Plastic City

I miei esordi con i “mattoncini”, negli anni ’70, non riguardarono i Lego, ma i Plastic City.

Si trattava di mattoncini molto semplici, simili ai “Lego Duplo”, ma molto meno costosi.
Venivano fabbricati in Italia dalla azienda “Italocremona”, che al tempo vendeva anche bambole dai nomi fantasiosi, tipo “Ciralina” o “Le Formaggine”.


Alcune “Formaggine”

Col tempo i mattoncini della serie Plastic City migliorarono di forma e qualità, arrivando a somigliare molto ai Lego.

Ma il vero punto di forza dei Plastic City furono la serie “Historic” che, grazie a pezzi molto particolari di forma arrotondata, permettevano di costruire bellissimi castelli.

Sebbene fossero meno particolareggiati dei Lego, i Plastic City Historic avevano il punto di forza nei pezzi arcuarti, che nei Lego anni ’70 e ’80 (ma anche anni ’90) mancavano quasi completamente. Gli omini della Plastic City erano molto simili a quelli della serie Playmobil, anche se in effetti un po’ meno belli.

A me piaceva costruire castelli con moltissime torri, ed è un peccato che non abbia foto di quel periodo, perché in effetti ci giocavo per interi pomeriggi insieme agli amici.
Devo averli ancora da qualche parte, forse in soffitta a casa di mio padre.

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43 risposte a Plastic City

  1. Vittorio ha detto:

    avevo i plastic city. usavo un “bidone” del detersivo come magazzino.
    quando avevo voglia di giocarci, svuotavo il bidone a terra e iniziavo a montare qualcosa.
    poi prendevo i soldatini e iniziavo la battaglia

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  2. Enri1968 ha detto:

    Sempre belli i mattoncini

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  3. Topper Harley ha detto:

    Anche io non avevo i Lego ma questi non li ricordo. Ricordo i Playmobil. Avevo invece dei mattoncini che a casa chiamavano “costruzioni” (“vai a giocare con le costruzioni” mi dicevano!) che erano di qualità mediocre ma che mi piacevano tantissimo.

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  4. Raffa ha detto:

    Io adoravo giocare con le costruzioni e ho trasmesso la passione alle mie figlie, che da bambine ci hanno giocato parecchio.

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  5. luisa zambrotta ha detto:

    I miei figli ne avevano di ogni tipo…

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  6. Ricordo questi, io però, grazie agli zii negozianti, ho avuto Playmobil e poi Lego. Io e mio fratello trascorrevamo ore a giocare con i mattoncini, io poi facevo megamondi infilandoci il villaggio dei Puffi e la casa di Barbie 🤣🤣🤣

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  7. vittynablog ha detto:

    Oggi certi giochi possono valere parecchio. Ti immagini che meraviglia se fossero nella soffitta di tuo padre ? A proposito, è guarito dal Covid? Spero di si!!! 🙂

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  8. 2010fugadapolis ha detto:

    Roba forte ! Ne avevo una discreta quantità, penso in percentuale più “Plastic City” che “Lego”. La cosa che mi faceva più imbestialire è che non c’era verso di usarli insieme: non “combinavano” nemmeno a forza (e si che ci ho provato), ma erano assolutamente incompatibili. Comunque ci ho fatto di tutto, compresa una “casa” per le lumache ed una tana per il criceto: per le lumache ok, nel caso del criceto avevo sottovalutato la sua capacità di “comprimersi” ed avevo fatto le finestre un po’ troppo grandi 🙂 Per fortuna era un criceto “intelligente” e dopo un primo attimo di panico l’ho ritrovato fuori dalla sua gabbietta che spingeva per rientrare.

    Comunque erano giochi che “spaccavano”, non c’è che dire. E le lavagnette della Quercetti con in pioli colorati ? Ne vogliamo parlare ?

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    • Kikkakonekka ha detto:

      I “chiodini”?
      Non li sopportavo. Davvero.

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      • 2010fugadapolis ha detto:

        Ho scoperto col tempo che erano ottimi proiettili per la fionda 😉

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        • Kikkakonekka ha detto:

          Dovevi prendere il DAS, farne una palla di circa 3 cm di diametro, incastrare dentro una dozzina di “chiodini” in modo che avessero la punta verso l’esterno, poi seccare ed indurire il DAS in freezer in modo che diventasse duro.
          In questo modo potevi avere una “simil” sfera chiodata, che con la fionda poteva diventare una vera arma da guerra.

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          • 2010fugadapolis ha detto:

            Forte, ma troppo sbattimento 😀
            In tema di armi, il top dalle mie parti dai 7 ai 10 anni era costituito da:
            60 cm di cannuccia di plastica da 7mm di diametro interno (acquistabile presso negozi di animali – all’ epoca “uccellerie” – perchè sono quelle che si tagliano a misura e si incastrano nelle gabbie per far posare gli uccellini);
            0,5 Kg di stucco per vetri (dal vostro ferramenta di fiducia, pochi spiccioli).
            Poi, si ammappazzava tutto lo stucco attorno alla zona centrale della cannuccia (faceva da impugnatura) e se ne prelevava la quantità necessaria a fare una pallina che entrasse perfettamente nell’ imbocco della cannuccia.
            Dopodichè era solo una questione di fiato: con una potente immissione di aria, a mò di sputacchiata ma senza sputo, la cerbottana così costruita era capace di lanciare la pallina di stucco a distanze considerevoli. Lo stucco, nel viaggio fino al bersaglio, riusciva anche ad indurirsi un po’, con effetti devastanti. Ricordo vistosi segni rossi in rilievo su braccia e gambe. Micidiale.

            Dopo i 10 anni imparai invece a modificare le pistole ad aria compressa (tipo “Condor”) che normalmente sparavano innocui cappuccetti di gomma. Questa è più complicata:
            La canna di queste pistole all’ interno presentava delle “sbavature” di metallo fatte apposta per non far passare nulla di rigido: funzionava infatti solo con i gommini di cui sopra.
            Scoprii però che (simulando l’ incamiciatura di canne per cambiare calibro alle pistole vere), era possibile inserirci un pezzo (la parte interna) di quei bastoncini a molla con le punte all’ estremità che servono per attaccare le tendine al telaio delle finestre. Caso vuole che quei bastoncini, metallici e perfettamente cilindrici, abbiano un diametro interno di 4,5mm. Fatto questo, era solo da acquistare una scatoletta di “piombini” per le carabine ad aria compressa vere (allora li davano anche ai ragazzini, oggi ti guardano storto anche se sono legali, è il progresso).

            Ultimissima cosa, si smontava la molla interna del pistoncino che caricava l’ aria e la si “tirava” un po’ stando attenti a non deformarla: questo dava un po’ di potenza in più alla pistola. Ecco trasformato un giocattolo in un’ arma capace di trapassare una lattina (vuota) anche a 5 metri di distanza. Anche se i bersagli preferiti erano le custodie delle audiocassette: davano soddisfazione perchè si spaccavano in parecchi pezzi e volavano via.

            Poi ho cominciato con le armi vere, ma questa è un’ altra storia… 😉

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            • Kikkakonekka ha detto:

              Anche noi giocavamo con le cerbottane, il quartiere era diviso in due fazioni, e ci “combattevamo” con scaramucce di ogni tipo. Ma le nostre erano semplici cerbottane a stoppini di carta, c’era chi li faceva rotondi, chi a cono appuntiti.
              Noi eravamo capitanati da Anna, una ragazzina molto maschiaccio che detestava apertamente i ragazzi dell’altra fazione.

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  9. gaberricci ha detto:

    Ti posso assicurare che hanno resistito fino ai primi anni Novanta, perché sono abbastanza sicuro di averci giocato anche io!

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  10. marisasalabelle ha detto:

    Ho avuto sia i Lego che i Plastic city, ma devo confessare che la qualità dei Lego è nettamente superiore. Quando ero piccola io, invece, i Playmobil non esistevano ancora

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  11. Ma sai che forse li avevo anche io? Italocremona mi dice qualcosa… Di certo non erano i Lego, perché quando si incastravano erano dolori. 😄😄

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  12. Paola Bortolani ha detto:

    Il mio nipotino gioca tantissimo con i Duplo. Cercherò i Plastic City, chissà

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  13. E perché non ha fatto l’architetto ?

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  14. Neogrigio ha detto:

    Io giocavo con i Lego

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