Il Barone Rosso

Oggi il colore rosso lo vediamo in relazione ad un personaggio storico.

E pensare che il più grande mito della aviazione tedesca di tutti i tempi aveva iniziato la carriera militare come ufficiale di ricognizione di cavalleria, ruolo che ricoprì all’inizio della I Guerra Mondiale.
Manfred von Richthofen, nato nel 1892 a Breslavia (Prussia), aveva la vocazione per la carriera militare. Il padre era stato ufficiale di fanteria, il fratello sarebbe diventato anche lui aviatore, e lui sin da giovane entrò nella scuola per cadetti per poi passare alla “Reale Accademia Militare” prussiana.
Fu accolta solo nel maggio del 1915 la sua richiesta di entrare nella Luftstreitkräfte, l’aviazione tedesca, e dopo un breve periodo di addestramento e di ruoli di ricognizione, iniziò i combattimenti aerei ancor prima di sostenere gli esami da pilota.
Conseguì il brevetto alla fine del 1915, ed iniziò la sua carriera come pilota da caccia nella primavera del 1916.

Il suo primo abbattimento, un aereo inglese, avvenne nel settembre del 1916, e fu il primo di una lunga serie.
Nel giro di breve tempo il suo nome divenne famoso in Germania e rispettato e temuto dalle forze nemiche.
Essendo di origini nobili (la famiglia Richthofen deteneva il titolo di “Freiherr”, titolo di nobiltà spesso tradotto come “barone”), ed avendo dipinto di rosso il proprio triplano Fokker Dr.I, Manfred in breve tempo venne soprannominato “Rote Baron”, “Barone Rosso”.


L’aereo originale in una foto in bianco e nero


Ricostruzione dell’aereo del Barone Rosso

Asso dell’aviazione ed eroe nazionale, il Barone Rosso vinse ben 81 combattimenti aerei, oltre ad altre vittorie non conteggiate perché l’aereo abbattuto era precipitato oltre il confine di guerra (se l’aereo abbattuto cadeva in territorio alleato non ne veniva conteggiato l’abbattimento).
Venne ferito alla testa in combattimento il 6 luglio 1917 e fu sottoposto a più operazioni per rimuovere le schegge ossee. Tornò a volare contro i pareri medici, ma interruppe il servizio per alcuni mesi subito dopo.
Si pensa che la ferita avesse causato danni permanenti: in seguito soffriva spesso di nausea e mal di testa post -volo, nonché di un cambiamento di temperamento. Qualcuno azzardò una teoria che collega questa lesione con la sua morte.
Durante i 2 mesi di convalescenza scrisse anche un libro, evidentemente influenzato dalla propaganda militare, ed iniziò a circolare una diceria secondo la quale si temeva che la sua morte sarebbe stata un duro colpo per il morale del popolo tedesco. Per questo motivo gli venne offerto un ruolo a terra, che Manfred ovviamente rifiutò.

L’ultima sua missione lo vide in volo nelle Somme (regione nel nord della Francia) affiancato dal cugino Wolfram von Richthofen, ma durante una manovra difensiva si trovò a volare troppo basso e venne colpito dai proiettili sparati dalla trincee nemiche.
Il suo triplano atterrò intatto (in seguito depredato dai cacciatori di souvenir), ma il Barone Rosso riuscì solo a dire “Kaputt” prima di morire.
Era il 21 Aprile 1918, e Manfred von Richthofen non aveva ancora compiuto 26 anni.


Tomba di famiglia

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13 risposte a Il Barone Rosso

  1. The Butcher ha detto:

    Una storia veramente interessante su un personaggio altrettanto affascinante. Certamente un personaggio che è entrato nell’immaginario collettivo e che ha incuriosito molti.

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  2. massimolegnani ha detto:

    affascinante storia. Morto giovane ma il suo mito è giunto intatto fino a noi, forse anche grazie a snoopy 🙂
    l’unico fratello di mia nonna, pioniere dell’aviazione militare italiana, non fece in tempo a diventare famoso, morì in un tentativo di atterraggio di (s)fortina), l’aereo si infilzò di punta nel terreno come una freccetta nel bersaglio.
    ml

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  3. quarchedundepegi ha detto:

    Conoscevo questo personaggio, ma non così bene come l’hai raccontato tu.
    Bravo.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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  4. Interessante, non conoscevo così approfonditamente la sua storia

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  5. silvia ha detto:

    Conoscevo la fama ma non la storia, interessante, buona serata 🙂

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  6. Paola Bortolani ha detto:

    Per me è e sarà sempre Snoopy

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