Padova “Urbs Picta”

Sabato scorso 24 Luglio, si è riunita a Fuzhou (Cina) l’assemblea mondiale dell’Unesco, durante la quale il “Ciclo di affreschi del XIV secolo a Padova” è stato proclamato patrimonio mondiale dell’umanità.

Padova, la mia città.
Inutile dire che la mia gioia, e quella di tutti i miei concittadini, è davvero tanta.

Padova aveva già provato la stessa gioia nel 1997, quando l’Orto Botanico divenne patrimonio mondiale dell’umanità per la sua “rappresentazione della culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”.
Sono andato a visitare l’Orto Botanico poco tempo fa, qui il mio resoconto.

Questa seconda nomina di Padova con siti definiti “patrimonio mondiale dell’umanità” mette la mia città allo stesso livello di città come Pechino e Mosca, per capirsi.

8 sono i siti che costituiscono il patrimonio pittorico nominato dall’Unesco: Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero del Duomo, la Basilica e convento del Santo, l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele.
Una nuova scuola pittorica che si afferma a partire dal 1300, grazie a Giotto ma anche con il contributo dei massimi esponenti pittorici del periodo: Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Ecco le motivazioni:
“[Il Ciclo di affreschi del XIV secolo a Padova] illustra un modo completamente nuovo di rappresentare la narrazione in pittura, con nuove prospettive spaziali influenzate dai progressi della scienza dell’ottica e una nuova capacità di rappresentare le figure umane, in tutte le loro caratteristiche, compresi i sentimenti e le emozioni. Queste innovazioni segnano una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irresistibile cambio di direzione”.

Padova caput mundi.
Anzi: Padova “Urbs Picta”.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , , , | 21 commenti

Essere fans

Essere fan dei “Pet Shop Boys” significa anche comperare le loro “Funko Pop Figures”.
E tornare per un istante un po’ bambini.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 18 commenti

Saturday Pop. Simple Minds: “Don’t You (Forget About Me)”

Il mio amico Nebbia negli anni ’80 era un fan sfegatato dei Simple Minds.
Ogni volta che andavo a casa sua non dimenticava mai di mettere su un disco in vinile, o una musicassetta, della sua band preferita.
Non mi dispiaceva affatto ascoltare le loro canzoni, ma c’era un piccolo problema: la mia canzone preferita – la famosissima “Don’t You (Forget About Me)” – Nebbia non me la faceva mai ascoltare.
Ma non era colpa sua.
Semplicemente “Don’t You (Forget About Me)” non era mai stata pubblicata fino ad allora in nessun album dei Simple Minds.
Stranissimo.

In effetti la canzone era apparsa solamente all’interno della colonna sonora del film “Breakfast Club”, e gli stessi Simple Minds l’avevano incisa con molta riluttanza.
Con una carriera in ascesa, e con un sound molto particolare, i Simple Minds avevano all’inizio rifiutato l’invito ad incidere la canzone, per il semplice fatto che non l’avevano scritta loro.
Gli autori, Keith Forsey e Steve Schiff, avevano approcciato proprio i Simple Minds per la registrazione del brano, ma dopo un loro iniziale rifiuto offrirono la canzone ad altri artisti (Fixx, Bryan Ferry, Billy Idol).
Sembra incredibile, ma rifiutarono tutti per i motivi più diversi.
Forsey e Schiff tornarono dunque alla carica con i Simple Minds, e grazie alla intermediazione della casa discografica “A&M” alla fine Jim Kerr e soci acconsentirono alla registrazione, pur senza esserne troppo convinti.

“Don’t You (Forget About Me)”, pubblicata come singolo nella primavera del 1985, ebbe un ottimo successo commerciale: 1° posto in Canada e Paesi Bassi, 3° posto in Italia, e Top 10 praticamente ovunque.
Tutti pensavano che alla fine “Don’t You (Forget About Me)” sarebbe stata inclusa nell’album che i Simple Minds stavano preparando, il bellissimo “Once Upon a Time” che sarebbe uscito alla fine del 1985.
Ma così non fu.
“Don’t You (Forget About Me)” venne praticamente snobbata, ed ecco il motivo per cui l’amico Nebbia non poteva farmela ascoltare.

Ma alla fine i Simple Minds cambiarono idea.
I fans stessi ne chiesero a gran voce l’inclusione nei concerti, e “Don’t You (Forget About Me)” divenne di fatto uno dei momenti di maggiore entusiasmo durante le esibizioni dal vivo della band scozzese.
“Don’t You (Forget About Me)” venne per la prima volta inclusa in un album dei Simple Minds solamente nel 1992 – ben 7 anni dopo la sua pubblicazione – nel greatest hits intitolato “Glittering Prize 81/92”.

Simple Minds
Don’t You (Forget About Me)
12″
Anno: 1985
Casa discografica: Virgin
Numero di catalogo: VS 749-12

A Don’t You (Forget About Me)
B A Brass Band In African Chimes

Pubblicato in saturday pop | Contrassegnato , , | 41 commenti

Le tende di casa

Le tende di casa, quelle belle vaporose lunghe fino al pavimento, possono essere una gran seccatura.
Trattengono la polvere, vengono prese di mira dai gatti (il mio gatto Clash, per esempio, adorava arrampicarsi sulle tende, lacerandole), ed a mio parere non sono nemmeno troppo comode nei momenti del montaggio/smontaggio, del lavaggio, o delle pulizie di casa.
A casa mia abbiamo ovviato al problema installando tendine corte (le cosiddette “tende a vetro”), sopra ad ogni finestra, della grandezza del vetro e quindi non lunghe fino a terra. Sono appese su un braccino di ferro (senza pinze o mollette), le togli in un attimo, e quando le lavi e le stiri non sono ingombranti e fai tutto in scioltezza.


Tipo queste, ma di colore bianco

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 17 commenti

Le indagini statistiche

Da bravo laureato in Statistica, non mi sottraggo mai quando vengo contattato per alcune indagini di mercato o per rilevazioni statistiche di vario genere.

Capita a volte, con la frequenza di circa 1 volta ogni 2 mesi, di venire contattato telefonicamente per i motivi più strani: indagini su ascolti televisivi o radiofonici, tipologia di abbigliamento, opinioni su gruppi politici, utilizzo di prodotti generici (mi è capitato con i detersivi), uso di moneta elettronica o contante, consumo di sigarette, tipologia di acquisti di generi alimentari, conoscenza o meno di alcuni marchi commerciali più o meno noti e più o meno pubblicizzati, ed altro ancora.
Credo che il mio numero di telefono sia finito in una “white list” di numeri affidabili, perché sanno che da me avranno sempre una risposta sincera e cortese, a patto che si tratti di indagini statistiche e non di vendita di servizi o prodotti indesiderati.

A volte si tratta di indagini statistiche “pure”, che vogliono fotografare la realtà per capire il comportamento dei consumatori.
Altre volte – e me ne accorgo – si tratta di indagini statistiche “mascherate”, nel senso che non è una vera indagine di mercato, ma si “testa” l’indice di gradimento su un particolare prodotto. Me ne accorgo perché alcune domande – simili tra loro – insistono su un prodotto ben preciso per cui a mio avviso non può essere un caso.

Non cambia moltissimo, per me che vengo intervistato, perché le domande sono comunque formulate in modo corretto, e benché le risposte siano “personali”, sono comunque generiche perché si tratta di opinioni o di abitudini in qualità di consumatore, e non interferiscono con la sfera privata o su “dati sensibili”.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , | 48 commenti

Citazioni musicali. Drupi: “Soli”

“E poi si resta soli
E non si canta più
Qualcuno prende il volo
E qualcun altro cade giù”

Ho sempre amato la solitudine.
Nonostante mi piaccia stare in compagnia con le altre persone, il mio carattere un po’ introverso mi ha sempre portato verso una ricerca della quiete, dove mi sento maggiormente a mio agio.
Anche in termini di amicizie, ho sempre preferito piccoli gruppi rispetto alle grandi baldorie con molte persone, e nella vita ho declinato moltissimi inviti dove capivo che ci sarebbero stati molti ospiti, ed io mi sarei sentito in totale imbarazzo.
Spesso, anzi, ho preferito proprio rimanere da solo.

Ho imparato ad essere amico di me stesso, e a sentirmi bene quando rimango da solo.
La solitudine non è una mia nemica, tutt’altro.
Ho imparato ad apprezzarla ed a vederla più come una opportunità che come una limitazione.
Rimanendo da solo posso dedicare il tempo a me stesso, posso scegliere il silenzio con il solo rumore delle pagine del libro che sfoglio, oppure posso scegliere il “rumore” della musica di cui amo circondarmi.

La solitudine di cui parla Drupi è tuttavia un po’ differente.

E’ una solitudine che non è stata “scelta”, ma è stata “subìta”.
Una solitudine derivante dalla perdita di una persona cara, o dall’abbandono da parte di un amore che oggi non c’è più.
Anch’io ho subito questi tipi di solitudini.
Ho perso persone care che sono volate in cielo.
E ho vissuto l’esperienza della fine di un amore che pensavo sarebbe durato eternamente.
Non fuggo di fronte a questi tipi di solitudini, benché indesiderate.
Le affronto, e le spremo per estrarre il succo della malinconia, che mi permette di ricordare con un sorriso un passato che non tornerà più.

“Meglio aprire un’altra porta
E non pensarci più”

Pubblicato in musica | Contrassegnato , , , | 39 commenti

Bandiere al… venti: bandiera dei Giochi Olimpici

Il giorno 20 di (quasi) ogni mese, pubblico una breve storia riguardante alcune bandiere del mondo.
Oggi parliamo della bandiera dei Giochi Olimpici.

Il Barone Pierre de Coubertin era una persona ostinata.
Già dal 1871 aveva iniziato a pensare alla riproposizione delle Olimpiadi.
Dopo aver visto la Francia soccombere nella “Guerra franco-prussiana (1870-1871)” era giunto alla conclusione che la causa della sconfitta fosse la scarsa preparazione atletica dei soldati francesi. Per supplire a questa carenza, e nell’ottica pacifista di vedere le nazioni affrontarsi su gare sportive e non su territori di guerra, de Coubertin lanciò l’idea di riproporre i Giochi Olimpici in grande stile ma la sua voce rimase inascoltata.
Solamente nel 1894 riuscì a far accettare le proprie idee, e durante un convegno a Parigi venne deciso di dar vita ai Giochi Olimpici Moderni, iniziando con le Olimpiadi di Atene 1896, in quella Grecia già patria delle Olimpiadi antiche.

Le Olimpiadi non ebbero subito un simbolo che le identificasse.
Fu ancora de Coubertin ad avere la giusta idea. Disegnò lui stesso nel 1913 la prima bandiera olimpica, con i 5 anelli colorati che si intrecciano tra loro.
Una idea nuovamente pacifista: ogni anello colorato rappresenta un continente (nero = Africa, giallo = Asia, rosso = America, verde = Europa, blu = Oceania) e la loro connessione voleva significare lo spirito di fratellanza tra i popoli.

Cattivo presagio.
La bandiera avrebbe dovuto essere issata per i Giochi Olimpici dei Berlino del 1916, ma lo scoppio della I Guerra Mondiale mandò a monte le Olimpiadi.
La bandiera olimpica fece dunque il suo esordio ai Giochi Olimpici di Anversa del 1920, dove accadde un fatto strano.
Al termine dei giochi olimpici essa scomparve, probabilmente rubata, e dato che era stata creata in un unico modello essa dovette essere rifatta per i successivi giochi del 1924 tenuti a Parigi.

Il mistero venne svelato nel 1997, ben 77 anni dopo.

L’atleta americano Hal Haig Prieste (bronzo nei tuffi ad Anversa) ammise di averla rubata dopo essere salito sul pennone, tenendola nascosta in valigia per tutti quegli anni. Prieste restituì la bandiera durante una speciale cerimonia per i Giochi Olimpici di Sidney del 2000: all’epoca aveva quasi 104 anni, essendo nato nel novembre del 1896, proprio l’anno in cui nacquero le Olimpiadi Moderne.


Anno 2000: il quasi 104enne Hal Haig Prieste restituisce la bandiera olimpica originale, da lui “presa in prestito” nel 1920

Pubblicato in bandiere | Contrassegnato , , , , | 22 commenti

Pattinaggio

Mai pattinato sul ghiaccio.

Durante gli anni del liceo, complice una pista di ghiaccio a 100 metri dalla scuola, parecchie lezioni scolastiche di ginnastica si svolsero sulla pista e con i pattini, ma io mi feci esentare perché ne ero terrorizzato. Quando un mio compagno si ruppe la caviglia smettemmo tutti di andarci.

I pattini a rotelle invece li avrò indossati 2 volte quand’ero bambino, poi capii anche lì che non facevano per me.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 50 commenti

Saturday Pop. Prince and the Revolution: “Purple Rain”

“Purple Rain”.
Un canzone, un album, un concerto, un film.
Le idee originali furono 2:
– un film semi/autobiografico, dove un cantante trova il riscatto della propria carriera in declino con la composizione di un brano che gli dona fama e fortuna (la canzone è appunto “Purple Rain”)
– un brano in stile “country” che Prince aveva offerto inizialmente a Stevie Nicks per un duetto (con la richiesta da parte di Prince che la Nicks ne scrivesse il testo) ma che la cantante respinse perché sopraffatta dalla bellezza e complessità del brano

La versione strumentale del brano durava oltre 10 minuti, ed aveva sonorità country.
Prince la presentò ai “Revolution”, la band che gli faceva da supporto in studio di registrazione e dal vivo, e grazie specialmente al contributo alla chitarra da parte di Wendy Melvoin, assunse sonorità più rock al punto che il cantante decise di scriverne il testo per poterla poi presentare dal vivo e registrare.

“Purple Rain” assunse nelle parole di Prince un significato mistico-religioso: “La pioggia viola riguarda la fine del mondo e stare con la persona che ami e lasciare che la tua fede in Dio ti guidi attraverso la pioggia viola”.

Registrata dal vivo il 3 agosto 1983 durante un concerto al “First Avenue” di Minneapolis, “Purple Rain” venne inclusa nel 1984 nell’album omonimo (che includeva sia canzoni incise in studio, che canzoni registrate dal vivo) e divenne di fatto la title-track per il film che Prince aveva intenzione di interpretare, e che alla fine prese anch’esso il titolo di “Purple Rain”.
“Purple Rain” fa riferimento nel testo sia alla precedente canzone di Prince “1999” nel cui testo compare la frase “The sky was all purple – There were people runnin’ everywhere” sia al brano “Ventura Highway” degli America che nel testo dice “Sorry boy, but I’ve been hit by a purple rain“.

La canzone ottenne un ottimo successo: 1° posto in Belgio, Francia e Paesi Bassi, 2° posto negli USA (dietro a “Wake Me Up Before You Go-Go” degli Wham!), e Top 10 un po’ ovunque, e divenne nel tempo una delle canzoni più amate da parte dei fans di Prince, tant’è che “Purple Rain” non poteva mai mancare nelle scalette dei concerti del cantante.

Memorabile la perfomance dal vivo di “Purple Rain” durante la finale del “Super Bowl XLI” giocata il 4 Fabbraio 2007 a Miami tra “Indianapolis Colts” e “Chicago Bears” (vinta dai Colts per 29-17).
Durante l’intervallo Prince si produsse in un mini-spettacolo di 12 minuti, e l’ultima canzone eseguita fu proprio “Purple Rain”. Il palco venne illuminato da luci viola e, incredibile a dirsi, si mise a piovere davvero.

Il caso vuole che “Purple Rain” sia stata anche l’ultima canzone che Prince ha eseguito dal vivo durante il suo ultimo concerto ad Atlanta, in Georgia, il 14 aprile 2016.
Prince morì una settimana esatta dopo questa esibizione.

Prince and the Revolution
Purple Rain
12″ edizione speciale vinile viola
anno: 1984
Etichetta: Warner Bros. Records
Codice: 0-556669

A Purple Rain
B God

“Purple Rain” live at Super Bowl XLI

Pubblicato in saturday pop | Contrassegnato , , , , | 34 commenti