Il terribile ritorno del “Working Sheet”

Speravo rimanesse solo un ricordo sepolto nel passato più remoto, ed invece il “Working Sheet” si è nuovamente palesato, per il rammarico di tutti noi dipendenti.

L’idea che muove la Direzione ad organizzare il “Working Sheet” è quella di riepilogare le competenze lavorative di ogni dipendente e redigere una sorta di organigramma per mettere in evidenza le interconnessioni tra i vari uffici.
Per ogni dipendente, il proprio “referente” proporrà poi un eventuale percorso di crescita laddove si intravvedessero carenze formative o necessità di cambio mansioni, oppure consolidare la figura del dipendente così com’è.

Il “Working Sheet”, diciamolo senza mezzi termini, è una stupidaggine colossale.
Potrebbe anche essere utile, pensando che siamo in più di 100 dipendenti e che il “modo” di lavorare è molto cambiato quest’anno, sia per motivi interni (pensionamenti, ricollocazioni interne) che per motivi esterni (Covid, Smart Working). Ma da noi lo fanno tutti controvoglia, con la netta sensazione che si tratti solo di una perdita di tempo, ed i risultati poi si vedono.
Infinite riunioni ed incontri tra uffici, solo per confermare “chi fa cosa” e se c’è bisogno che “qualcuno faccia altro”. Ogni iniziativa, su esperienza dei “Working Sheet” passati, viene completamente dimenticata e sepolta dopo poche settimane.

La parte più “ridicola” riguarda la formazione di mini-gruppi di 4-6 persone, tutte provenienti da uffici differenti, le quali in una sorta di “brain storming” devono sforzarsi di farsi venire qualche idea per un miglioramento della efficienza degli uffici o per una facilitazione dello scambio di informazioni tra essi.
Gli incontri nel contesto del “Mini gruppo” durano di norma 60 minuti.
Nei primi 5 minuti ci si scambia qualche opinione generica.
Durante i successivi 5 minuti si tenta di dare un senso all’incontro.
Gli ultimi 50 minuti servono per chiaccherare riguardo: figli, altri colleghi, covid, moda, calcio, varie ed eventuali.

Io già anni fai ribattezzai il “Working Sheet” con “Working Shit”, ma dato che si pronuncia più o meno nello stesso modo la battuta l’hanno capita in pochissimi.


“Working sleep”

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15 risposte a Il terribile ritorno del “Working Sheet”

  1. Enza Graziano ha detto:

    Non conoscevo questo working sheet… o shit 😂

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  2. Vittorio ha detto:

    ci sono passato anni fa, quando la direzione decise di avviare un progetto di revisione dei processi e delle competenze.
    il risultato fu una bolla di sapone perchè nelf rattempo il mercato industriale è cambiato, chi aveva competenze particolari ha lasciato l’azienda e soprattutto sono cambiati i direttori
    per far crescere professionalmente una persona ci vuole tempo e fatica. delegare questa fase ad un semplice organigramma serve a ben poco

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Idem da noi.
      Pianificare su carta non serve a nulla.
      Prendi i dipendenti, fagli fare dei corsi intensivi, e lì sorge la nuova figura professionale. A patto che la persona sia predisposta per il compito: inutile insegnare a me il marketing, dato che sono negato in questo settore.

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      • Vittorio ha detto:

        la politica del “tutti sanno fare tutto” non porta a buoni risultati tranne che uno: non dover pagare per il valore della specializzazione/capacità dei singoli
        si azzerano i valori

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  3. Paola ha detto:

    Tanto x non farci mancare nulla vero?

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  4. Mai provato….ma mi pare proprio una ca….volata

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  5. Neogrigio ha detto:

    le aziende spesso organizzano gran cavolate spendendo soldi inutili che potrebbero finire nelle tasche dei lavoratori, premiandoli. In quel caso li sarebbero utili visto che i dipendenti soddisfatti lavorano di più e meglio

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