Quella volta che… i miei genitori mi chiusero fuori di casa

Stefania era una mia compagna di classe del liceo che mi era sempre piaciuta.
Non solo per il carattere schivo, ma anche per la sua bellezza ‘atipica’. Aveva le curve giuste che era impossibile non notare, di viso aveva quelle piccole imperfezioni… che io adoro!
Ovviamente io ero timido in modo schifoso per cui mai le chiesi di uscire insieme.
Mai.

Stranamente iniziammo a frequentarci duranti gli anni universitari, in modo molto tranquillo: “ti va di uscire a bere qualcosa, prendere un gelato, fare due passi?” “Sì, no, la prossima volta…”.
Piano piano tuttavia io iniziai a premere sull’acceleratore, con la debole speranza di poterci davvero mettere insieme.
Così iniziai a conoscerla meglio.
La timida Stefania era molto più emancipata di me, non doveva giustificarsi con i genitori per dove andava e chi frequentava, e non aveva problemi di orari.
Tant’è che io mi vergognavo moltissimo a dover rientrare entro le 1:30 di mattina del sabato sera, quando lei non aveva problemi a rientrare anche molto più tardi. E così mi toccava accompagnarla a casa e scappare per non incorrere nelle ire dei miei genitori.

Ad un certo punto iniziai a fregarmene dell’orologio: se io e Stefania eravamo in un locale, mi sembrava stupido doverla convincere a tornare a casa per colpa mia, e così iniziai a fare tardi insieme a lei.
I miei genitori se ne accorsero, notando che rientravo ad orari sempre più tardivi.

Alla prima non dissero nulla.
Alla seconda mugugnarono.
Alla terza mi chiesero spiegazioni e mi sgridarono.
Alla quarta mi diedero l’ultimo avvertimento: ancora una volta e ti chiudiamo fuori di casa.

Io non credevo sarebbero arrivati a tanto, ero pronto a prendermi i giusti rimproveri, ma anche a far capire il motivo dei miei ritardi.
Il sabato successivo, dopo essere stato con Stefania, tornai alle 3:00 di mattina, e trovai il portone d’entrata sprangato e non apribile dall’esterno:
l’avevano fatto, mi avevano chiuso fuori di casa.

Potevo battere i pugni, potevo suonare il campanello, potevo telefonare. Ma non feci nulla.
Tornai in macchina e attesi l’alba.
Due ore dopo, verso le 5 di mattina, mio padre mi aprì senza dire una parola.
Io entrai ed andai a letto.
Nessuno mi sgridò, io non dissi nulla.
Ed iniziai a non frequentare più Stefania: la scintilla non era (ahimé!) scoccata, e far tardi non era una delle mie priorità.

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28 risposte a Quella volta che… i miei genitori mi chiusero fuori di casa

  1. Vittorio ha detto:

    poteva essere l’inizio di un romanzo di formazione con voi due che scappavate assieme a cominciavate a vivere on the road rapinadno gioiellerie indossando le mascherine antivirus

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  2. Mrs. Alluveen ha detto:

    Non ti piaceva abbastanza perché se ti fosse piaciuta tanto trivavi un compresso che dici?

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  3. francescodicastri ha detto:

    A me è successo il contrario ahahahah

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  4. Massi Tosto ha detto:

    Sai quante volte sono tornato a casa all’alba e pensando di non aver le chiavi suonavo , mio padre mi veniva ad aprire con gli occhi chiusi ( meno male 😂😂) poi andavo in camera mia , mi toglievo i pantaloni e cadevano immancabilmente anche le chiavi si casa .

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  5. silvia ha detto:

    Evidentemente non era quella giusta 😉

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  6. vittynablog ha detto:

    Ahahaha!! A me invece è capitato all’inverso… abitavamo in una palazzina a terreno. Non so cosa avevo combinato, ma il risultato fu che fui rinchiusa in camera.. io però non mi persi d’animo, con l’aiuto di una sedia uscii dalla finestra… ma una vicina compiacente fece subito la spia e in men che non si dica mi ritrovai in casa guardata a vista!

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  7. Paola Bortolani ha detto:

    non ho mai chiuso fuori di casa i miei figli ma penso che qualche volta avrei dovuto farlo

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