La fine della “Cassa Integrazione”

Devo ammettere che non stavo poi così male in Cassa Integrazione, anche perché la mia era di forma “leggera”.
Il datore di lavoro aveva deciso, durante il momento peggiore della pandemia, che tutti i dipendenti rimanessero a casa “almeno” 1 giorno alla settimana (come nel mio caso), ma molti colleghi sono stati obbligati a rimanere a casa per più giorni, taluni anche per l’intera settimana.

Nel mio caso, il rimanere a casa 1 giorno solo alla settimana ha portato 2 conseguenze negative: la riduzione dello stipendio (ogni giorno di “non lavoro” è stato retribuito all’80%), e l’accumularsi delle mansioni da svolgere (che non erano diminuite in proporzione).
Ma, tutto sommato, gli aspetti positivi sono stati molti di più.

Il mio giorno di CiG era il martedì. Così il lunedì, solitamente impegnativo, lo vivevo come un “pre-festivo”, sapendo che il giorno dopo sarei rimasto a casa.
La stessa giornata del martedì era da me impegnata in modo molto utile, facendo la spesa e concentrando tutti quei piccoli impegni settimanali che di norma si è costretti a fare terminata la giornata lavorativa: il salto in farmacia, la visita medica, il barbiere, la pulizia del bagno, la visita al cimitero, la passeggiata, la lettura o anche solo il cazzeggio vero e proprio.
I restanti 3 giorni di lavoro settimanali (Mer-Gio-Ven) li vedevo mentalmente come una “settimana breve”, anche per il fatto che il venerdì comunque l’orario di lavoro termina alle 13:00.
Il sabato mattina mi rimaneva molto più libero, non dovendo fare la spesa, e l’ho spesso sfruttato per fare due passi o per andare a trovare mio padre.

Ora la CiG è terminata, il ché tecnicamente è un bene, dato che significa porre la parola “fine” ad uno stato di emergenza lavorativa.
Ma, in tutta sincerità, starmene il martedì a casa non era poi così male.

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37 risposte a La fine della “Cassa Integrazione”

  1. Ehipenny ha detto:

    Questo è saper vedere il lato positivo delle cose 😅

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  2. Già…ora non avrai più il tuo giorno libero, ma lo stipendio sarà pieno 😉
    Buona giornata

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  3. Vittorio ha detto:

    quando ho fatto cassa, il giovedi diventava appunto pre festivo e la settimana si riduceva a tre giorni lavorativi effettivi

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  4. Nonna Pitilla ha detto:

    che bello! sei una percoma pèoritiva!

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  5. wwayne ha detto:

    Anch’io dispongo di un giorno libero a settimana, anche se per un altro motivo (sono un insegnante). Un’altra differenza è che nel nostro caso siamo noi a scegliere in quale giorno vogliamo stare a casa. Io ho sempre chiesto il Venerdì, perché gli scioperi dei mezzi pubblici vengono fissati sempre in quel giorno, e dato che non guido bene per me sarebbe molto difficile arrivare a lavoro con la macchina.
    Del mio giorno libero apprezzo non tanto ciò che hai detto tu (ovvero la possibilità di sbrigare le incombenze alle quali non possiamo badare negli altri giorni per i troppi impegni), quanto il fatto di non dovermi svegliare presto la mattina. Probabilmente perché ritengo il sonno uno dei grandi piaceri della vita, secondo solo al cibo. A proposito, ti lascio perché vado a prepararmi una bella amatriciana. 🙂

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Io invece mi alzo sempre presto, anche nei giorni di “ferie”. Ho un orologio biologico che non sgarra quasi mai.

      In che scuole insegni?
      Elementari, medie, superiori, atenei…
      Bellissimo mestiere, anch’io avrei voluto diventare insegnante (di matematica).

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      • wwayne ha detto:

        Insegno alle superiori. In passato ho lavorato anche alle medie, ma non mi è piaciuto: ero consapevole di poter spiegare bene anche dei concetti molto difficili, e quindi mi sentivo sprecato a spiegare soltanto delle assolute banalità come quelle che si insegnano alle medie. In compenso però i miei alunni erano molto carini con me, perché conservavano ancora quel modo affettuoso di rapportarsi che i bambini hanno con la loro maestra elementare. Alle superiori invece c’è un rapporto molto più distaccato, quando non addirittura conflittuale.
        Comunque hai dimenticato di citare un altro lato positivo del tuo Martedì libero: non vedevi Achille. 🙂

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        • Kikkakonekka ha detto:

          Fai un bellissimo lavoro.
          Diffondere il sapere e la conoscenza è splendido, se ci pensi.

          Achille è un fessacchiotto. Eluderlo almeno per un giorno è un toccasana.

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          • wwayne ha detto:

            E’ splendido anche avere la possibilità di educare moralmente i miei alunni, facendogli capire che chi si comporta in maniera corretta dal punto di vista umano alla fine viene sempre ricompensato, mentre invece chi tenta di ottenere qualcosa con i giochetti sporchi magari può sfangarla una volta, due, tre, ma alla fine viene sempre beccato e severamente punito.
            Il lato negativo del nostro mestiere invece sono i genitori. Ormai sono quasi estinti quelli disposti ad accettare un brutto voto in pagella senza fiatare: quasi tutti loro, quando si accorgono che il loro pargoletto rischia il debito, cercano di convincere il professore a non metterglielo mostrando un atteggiamento aggressivo, nella speranza che lui si faccia intimidire e metta il 6 in pagella per paura. Io al contrario reagisco malissimo a questi tentativi di forzarmi la mano, perché li considero appunto un giochetto sporco. Peraltro orchestrato da un adulto, e quindi ancora più grave. Sei d’accordo?

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            • Kikkakonekka ha detto:

              Come posso non esserlo?
              Quand’io ero ragazzo, un brutto voto era foriero di punizioni, magari piccole: niente bicicletta, niente partita di calcio con gli amici, niente figurine.
              Oggi la situazione si è rovesciata, e la giustificazione del cattivo voto è sempre pronta, rimettendo la colpa all’insegnante di turno. Molto grave.

              Credo che una minima spiegazione (non sufficiente, per carità) la si possa trovare nel fatto che una volta l’insegnante era una figura costante ed autoritaria, mentre oggi i nostri ragazzi si trovano a non avere più nessuna continuità didattica, con insegnanti che cambiano ogni anno o quasi (mio figlio ora 18enne ne ha viste di tutti i colori) e non ci si riesce nemmeno più ad affezionare alla “maestra elementare”, perché cambia praticamente ogni anno. Questa è una vergogna della scuola d’oggi.

              I genitori, sbagliando – sia chiaro – riversano le proprie frustrazioni verso l’insegnante di turno il quale, magari precario, sa già che l’anno successivo sarà altrove, e non riuscirà mai ad instaurare un rapporto continuativo con gli alunni.
              Questo è il vero male. Per chi insegna ma spec per i ragazzi.
              Poco da dire che “è il programma la base di tutto”. No, non è vero. Sono i rapporti umani la base di tutto. Mantenere gli stessi insegnanti facilita l’apprendimento, il metodo di studio, ed anche il rispetto reciproco.

              Ma, purtroppo, è proprio la parola “rispetto” quella che manca all’appello. Non solo a scuola: ovunque. Si trova faziosità in ogni aspetto della vita odierna, si è sempre “contro” le altre persone, per motivi ideologici, sportivi, razziali, religiosi, politici. E il prof lo si vede come un “nemico”, per la sola “colpa” di avere valutato negativamente la prova scolastica del proprio figlio.
              Mala tempora currunt.

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            • wwayne ha detto:

              Le tue considerazioni mi trovano perfettamente d’accordo, soprattutto quella per cui il professore viene identificato come nemico da alunni e genitori per il solo fatto di aver messo dei brutti voti. Riguardo all’abnorme numero di docenti precari, è una soluzione a cui si porrà rimedio a breve, dato che entro il 2020 ci saranno ben 2 concorsi volti a stabilizzarne un bel po’. Grazie mille per la stimolante chiacchierata! 🙂

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            • Kikkakonekka ha detto:

              Non basta risolvere la precarietà.
              Questo è giusto nei confronti del docente.
              Ma bisogna assolutamente garantire la continuità didattica ai ragazzi, senza che voi insegnanti siate trattati come “figurine”, e gettati nella mischia per colmare buchi di organico. Ci vuole a mio avviso una ritrovata stabilità di ruolo e di cattedra.
              Miglioreranno anche i rapporti con i genitori.
              Prova a pensare alla enorme differenza tra un/una insegnante che è lì da un anno, e l’anno dopo sarà altrove, e l’autorità di un insegnante che è lì da 20 anni e conosce perfettamente l’ambiente.
              Differenza abissale.

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            • wwayne ha detto:

              Posso assicurarti che i genitori hanno un buon rapporto soltanto con chi dà 6 ai loro figli. Se glielo neghi non importa che tu sia precario o fisso, giovane o vecchio, presente in quella scuola da 20 anni o appena arrivato: ai loro occhi sei comunque un nemico contro cui combattere con ogni mezzo. Ad ogni modo, nonostante questo il nostro resta il mestiere più bello del mondo. Buona notte! 🙂

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            • wwayne ha detto:

              Errata corrige: è una SITUAZIONE a cui si porrà rimedio a breve.

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  6. Paola ha detto:

    Sempre al top Andeew

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  7. silvia ha detto:

    La speranza è che tutto torni alla normalità finalmente!

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  8. endorsum ha detto:

    diventerà un “ti ricordi il martedì della pandemia? bellissimi…” 😉

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  9. vittynablog ha detto:

    Mamma mia, c’è tanta confusione nel mondo del lavoro in questo periodo e sento che non promette niente di buono!!!! 😦

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