Il lago d’Aral

Per me la Geografia non era solo una materia scolastica ma rappresentava il modo più diretto per conoscere il mondo. Sin da piccolo leggevo ed approfondivo tematiche legate alla Geografia, sia fisica che politica, chiedendo come regali libri/atlanti/manuali che dessero sfogo a questa mia curiosità.
Imparavo a memoria nomi di città, nazioni, monti, fiumi, laghi, mari, sapendo collocarli con precisione sulle cartine geografiche.
Studiai i maggiori laghi del pianeta e ne imparai i nomi, ed uno dei più vasti per superficie (il 4° al mondo per ordine di grandezza) era il Lago d’Aral.
Era.
Perché, come chiaritomi da un bellissimo documentario su Focus TV, questo lago ora è diventato piccolissimo ed è forse destinato a scomparire dalle carte geografiche. Ed io sono indignato, perché è incredibile come l’uomo possa danneggiare così gravemente la natura ed il mondo in cui vive.
Gli errori compiuti sono stati numerosi.

Tutto iniziò negli anni ’60 quando la politica agricola dell’URSS previde la nascita forzata di enormi piantagioni di cotone ed, in via secondaria, per l’incremento delle colture cerealicole.
Nella zona tra il Kazakistan e l’Uzbekistan i due fiumi affluenti del Lago d’Aral vennero deviati per l’irrigazione massiccia dei territori scelti per la coltivazione del cotone, di fatto sottraendo l’acqua al Lago.
L’impatto ambientale e sociale fu disastroso per vari motivi:
– flora e fauna lacustri decimati
– industria peschiera (di cui viveva tutta la popolazione del luogo) rasa al suolo
– inquinamento del territorio agricolo a causa dell’uso indiscriminato di diserbanti e pesticidi
– incremento esponenziale di malattie respiratorie e renali per gli abitanti di queste zone
– scoperta tardiva che la forza-lavoro necessaria per le piantagioni di cotone era superiore a quella necessaria per la pesca
– dispersione dell’acqua prelevata dai fiumi con percentuali superiori al 50% a causa della costruzione troppo sbrigativa dei canali di irrigazione
– inutilizzo del sistema di rotazione delle colture e conseguente impoverimento del suolo, da cui ancora maggior uso di fertilizzanti chimici
– salinità dell’acqua del lago sempre crescente, e conseguente mancato rimescolamento delle acque da cui una ancora maggiore evaporazione di quelle rimaste
– creazione di una superficie di migliaia di KM2 di sabbia salata non fertile e completamente inutilizzabile a causa del ritiro dell’acqua del Lago, con un grave errore di valutazione da parte del Ministero dell’Economia che prevedeva invece la formazione di acquitrini e di zone paludose riconvertibili all’agricoltura

In pratica si parla della completa rovina di un ecosistema.
Non si tornerà più indietro: sono stati scoperti giacimenti di gas nel sottosuolo del Lago e dunque l’idea di ‘rimpolpare’ d’acqua il Lago tramite nuovi canali provenienti dal fiume Ob sono stati definitivamente abbandonati.
Fortunatamente negli ultimi anni la dimensione del lago, passato da 68mila a meno di 5mila KM2,

si è stabilizzata grazie ad un canale che proviene da uno degli ex affluenti, e la flora marina è stata reintrodotta permettendo una timida ripresa della pesca.
Restano le carcasse di navi arrugginite in mezzo al deserto, insieme a vecchi serbatoi contenenti residui industriali pericolosi e forse radioattivi, ed una enorme sensazione di sconfitta per tutti coloro che amano il pianeta e non si rassegnano a vedere questo tipo di
disastri ambientali.

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39 risposte a Il lago d’Aral

  1. Vittorio ha detto:

    l’approvvigionamento dell’acqua sarà uno dei problemi che le prossime generazioni dovranno affrontare
    la quantità di acqua che usiamo per bere e lavarci è una parte infinitesimale del consumo mondiale. anche per produrre plastica, l’inquinante per eccellenza dei mari, si usa molta acqua
    in qualche modo bisognerà trovare una soluzione

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  2. Anch’io quando passo con l’autostrada nella piana del Fucino, non posso fare a meno di ricordare che lì c’era un bel lago e il castello di Celano vi si affacciava. Ora ci si coltivano patate e barbabietole e ha un clima pessimo.

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  3. Paola Pioletti ha detto:

    Io avevo 2

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  4. Raffa ha detto:

    Su questo siamo diversi. Ho sempre odiato la geografia e la studiavo il minimo indispensabile. Infatti sono di un’ignoranza abissale.

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  5. silvia ha detto:

    Non mi è mai piaciuta la geografia, ma qui siamo più nella geologia che è sempre interessante. Purtroppo l’acqua è un bene prezioso e non ci si accorge di quanta ne sprechiamo inutilmente.

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  6. Cooking Dona ha detto:

    Sono totalmente sconcertata, cercherò il documentario in questione. Mi ha molto colpito ciò che hai scritto, ovviamente non in positivo e mi domando una volta di più, che mondo stiamo creando per i nostri figli e nipoti.

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  7. endorsum ha detto:

    incredibile… non possiamo continuamente tagliarci le gambe…

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  8. vittynablog ha detto:

    Quante cose terribili ha fatto l’uomo a questo pianeta…. 😦

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  9. Paola Bortolani ha detto:

    Per me, che ho un nipotino, queste notizie sono come coltellate. Conto sui giovani attuali, sperando che non facciano gli errori che ha poi fatto la mia generazione

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  10. marisasalabelle ha detto:

    Non so come facciamo a fare tanti danni… siamo veramente una specie infestante!

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