Via Anelli

Esistono 2 Luigi Anelli degni di essere ricordati.
Il primo (1813-1890) è stato storico e politico.
Il secondo (1860-1944) è stato invece letterato ed artista.
Non so a quale dei due sia stata intitolata l’omonima via padovana, a soli 200 metri da dove lavoro.
E’ tuttavia una via che conosco molto bene per averla attraversata centinaia di volte, ma che è diventata tristemente nota alle cronache per motivi di cui non andare molto fieri.

Lungo tale via, negli anni ’80, vennero costruiti alcuni mega condomini con l’intenzione che fungessero da appoggio per le migliaia di studenti universitari italiani e stranieri ‘fuori-sede’ che vengono a studiare presso la prestigiosa università patavina.
Negli anni la popolazione di residenti ad affittuari in questo complesso di edifici (denominato “Complesso Serenissima”) è diventata sempre più ad appannaggio di stranieri, tant’è che alla fine degli anni ’90 di italiano non ve n’era più nessuno. Ed anzi, ben pochi erano pure gli studenti universitari che ci abitavano.
Il complesso residenziale lentamente passò verso uno stato di completo degrado, diventando di fatto una zona franca dove ad agire erano solo spacciatori e prostitute di origine africana.

Difficile portare la legalità in un ambiente simile.
Più volte le forze dell’ordine hanno tentato di ripristinare la legalità nella zona, ma le loro azioni sono sempre state vane, dando anzi vita a vere e proprie situazioni di guerriglia urbana.

A soffrire maggiormente sono stati gli abitanti delle vie limitrofe, ma anche gli esercizi commerciali della zona hanno dovuto arrendersi di fronte ad una realtà completamente sfuggita di mano.
Via Anelli era di fatto il “Bronx” di Padova, e nessuno poteva o riusciva a far nulla per evitarlo.
Anzi.
Si pensò che, fintanto spaccio e prostituzione rimanevano confinati a Via Anelli, il problema non fosse di Padova, ma solo di una strada.
E di fatto ci si arrese.
In Via Anelli aprì pure una moschea.

Ad un certo punto alla amministrazione comunale venne un’idea: sostituire le recinzioni (ormai abbattute) dei condomini, con una barriera alta 3 metri lungo tutto il perimetro del “Complesso Serenissima”, in modo da poter controllare meglio la situazione attraverso l’unico varco d’entrata a disposizione dei residenti.
Benché la barriera fosse fatta con dei pannelli di lamiera, e non con mattoni, essa venne comunque battezzata come “il muro di Via Anelli”.
Se ne parlò anche nei telegiornali nazionali.

“Il muro di Via Anelli” venne aspramente criticato, perché non solo la sua erezione poteva apparire come un atto di intolleranza e discriminazione, ma anche perché di fatto creava un vero e proprio ghetto a due passi dal centro della città.
Io, che ci passavo spesso davanti, avevo una strana sensazione a vederlo.
“Ma possibile” mi chiedevo “che l’unica soluzione alla illegalità sia la creazione di un muro?”.

A decidere le sorti di Via Anelli furono due motivi:
– la necessità di bonificare i condomini, la cui carenza di igiene ed il livello di sporcizia avevano raggiunto livelli preoccupanti
– l’ennesimo atto di guerriglia urbana durata tutta una notte contro le forze di polizia, piantonate 24 ore su 24 lungo il perimetro del “muro”

Si usò il pugno duro. Durissimo.
Ogni appartemento (in tutto 288) venne sgomberato a forza.
A chi ne avesse il diritto (praticamente nessuno) venne trovata una nuova sistemazione.
Divieto ai legittimi proprietari di accedere all’intero “Complesso Serenissima”.
Murate le entrate principali dei condomini.
Sbarrate le finestre di ogni appartamento.
Chiusa la moschea.

Alla fine venne abbattuto anche il muro, però rimaneva aperta la questione: ora che si fa?

E’ stato deciso di abbattere tutti e 5 i condomini, previo risarcimento (invero molto basso, si parla di circa 15mila Euro per appartamento) ai legittimi proprietari. Di fatto un esproprio forzato.

La zona ora verrà completamente riqualificata.
Tra pochi anni sorgerà, al posto del “Complesso Serenissima”, la nuova sede della Questura di Padova.
Attorno sorgeranno parcheggi, un’area verde ed alcuni bar.
I lavori di demolizione sono appena iniziati.

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22 risposte a Via Anelli

  1. Vittorio ha detto:

    ricorda la sorte della zona del villaggio olimpico costruito nel 2006
    dopo anni di degrado è stato deciso di demolire tutte le palazzine e bonificare l’area
    questi fatti dimostrano quanto sia difficile gestire lo sviluppo urbanistico e popolare di una città

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Complicatissimo, ne sono certo.
      Ma alle prime avvisaglie, bisogna già agire.
      A Padova abbiamo un nuovo intero quartiere dove solo ad attraversarlo ti senti in pericolo (Arcella), e la stazione ferroviaria, dove non si sa per quale motivo specialmente di sera sia terra solo di spaccio e prostituzione. E nessuno fa nulla.

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      • Vittorio ha detto:

        penso che ogni città abbia in proporzione gli stessi problemi
        torino in questo momento è vivibile e sufficientemente sicura, a parte alcune zone in cui di notte è meglio non andare da soli

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  2. francescodicastri ha detto:

    Storia interessante! Se io ne avessi la possibilità, mi piacerebbe capire chi si arricchisce quando finiscono queste storie (come diceva Falcone…)

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  3. gaberricci ha detto:

    Questo non è riqualificare la zona: è portare il commercio in una nuova zona di Padova e favorire l’aumento dei prezzi delle case. Una città che è capace di rispondere al “degrado” (parola odiosa, con cui diamo la colpa delle situazioni di marginalità a chi ne è vittima) solo con un muro o con delle attività commerciali, direi che non fa una bella figura.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Diciamo che la situazione andrebbe vissuta, ed io la vedo e la vivo da anni, visto che ci lavoro a due passi.
      E’ senza dubbio una riqualificazione della zona: fino a poco tempo fa avevi soggezione a passarci di giorno e paura a passarci di notte, per cui un’opera che mira a portare una Questura, verde, una fontana ed un bar non può che essere vista positivamente.
      Il “muro” fu effettivamente vergognoso, più per il messaggio che trasmetteva che per la effettiva utilità.

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      • gaberricci ha detto:

        Io vivo in periferia, non in un centro “ripulito”. Quindi anche io vivo in un posto dove la marginalità esiste (che è assai diverso da vivere la marginalità, tra parentesi). Ed io credo che il compito di una città civile dovrebbe essere quello di occuparsi di quelle persone che scelgono di spacciare e prostituirsi per vivere, e che pur di non dormire per strada occupano degli appartamenti di cui la città si era disinteressata, e che casualmente divengono “interessanti” solo quando devono essere messi a guadagno (a tutto vantaggio di chi cementifica ed apre esercizi commerciali).

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        • Kikkakonekka ha detto:

          Perdonami, ma non capisco il tuo punto di vista.
          1) Gli appartamenti erano TUTTI occupati abusivamente
          2) il quartiere era zona franca per l’illegalità
          3) gli abitanti delle strade limitrofe non potevano neppure uscire di casa
          4) frequenti casi di guerriglia urbana, con feriti

          Tu che soluzione avresti adottato?

          Concludo col fatto che non c’è alcuna “messa a guadagno”. Apre una Questura ed un bar, che bilancia solo in parte tutti i negozi chiusi un questi anni,

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          • gaberricci ha detto:

            Personalmente, avrei reataurato le case in questione e le avrei anche lasciate a chi le abitava, visto che non tutti saranno stati spacciatori (che per altro possono anche essere piccola manovalanza, e non “capoccia” del racket) o prostitute (che invece sono DI SICURO vittime del racket).

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        • Kikkakonekka ha detto:

          “il compito di una città civile dovrebbe essere quello di occuparsi di quelle persone che scelgono di spacciare e prostituirsi per vivere”

          Vero.
          Ma non accade da nessuna parte del mondo.
          Quindi da questo punto di vista non credo che Padova si discosti da qualsiasi altra città del pianeta Terra.

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  4. Pingback: Andare a farci un giro | Suprasaturalanx

  5. Paola Bortolani ha detto:

    Letto la storia e i commenti, non posso che dire anch’io che certe situazioni andrebbero, forse, arginate sul nascere.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Fu un errore macroscopico, non accorgersi di cosa stava nascendo.
      Ed ancora peggio cercare di circoscriverlo, senza volerlo risolvere.

      Ci furono mille concause, e ogni parte in gioco ha le sue giustificazioni sulle azioni compiute.

      A me, lo dico come essere umano, l’idea del “muro” non piacque minimamente, ma non mi piaceva neppure l’idea di dover passare davanti a quella zona (e mi capitava – e capita – spesso) e sentirmi in pericolo, tante erano le vicende che capitavano.

      Credimi, non c’è nessuna speculazione in atto ora, ma solo l’idea di rendere la zona “vivibile”, dato che gli occupanti non ci sono più. I condomini sono fatiscenti, e non è pensabile né di ristrutturare né di ricostruire, perché la zona ormai ha una fama pessima, e nessuno si sognerebbe di abitarci.

      PS A proposito: ciao Paola, come stai? Bentornata, mi mancavano i tuoi commenti ed il tuo semplice saluto. Tutto ok?

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