Rischio d’impresa

L’economia moderna ha stravolto il significato di “rischio d’impresa”.
Nel suo significato originale significa che l’imprenditore, investendo il proprio denaro, rischia di perderlo se le cose vanno male, ma il rischio viene ripagato dai guadagni (anche elevati) quando le cose vanno bene.
Ora non è più così: il rischio d’impresa viene di fatto girato sulle spalle del dipendente/collaboratore. Se le cose vanno bene il guadagno è dell’imprenditore, se le cose vanno male il dipendente/collaboratore viene messo in cassa integrazione, licenziato, o non gli viene rinnovato il contratto. Il datore di lavoro viene sempre tutelato, chi lavora quasi mai.
Per non parlare poi dei contratti dei dipendenti/collaboratori: bassi, a tempo determinato, con sempre minori garanzie e diritti.
Tuto questo è concettualmente sbagliato e socialmente vergognoso.

[ho ovviamente semplificato il messaggio, in nome della sintesi, ma il concetto è comunque questo e la situazione è sotto gli occhi di tutti]

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78 risposte a Rischio d’impresa

  1. Vittorio ha detto:

    la sintesi è quella che hai scritto.
    la macroeconomia mondiale è gestita da società in cui il concetto del profitto supera di posizione quello della dignità del lavoro.
    i salari come i contratti capestro sono solo una delle tante conseguenze, così come il clima

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  2. wwayne ha detto:

    Anche secondo me il contratto a tempo determinato andrebbe abolito. Da quando è stato inventato, ha costretto un’intera generazione (la mia) a convivere con la tremenda angoscia di non sapere cosa ne sarà della tua vita di qui a 6 mesi, e a ricominciare da zero ogni volta che ti scade il contratto.
    Peraltro le conseguenze negative di quest’abominio non sono solo psicologiche, ma anche pratiche: se non hai la relativa certezza che ti entrerà in casa uno stipendio per i prossimi trent’anni non puoi comprare casa, sposarti, fare figli… in pratica non puoi costruire nulla di duraturo, e quindi è tutta la tua vita che diventa precaria, non soltanto il lavoro.
    Va detto che la politica ci ha provato a limitare l’uso del contratto a tempo determinato: alludo al decreto dignità di Di Maio, in base al quale un imprenditore può assumere un dipendente con quella tipologia di contratto soltanto una volta, poi o gli dà il posto fisso o lo mette alla porta. Purtroppo però gli imprenditori pur di non dare il posto fisso a nessuno preferiscono mettere alla porta il dipendente appena gli scade il contratto a tempo determinato, anche se ha lavorato benissimo: di conseguenza gli effetti pratici di questo decreto sono stati praticamente nulli.
    In pratica per la mia generazione l’unico modo per ottenere un posto fisso è vincere un concorso pubblico: al Meridione l’hanno capito da tempo, adesso anche al Nord e al Centro sempre più lavoratori stanno cercando di stabilizzarsi in questo modo.
    Forse l’unica regione d’Italia in cui questa tendenza non ha attecchito è la Lombardia. Essendo cresciuti nel mito di Silvio Berlusconi, i lombardi vogliono tutti diventare degli imprenditori di successo come lui, e si sentono dei falliti a fare i lavoratori dipendenti, sia nel pubblico che nel privato. Un lombardo può accettare di fare il dipendente a inizio carriera, ma poi vuole aprire una ditta, perché da quelle parti se non hai una ditta non sei nessuno.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Come dici giustamente tu, i contratti per stagisti e apprendisti, nel 95% dei casi alla scadenza vedono il ragazzo lasciato a casa, per assumerne un altro al suo posto e con gli stessi benefici fiscali. Una intera generazione che vive senza la possibilità di progettare il proprio futuro. Tutto vergognosissimo.

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      • wwayne ha detto:

        Un mio collega che lavora a Prato dice che anche i cinesi preferiscono essere imprenditori che dipendenti. L’ha scoperto perché una volta ha domandato a un suo alunno cinese cosa volesse fare da grande, lui gli ha risposto “Aprire una ditta”, e quando il collega gli ha chiesto di motivare questo suo desiderio ha risposto “Perché se non apro ditta non trovo moglie”. Evidentemente le donne cinesi e le loro famiglie non acconsentono al matrimonio se l’aspirante marito è un semplice dipendente. Sbagliando, perché in certi casi è più stabile la situazione di un dipendente rispetto a quella di un imprenditore: ad esempio, se lavori per lo stato puoi essere praticamente certo che il lavoro non lo perderai, se invece possiedi una dittucola puoi ritrovarti sul lastrico dall’oggi al domani.

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    • flowerlily00 ha detto:

      Il problema è che questa precarietà poi “obbliga” ad andare via per avere una vita dignitosa. Conosco gente più piccola di me che vive all’estero e si mantiene egregiamente da sola, con il proprio stipendio. Qui se non hai un buono stipendio non te ne vai di casa nemmeno a 40 anni, è assurdo. E’ proprio l’idea di fondo che è sbagliata, la mentalità che tanto hai i nonni, i genitori, gli zii,,, e ti offrono stage a 300 euro. Poi lavori, ma con contratto a tempo determinato.. e come fai a vivere così?? Non puoi mettere le basi per niente..

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  3. Mi trovi d’accordo ho anch’io l’impressione che ci siano sempre meno diritti e tutele per i lavoratori. È un discorso molto ampio… Io inizierei a far rispettare le leggi che ci sono tramite controlli ma non sono un’esperta in materia.

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  4. È il capitalismo sfrenato e sfacciato del terzo millennio… Lo vediamo chiaramente nel caos del trasporto aereo: i dipendenti sono stati licenziati senza pietà durante la pandemia e adesso quelli rimasti dovrebbero fare miracoli. Mentre managers e azionisti hanno come unico scopo il guadagno. L’unica via sarebbe una economia di solidarietà.

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  5. zipgong ha detto:

    Comunicazione di servizio: siete tutti licenziati.

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  6. paolapiolettiwriter ha detto:

    Come dici tu…. per me è un disastro che sembra non aver limiti

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  7. alicespiga82 ha detto:

    Senza contare che il continuo turnover di personale nuoce alla salute dell’azienda: se non c’è una stabilità umana, si fa il triplo della fatica a portare avanti progetti e nuove idee, rischiando il ristagno. I contratti di lunga durata andrebbero ripensati affinché non pesino così tanto sulle spalle degli imprenditori.
    PS: i contratti a termine non sono il male assoluto. In certi contesti sono tutto, come negli stabilimenti balneari, in contesto sportivo, nei ristoranti aperti solo per la stagione (invernale o estiva che sia). Andrebbero incentivati in quei contesti e bloccati in altri.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      I contratti di stage e di apprendistato garantiscono all’Azienda un risparmio elevatissimo, e il neo assunto ci rimette perché ha uno stipendio inferiore.
      Poi dopo 2 anni il contratto scade, ed al datore di lavoro conviene lasciare a casa il ragazzo e prenderne un altro al suo posto. Poco importa se deve partire da zero, a loro interessa solo risparmiare e guadagnare.

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      • alicespiga82 ha detto:

        Uno stipendio inferiore e nessuna garanzia. Non so se siano cambiate le cose, ma quando andai a vivere da sola (era il 2009), dovettero garantire i miei genitori perché io avevo un contratto a progetto. E non si parlava di comprare casa, ma di prenderla in affitto. Stesso discorso IKEA: per comprare i mobili a rate ci voleva un contratto a tempo indeterminato. Non so come sia adesso, ma allora per me fu amareggiate. Il tempo indeterminato arrivò, ma solo nel 2014! Se i miei genitori non avessero potuto garantire per me, avrei dovuto rinunciare alla mia indipendenza per ANNI.
        PS: nel mio lavoro precedente mi appioppavano sempre la stagista di turno da formare. Appena diventata indipendente (e quindi utile) era già ora di ricominciare da zero con quella nuova. Un’immensa perdita di tempo.

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        • Kikkakonekka ha detto:

          Lo vedo nei giovani di adesso: non possono pianificare il loro futuro perché hanno stipendi bassi (spesso bassissimi) e nessuna garanzia di assunzione. Spesso si trovano senza nulla in mano dopo anni di duro impegno, e questo accade perché le leggi permettono tutto ciò. Hanno fatto per decenni leggi che tutelano SOLO il datore di lavoro, e nulla per chi lavora.

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  8. 2010fugadapolis ha detto:

    Uhmmmm… qui si impone approfondita elucubrazione… Grazie Andrè, mi hai dato la spinta per il “pippone mentale” del venerdì. Aggiornamenti in giornata. 😉

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  9. valy71 ha detto:

    Mio marito ha una società e vi assicuro che la nostra vita è molto dura, praticamente impossibile negli ultimi anni.

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    • 2010fugadapolis ha detto:

      Altro motivo per elucubrare approfonditamente…

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Posso immaginarlo.
      Io lavoro… non posso dirlo, ma vedo i numeri della aziende. Dipende dal tipo di attività, ci sono settori in grave crisi, altri in lieve crisi, altri ancora che stanno andando molto bene.

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      • valy71 ha detto:

        Lui ha una srl, aveva un socio che mentre io stavo rischiando di morire, nel senso letterale della parola, ha detto a mio marito che doveva allontanarsi. Gli operai, pochi ma buoni, non li ha nemmeno avvertiti e noi ci siamo preoccupati anche per loro. Finora siamo riusciti a farcela, ma non hai idea di quanto sia dura avere ogni mese il terrore di non riuscire a sopravvivere. Ne hai sicuramente un’idea molto precisa, io sono sempre stata accanto a mio marito. I lavori ci sono, ma i materiali non arrivano, in altri periodi i lavori non ci sono oppure arrivano tutti insieme. Eppure ci assumiamo le nostre responsabilità e ci alziamo le maniche ogni giorno.

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      • valy71 ha detto:

        Che ci siano entrate o meno, le spese ci sono sempre. È diventata una vita di inferno, sono sicura che mi capisci, ma io resto al suo fianco, se affondiamo, lo faremo insieme. A volte provo sollievo per il fatto che non abbiamo figli, ma solo perché temo che non potremo garantirgli un futuro e sono certa che ti preoccupi per tuo figlio. Provo tanta tenerezza per i giovani, penso a tutti loro e alle mie nipoti che così giovani hanno anche perso la mamma. Sono questi i problemi più grossi con i quali mi misuro ogni giorno. Non sono l’unica, ma è davvero dura. Grazie per aver scritto questo post!

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  10. valy71 ha detto:

    Elucubrazione ed elucubrare sembrano i tuoi termini preferiti!

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  11. valy71 ha detto:

    Fai come credi, ma non ci trovo nulla da ridere!

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    • 2010fugadapolis ha detto:

      E chi ride. Anzi. Devi avermi frainteso (succede). Avviso appena partorisco l’elucubrazione, se ti va fai un salto a leggere…

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      • valy71 ha detto:

        Credo sia piuttosto facile fraintendere chi non si spiega, in ogni caso non è un argomento sul quale si possa scherzare!

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        • 2010fugadapolis ha detto:

          Valy, occhio che tu non hai idea di cosa si scatena quando mi si dice che non mi sono spiegato… c’è gente che dopo mi ha implorato di smettere di “spiegarmi” e se mi rivede mi dice che ha capito sulla fiducia. 😀
          Eheheheheh…

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          • valy71 ha detto:

            Senti io non ti conosco!

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            • 2010fugadapolis ha detto:

              Manco io, ma che problema c’è ? (No, dico davvero Valy, stamo carmi, che quando vedo i punti esclamativi mi preoccupo, poi arrivano le maiuscole e vai a sapere dove si finisce)…

              Allora, ricominciamo.

              Ciao, io mi chiamo Alberto, scrivo su un blog che si chiama 2010fugadapolis, commento qui da Andrea come te, forse da meno tempo di te.
              Quindi ora per quanto mi riguarda mi conosci. Per completezza, la mia faccia non è quella di una rana, ma la trovi in alcuni post sul blog sopracitato.
              A volte sono ironico, a volte volgarotto, a volte pesante, ma faccio tutto il possibile per stemperare queste mie caratteristiche usando faccine ed altri segni tranquillizzanti.
              Ciò premesso scusa se ti è sembrato che mi sia preso troppa confidenza, ma sono fatto così. Mi auguro che tu voglia fare un salto su FugaDaPolis dove peraltro ho scassato le palle a tutti con ben tre post di “approfondimento” a questo (l’ ultimo è di oggi): in questo modo potrai sincerarti che quando ho concordato sul fatto che non ci fosse niente da ridere dicevo sul serio.
              Spero di leggerti presto !

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            • valy71 ha detto:

              Ciao Alberto,
              io mi chiamo Valeria e sono calmissima, stamo carmi 😂😂😂 non è esattamente il mio linguaggio, anche se sono nata a Roma, tu di dove sei? Io uso normalmente punti esclamativi, non solo con te, ma sono una che scherza. Sicuramente hai avuto un approccio un tantino sfrontato, soprattutto in merito ad un argomento così scottante. Vienimi a trovare e poi verrò a farti visita. Spesso il mio blog fa le bizze, se vuoi ti rigiro il link. Nulla vieta che possa nascere un piacevole scambio di opinioni, sei un tantino irruento tuttavia. 😄😄😄 anche io utilizzo emoticon, ciaoooo, buona serata……🌱🌱🌱🌱🌱

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            • 2010fugadapolis ha detto:

              Oooh. Così si ! 😉
              (Continuando ad essere sfrontato)… ecco, aggiustalo ‘sto link che sò dù mesi che ce clicco sopra e nun esce gnente ! (Roma è la mia città elettiva, non sono romano, però. Anzi non lo so nemmeno io esattamente cosa sono da quel punto di vista).
              Torno serio. Davvero, ero curioso di passare da te, ma il link del tuo avatar mi rimanda ad una pagina d’ errore, credo sia WordPress che ogni tanto “svalvola”. Dimmi dove e faccio un salto volentieri. Nel frattempo se vuoi passa tu da noi (dico noi perchè non sono solo io), sul serio non c’è modo migliore di conoscermi che leggere – se non ti addormenti prima – quello che scrivo. E in ogni caso su FugaDaPolis trovi parecchia gente che conoscerai già, quindi spero possa sentirti un po’ “a casa”. E se ti va, tieni presente che è un Blog “aperto”, quindi è anche casa tua come di chiunque voglia entrarci.
              A presto !

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            • valy71 ha detto:

              Sì, bastava dirmi che non riuscivi ad accedere, comunque ti giro il link e verrò a trovarvi, sono una persona che ama scherzare, ma sono anche molto sensibile! A presto Alberto and company.
              Buona serata 😃😉

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    • 2010fugadapolis ha detto:

      OK. Ho elucubrato. Vado a bermi un litro e mezzo d’acqua che ho sudato parecchio. 😉

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  12. Centoquarantadue ha detto:

    Ci sono tante realtà diverse, dipende sempre dalle persone. Un mio amico aveva una piccola impresa di falegnameria, 20 dipendenti, di certo non era Berlusconi, comunque era il “padrone”. Purtroppo è andata in crisi perché non c’era più richiesta di quel tipo di manufatti, in più i materiali erano sempre più cari… La faccio corta: è stato costretto a chiudere, però si è indebitato con le banche per dare ai dipendenti tutto quello che gli spettava e ha cercato di ricollocarne più che ha potuto, perché non restassero per strada. Alla fine ci ha rimesso, però si è sentito a posto con la coscienza. Non tutti sono così.

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  13. Bergontieleonora ha detto:

    È uno schifo come vanno oggi le cose nel mondo del lavoro. Più sei potente, più guadagni e più hai le spalle coperte, mentre le povere persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese si ritrovano a dover fare costantemente dei salti mortali per riuscire a far quadrare tutto e se capita che vengono licenziate c’è il danno e la beffa, 🤦‍♀️.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Senza contare la stupida politica fiscale messa in atto da decenni.
      Con la famosa “rimodulazione delle aliquote IRPEF” di quest’anno, era stato detto che TUTTI ci avrebbero guadagnato: ebbene, io ci rimetto 5 Euro al mese. Pochi, ma ci rimetto. L’inflazione aumenta, io ci rimetto.
      Ma se uno guadagna (puro esempio) il doppio di me, con le nuove aliquote porta a casa 80 Euro in più al mese.
      Quindi chi è più ricco di me ha 1000 Euro in più all’anno, io invece ci rimetto.
      Dimmi tu…

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  14. Pingback: RISCHIO D’IMPRESA – UN’ ELUCUBRAZIONE. | 2010: Fuga da Polis

  15. flowerlily00 ha detto:

    Hai ragione da vendere!! quand’ero dipendente ho vissuto lo stesso problema.. e non è giusto, perché un lavoratore è comunque una persona, non un sacco di patate di cui potersi sbarazzare dall’oggi al domani.

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    • Kikkakonekka ha detto:

      Triste constatazione.
      Anche dove lavoro io, i giovani ragazzi assunti a progetto/stage/apprendistato non hanno alcuna garanzia di assunzione, e si trovano a vivere in mezzo alla precarietà.
      Anche mio figlio sta vivendo la stessa situazione…

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  16. gaberricci ha detto:

    In parte è conseguenza del fatto che l’impresa italiana ha storicamente investito poco su ricerca e sviluppo, ed è quindi rimasta indietro (infatti, se ci fai caso, il marketing ed anche la retorica spingono parecchio sull’aspetto “artigianale” del made in Italy, sulla bontà dei materiali, sulla ricercatezza del design… mai sull’innovatività o sulla forza dell’idea); di conseguenza, l’unico modo per mantenere (o magari aumentare) il guadagno del padrone è stato quello di svalutare il costo del lavoro… e Berlusconi in questo senso ha dato una mano a tutti i suoi “colleghi”, con cosine come la legge Biagi. Che è stata una legge sul lavoro così brutta che per farla accettare hanno dovuto darle il nome di un morto, che per altro la voleva sensibilmente diversa da come è invece stata approvata (perché, per esempio, nella sua visione c’era bisogno di parecchi ammortizzatori sociali in più).

    P.S.: hai scritto praticamente lo stesso articolo che io avevo in mente da tempo!

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  17. Pingback: IL LAVORO DIPENDENTE, OGGI. – TERZO PIPPONE | 2010: Fuga da Polis

  18. Paola Bortolani ha detto:

    Volevo scrivere più o meno quello che ha scritto gaberricci: chiedete a Berlusconi e ai sindacati quando c’era lui. Io le cose, allora, le vedevo eccome, e mi stupivo molto che tutti stessero ziti e passivi

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