Quella volta che… un mucchio di abbracci

Sono sempre stato consapevole che mio figlio dovesse praticare qualche sport, non importa quale.
All’età di 6 anni ho iniziato a portarlo a nuoto (2 anni) poi siamo passati al mini-basket (3 anni) infine siamo passati al calcio, anche per il fatto che molti suoi amici giocavano con la squadra parrocchiale e più volte lo avevano invitato ad aggregarsi.
3 anni davvero speciali, anche per me come genitore.
Non solo in 3 anni hanno vinto tutti e 3 i campionati cui hanno partecipato, ma hanno anche vissuto alcune esperienze davvero indimenticabili.

Pietro (questo il nome di mio figlio) di ruolo faceva il portiere. Ottimo nei tuffi, un po’ meno nelle uscite. Ma in qualche modo era efficace.
Una delle più belle esperienze riguarda la “Gazzetta Cup”, ma di questa ve ne parlerò in un’altra occasione.
Oggi voglio parlarvi del torneo “Esedra”, che in ambito di calcio giovanile provinciale qui a Padova è davvero ben quotato.
16 squadre, divise per gironi, mio figlio portiere titolare. L’allenatore perplesso perché mio figlio non esce mai e prendiamo qualche gol, ma la squadra continua a vincere. Pietro si rinfranca ed inizia a parare. Partita dopo partita la squadra, e lui, giocano sempre meglio.

Arriviamo in semifinale. Vinciamo.

Finalissima.

Spalti gremiti, io mi trovo insieme ai genitori degli altri bambini.
Andiamo subito sotto di un gol, 0-1. Fatichiamo a recuperare. Jon (il nostro ‘straniero’) pareggia con un gol dei suoi, pallonetto millimetrico.
1-1.
Supplementari.
Ancora 1-1.

Si va ai rigori.

L’allenatore sprona Pietro alla massima attenzione.
I genitori dei ragazzi guardano tutti me: sappiamo che nei rigori il ruolo del portiere è fondamentale.

Primo rigore.
Tira Antonio, il nostro capitano. GOL. 1-0 per noi.
Tira il primo avversario. PARATA! Pietro para il rigore! Felicitazioni da parte di tutti i genitori, che si complimentano con me come se avessi compiuto io la parata.

Secondo rigore.
Tira Matteo, dei nostri. GOL. 2-0 per noi.
Tira il secondo avversario. PARATA! Pietro para il 2° rigore! Festa sugli spalti, felicitazioni, pacche sulle spalle. Sto quasi per mettermi a piangere.

Terzo rigore.
Tira Jon. Jon non ha mai sbagliato un rigore, neppure in allenamento. GOL. 3-0 per noi. Quasi fatta.
Tira il terzo avversario. Se sbaglia abbiamo vinto il torneo. PARATA!!!!! Pietro para il 3° rigore su 3!

I ragazzi festeggiano, io mi metto a piangere di gioia come un bambino, i genitori mi sommergono di abbracci, cadiamo tutti per terra festanti.
Un momento davvero unico ed indimenticabile, una emozione impareggiabile che porterò nel mio cuore per tutta la vita.

Antonio (il ragazzo capitano della nostra squadra) alza la coppa, Jon (bravissimo) vince il premio come miglior giocatore del torneo, ma Pietro è quello più osannato per l’exploit ai calci di rigore.


Mio figlio mentre para in uscita bassa

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45 risposte a Quella volta che… un mucchio di abbracci

  1. Vittorio ha detto:

    penso sia stata una soddisfazione “imparabile”

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  2. Giuliana ha detto:

    Che cosa bellissima!!

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  3. Madved17 ha detto:

    Capisco benissimo……..benissimo.
    Ah in caso ti lascio questo link
    https://labottegadeiricordi.home.blog proprio per non dimenticare andry…

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  4. Sento spesso conversare i colleghi delle prodezze calcistiche dei figli, e dal modo in cui ne parlano si capisce che non lo fanno per vantarsi tra loro o per semplice orgoglio paterno, bensì con una sincera e profonda gioia e condivisione; penso dunque di comprendere cosa abbia significato per te questa bellissima finalissima! 🙂

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  5. Massi Tosto ha detto:

    Belle soddisfazioni 🤙

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  6. silvia ha detto:

    Sono belle soddisfazioni 🙂

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  7. vittynablog ha detto:

    Complimenti a tuo figlio, davvero bravo!!! La tua emozione è diventata anche la mia… mi sono commossa !!! 🙂

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  8. Neogrigio ha detto:

    che bella foto!!! non gioca più adesso?

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  9. Harley ha detto:

    Piccoli campioni crescono…

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  10. francescodicastri ha detto:

    Anche mio figlio vorrebbe fare il portiere, ma ha già (o ancora?) 7 anni e fino ad oggi non c’è stato modo di trovare un posto abbastanza vicino dove portarlo (non ho l’auto). Gli sto facendo fare atletica (più che altro ginnastica generale) e gli piace. Ma mi dice sempre che vorrebbe fare il portiere…

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