Film porno: quinta edizione

Lettura vietata ai minori di anni 18 e a tutte le persone sessuofobe

Eccoci arrivati alla quinta edizione dedicata ai film porno.
Ho iniziato 4 anni fa, era il 3 novembre 2016, e pensai di divertirmi pubblicando 21 titoli di immaginari film porno, tutti titoli rigorosamente inventati da me.
Esperienza ripetuta anche negli anni successivi, sempre con 21 titoli (dalla A alla Z) nuovi di zecca.
Sono sincero, mi diverte davvero inventarmi questi titoli, e non nego che molti sono costretto a cestinarli perché davvero troppo volgari.
Ed è altrettanto vero, credetemi, che inventarsi questi titoli – senza scopiazzarli da altri siti, sforzandosi di essere creativi, evitando le volgarità più oscene o i collegamenti a persone reali – non è per nulla semplice, specie se si voglia rispettare la regola A-Z.
Ecco dunque i 21 titoli di quest’anno, buona lettura e non scandalizzatevi troppo.

A A qualcuna piace darla
B Batman in Robin
C Chiare Fresche Dolci Chiappe (ambientazione XIV° secolo)
D Doppio clit (genere freak)
E Everything’s a dildo if you’re brave enough (sconcertante)
F Frate? Indovina! (giochi omosex al buio all’interno di una abbazia)
G Gang Bang Theory
H Happy Milf
I Il buon giorno si vede dal pompino
L Le strafiche di Ercole
M (La) Miglior segretaria della mia vita
N Night and gay
O Ottimo e abbondante (un super dotato in azione)
P Per chi suona la patata
Q Quarantena da leoni (lockdown barricato in casa con una ninfomane)
R Re di bastoni
S Seghevara (sesso fai da te con ambientazione cubana)
T Tre uomini e una in gamba
U Uccelli di nuovo
V Vieni quando vuoi
Z Zozzo di sera…

Se vuoi leggere i titoli delle precedenti edizioni clicca qui.

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Smartphone, Google, etc.

Non sono un tipo da iPhone.
Non ho nemmeno grosse esigenze riguardo lo smartphone, che utilizzo per telefonare, messaggiare, e per alcune App che trovo utili per ciò che devo fare.
Tra le App che definisco utili vi sono certamente quella della Banca (che uso per le ricariche telefoniche, i bonifici ed i pagamenti on-line tramite carta di credito), quella per la posta elettronica (Gmail e Libero), quelle per lo Spid (PosteID e IO Pubblica Amministrazione), quella della scuola del figlio (Mastercom).
Poi ci sono tutte una serie di App “accessorie” che non sono indispensabili ma sono certamente comode (WhatsApp ed Amazon per esempio), o legate ai miei interessi (WordPress, Fantacalcio, App musicali), oppure qualche giochino.

Il mio “vecchio” cellulare, Huawei P9 “lite”, è sempre stato perfetto per le mie modeste esigenze, se non fosse che è dotato di poca memoria disponibile per le App. Nonostante mille accorgimenti, negli ultimi mesi ho dovuto cominciare a disinstallare parecchie App proprio perché lo spazio disponibile si era esaurito, e di fatto lo smartphone – oltre a non fare gli aggiornamenti – aveva iniziato a rallentare ed a funzionare male.
Alla fine ho preso la decisione di cambiare cellulare.

Poiché con Huawei mi sono sempre trovato bene, ho pensato di comperarne un modello più recente.
Mio fratello per motivi di lavoro aveva in casa un Huawei P40 nuovo ed inutilizzato, e me lo ha offerto.
“Attenzione” mi ha avvertito “perché non dispone dei servizi Google”.
“E che sarà mai?” ho pensato “magari riesco a farne a meno”.

A cause delle recenti leggi in vigore negli USA, le società statunitensi non sono più autorizzate a collaborare con Huawei, pertanto anche Google non potrà più trovare spazio nei nuovi modelli messi in commercio dalla azienda cinese.
Problema insormontabile?
Accendo il P40 e non trovo “Play Store” per lo scaricamento delle App.
Poco male: al suo posto c’è “Huawei Mobile Services (HMS)”. Peccato però che non tutte le App, disponibili su “Play Store”, si possano trovare anche su HMS.
Ad esempio, la App della banca non c’è. E per me è indispensabile, dato che per motivi di sicurezza solo tramite la App posso “confermare” le operazioni di pagamento che effettuo on-line, oppure avere notifiche su prelievi e pagamenti effettuati con il bancomat. Manca anche la App della scuola del figlio (utile), e mancano anche alcuni “giochini” passatempo, tra cui il mio preferito, quello della Geografia. Non c’è nemmeno la App di YouTube.

Non finisce qui.
Mancando tutti i servizi Google, non si può utilizzare Gmail, e neppure gestire tutta quella serie di sincronizzazioni che io da anni utilizzo per motivi personali: foto, drive, documents e così via.
Vero, Huawei mette a disposizione gli stessi identici servizi, ma non è la stessa cosa, specialmente se è da anni che usi la piattaforma Google per mille motivi (consideriamo  tra l’altro che Gmail potrebbe essere utilizzata solo nella modalità “on-line”, parecchio scomoda con un cellulare).
Senza poi contare che il tuo profilo Google, più o meno consapevolmente, ti permette il riconoscimento in parecchi siti ed in parecchie funzioni, specialmente se ti sei registrato a suo tempo con un account di posta elettronica Gmail.
Pertanto sono molti di più i “contro”, che i “pro”, e di conseguenza ho restituito a mio fratello il cellulare che mi avrebbe anche regalato perché nemmeno lui lo usa (probabilmente per gli stessi problemi che ho riscontrato io).

Non ho tuttavia tradito Huawei: su Amazon ho trovato un modello precedente (il P30 “new edition”) che soddisfa tranquillamente tutte le mie esigenze (anche di prezzo), e contemporaneamente permette l’uso dei servizi Google, perché commercializzato prima del famoso “bando”.
Ora ho un cellulare tutto nuovo, con una memoria 16 volte maggiore della precedente (dai 16 GB di prima sono passato a 256 GB), pertanto spero di poterlo utilizzare a lungo senza ulteriori problemi.

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Citazioni musicali. Roberto Benigni: “Quanto t’ho amato”

“Quanto t’ho amato e quanto t’amo non lo sai
E non lo sai perché non te l’ho detto mai
Anche se resto in silenzio…
Tu lo capisci da te…”

Non sono una persona che esterna molto i propri sentimenti con le parole. Sono abbastanza taciturno, anche con i colleghi, tuttavia non sono tecnicamente un “orso”, dato che mi piace scherzare o fare le battute al momento giusto.

Mi rendo perfettamente conto che, quand’ero più giovane, mi comportavo in modo differente.
Con le “morose” non esitavo certamente ad esternare il mio amore nei loro confronti, con parole, regalini, fiori, bigliettini.

E’ stato così anche con MDM (Mia Dolce Metà), solo che ora mi accorgo di essere meno loquace e più introverso, anche nei suoi confronti.
Ma non è mutato il mio amore verso di lei.
Mi basta guardarla, per dirle con il pensiero “ti amo”.
Ma non glielo dico spesso.
Ma anche se resto in silenzio, credo che lei capisca ugualmente che il mio cuore batte solo per lei.

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Nuovo notebook

A casa utilizzo il computer portatile principalmente per questi motivi:
60% gestione ed aggiornamento dei miei 2 siti musicali
15% wordpress
5% documenti familiari (bollette, conto corrente, vacanze, spese varie)
5% aggiornamento dischi (ho una ampia raccolta di dischi, che di tanto in tanto verifico, modifico, integro)
5% informazione
5% fantacalcio (i maschietti mi capiranno certamente)
5% cazzeggio (non gioco con il computer, non seguo i social, non mi piace in generale perdere tempo)

Per tutte queste attività il mio “vecchio” notebook mi è sempre bastato.
Pur basandosi sull’ormai superato Sistema Operativo “Windows Vista” non ho mai sentito il bisogno di sostituirlo con un nuovo, nonostante alcuni problemi alla batteria (autonomia ormai ridotta a soli 5 minuti in caso di mancanza di corrente) ed alla ventola di raffreddamento.
Non ho mai avuto necessità, almeno per i motivi per cui lo uso, di programmi aggiornatissimi, dato che mi sono sempre arrangiato con softwares pur datati
ma affidabili.

Però la settimana scorsa mi si è rotta la “scheda Wi-Fi”, ed il Notebook non si connette più ad internet.
Questo, in effetti, è un vero problema.
Potrei aggiustarlo, ma che senso avrebbe spendere soldi per un notebook di circa 12 anni fa pieno di magagne?

Per cui ho deciso di comperare un nuovo notebook, molto più moderno, affidabile e veloce.
Certo: lui è veloce.
Io invece ho rallentato.
Quanto primo facevo in un batter d’occhio, ora mi capita di farlo con tempi molto più lunghi.
Non tanto perché io non conosca il sistema operativo (Windows 10 lo uso abitualmente anche al lavoro), quanto perché avevo certe “abitudini” nell’uso dei programmi, che ora devo drasticamente modificare, anche perché alcuni programmi li ho dovuti necessariamente cambiare perché non più compatibili con il nuovo Sistema Operativo.

Poco male, piano piano ce la farò ad acquisire la stessa dimestichezza e la stessa velocità che avevo prima, almeno lo spero: perché in alcune operazioni, cronometro alla mano, il tempo mi si è quadruplicato (mi riferisco alla fase di aggiornamento dei miei siti musicali).

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Il giro del mondo in 7 ore e 46 minuti

Parti in auto dal Libano, raggiungi la Danimarca, poi passi in Svezia, vai in Polonia ma in breve tempo sei in Norvegia, poi raggiungi il Messico, passi per il Perù, vai in Cina, passi per Atene e finalmente raggiungi Sorrento.
7 ore e 46 minuti.
Dov’è che puoi fare questo straordinario viaggio?

Ci troviamo nel Maine, stato nord-orientale degli Usa, dove incredibilmente si possono trovare moltissime città che prendono nome da nazioni e famose città del mondo.
Con un buon navigatore e molta pazienza, nel Maine puoi visitare, oltre alle città appena citate, anche Belfast, Belgrado, Brema, Corea, Francoforte, Lisbona, Madrid, Napoli, Parigi, Roma, Stoccolma, Verona, Vienna e molte altre ancora.

La domanda sorge spontanea: come mai nel Maine le città, spesso molto piccole e con pochissimi abitanti, possiedono nomi di famose e popolose Nazioni e città straniere?
Alcune città del Maine prendono nome dalla città di origine di molti coloni provenienti dal Regno Unito (nel Maine troviamo Belfast, Limerick, York, Leeds), ma poi arrivarono alcuni coloni provenienti da altre località europee, ed i nomi delle città iniziarono a diventare più eterogenei.
Ad alcune località vennero assegnati nomi di luoghi “lontani” (Sorrento, Palermo, Libano, Mosca, Belgrado, Egitto) solo per renderle più importanti di quanto esse siano in realtà, dato che la maggior parte di queste cittadine hanno solo poche centinaia di abitanti.

Che dite: questo giro del mondo potrebbe interessarvi?

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Superga 1949

Pur essendo tifoso di un’altra squadra, non ho potuto fare a meno di leggere questo libro dedicato alla storia del “Grande Torino“.

Molti di noi conoscono quanto accadde quella sera del 4 maggio 1949: durante il volo di ritorno, dopo aver giocato una partita di beneficenza a Lisbona, l’aereo che trasportava l’intera squadra del Torino ebbe un disastroso incidente presso la collina che ospita la Basilica di Superga, e perirono tutti i passeggeri a bordo, giocatori, dirigenti e giornalisti al seguito della squadra.

Si trattò di un dramma nazionale perché il Torino di quegli anni, vincitore di scudetti a ripetizione (pensate che in quegli anni 10 giocatori della nazionale su 11 appartenevano al Torino) si identificava con la rinascita italiana del dopoguerra, con la “ricostruzione” della nazione dalle macerie del secondo conflitto mondiale.

Giuseppe Culicchia, autore del libro, non divaga in numeri e statistiche relative ai risultati conseguiti dalla squadra, ma si sofferma sul lato umano dei giocatori e sui ricordi che suo padre, tifoso del Torino, gli ha tramandato come si trattasse di una fiaba diventata prima sogno e poi incubo.

Anche mio padre si ricorda di quegli anni.
Quando lui, da ragazzino, giocava a pallone con gli amici, tutti volevano essere “Valentino Mazzola” e tutti volevano che la propria squadra si chiamasse “Torino”. E questo valeva anche per chi tifava per altre squadre, perché l’identificazione con il Torino e con Mazzola era ormai entrata nel DNA popolare.

La notizia della tragedia di Superga la mattina dopo si sparse per tutto lo stivale, tra lo sgomento di tutti coloro che avevano ritenuto invincibili e – per certi versi – “immortali” questi eroi del pallone, che avevano reso il Torino la squadra probabilmente più forte al mondo.
L’intera città di Torino si strinse attorno ai feretri, senza distinzione di maglia o di tifo, in un lungo e commovente abbraccio.

Ho sempre avuto un enorme rispetto per la maglia granata, anche se tifo Milan ed anche se non ho mai visto giocare il Grande Torino.
Un libro breve ma pieno di aneddoti, nel ricordo di una delle squadre più forti di tutti i tempi.

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Saturday Pop. Dave Berry / Boy George: “The Crying Game”

Il film “The Crying Game” (1992), in Italia proposto con il titolo “La Moglie Del Soldato“, in effetti all’inizio avrebbe dovuto intitolarsi proprio “The Soldier’s Wife”, ma il regista Neil Jordan cambiò idea quando Stanley Kubrick, regista suo amico, gli fece notare che il titolo avrebbe fatto pensare che il film riguardasse argomenti di guerra, mentre i temi trattati sono totalmente diversi.

Ambientato nell’Irlanda del Nord, il film mescola due argomenti molto distanti tra loro, entrambi “scottanti”: il terrorismo dell’IRA (esercito repubblicano irlandese nato per liberare l’Irlanda dalle forze militari britanniche) e la transessualità (vedi post di ieri).

Come titolo del film venne scelto “The Crying Game”, dal titolo di una delle canzoni scelte per la colonna sonora.
“The Crying Game” è una canzone scritta da Geoff Stephens e portata al successo da Dave Berry nel lontano 1964.
Per il film ne venne fatta una cover da Boy George, il quale riportò in auge la canzone raggiungendo il 1° posto in Canada ed il 15° negli USA. Un po’ meno bene in UK (solo 22° posto) e nel resto d’Europa.

Un aneddoto riguardo il film.
Ospite a casa della ex morosa di allora, stiamo guardando il film in TV, quando all’improvviso entrano in soggiorno entrambi i suoi genitori proprio nel momento in cui la protagonista femminile (Dil, vedi post di ieri) si spoglia mostrando di essere un transessuale. Una puntualità incredibile.
Genitori di vecchio stampo (vecchissimo stampo) sgridarono la figlia dicendo che stava guardando un film pornografico ed osceno, di fatto obbligandola a spegnere la TV.

Dave Berry
The Crying Game
7″
Anno: 1964
Casa discografica: Decca
Numero di catalogo: F 11937

A The Crying Game
B Don’t Gimme No Lip Child

Boy George
The Crying Game
CD singolo
Anno: 1991
Casa discografica: Spaghetti Recordings
Numero di catalogo: CIOCD 6

1 The Crying Game
2 The Crying Game (Extended Dance Mix)
3 I Specialize In Loneliness

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Oggi parliamo di… Jaye Davidson (The Crying Game / La Moglie Del Soldato)

Un “wrap party” è una festa che solitamente viene tenuta alla fine delle riprese di un film. A questa festa, che precede il periodo di post-produzione, vengono invitati tutti gli attori del cast, insieme a tutti i collaboratori, con amici e familiari.

Al “wrap party” del film “Edoardo II” diretto nel 1991 da Derek Jarman, tra gli invitati c’era anche Jaye Davidson, che venne notato da alcuni collaboratori che stavano reclutando il cast per il film “The Crying Game”, le cui riprese sarebbero iniziate a breve.

Jaye non era un attore, ma la sua ambiguità sessuale appariva perfetta per il ruolo di Dil, una transessuale che nella trama di “The Crying Game” (in Italia pubblicato con il titolo “La Moglie Del Soldato”) avrebbe avuto una importanza primaria.
Il protagonista del film, l’attore Stephen Rea, ebbe a dire: “Jaye doveva assolutamente sembrare una donna, altrimenti il mio personaggio sarebbe apparso solamente uno stupido”.
Ed in effetti Jaye Davidson, nel ruolo di donna transgender, appariva davvero perfetto:

La scena di nudo nella quale Dil (l’attore Jaye Davidson) mostra a Fergus (l’attore Stephen Rea) di possedere gli attributi maschili, è in effetti di grande meraviglia anche per lo spettatore.


Una scena del film con Dil e Fergus

Il film “The Crying Game”, ambientato durante gli anni di rivolta nell’Irlanda del Nord nella seconda metà del secolo scorso, ebbe una enorme eco, ottenendo un enorme successo di critica e di pubblico.
Tra i vari riconoscimenti e nomination, fu proprio l’esordiente Jaye Davidson ad ottenere le maggiori acclamazioni, venendo nominato da più parti come migliore attore non protagonista e migliore attore esordiente. Fu per lui un enorme successo personale.

La convincente performance in “The Crying Game” valse a Jaye Davidson la chiamata per il film “Stargate” del 1994, dove interpreta la divinità aliena “Ra”, e per la quale ottiene l’enorme cachet di 1 Milione di dollari, che lui stesso affermò essere un importo che andava ben oltre le sue aspettative.


Jaye Davidson nel ruolo di “Ra” in “Stargate”

Nonostante le ottime recensioni di lui come attore, Jaye si ritira dalle scene perché – parole sue – “aveva sempre odiato essere famoso”.
Jaye si avvicinò alla professione che più amava, diventare fotomodello, e solo nel 2009 fece un piccolo ritorno sulle scene recitando come fotografo nel cortometraggio intitolato “The Borghilde Project”.

Nel frattempo decise anche di presentarsi con un look differente.
Jaye, dotato di fisico esile e poco muscoloso…

…ha iniziato a fare culturismo ed a tatuarsi…

…meglio prima o meglio ora?

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Niue ed il viaggio nel tempo

Niue è una piccola isola-stato dell’Oceano Pacifico, indipendente ma con lo status di “Stato associato” con la Nuova Zelanda.

Ecco dove si trova Niue:

Gli abitanti della piccola isola di Niue potrebbero presto realizzare il sogno di molte persone: viaggiare nel tempo.

Un parlamentare dell’opposizione ha suggerito che il suo paese oltrepassi la linea del “cambio data” (vedi mappa qui sopra), il che porterebbe avanti il suo calendario di un giorno.
Niue, una delle nazioni più piccole del pianeta, si trova attualmente ad est di questa demarcazione immaginaria, creata nel 1884 durante una conferenza internazionale a Washington e che attraversa il centro del Pacifico.
L’isola, che attualmente ha circa 2mila abitanti, è dunque 23 ore indietro rispetto alla Nuova Zelanda, situata ad ovest della linea, con la quale mantiene i rapporti più stretti sia a livello politico che commerciale. Niue fa effettivamente parte del Regno di Nuova Zelanda e Wellington è responsabile della sua difesa e delle sue relazioni internazionali.

È quindi per seguire il calendario della Nuova Zelanda che Terry Coe, deputato dell’opposizione, vuole anticipare l’ora di Niue di un giorno intero. Secondo lui, questo cambiamento sarebbe vantaggioso sia per i visitatori (“Sapranno che se lasciano la Nuova Zelanda martedì, arriveranno da noi martedì”) che per le imprese (“Se le nostre aziende hanno un problema il sabato, non c’è nessuno in Nuova Zelanda che ci possa aiutare perché da loro è domenica. E poi dobbiamo lavorare di domenica per gestire gli ordini in arrivo dalla Nuova Zelanda, dato che da loro è già lunedì”).

Dalton Tagelagi, Primo Ministro di Niue, ha affermato di voler studiare in anticipo i vantaggi e gli svantaggi di un tale cambiamento, pur affermando di non essere contrario a questa proposta.

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Stefano il batterista

Non ho potuto, per motivi personali, dedicare due righe a Stefano d’Orazio prima di oggi.
Lo farò raccontando un piccolo aneddoto.

Anni fa, era il 2004, i Pooh vennero d’estate in concerto a Padova in uno stadio (il “Plebiscito”) a soli 500 metri da dove abitavo. Uno stadio dalla capienza di circa 8mila posti a sedere e 4mila in piedi, perfetto per contenere il pubblico di un concerto come quello dei Pooh.
Dopo cena presi la bicicletta, feci sedere il figlio sul seggiolino per bambini davanti a me (al tempo aveva 2 anni), ed andai a posizionarmi al di fuori dello stadio, da dove il concerto poteva essere seguito abbastanza bene anche senza pagare il biglietto, dato che si sentiva perfettamente, ed il palco – seppure un po’ distante – risultava comunque ben visibile.

Verso le 21:30 il concerto ebbe inizio.
Fu Stefano D’Orazio a rompere il ghiaccio con un assolo iniziale di batteria e con le luci – stroboscopiche e luminosissime – che illuminavano il palco in modo davvero spettacolare.
Mio figlio, piccolino, ne rimase affascinato al punto che per almeno 2 anni, da quella sera, iniziò ad associare qualsiasi evento “musicale e luminoso” con la parola “Pù” (Pooh).

Lo portavi alle giostre? “Papà, i Pù”.
Fuochi d’artificio? “Papà, i Pù”
Video musicale colorato in televisione? “Papà, i Pù”
Sagra del paese con l’orchestra del liscio? “Papà, i Pù”

Già, i Pù.
Tutto grazie al loro concerto, ed a quello stupendo assolo iniziale di Stefano D’Orazio, ottimo batterista ma artista completo, che ora ci mancherà lasciandoci però indelebili ricordi musicali.

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