Miao miao miao

MDM (Mia Dolce Metà) mi chiama: davanti a casa ha sentito uno strano miagolio, molto simile a quello tipico di Clash.
Iniziamo a girare furtivamente attorno ad alcuni cespugli, qualcuno sembra riconoscerci e ci chiama: “miao, miao!”.
Del tutto improvvisamente ci troviamo davanti al musetto di Clash.
Si fa catturare facilmente e lo portiamo a casa raggianti. E’ affamato, assetato, molto sporco, stanco e con tanto bisogno di una lettiera. Purtroppo è anche ferito, oltre che sporco. Appena avrò la possibilità lo porterò dal veterinario.

Ho detto al figlio: “il giorno più bello della mia vita è quando sei nato tu, ma quello di oggi è certamente tra i più belli”.

Sì, perché io Clash lo davo spacciato. Troppo freddo il clima notturno per un gattino abituato a riposare su una calda copertina. Troppo difficile procurarsi il cibo per un micio abituato ad avere i camerieri a tavola. Troppo complicato orientarsi per un felino da “interni” abituato solo alle pareti di casa.
Sono felicissimo di essermi sbagliato. Clash da noi è amato e coccolato: lo abbiamo adottato dopo un passato di maltrattamenti, lo abbiamo curato e messo in condizioni di avere una vita “normale”, e dopo la morte prematura di Birillo ci siamo affezionati a lui in modo speciale. Ho anche pregato per lui, forse sono stato ascoltato.

Desidero ringraziare tutti voi per la partecipazione al mio stato di preoccupazione, che mi aveva portato anche a ‘staccarmi’ per questo breve periodo dal blog.

E’ tornato Clash, sono tornato anch’io.

Grazie a tutti.

PS C’è stata una enorme partecipazione a livello di paese e di vicinato, non me lo sarei mai aspettato. Una sorta di mobilitazione per la ricerca del micio attraverso ricerche in “loco” e segnalazioni via Facebook. Fiducia nel prossimo ristabilita

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Miao miao

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Miao

Miao

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Il mio piccolo Clash

Il mio piccolo Clash ieri verso le 18:30 è caduto dal balcone e, terrorizzato, è scappato.
Io, MDM (Mia Dolce Metà) e il figlio Pietro lo abbiamo cercato fino a tardi, io ho saltato la cena e con la torcia elettrica ho percorso tutte le vie del quartiere, illuminando angoli, fossi, cespugli, rami.
L’ho chiamato a gran voce rendendomi ridicolo alle persone che mi sentivano o vedevano.
Con le lacrime agli occhi sono rientrato a casa congelato per poi rifare la perlustrazione stamattina.
Alle 6:30, con il buio ed il freddo più intenso, ho ripercorso i sentieri di ieri sera, con il cuore pieno di speranza, ma il cervello pieno di pessimismo.
Ho attaccato la sua foto con il mio numero di cellulare per tutto il quartiere, stasera farò volantinaggio.
Io AMO la mia famiglia più di me stesso, e Clash fa parte di essa.
Piango mentre scrivo.

A margine di questo: ho deciso di NON cambiare casa, nonostante una offerta arrivatami la scorsa settimana.
Scelta irreversibile già comunicata di persona un’ora fa alla Agenzia.

Non sono dell’umore giusto per proseguire con il blog, che da questo momento (tra l’altro con un boom di contatti) è da considerare sospeso fino a giorni migliori.

Andrea

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Quella volta che… la campanella

Prima superiore.
Fedele al mio orologio con il cronometro, mi accorgo che il suono della campanella per il cambio dell’ora è un po’ troppo preciso al centesimo di secondo per essere azionato manualmente. Evidentemente deve esserci un timer che regola la campanella ogni 55 minuti precisi.
Per questo motivo quando la prof di matematica dice di iniziare a fare un esercizio, io rimango impassibile perché la campanella stava per suonare entro 10 secondi.
La prof mi richiama: “ma tu Andrea non fai l’esercizio?”
Io non rispondo, ma guardando l’orologio faccio un breve conto alla rovescia “3…2…1…” e la campanella suona subito dopo.
Qualche compagno rimane un po’ sorpreso, la prof sorride ma mi avverte “non farlo mai più”.

La settimana dopo stessa scena, con l’esercizio di matematica da iniziare in classe e da finire a casa.
Io noto che mancano 30 secondi al suono della campanella, e inizio a perdere tempo per non iniziarlo.
Il mio compagno di banco mi invita a prendere in mano penna e quaderno per evitare di venire ripreso, ma io (scemo con mai) inizio a fare il conto alla rovescia con le dita.
“5…4…3…2…1…”

Fu un tutt’uno: campanella > prof che mi nota e si incazza > dal preside immediatamente

Una grande ramanzina, nota sul libretto, e figura di merda colossale.
Smisi di fare i conti alla rovescia.

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La laurea triste

Statistica non era per nulla facile come facoltà universitaria, ma io avevo una grande fortuna, ovvero la passione innata per la matematica e per i numeri. Il percorso non è stato semplice, ma sono arrivato alla tesi fuori corso solo di alcuni mesi.
Mollato dalla morosa storica un mese prima di laurearmi, chiesi ai miei genitori come regalo di laurea la possibilità di dare una grande festa e di poter invitare chiunque volessi. Acconsentirono, ed io in effetti invitai tutti i parenti, tutti gli amici d’infanzia, tutti gli amici universitari e anche tutti i compagni di classe del Liceo, con i quali avevo tenuto i contatti negli anni con amicizia ed affetto reciproco.
Non tutti gli amici invitati poterono partecipare, e meno male perché la casa dei miei genitori avrebbe avuto difficoltà ad ospitarli tutti, nonostante i due piani, il portico ed il giardino.

I compagni di classe vennero tutti, tranne uno.
Mancava Lorenzo.

Era morto due giorni prima dopo lunga malattia, ed il funerale si era svolto la mattina della mia laurea (io mi sono laureato nel pomeriggio).
Tenni la festa ugualmente, e con i compagni non ci fu alcuna voglia di ridere, ci furono solo i complimenti ed il brindisi.
Fu una occasione speciale, i miei compagni che venivano a congratularsi con me nonostante la scomparsa di uno di noi.

Un segno di amicizia che mai dimenticherò, così come non dimentico il sorriso giovane di Lorenzo, strappato alla vita a soli 24 anni.

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L’orologio decimale

I Sumeri prima, ed i Babilonesi poi, utilizzavano per contare una numerazione “sessagesimale” (basata sul numero 60, non come noi oggi che usiamo quella “decimale” basata sul 10). Questo tipo di numerazione venne utilizzata anche per misurare il tempo, ed è per questo motivo che noi abbiamo ancora oggi 60 secondi in un minuto e 60 minuti in un’ora. Risale ai successivi Egizi l’idea di dividere la giornata in 24 ore (12 diurne e 12 notturne) sulla base di riferimenti astronomici precisi (stelle notturne in primis).

Quando nel 1793 la Convenzione Nazionale francese introdusse il sistema metrico-decimale per i pesi e le misure, la Francia rivoluzionaria tentò di convertire al sistema decimale anche la misurazione del tempo. Venne firmato un decreto secondo il quale il giorno veniva suddiviso in 10 ore, ognuna delle quali divisa in 100 minuti, ognuno dei quali suddiviso a sua volta in 100 secondi.
In questo modo al posto degli abituali 86400 secondi (24 x 60 x 60) ce ne sarebbero stati 100mila (10 x 100 x 100), quindi ogni nuovo secondo avrebbe durato leggermente di meno.

L’ora decimale divenne obbligatoria nel 1794 e vennero addirittura prodotti i primi orologi.
Fu un fiasco, la gente non riuscì mai ad abituarsi e dopo 6 mesi si ritornò alle classiche 24 ore con 60 minuti e 60 secondi.


Orologio “decimale” del 1793

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E poi…

E poi stai per andare a letto, ti fai un pediluvio rigenerante e anche un po’ di pedicure.
Ti compiaci con te stesso, stai per alzarti ma poi con gli occhi noti una piccola pellicina a livello dell’alluce. La pellicina non ti sta dando fastidio alcuno, ma l’hai notata con lo sguardo, e inizi a pensare che sia fastidiosa anche solo a guardarla.
Hai forbicine e pinzette a portata di mano, in pochi secondi la pellicina scomparirà.
Ma poi ti accorgi che lei è ben salda tra la pelle interna dell’alluce e l’unghia, e per toglierla devi tirare un po’ stando attento. Ti concentri e inizi la manovra di rimozione dando uno strattone. Non basta. Tiri di più e in pratica ti scortichi vivo iniziando a sanguinare.
La pellicina è venuta via, ma hai un male pazzesco. Tamponi il sangue con la carta igienica, accorgendoti che adesso ci sono due nuovi piccoli lembi di pelle da sistemare. Ovviamente non vuoi peggiorare la situazione, fai con cautela, ma il danno ormai è stato fatto.
Vai a letto sperando la mattina dopo di star meglio, ma ti risvegli con il ditone tutto indolenzito. Come ti aspettavi, inizi a fare una piccola infezione nell’area martoriata, e dopo un paio di giorni ti ritrovi ad avere le scarpe che ti fanno male e di avere una leggera zoppìa.
I colleghi ti chiedono “ti fa male un piede?” e tu menti peggio di Giuda adducendo scuse tipo “ho la plantite” “ho ricevuto un pestone a calcetto” “mi si è infiammato il tendine del tallone” e tristemente pensi dentro di te di essere un emerito deficiente.

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Saturday Pop. Frankie Goes To Hollywood: “Maximum Joy”

Esce a sorpresa nel 2013, in edizione limitata a 500 copie, il 45 giri di “Maximum Joy” detto in gergo ‘shaped’, nel senso che la forma del disco non è perfettamente rotonda ma sagomata in questo caso a forma di occhio. Ovviamente il solco non gira nella parte sagomata ma solo nella parte centrale.
In questo modo anche “Maximum Joy”, uno dei brani più graditi dai fans dei Frankie, ottiene (anche se in modo non diffuso) la promozione a ‘singolo’.
Una rarità molto ambita nell’ambito del collezionismo discografico.

Frankie Goes To Hollywood
Maximum Joy
7″ shaped
anno: 2013
Etichetta: ZTT
Codice: PZTAS 30

A Maximum Joy
B Is Anybody Out There? (Voiceless)

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Racconti brevi: “La Fatina Albicoccola”

La Fatina Albicoccola ti sorride sempre,
ti fa i grattini quando sei a letto,
ti regge quando stai per cadere,
ti fa mangiare cibo buono e che ti fa bene,
ti suggerisce la risposta anche quando non dovrebbe,
ti lascia solo quando sa che è giusto che tu rimanga solo,
ti asciuga le lacrime,
ti indica la direzione,
ti accompagna mentre cresci,
ti fa capire quando stai sbagliando,
ti aiuta anche se tu non te ne accorgi.
La Fatina Albicoccola però non la vedi,
perché lei si maschera,
in modo da assomigliare perfettamente a tua mamma e a tuo papà.

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