attraverso il cunicolo.
C’è chi dice che i tre evasi siano morti annegati, chi invece che siano riusciti a fuggire in Sud America.
Fatto sta che di loro si persero definitivamente le tracce, almeno fino al 1975 quando Fred Brizzi, amico di lunga data di John e Clarence Anglin, disse di averli incontrati in Brasile senza tuttavia produrre prove concrete del loro incontro (a parte una foto sfocata dove i presunti fratelli risultano irriconoscibili rispetto alle foto segnaletiche).

Tuttavia, il 31 dicembre 1979, dopo 17 anni di ricerche l’FBI dichiarò chiuso il caso dato che i tre evasi non erano stati ritrovati.

Alla evasione di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin si ispira il famoso film “Fuga da Alcatraz“.

Il carcere venne chiuso nel 1963 a causa degli altissimi costi di gestione, ed oggi l’isola è solamente una meta turistica raggiungibile tramite traghetto.

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25 risposte a Alcatraz. Parte 2 di 2: il carcere e la fuga

  1. Vittorio ha detto:

    chissà cosa avranno pensato di queste fughe il conte di montecristo e l’abate faria

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  2. noir622224124 ha detto:

    Certo che erano furbi

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  3. noir622224124 ha detto:

    Avevo visto tutto il documentario e in effetti quei pochi sono stati geniali

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  4. Massi Tosto ha detto:

    Finalmente il lettore mi si è aggiornato , per Alcatraz neanche il battello che parte dal Pier 39 prenderei , figuriamoci seguire questi impavidi tra le acque fetide e gelate della baia

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  5. lali1605 ha detto:

    Grandi!!!! Io non ho fatto in tempo a visitarla miseriaccia!

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  6. flyaway2018 ha detto:

    Ecco…una grande sfida per il mio terrore verso l’acqua 😨😨😨

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  7. Sephiroth ha detto:

    Bel dilemma. Morire in galera sicuramente, o tentare la sorte in mare?? 🤔

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