Il Gattopardo

Hanno commentato ed analizzato questo libro i migliori intellettuali e letterati dell’ultimo secolo.
Ne hanno scritto e discusso personaggi del calibro di Asor Rosa, Eco, Montale, Montanelli, Moravia, Pratolini, Sciascia, Vittorini. E decine d’altri ancora.
Perché mai io, umile lettore di provincia, dovrei sentire il bisogno di aggiungere qualcosa a quanto già detto?
Perché dovrei anch’io parlare di questo libro?

Semplice: perché è un libro meraviglioso.

E’ importante che la scuola in qualche modo consigli – od obblighi – i ragazzi a leggere i libri che più hanno caratterizzato la storia della letteratura italiana degli ultimi secoli. Ed è altrettanto importante che i ragazzi leggano questi libri cercando di “capire” il loro
messaggio, che può essere storico, oppure sociale, oppure semplicemente ludico.
Ma, diciamolo, una cosa è leggere un libro a 15-16 anni ed interpretarlo con il proprio cervello da 15-16enne, un’altra cosa è leggere lo stesso libro in età adulta e capirlo sulla base delle conoscenze ed esperienze acquisite negli anni.

Lessi “Il Gattopardo” in 4° superiore, tutto ciò che ricordavo era legato alla famosa frase di Tancredi, che rivolto allo zio – il Principe Fabrizio Salina – disse: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
La classe politica del Paese, la nobiltà ed il clero (ognuno con i propri privilegi) si trovano ad affrontare l’importante passaggio dal regime borbonico a quello dei Savoia, con l’unità d’Italia resa possibile dalla spedizione dei Mille di Garibaldi. E devono adattarsi ad una nuova realtà che, volenti o nolenti, non è più quella di prima.

La Sicilia, con la propria rigidità e per certi versi arretratezza, viene magistralmente dipinta da Tomasi di Lampedusa, autore del libro.
Un libro di cui tuttavia non potrà mai assaporarne il successo editoriale e le lodi della critica, che arriveranno postume.

Ma, dietro l’aspetto “storico” della vicenda narrata, io ho colto una sfumatura (anzi: molto più di una sfumatura) che sottende all’intera storia narrata.
Sì, perché dietro le vicende di Casa Salina, il lettore può annusare un profumo del tutto speciale: il profumo della morte.

La morte si nasconde tra le parole, tra gli atteggiamenti ed i comportamenti dei protagonisti; è una inesorabile compagna che di fatto affianca i personaggi verso la loro fine. Non agisce con crudeltà, ma si manifesta lentamente.
Si tratta di un lento sfiorire, di un lungo autunno, di un naturale – ma inesorabile – viaggio verso una fine che nessuno può evitare.

Il Principe Salina annusa la morte. Per certi versi la sente vicina, e non ne ha alcun timore.
Si estranea dal gran ballo, si isola da suoni e persone, e pensa alla propria morte, al suo corpo mummificato esposto nella cripta.
Oppure prova compassione per le persone che lo circondano, che provocano in lui grande stizza:
“Come è possibile infierire contro chi, se ne è sicuri, dovrà morire”?

E la disperazione per la propria vita ricompare nella fine del racconto nella persona di Concetta, rimasta nubile tutta la vita dopo aver platonicamente amato Tancredi in gioventù:
“Le veniva meno, adesso, la consolazione di poter attribuire agli altri la propria infelicità, consolazione che è l’ultimo ingannevole filtro dei disperati”.
Frase che se la leggi con attenzione rappresenta il massimo dramma umano, e che mi ha fatto letteralmente commuovere.

Ma la “morte” appare anche sotto altre spoglie.

La lenta decadenza della classe nobiliare, che vedrà i Gattopardi soccombere di fronte ad una borghesia arricchita nelle tasche, ma pur sempre povera di cultura e di eleganza.
Il lento sfiorire della bellezza delle figlie del Principe, che diventeranno negli anni vecchie e malate zitelle.
Lo svanire della purezza dei sentimenti, con Tancredi ed Angelica che si arrenderanno alle tentazioni della carne.
L’autunno della Sicilia, che appare incapace (nelle azioni e nei pensieri dei propri abitanti) di adattarsi ad una mutata situazione politica.
La morte del Principe, ultimo vero depositario di quella nobiltà e di quella conoscenza che nessuno dei sui eredi sembra possedere.
Bisogna che tutto cambi.
Tancredi lo aveva capito subito, lui lo capì in punto di morte.

PS Coincidenza vuole che pochissimi giorni fa, sabato sera, la puntata di Ulisse condotta da Alberto Angela fosse tutta incentrata su “I luoghi del Gattopardo”. Ne sono rimasto felicemente stupito, vedere con i proprio occhi (seppure in TV) i luoghi narrati nel libro che avevi appena terminato di leggere lo considero un vero magnifico regalo.

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29 risposte a Il Gattopardo

  1. Vittorio ha detto:

    ottima recensione
    complimenti

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    • Kikkakonekka ha detto:

      L’ho scritta e riscritta più volte.
      Volevo in tutti i modi “celebrare” questo libro, cui mi ero accostato con molte perplessità.
      Ma non volevo essere banale, o scrivere quanto “tutti” hanno già scritto.
      Perché ripetere?
      Tra l’altro la storia è notissima, per cui citare la trama non avrebbe avuto senso alcuno.
      Ho voluto “citare” le mie emozioni nel leggerlo. E’ anche velatamente ironico, e molte scene, se te le immagini visivamente, sono pure comiche.
      L’aspetto storico è quasi un “pretesto” per celebrare la decadenza delle persone, un lento sfiorire che ci vende inermi di fronte all’inevitabile.

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  2. Pingback: le mie valli resilienti – bortoblog 40 – cor-pus 15

  3. Letto, come ho già detto, a 12 anni e mai più riletto. Percepii la decadenza sottolineata anche da descrizioni di spazi aridi e polverosi. Ricordo di un pozzo con l’acqua verminosa. Chissà cosa sarebbe stato restare sotto i Borboni. Quando studiavo giurisprudenza ricordo che lessi che il codice civile borbonico era più evoluto di quello che introdussero i Savoia, il codice Zanardelli.

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  4. socialapatico ha detto:

    In una vecchia libreria a casa dei miei ho trovato questo libro, proprio identico. Un sapore forte di vecchia carta. Sicuramente ricca.

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  5. The Butcher ha detto:

    La cosa migliore di questo libro è di come riesca ad essere ancora moderno con le tematiche che tratta. Una vera opera d’arte che bisogna far conoscere assolutamente.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Infatti.
      Mi ha stupito.
      L’Autore, Tomasi, non era un romanziere, neppure uno scrittore, nemmeno un poeta.
      Nella biografia del libro viene definito “letterato” ed “erudito”, e in effetti nello stile di scrittura si capisce di avere a che fare con una persona intelligente nella mente, e brava ad esporre il proprio pensiero.
      Le sue parole appaiono come vere pennellate, condite da storicismo ed ironia.

      Se devo essere sincero non mi è piaciuto troppo che il racconto, negli ultimi capitoli, rimandasse avanti negli anni di alcuni decenni, tralasciando quanto successo nel mentre, però ha il suo significato.

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  6. Topper Harley ha detto:

    Capolavoro assoluto. Sabato ho intravisto la puntata di Alberto Angelo ma non ho potuto seguirla, recupererò. Perché non ho visto il film ma amo Palermo e quelle ambientazioni che vado continuamente a cercare, a differenza di come avrei potuto fare a 15-16 anni. La recensione è ottima: leggendo, interpretavo anche io la morte come decadenza della classe nobiliare ed ero sicuro che intendessi anche questa. Il romanzo l’ho letto solo pochi anni fa, mi sa che ci ho messo troppo a maturare.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Non volevo scrivere un poema, e non volevo scrivere ovvietà già dette.
      Logico che il primo aspetto che balza all’occhio del lettore sia la decadenza della classe nobiliare, ma ho preferito scrivere d’altro, delle mie reazioni – in qualità di lettore – di fronte a questo bel libro.

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  7. Topper Harley ha detto:

    Alberto Angelo… ah ah ah!

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  8. vittynablog ha detto:

    E’ un libro che amo e che sto’ rileggendo per la terza volta ❤ grazie per la splendida recensione!!!!! 🙂

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  9. francescodicastri ha detto:

    👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

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  10. Ho visto anch’io quella puntata di Ulisse! Ne sono rimasta letteralmente conquistata! Non guardo molto la tv, specialmente il sabato sera, ma è stata una piacevolissima scoperta! Ovviamente al termine della puntata ho manifestato il mio desiderio di visitare la Sicilia, in particolare quei luoghi visti in TV. E poi è nata anche in me la curiosità di leggere il libro per intero. L’avevo iniziato, tanto tanto tempo fa, ma mai finito. E non mi dispiacerebbe vedere il film nel frattempo!

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  11. lali1605 ha detto:

    Uh devo andare ad un laboratorio di fumetti poi commento con calma…libro letto e film visto con esame sul cinema

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  12. Paola Bortolani ha detto:

    Anche per me è un libro magnifico, letto, riletto e recentemente ascoltato dalla voce di Toni Servillo. E vogliamo parlare del film, con un Burt Lancaster da urlo?

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