Saturday Pop. “Un Disco Per l’Estate 1994”. Glam con Pete Burns: “Sex Drive”. Pet Shop Boys: “Go West / Liberation”.

Una serata di musica con una lunga serie di canzoni tra le mie preferite.
Una serata di musica presentata da Claudio Cecchetto con la partecipazione dei miei cantanti preferiti in assoluto.
Una serata di musica trasmessa da Riccione in prima serata su Rai 1 in “Eurovisione”.
Una serata di musica imperdibile.
Peccato però che io me la sia persa.
Ma partiamo dall’inizio.

Chi mi segue, sa ormai perfettamente che:
– sono un fanatico di musica e di dischi
– sono stato follemente innamorato (musicalmente) del cantante Pete Burns e del suo gruppo, i “Dead or Alive”
– letteralmente adoro i Pet Shop Boys, mio gruppo musicale preferito in assoluto, di cui ho una collezione di dischi interminabile

Ebbene quella sera vennero trasmesse moltissime canzoni che mi piacevano. C’erano i Blur con “Boys & Girls”, Corona con “The Rhythm of the Night”, Jovanotti con “Serenata Rap”, i Roxette con “Sleeping in my car”, e molti altri ancora.
Ma soprattutto c’erano sia Pete Burns che i Pet Shop Boys.
Eppure io mi persi la serata, che avendolo saputo mi sarei videoregistrato e riguardato 100 volte.
Uscii con gli amici, forse c’era una tipa che mi piaceva cui facevo il filo, non ricordo. Fatto sta che tornato a casa mi resi conto di essermi perso una serata di musica davvero unica.

I “Dead or Alive” avevano avuto un calo di successo, la formazione originale si era sciolta, e non c’erano avvisaglie di un loro ritorno discografico imminente. Il cantante Pete Burns, tuttavia, venne incluso in un progetto musicale chiamato “Glam”, che proponeva la stessa musica “dance” e “hi-nrg” che contraddistingueva la produzione discografica dei “Dead or Alive”.
La canzone con la quale si presentarono ad “Un Disco Per l’Estate 1994” fu “Sexdrive”, che ebbe un successo in Italia davvero incredibile, e che davvero avrebbe spopolato, nel giro di poche settimane, in ogni discoteca.
Il ritorno di Pete Burns sul palco fu davvero incredibile e per certi versi sconvolgente.
Da questo look con il quale era divenuto famoso:

Si passò a questo look, a mio avviso fantastico (immagini prese dalla TV e quindi di bassa risoluzione):



Poco carina la battuta di Cecchetto: “lui è proprio Pete Burns, non sua sorella”.

La collaborazione tra Pete Burns ed i Glam durò lo spazio di questa canzone, lasciando comunque il segno per una della canzoni da discoteca più ballate di tutti gli anni ’90.

Poco dopo entrarono in scena i “miei” Pet Shop Boys, che stavano promuovendo il loro nuovo album “Very”, primo in classifica nel Regno Unito.
Cantarono addirittura 2 canzoni, la più celebre “Go West”, cover di un vecchio brano dei Village People, e Liberation, più lenta e con un arrangiamento delizioso.
Tra l’altro i Pet Shop Boys sfoggiarono anch’essi un look tutto nuovo, completamente vestiti di bianco, con tunica e fez in testa.

Immagine a bassa risoluzione presa dalla TV:

Una serata che, avendolo saputo, non mi sarei mai voluto perdere.
Ma che invece mi sono perso.

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13 risposte a Saturday Pop. “Un Disco Per l’Estate 1994”. Glam con Pete Burns: “Sex Drive”. Pet Shop Boys: “Go West / Liberation”.

  1. Ehipenny ha detto:

    Dovresti conoscere mio padre allora, anche lui adora i Pet shop boys 😀

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  2. wwayne ha detto:

    Oggi viviamo in una società ossessionata dal politicamente corretto, quindi una battuta come quella di Cecchetto avrebbe scatenato un’immediata e furiosissima bufera social, con migliaia di twittatori a chiedere in coro il siluramento del conduttore. A quei tempi invece anche delle battute molto più pesanti di questa passavano in sordina: non solo perché non c’era la stessa attenzione al linguaggio, ma anche perché fare battute sui gay o addirittura attaccarli non era socialmente condannato. Casomai erano i gay ad essere socialmente condannati, e quindi attaccarli veniva considerata un’azione innocua quanto bere un bicchier d’acqua o comprare il pane dal fornaio.
    Oggi i tempi sono cambiati in meglio, ma anche in peggio. Intendo dire che è giusto non attaccare nessuno per il suo orientamento sessuale, ma non è giusta (ed è anche molto irritante) questa tendenza a voler mettere la museruola alla gente, imponendole un linguaggio politicamente corretto e quindi costringendola a parlare con termini cauti e neutri anche in situazioni in cui non sarebbe assolutamente necessario.
    Ho preso coscienza di questo 8 anni fa, quando frequentai un corso di Storia medievale all’università. Il professore che lo teneva confrontava il linguaggio dei documenti politici medievali con quello odierno, e ci faceva notare che rispetto ad allora oggi si tende a sfumare tutto, ad evitare espressioni forti, ad usare molti eufemismi, a cercare di essere politicamente corretti anche quando si potrebbe tranquillamente dire pane al pane e vino al vino. Invece di dire brutto, diciamo quasi bello. Invece di dire vecchio, diciamo non più giovane. Invece di dire orrendo, diciamo non riuscito.
    Tendiamo sempre a morderci la lingua, a reprimerci nel nostro modo di parlare e di scrivere anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno.
    Questo è molto pericoloso, e cerco di spiegarti perché. Ogni persona ha dentro di sé una certa dose di aggressività: è legittimo (anzi è doveroso) impedire che possa sfogarla fisicamente, ma almeno verbalmente la libertà di sfogarla gli va concessa. Se invece gli si impedisce di sfogarla anche solo verbalmente tappandogli la bocca con il politicamente corretto, a quel punto gli si creerà dentro una rabbia repressa che poi esploderà tutta insieme, e in maniera infinitamente peggiore di quanto non sarebbe successo se gli fosse stato permesso di parlare fuori dai denti senza che gli altri lo facessero sentire uno screanzato. Sei d’accordo?

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Ho un amico (amicissimo) di colore, nato in Camerun. E’ lui il primo a dirmi, ridendo “oggi ho lavorato come un negro”. E giù risate. Però sarebbe diverso se uno gli dicesse “sei un negro” perché nel dirlo, utilizzeremmo la parole con intenti offensivi, e non ironici.

      Certo, il “politically correct” andrebbe un po’ circostanziato..
      Anni fa, in una partita di calcio, un giocatore disse “faccia di merda” ad uno di colore, il quale si sentì giustamente offeso. Il difensore ebbe a dire che l’offesa non era legata al colore della pelle, ma che era una offesa che avrebbe detto anche ad un “bianco” la stessa offesa. Ecco, dunque: non si possono fare le pulci, e andrebbe preso tutto “cum grano salis”.

      La battuta di Cecchetto non mi piacque “allora” ma ora a riascoltarla mi fa sorridere, perché non era offensiva; era solo una battuta.

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      • wwayne ha detto:

        Hai detto bene, va valutato anche l’intento con cui viene pronunciata una frase controversa. Ma a questo fattore non viene mai data grande importanza, perché altrimenti chiunque potrebbe dire “Volevo solo fare una battuta”, oppure “Non volevo offendere nessuno”. Grazie per la risposta! 🙂

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  3. Chef V. ha detto:

    un artista che per gli anni in cui ha vissuto ne ha tristemente risentito per voler essere sè stesso👎
    poi si dice che viviamo in una società civile🤷‍♂️

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  4. Nonna Pitilla ha detto:

    abbaiamo gusti un po’ differenti, ma piacevole sì

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  5. silvia ha detto:

    Capita, buon fine settimana.

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  6. Purtroppo capitava anche questo….di non sapere di un evento televiso e di perderselo….oggi come oggi grazie all’avanzare della tecnologia è difficile, pubblicità, tv replay etc etc

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