Il laureato

Io sono contento di essere laureato perché ho avuto la fortuna ti studiare gli argomenti di cui ero innamorato: matematica e statistica.
La laurea è stata per me una soddisfazione unica, ma l’ho sempre considerata una conquista “personale” e non un fatto di cui vantarsi.
Proprio per questo motivo, io non parlo quasi mai del mio titolo di studio, non mi presento come “laureato”, e nelle mail lavorative evito il titolo di studio laddove molti colleghi si firmano sempre come “Dott. Rossi” e simili, che a me da parecchio fastidio, perché diventa titolo di vanteria e non più titolo di studio.

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Geografia pornografica

La lunga strada per arrivare alla desiderata meta.

Notevole anche il suggerimento di “Google Maps”: “Esplora Pussy”.

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Quella volta che… la bocciatura

(sottotitolo: io non sono una persona che odia, ma in questo caso il mio sentimento è molto simile)

Sono sempre andato bene a scuola, magari a volte (mi riferisco alle scuole medie) studiando poco, accontentandomi del voto ottenuto.
Alle superiori scelsi “Liceo Scientifico”, perché adatto ai miei interessi ed alle mie capacità, prime tra tutte la matematica.
Tutto molto bene fino alla II superiore.

Alla fine della II superiore cambiai Liceo, ambiente, compagni di classe. E successe un po’ di tutto.
Non legai con i nuovi compagni di classe, che facevano gruppo tra loro escludendomi a volte deliberatamente.
Non mi piacque l’ambiente, molto “freddo”, e non conoscevo molti ragazzi nemmeno delle altre classi.
Alcuni professori mi presero di mira, forse perché “nuovo”, adducendo il fatto che avessi una preparazione insoddisfacente nelle loro materie.
E poi iniziai ad avere problemi personali, credo tuttavia non legati a questi cambiamenti. Nonostante avessi solo 15-16 anni caddi in depressione, ed iniziai ad avere bisogno del supporto psicologico.
Persi molti giorni di scuola, ed iniziai ad avere valutazioni basse.

Nel 2° quadrimestre tentai il recupero, che in effetti credevo fattibile.
Mia madre andò a parlare con tutti i professori, e sulla base dei voti e dell’impegno, ricevemmo la promessa che sarei stato rimandato in 3 materie, che con tutta probabilità avrei recuperato a settembre.
Da una media dell’8 avuta in II, passare ad essere rimandato in 3 materie in III sarebbe stato un bell’insuccesso, ma con tutto quello che mi era capitato non appariva come un ostacolo insormontabile.
Ma il giorno in cui esposero i risultati mi accorsi di essere stato bocciato, con 5 materie insufficienti. Alcuni professori avevano mentito a me ed a mia madre.

Non ci rimasi male, e non piansi. Mi ero quasi tolto un peso di dosso.
Ma 2 professoresse si comportarono in modo falso ed ignobile nei miei confronti.
Sapevano che ero in difficoltà, ma sapevano anche che non ero uno stupido e che studiavo per recuperare. Ed in più mentirono.
Il 5 in Italiano non aveva alcun senso. Ricordo come fosse ieri un tema che scrissi in modo splendido, e che mi venne valutato “5” perché lei, la professoressa, “non lo aveva capito”.

Ma ancor peggio il 5 in matematica. No, dico: 5 in matematica. Io la matematica l’ho sempre adorata, mi sono laureato in Statistica! Eppure quella gran troia mi diede 5, immotivatamente. Vi giuro: ero più bravo di lei. Ma ero stato tanto assente, avevo poche valutazioni di cui le prime negative perché in effetti avevo saltato le lezioni. Ma alla fine avevo recuperato con voti alti, che evidentemente per lei non sono bastati a “salvarmi”.

Aneddoto.
3 anni dopo, in V Liceo, la stessa professoressa ci fece da supplente per un paio di settimane, e in un compito in classe mi diede 9. Mi ero accorto che non si ricordava di me, e mi fece pure i complimenti. Volevo sputarle addosso.

Insomma: venni bocciato. Io non ci credevo, i miei genitori non ci credevano, i miei amici non ci credevano.
Ma, giuro, quella bocciatura fu una enorme fortuna. Immensa.

Cambiai ovviamente i compagni di classe ed anche i professori, e mi ritrovai in una classe fantastica. Mi feci subito delle amicizie, che durano ancora oggi dopo 30 anni, e trovai professori bravissimi e, nei miei confronti, sinceri e comprensivi.
In particolare il professore di matematica, al quale avevo confidato tutti i miei problemi.
Per farla breve: con il prof di matematica mi sento ancora dopo tanti anni, per me lui è stato un faro, ed io l’ho sempre stimato ed ammirato.

La zoccola mi aveva bocciato con “5”, ed io l’anno dopo partecipavo con successo alle gare di matematica provinciali e regionali, arrivando ai primissimi posti. Evidentemente la mia valutazione fu approssimativa.

Ma, ripeto, quella bocciatura fu una enorme fortuna, e sebbene io nutra un sentimento di profonda disistima nei confronti di “quei” professori, sono pienamente consapevole che da lì iniziò per me davvero una nuova vita.
Un enorme grazie ai miei nuovi compagni di classe, ed un enorme grazie ai nuovi professori, in particolare quello di matematica, che mi diedero fiducia valutandomi con equità.

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Certezze ed incertezze

Io vivo di certezze, e lo faccio perché sono un insicuro.

Per questo motivo programmo qualsiasi cosa, vaglio anche i particolari più inutili in ogni ambito, per evitare di trovarmi di fronte a situazioni in cui la mia insicurezza possa prendere sopravvento.

Di conseguenza mi ritrovo spesso agitato e stressato, perché la ricerca delle certezze di fatto non avrà mai fine.

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Quando diedi ripetizioni di Fisica

Sebbene al liceo in matematica andassi molto bene (tanto poi da fare Statistica all’Università), i voti non erano altrettanto alti in Fisica.
Nonostante il professore fosse il medesimo, infatti, in Fisica arrancavo, raggiungendo il 6 tra enormi difficoltà.
Il prof. pensava che io non studiassi, ma non era vero. Si trattava di una materia che non amavo e non capivo, tutto qui.

Anni dopo, durante il periodo universitario, per mantenermi gli studi ed avere qualche soldino messo da parte per uscire con la morosa e gli amici, iniziai a dare ripetizioni di matematica per studenti delle superiori.
A me l’insegnamento è sempre piaciuto, credo che sarei stato un buon professore, ma la vita ha deciso diversamente.
Ho iniziato a collezionare studenti su studenti, con risultati spesso sorprendenti. Ho fatto promuovere ragazzi e ragazze demotivati e scoraggiati, che avevano un approccio sbagliato con la materia, che vedevano la “matematica” solo come un nemico. Facevo leva anche sul loro orgoglio, davo a loro degli obiettivi, facevo opera psicologica e motivazionale. Ricordo una lezione con una ragazza con la quale, per un’ora intera, non toccammo mai né libro né
quaderno, ma parlammo solo di approccio alla materia e dei problemi personali che lei aveva. Anche in quel caso il compito in classe andò bene.

Poi alcuni di questi studenti, tramite i loro genitori, iniziarono a chiedermi di fornire anche ripetizioni di fisica, oltre che di matematica, perché anche nei loro casi il prof. era lo stesso, ed i problemi sussistevano in entrambe le materie.
Per non “perdere” lo studente (che magari avrebbe trovato chi gli dava ripetizioni di entrambe le materie) accettai l’incarico ed iniziai a dare ripetizioni anche di fisica.
Piccolo particolare: non capivo quel che dicevo.
Accadeva quindi che il giorno prima io obbligassi i ragazzi a telefonarmi per dirmi l’argomento da spiegare e ripassare insieme, in modo da poter io stesso avere il tempo di studiarmi le pagine e provare alcuni esercizi.

Erano ore di ripetizioni stressanti all’inverosimile, perché spesso il discorso si ampliava ad argomenti che non conoscevo affatto o che – a suo tempo – non mi erano mai entrati in zucca, per cui spesso mi trovavo ad improvvisare.
Ma non andò male. Anche in fisica – come in matematica – non feci MAI rimandare nessuno, nemmeno coloro che provenivano dai voti più bassi.
Una bella soddisfazione per loro e per me.

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Un nuovo “Rinascimento”

A mio parere l’intera società attuale avrebbe bisogno di un nuovo “Rinascimento”, culturale ed artistico, per ricominciare ad apprezzare – se non proprio ad amare – il bello che ci circonda, e per riconquistare quella libertà di pensiero che ad oggi pare irrimediabilmente persa.

Un po’ meno tecnologia, un po più natura ed arte.
Meno schermi, più libri.
Meno PIL, più libertà.
Meno interessi personali, più uguaglianza sociale ed economica.

Quante forme di ignoranza nella società attuale, quante perdite di valori, quanta cecità, quanto odio inutile.

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Saturday Pop. Holly Johnson: “Legendary Children (All Of Them Queer)”

Il termine “queer” in inglese significa “diverso, eccentrico” ma viene utilizzato in modo dispregiativo con il significato di “finocchio, omosessuale”.
Se ne appropria Holly Johnson, ex cantante dei Frankie Goes to Hollywood, che sin dall’inizio della propria carriera artistica non ha mai fatto mistero di essere omosessuale.

“Michelangelo, Leonardo da Vinci, William Shakespeare, Nijinsky”

Lasciati i FGTH tra molte polemiche, in primis nei confronti della casa discografica, Holly inizia la propria carriera da cantante solista nel 1989, con l’album “Blast” trainato da ottimi singoli come “Love Train”, “Americanos”, “Atomic City” e “Heaven’s Here”.
L’album arriva meritatamente al 1° posto in classifica. Il suono più aggressivo dei FGTH lascia spazio ad un pop più morbido ed elettronico.

“Alexander the great, Tchaikovsky, Bernstein, Mahler, Liberace”

Subito dopo aver pubblicato il 2° album solista “Dreams That Money Can’t Buy” (1991), Holly Johnson scopre di essere affetto da HIV.
Non solo. Per sua stessa ammissione ritiene di avere vita breve.
Scrive una autobiografia (“A Bone In My Flute”) e scrive questa canzone dal titolo “Legendary Children (All Of Them Queer)” con la quale vuole in un certo modo
celebrare tutta una serie di personaggi famosi, della storia e dell’arte, di cui era nota la omosessualità.

“Andy Warhol, Johnny Ray, William Burroughs, Jean Genet, Isherwood”

Johnson intende dedicare questo brano a tutti gli omosessuali, ma intuendo che le case discografiche “major” lo avrebbero ostacolato in questo progetto, decide di affidarsi ad una piccola casa discografica indipendente tedesca, la Club Tools.

“Wilde, Capote, Auden, Jean Cocteau, Joe Orton”

La critica musicale ne apprezza il coraggio, e le recensioni sono molto positive sia dal punto di vista musicale (Music & Media: “Il sequenziamento del sintetizzatore da discoteca degli anni Settanta fa da sfondo a un tributo accattivante ad alcune celebrità omosessuali della storia”) sia dal punto di vista del messaggio (NME: “Questo favoloso disco senza dubbio incoraggerà migliaia di giovani ragazzi britannici sani e normali a vestirsi elegantemente e aggrapparsi alle palestre”).

“Legendary Children”, in effetti, è un invito al “coming out”, a non vergognarsi della propria omosessualità, a vivere la propria vita con coraggio.

“Mappelthorpe, Crisp, Keith Haring, Derek Jarman, Candy Darling”

Se la critica ha mediamente promosso il brano, non altrettanto buono è stato il successo commerciale, e la canzone entra in classifica solo nel Regno Unito ad una poco rispettabile posizione #85.
Abbastanza ignorato altrove.

Non l’ho ignorato io.
La canzone l’ho trovata bellissima e, per certi versi, commovente (mi riferisco in particolare alla “piano version”).
Perché?
Perché?
Perché essere omosessuali deve essere fonte di disagio e di vergogna?
Perché essere omosessuali significa emarginazione e derisione?

I tempi stanno “lentamente” cambiando (molto lentamente) e questi tipi di pregiudizio stanno altrettanto lentamente svanendo, almeno in certi ambiti.

“Hartman, Somerville, Dhiagalev, Nureyev
Little Richard, George O´Dowd, Divine, Cole Porter”

Nel finale della canzone Holly cita pure se stesso, autodefinendosi “fag”, altro termine offensivo traducibile con “frocio”.
Canzone coraggiosa.

“Holly… what a fag!”

Holly Johnson
Legendary Children (All Of Them Queer)
CD singolo
Anno: 1994
Casa discografica: Club Tools
Numero di catalogo: CLU 6045-5

1 Legendary Children (Radio Mix)
2 Legendary Children (Dances With Handbags)
3 Legendary Children (Saturday Night In Heaven Mix)
4 Legendary Children (London 12″ Dub)
5 Legendary Children (Rick’s Queer Piano Version)

PS Holly ha 60 anni, sta piuttosto bene, ogni tanto incide qualche brano e nel frattempo dipinge


Holly Johnson oggi


Mostra dei suoi dipinti

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Aeroporti: Courchevel International Airport (Francia)

Sei hai sempre amato le giostre ed in particolare le montagne russe, questo aeroporto fa al caso tuo.
Ci troviamo in Francia, sulle Alpi, a ridosso della località sciistica di Courchevel, ad una altitudine di poco superiore ai 2mila metri.
A causa della conformazione del terreno non è stato possibile costruire una pista pianeggiante, e nemmeno molto lunga (solo 525 metri).
La pendenza della pista varia lungo il suo tratto, raggiungendo una pendenza massima superiore al 18%. Si atterra in salita e si decolla in discesa.
Le difficoltà legate a questa pista non sono legate solo al suo saliscendi e alla sua brevità, ma anche al fatto che l’aeroporto non è dotato di procedure di avvicinamento strumentale (si vola a vista), non è omologato al volo notturno, e la zona montuosa attorno all’aeroporto rende i decolli ma specialmente gli atterraggi assai pericolosi, al punto che i piloti che vi atterrano devono possedere un particolare certificato di abilitazione.

Codice aeroporto: CVF
Nome Aeroporto: Altiporto Internazionale di Courchevel
Passeggeri transitati: 6mila (dati 2011)

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Il “cretino asintomatico”

Parliamo nuovamente dei cretini.
Il “cretino asintomatico” si differenzia notevolmente dal “cretino palese“, e forse è anche più pericoloso.

Il “cretino palese” è evidente che sia un cretino.
Ha l’aspetto del cretino, si comporta da cretino, dice cose cretine.

Due esempi.
Il primo esempio è il mio collega Achille, un “cretino palese” che sai riconoscere appena parla.
Uno che ha la 3° media ma si spaccia al telefono per Avvocato è un cretino. Uno che va al cinema per vedere “Blade Runner 2049” ma alla cassa si confonde e prende i biglietti per “Emoji – Accendi le Emozioni” è un cretino. Uno che inonda la casa di schiuma perché non sa fare la lavatrice è un cretino.
Achille è un cretino, di tipo “palese”.

Il secondo esempio è un politico che volutamente non nomino. Per capirsi: quel politico che dice che non mangerà mai più la Nutella in vita sua ma il giorno dopo si fa un selfie con un barattolo in mano, quel politico che afferma che chiudere per il lockdown è stata una sciagura e che comunque il “Covid-19” non era poi così pericoloso, quel politico che dice che non farsi dare gli aiuti economici dall’Europa sarebbe una beffa ma che dopo aver portato a casa un risultato storico a fondo perduto dice che era meglio non avere questi aiuti perché così diventiamo schiavi dell’Europa. Ecco, anche questo è un altro caso a mio avviso evidente di “cretino palese”.

Ma i “cretini palesi” lo sai che sono cretini, per cui ti aspetti da loro atteggiamenti cretini.
Di conseguenza, sai come proteggerti da loro, magari semplicemente non ascoltandoli.

I “cretini asintomatici”, invece, sono subdoli, perché hanno una certa rispettabilità, godono di autorevolezza nel loro campo, e tu non ti attenderesti da loro comportamenti o affermazioni gravemente cretine.

L’ultimo della serie è un artista di primissimo piano del mondo artistico e musicale: Andrea Bocelli. Un insospettabile.

Il Sig. Bocelli il 12 aprile si è reso protagonista di una importante iniziativa: all’interno di un Duomo di Milano completamente deserto, ha condotto “Music for Hope”, un concerto inteso come “canto di preghiera per l’emergenza pandemia”. Una stupenda serie di canzoni, che il tenore ha intonato con la consueta bravura, ottenendo quasi 3 milioni di visualizzazioni in diretta streaming, ed altre 25 milioni nelle ore successive. Un successo incredibile, dovuto alla bravura di Bocelli ed allo spirito per il quale questo concerto era stato allestito. Il vuoto che circondava Bocelli, il vuoto da “lockdown”, è stato da pelle d’oca.
Pochi giorni dopo, il 19 aprile, Bocelli ha anche partecipato a distanza al grande concerto “One World: Together At Home”, organizzato per raccogliere fondi contro il coronavirus.

Ecco, da uno come Bocelli, che ha intrapreso due iniziative di questo tipo, non ti attenderesti mai queste dichiarazioni rilasciate pochi giorni fa:
“le restrizioni mi hanno fatto sentire umiliato e offeso”
“devo anche confessare pubblicamente di aver anche in certi casi disobbedito volontariamente a questo divieto perché non mi sembrava giusto e non mi sembrava neanche salutare”
“si tratta di una cosiddetta pandemia”
“le cose non erano così come ci venivano raccontate”
“non conosco nessuno che sia finito in terapia intensiva, nessuno”

Classico caso di “cretino asintomatico”.
Tu non sai che hai a che fare con un cretino, fintantoché lui non si palesa come tale.
E’ un genere di persone pericolosissimo perché godono di autorevolezza, e quindi le loro affermazioni sono più “credibili” rispetto a quelle dette dai “cretini palesi”.
Ovviamente il giorno dopo si smentiscono da soli: nonostante le registrazioni audio e video loro dicono di essere stati fraintesi e le loro parole manipolate.

Ma l’unica cosa manipolata è la camera d’aria che tengono all’interno della loro calotta cranica.

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Racconti brevi: “La confessione”

Sono un dittatore.

Decido sulla vita delle persone, mi basta un gesto perché chi voglio venga fucilato.
Non ho più amici. Li odiavo. Erano invidiosi del mio potere. Ora sono confinati, alcuni sono morti di stenti, altri si sono suicidati.
Meglio per loro.
Il popolo mi ama, ma lo so che è una farsa. E’ tutto un gioco. Ma le regole le decido io.
Mi atteggio a potente, ma in realtà non lo sono.
Ho paura di me stesso. Non so parlare, i discorsi mi vengono scritti ed io li recito.
Non so amare. Ho una donna che mi affianca, tutti credono sia mia moglie o mia amante, ma in realtà io non provo nulla per lei.
E lei nulla per me.
Potrei farla fuori con lo schiocco delle dita, ma ho bisogno della sua presenza per farmi vedere sorridente mentre salgo sul mio pulpito.
Non sono ricco. Potrei esserlo, perché in effetti ho tutto ciò che vorrei. Ma questa non è ricchezza, questa è miseria d’animo, perché non so godermi i soldi, non so godermi il lusso, non so godermi la vita.
Non sono felice, la gente crede che io lo sia, ma è tutta una recita. La gente si genuflette davanti a me, ma a me queste persone fanno schifo. Lo fanno solo perché hanno paura, ma i loro sorrisi mi fanno solo vomitare.
Nulla mi rende felice. Sono debole, sono solo, sono povero.

Spero dentro di me che la gente si ribelli, che ci sia qualcuno che possa prendere coraggio, che impugni una pistola e me la punti addosso.
E mi auguro che spari.
Che mi uccida.

Solo così sarò finalmente libero.

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