Felicità dalla finestra

Devo essere sincero: io quando apro la finestra di camera mia devo poter vedere i Colli Euganei.
Se non li vedo, non sono felice.
Potrei star bene – benissimo – ovunque.
Ma forse non felice.

[clicca sulle foto per poterle vedere ad alta definizione]

colli_day

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Colli Euganei e Monte Venda fotografati dalla mia finestra

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Dieci alla decima: 10 canzoni carine per un funerale

Il giorno 10 di (quasi) ogni mese pubblico una personale classifica riguardante argomenti molto differenti tra loro. Spesso parlo di musica, ma ho parlato anche di sport, di cibo, di vacanze e di quant’altro mi potesse passare per la testa.
Questo mese la mia classifica riguarda la scelta di 10 canzoni che, per vari motivi, mi sembrano carine per accompagnare un funerale.

Attenzione: esistono centinaia di canzoni che trattano questo delicato tema, alcune famose, altre molto meno. Ho scelto queste 10 solamente sulla base dei miei gusti personali.

Intanto cominciamo con le canzoni che, pur belle, ho tenuto fuori dalla classifica.
Green Day: “Wake Me Up When September Ends” (dedicata dal cantante Billie Joe Armstrong al padre, morto in settembre), Eric Clapton: “Tears in Heaven” (dedicata ad un tragico avvenimento personale del cantante), Elton John: “Candle in the Wind” (composta per Marilyn, e poi dedicata a Lady D), Celine Dion: “My Heart Will Go On” (mai piaciuta troppo), I Nomadi: “Io Vagabondo” (la speranza di un mondo migliore), Bob Dylan / Guns ‘n’ Roses: “Knockin’ on Heaven’s Door” (quando un ex-amico ti toglie la vita, e tu nell’ultimo istante della tua vita rivedi in lui l’amico di un tempo).

Pertanto le mie 10 canzoni preferite per un funerale, in rigoroso ordine di “titolo” e non di preferenza, sono le seguenti.

#1 Amy Winehouse: “Back To Black”
La fine di una storia d’amore che spalanca le porte alla depressione. Una voragine che ti trascina in basso fino alla perdita della ragione ed alla perdita della propria vita.

#2 Leonard Cohen / Jeff Buckley: “Hallelujah”
Un’ode alla vita e all’amore, ma con parecchi riferimenti ai testi biblici. Una preghiera che diventa un ringraziamento per tutto ciò di bello che la vita ci sa offrire.

#3 The Beatles: “Let It Be”
La rassegnazione e la forza di andare avanti di fronte agli eventi negativi che segnano la tua vita.
Lascia che sia.

#4 Ramones: “Pet Semetary”
No, non voglio nemmeno io essere sepolto in un cimitero per animali.
Tanto più se si tratta di quello descritto da Stephen King.
Canzone cui ho dedicato questo post.

#5 Niccolò Fabi: “Rosso”
Pensi che la tua morte lascerà una scia di lacrime e commozione, ma ti accorgi invece che a qualcuno non importa poi molto se tu non ci sei più.

#6 Norman Greenbaum / Doctor And The Medics: “Spirit in the Sky”

“Quando morirò e mi seppelliranno
Andrò in un posto migliore
Quando mi poseranno giù morente
Salirò verso lo spirito nel cielo”

Un testo di ispirazione religiosa per una canzone ottimistica riguardo la vita dopo la morte. Ho dedicato un post a questa canzone nella mia consueta rubrica “Saturday Pop”.

#7 Queen: “The Show Must Go On”
Lo spettacolo deve continuare, anche senza di noi. Freddie Mercury aveva capito che la sua vita stava per terminare, ma il suo messaggio vale in effetti per ognuno di noi.

#8 Artisti Vari: “You’ll Never Walk Alone”
Non solo un coro da stadio, ma un vero inno alla fratellanza di fronte agli aspetti più bui della nostra vita, morte in primis.

“And don’t be afraid of the dark”

No. Non aver paura. Noi saremo sempre al tuo fianco e tu non camminerai mai solo.
Una canzone di una bellezza sconvolgente, che mi fa commuovere ogni volta che la sento.

#9 Pet Shop Boys: “Your Funny Uncle”

“Wipe away the tears
No more pain, no fear
No sorrow or dying
No waiting or crying
These former things have passed away:
Another life begins today”

“Asciuga le lacrime.
Non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate:
Oggi inizia un’altra vita”

Frasi prese dal “Libro della Rivelazione” (o “Apocalisse di San Giovanni”) e messe in musica dal mio gruppo preferito, i Pet Shop Boys.
La speranza di una nuova vita dopo la morte. Una canzone poco nota ma stupenda.

#10 The Righteous Brothers: “Unchained Melody”
Forse non è nata come canzone per un triste addio, ma la sua collocazione all’interno del film “Ghost” l’ha resa quasi immortale e legata in modo indissolubile al ricordo di una persona amata che ora non c’è più

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Libri strani: “I carrelli della spesa abbandonati nel Nord-Est del continente americano: una guida per identificarli” (“The Stray Shopping Carts of Eastern North America: A Guide to Field Identification”)

Può sembrare incredibile, ma c’è qualcuno che ha scritto un intero libro riguardo i carrelli della spesa abbandonati nell’America del Nord-Est.
L’autore, un certo Julian Montague, ha compiuto una opera immane, arrivando a classificarli in ben 30 tipi differenti, di cui 9 definiti “falsi carrelli” e ben 21 come “carrelli veri e propri”, a seconda delle condizioni di un carrello e del luogo in cui viene osservato:

Il tutto è accompagnato da fotografie e descrizioni particolareggiate.

All’inizio, in effetti, Montague aveva solo iniziato a collezionare le fotografie dei carrelli abbandonati nella zona di Buffalo, dove viveva. Poi ampliò il raggio d’azione, fotografandoli ovunque si trovasse (in gita, in vacanza, durante le escursioni), ed alla fine mise su una mostra fotografica corroborata da alcune descrizioni.


La mostra fotografica

Durante la mostra più di un visitatore gli suggerì di scrivere un libro sui carrelli, e lui lo scrisse davvero, con lo stile dei “bird-watchers”.

Quindi i carrelli ritrovati sono descritti come “avvistamenti”, con uno stile rigoroso (riguardo la descrizione) ma contemporaneamente assurdo ed esilarante.

“Il carrello della spesa abbandonato non credo sia un grande indicatore dei mali della società” racconta l’Autore “Ho persino trovato dei carrelli nel canale fuori dal Palazzo Reale di Svezia!”.

Il libro ha vinto nel il premio “Oddest Book Title of the Year”, ottenendo sempre ottime valutazioni da parte dei lettori, vedi Amazon.

“Non credevo di aver scritto un’opera d’arte”

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Una caccia al tesoro che dura da 38 anni

Nel 1982 lo scrittore Byron Preiss, amante degli enigmi e degli indovinelli, pubblicò un libro dal titolo “The Secret”.


Byron Preiss

Il libro contiene 12 racconti, ad ognuno dei quali è legato un enigma che il lettore è tenuto a risolvere.
La cosa interessante è che questi enigmi, esposti sotto forma di versi criptici con alcune immagini corrispondenti, se risolti portano il lettore in un posto segreto dove è nascosto un cubo di ceramica, con all’interno una chiave per una cassetta di sicurezza, che contiene a sua volta una gemma del valore di circa 1000 Dollari.
Questi 12 “cubi” erano stati nascosti in Nord America dallo stesso autore un anno prima, in previsione della pubblicazione del libro.

Sebbene il libro non abbia ottenuto un enorme successo commerciale, molti amanti di enigmi ed indovinelli si sono cimentati nella ricerca di questi 12 tesori nascosti.

Il primo tesoro fu trovato nel 1983 a Chicago (Illinois) da alcuni ragazzi che avevano riconosciuto nel libro alcuni indizi che portavano al “Grant Park” della loro città.

Per il secondo ritrovamento si dovette attendere ben 21 anni. Solo nel 2004 a Cleveland (Ohio) un avvocato di nome Brian Zinn rintracciò il cubo di ceramica seguendo un indizio che menzionava Socrate, Pindaro e Apelle (tutti e tre i nomi sono incisi su un pilone nei giardini culturali di Cleveland).
Dopo quattro ore di scavi Zinn trovò il tesoro sepolto accanto ad un muro che segnava il perimetro dei giardini.

L’anno scorso, 2019, il 3° ritrovamento.
Jason Krupat ci pensava da anni, ed il documentario su Discovery Channel intitolato “Expedition Unknown” gli aveva rinnovato la curiosità per un enigma che lui credeva di aver capito fosse riferito alla città di Boston (Massachusetts) nella quale viveva:

Se Tucidide è / A nord di Senofonte / Fai cinque passi / Nell’area della sua direzione / Una torre di luci verde / Nella sezione centrale / Vicino a quelli / Chi passa il Colosseo / Con pareti metalliche / Affronta l’acqua / Le spalle al scale / Sentirsi a casa / Tutte le lettere / Sono qui per vedere / Diciottesimo giorno / Dodicesima ora / Illuminato dalla luce della lampada / In verità sii libero

I nomi Tucidide e Senofonte sono incisi sulla facciata del ramo principale della Biblioteca pubblica di Boston, e da lì è iniziata la ricerca di Krupat, in collaborazione con i suoi figli.
Il luogo del tesoro venne identificato con il campo di softball antistante, se non fosse che proprio in quei giorni c’erano lavori in corso che stavano di fatto distruggendo il campo.
I Krupat avvisarono il Direttore dei lavori della presenza di un cubo di ceramica sottoterra, ed in effetti pochi giorni dopo venne ritrovato.


I Krupat sul sito di ritrovamento

Trovato il cubo, estratta la chiave, prelevata la pietra preziosa dalla cassetta di sicurezza indicata.


Jason Krupat e la pietra preziosa ritrovata, un “Peridoto

Bene.
3 misteri risolti. Su 12.
Ce ne sono ancora 9 di irrisolti, e solo Byron Preiss, l’autore del libro, conosce il posto dove sono nascosti i tesori.
Purtroppo Byron Preiss è morto nel 2005 all’età di 52 anni in un incidente d’auto, portando con sé tutti i segreti celati nel suo libro.
Molti lettori hanno individuato le città dove sarebbero nascosti questi tesori (San Francisco, Charleston, Roanoke Island, St. Augustine, New Orleans, Houston, Montreal, Milwaukee, New York) ma la loro esatta ubicazione rimarrà un mistero ancora per moltissimi anni.
Forse per sempre.

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Si legge sempre meno

In Italia si legge sempre meno: lo dicono le statistiche, lo dicono i numeri, lo dicono i resoconti di vendita delle copie cartacee o digitali dei libri.
Non solo non si comperano i libri, ma non si va nemmeno più in biblioteca, anche in questo caso i numeri parlano chiaro. Ed i numeri non mentono mai.

I numeri e le statistiche li potete leggere in questo articolo di “Finestre sull’Arte” ed in quest’altro di “Sololibri”.

I motivi sono sostanzialmente 4.
1) Politica scolastica che non incoraggia i ragazzi a leggere e ad innamorarsi della lettura. Avendo un ragazzo 18 enne in casa, lo posso confermare senza ombra di dubbio.
2) Genitori che non incoraggiano la lettura. Già: anche nella lettura bisogna dare il buon esempio. Se io genitore non leggo, quale credibilità posso avere nei figli se dico loro di leggere un libro?
3) Basso livello culturale della popolazione (come sottolineato anche dai 2 articoli sopra citati). Non so se sopra ci sia un disegno, ma la cultura dell’italiano medio sta sprofondando nella mediocrità già da alcuni decenni e quando manca la cultura, sono i libri i primi ad essere messi all’angolo.
4) 20 anni fa il tempo da dedicare alla lettura non subiva gli “attacchi” di internet, di Facebook, delle onnipresenti Serie TV e delle partite di calcio praticamente tutti i giorni. Ora le possibilità di svago sono molteplici, e la scelta di leggere è certamente più convinta da parte di chi la mette in pratica, ma la maggior parte delle persone viene attratta dal social, dal cazzeggio, da altre forme di intrattenimento o dalla perdita di tempo fine a se stessa.

Gradirei le Vs opinioni sul perché di questa deriva culturale.

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Le canzoni del momento. Westbam feat. Jon Marsh: “Sky Is The Limit”. Faithless: “Synthesizer”. Erasure: “Nerves of Steel”

Tre canzoni che, in questo periodo di pandemia e di scarse emozioni musicali, mi hanno decisamente risvegliato dal torpore.
Da mesi ero in cerca di novità musicali non solo che mi piacessero, ma anche che mi aiutassero a trovare quel barlume di “speranza”, quel briciolo di forza interiore di cui tutti noi sentiamo un enorme bisogno.
Le ho trovate.

Westbam ft. Jon Marsh: “Sky Is The Limit”

Questa prima canzone vede il ritorno sulle scene di Jon Marsh – cantante dei Beloved – dopo un lungo periodo di assenza.
“Sky Is The Limit” nasce da una idea del musicista/dj/produttore musicale tedesco Maximilian Lenz, noto come Westbam, il quale nella sua lunga carriera può vantare collaborazioni eccellenti con artisti del calibro di Rammstein, Moby, Pet Shop Boys, Sigue Sigue Sputnik, Jam & Spoon, Bernard Sumner e tantissimi altri, oltre ad una propria discografia composta da 11 album e decine di singoli.
Per il suo nuovo album, in uscita tra qualche mese, Westbam si è avvalso del contributo di altri artisti a lui simili come background musicale, ed in questo nuovo singolo possiamo (finalmente) riascoltare la voce calda di Jon Marsh, cantante dei Beloved, recentemente tornato in classifica per conto suo con la ripubblicazione dell’album “Happiness” originariamente uscito nel 1990.
“Sky Is The Limit” avrebbe dovuto avere una maggiore visibilità, con eventi televisivi e live già programmati, ma la pandemia legata al Covid-19 ha mandato tutto all’aria.
Ma la canzone rimane, diventando a mio avviso la più bella sorpresa musicale di questi ultimi mesi.

Di seguito il video ufficiale ed una versione dal vivo con orchestra.

Faithless: “Synthesizer”

I Beloved (vedi brano precedente) ed i Faithless sono sempre stati tra i miei gruppi musicali preferiti.
Ho visto i Faithless dal vivo almeno 3 volte, e sempre in prima fila sotto il palco. Esperienza unica, impossibile da raccontare le mie emozioni nell’ascoltare le loro canzoni e nel viverle durante i loro concerti.
Il loro album “The Dance” del 2010 fu il loro testamento musicale, e nulla avrebbe fatto presagire un loro ritorno.
Si trattava – parole loro – di un addio.
I Faithless (Sister Bliss: tastiere, Rollo: arrangiatore, Maxi Jazz: paroliere) erano unici ed irripetibili.
Il loro inatteso ritorno vede l’assenza di Maxi Jazz, vero guru ed anima del gruppo, almeno sul palco.
E’ vero: senza Maxi Jazz il gruppo non è più lo stesso. O, almeno, non è più “come prima”.
Ma musicalmente il senso di “trascinamento emotivo” rimane, e il nuovo brano “Synthesizer” dimostra quanto il suono dei Faithless rimanga attuale ed in tema con quel desiderio di rinascita che tutti noi stiamo covando nel nostro intimo.
Elettronica pura.

Erasure: “Nerves of Steel”

Gli Erasure, contrariamente ai Beloved ed ai Faithless, non hanno mai interrotto la loro produzione musicale, con ben 19 album alle spalle, di cui l’ultimo “The Neon” pubblicato pochi giorni fa.
Il singolo “Nerves of Steel” ne è lo specchio fedele, con musica sempre elettronica, ma che nelle sapienti mani di Vince Clarke (fondatore dei Depeche Mode, non dimentichiamolo) assume sempre contorni nuovi, in comunione con la voce di Andy Bell.
Un po’ “back to 80’s”, ma non credo sia una cosa negativa.

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Saturday Pop. Reel 2 Real: “I Like To Move It” (Mi piaci se ti muovi)

Nasce da una idea del DJ Erick Morillo, quella di adottare lo pseudonimo di “Reel 2 Real” e produrre musica da discoteca di ispirazione reggae.
Il progetto durò lo spazio di 2 anni, dal 1994 al 1996, durante i quali Morillo si avvalse del contributo vocale del rapper Mark Quashie (soprannominato Mad Stuntman) nativo di Trinidad e Tobago. In questi 2 anni, furono altrettanti gli album pubblicati (“Move It!” e “Are You Ready for Some More?”), con ben 7 brani che raggiungono la Top 10 della classifica dance americana.

Il brano più famoso dei “Reel 2 Real” è senza dubbio “I Like to Move It”, vero tormentone da discoteca che raggiunge i primissimi posti delle classifiche di tutta Europa (1° posto in Francia, Olanda e Belgio, tra l’altro). Base house, musica elettronica, rap e venature reggae: un enorme successo commerciale ma anche di critica.

“I Like to Move It”, pubblicato originariamente nel 1994, tornò in auge nel 2005 grazie al film “Madagascar”, all’interno del quale il personaggio di “Re Julien” ne interpreta una cover, che in Italia viene tradotta con “Mi piaci se ti muovi”. In lingua originale la voce di Re Julien è quella del famoso comico Sacha Baron Cohen, mentre nella versione italiana la voce è quella del doppiatore Oreste Baldini.
Nel film “Madagascar 2” la canzone viene riproposta, con la voce di Will.i.am dei Black Eyed Peas.

Il progetto “Reel 2 Real” terminò nel 1996, quando Erick Morillo decise di continuare la propria attività solo come DJ, produttore e remixer.

Post dedicato a Erick Morillo, morto il 1° settembre all’età di 49 anni in circostanze ancora da chiarire.
Nella sua carriera, Erick Morillo ha vinto 3 volte il premio internazionale “Best House DJ”, 3 volte il premio “Best International DJ”, ha vinto 1 volta gli International Dance Music Awards come “Best American DJ” ed 1 volta i “Muzik Awards” come “Re-mixer of the Year”.


Erick Morillo

Reel 2 Real feat. The Mad Stuntman
I Like To Move It
12″
Anno: 1994
Casa discografica: Positiva
Numero di catalogo: 12TIV-10

A1 I Like To Move It (Erick “More” Club Mix)
A2 I Like To Move It (UK Vocal Dattman Remix)
B1 I Like To Move It (UK Vocal House Remix)
B2 I Like To Move It (UK Moody House Remix)
B3 I Like To Move It (Stuntapella)


Re Julien

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Benvenuti al Sud. Le mie vacanze 2020 dalla A alla Z. Parte 5 di 5: Pe-Z

Penne
La prima tappa del viaggio di andata è stata Penne, piccolo borgo abruzzese in provincia di Pescara.
Avevo scelto questa meta perché visitai Penne moltissimi anni fa con gli amici in coincidenza con una bella festa medievale, e mi era rimasto un ottimo ricordo.
Penne, tuttavia, mi ha deluso. Tolti gli addobbi medievali mi è parsa una cittadina carina e nulla più, ed anche la passeggiata per il suo centro storico non ha stimolato più di tanto la curiosità mia e dei familiari. Ho anche saputo dalla proprietaria del B&B nella quale abbiamo alloggiato che la festa medioevale è già parecchi anni che non la fanno più. Peccato.
Bello tuttavia il panorama verso l’Appennino abruzzese, con la Maiella ed il Gran Sasso in primissimo piano.

Pompei
Non potevamo evitare la visita a Pompei, dato che era situata lungo il percorso delle nostre vacanze, tuttavia il caldo esagerato ci ha impedito di poterne visitare una larga fetta.
Devo tuttavia dire che, studiandosi bene prima il percorso, è possibile “minimizzare” la camminata per poter comunque vedere i siti più interessanti dell’antica città.
Entrando da “Piazza Anfiteatro” abbiamo potuto vedere l’Anfiteatro, la Palestra, varie abitazioni tra le più famose, i teatri, la casa del Fauno e la maestosità del Foro.
Peccato solo fosse il 15 agosto (ferragosto) e ci fossero 35 gradi all’ombra(*).

(*) Tra l’altro non è che a Pompei ci sia tutta questa ombra


Pompei, Foro

Sorrento
Andare con moglie e figlio a Sorrento è stato bello, ma sappiate maschietti all’ascolto che Sorrento è invasa dalla gnocca, ci sono bellezze ovunque e rischi di diventare strabico se ti soffermi a guardarle. Mai visto in vita mia così tante belle donne tutte insieme.
A Sorrento siamo rimasti 4 giorni, un po’ per riposarci dopo le “scarpinate” di Matera, ma anche per goderci la vista del golfo e per raggiungere comodamente Capri e Pompei, 2 mete facilmente raggiungibili da Sorrento.
Belle le passeggiate serali, con il figlio che si strafogava nei gelati, MDM (Mia Dolce Metà) che si fermava ad ogni vetrina, ed io che ammiravo con una maschera di indifferenza le centinaia di belle donne (dai 18 ai 50 anni ed oltre) che passeggiavano lungo le vie (spesso accompagnate da un “lui” altrettanto figo, diciamolo).


Sorrento, il simpatico cane Ugo “proprietario” dell’albergo

Strade
Le strade del Sud Italia, devo ammetterlo, sono molto differenti rispetto a quelle del Nord.
A parte la rete autostradale molto meno diffusa, le strade stesse hanno spesso una manutenzione insufficiente o nulla. E’ un peccato.
La loro transitabilità, tuttavia, spesso soffre della conformazione geografica del territorio.
Lungo la penisola sorrentina, per esempio, la strada principale è una sola ed è pure molto stretta e trafficatissima, per cui il fatto di mantenere una andatura lenta non dipende dalla manutenzione stradale, ma proprio da aspetti territoriali.
Andare da Matera ad Alberobello è stata una piccola “passione”, con stradine assurde, ma anche andare da Sorrento a Pompei in auto è una esperienza che mette a dura prova i nervi del guidatore.

ZTL
Piacevolissimo visitare città o zone turistiche destinate a zona pedonale, con un limitatissimo (o spesso assente) transito di autoveicoli.
Matera è tutta ZTL per ovvi motivi territoriali, e così anche Capri ed Alberobello, ma anche il centro di Sorrento è ZTL e te lo puoi godere in santa pace senza veicoli che ti sfiorano e che inquinano l’aria che respiri.

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Benvenuti al Sud. Le mie vacanze 2020 dalla A alla Z. Parte 4 di 5: N-Pa

Napoli
Napoli mi ha stupito, incuriosito, meravigliato.
Città unica, così diversa dalle città del nord, al punto da lasciarti a bocca aperta per mille motivi.
Iniziamo dicendo che a livello mediatico se ne offre una descrizione che differisce moltissimo da quanto da me visto con i miei occhi.
E’ vero, Napoli è caotica. Ma è una città pulita, con i servizi pubblici ottimi (con funicolare e metropolitana vai ovunque e minimizzi le scarpinate), e sicura (spesso al nord si fa credere che non lo sia).
Siamo rimasti a Napoli 3 giorni interi, visitandola con calma e godendocela appieno.
Non solo chiese (segnalo il Duomo “Cattedrale di Santa Maria Assunta” con le reliquie di San Gennaro, e “Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco” dedicata alle anime del Purgatorio ed alle anime “pezzentelle” della povera gente), ma anche “spaccanapoli”, la “via dei presepi” (straordinaria), e citerei anche la Metropolitana la cui fermata “Toledo” è stata votata come “stazione della metropolitana più bella d’Europa e del mondo“.

Ma i luoghi visitati, e visitabili, sono decine.
Unico rammarico la chiusura temporanea della cappella Sansevero, dove si trova il “Cristo velato” che dunque noi non abbiamo potuto ammirare.

E poi c’è lui, sua maestà il Vesuvio.
La sua presenza la percepisci ovunque, anche quando non lo vedi.
E quando lo ammiri nel lungomare, sembra che ti stia dicendo: “lo so che una volta partito avrai voglia di tornare”.


Napoli, Via dei Presepi

Napoli: Maradona
Maradona ha giocato con la maglia del Napoli 30 anni fa, ma ancora oggi la sua presenza è continua e costante lungo ogni strada.
Non esiste muro che non presenti una dedica a Diego, o una immagine a lui dedicata.
Le bancarelle vendono la sua maglietta, le sue foto, quadretti a lui ispirati, statuine, sciarpette e qualsiasi oggetto con appresso il suo nome ed il suo numero “10”.
La presenza di Maradona la percepisci ovunque, in una classifica che – mescolando elementi sacri e profani – vede dietro di lui la devozione a San Gennaro a Totò e a Pino Daniele.
Ma sul gradino più alto del podio ci sta lui, Diego Armando Maradona, amato e venerato più che mai anche dai giovani che, quando lui giocava, ancora non erano nati.

Napoli: Miseno
Durante la permanenza a Napoli, ci siamo dedicati una giornata al mare, scegliendo come destinazione Miseno.
Scelta azzeccata oltre ogni previsione.
Mare calmo, caldo e pulitissimo, panorama grandioso con il Capo Miseno a sinistra e l’isola di Procida a destra.
Un posticino poco noto ma che, lontano dalla caoticità di Napoli (bella nella sua rumorosità), ti regala relax senza troppe persone attorno.


Una coppia di simpatici coniugi a Miseno

Napoli: Vomero
Su suggerimento di Giangi (amico ed esperto in strutture alberghiere in giro per l’Italia), di Narrabondo (amico blogger Napoletano che mi ha dato moltissime dritte e che pubblicamente ringrazio) e di Matteo (amico Padovano sposato con una ragazza napoletana), per la permanenza a Napoli abbiamo soggiornato nel quartiere “Vomero”.
Scelta perfetta che mi sento di consigliare a tutti.
Il Vomero, oltre ad essere un quartiere considerato tra i migliori di Napoli, non solo dal Belvedere San Martino permette di vedere Napoli dall’alto (mirabile visione, specialmente notturna), non solo è ricchissimo di locali dove mangi in modo splendido, ma è anche comodissimo per gli spostamenti, avendo nel giro di poche centinaia di metri l’accesso alla Metro (fermata Vanvitelli) ed alle funicolari (Chiaia, Centrale e Montesanto).

Parcheggi
Il parcheggio è una nota molto dolente se giri in auto in zone turistiche dense di visitatori.
Matera è zona ZTL con un solo accesso in entrata ed uno in uscita, e non vi sono parcheggi. Ci si deve rivolgere a compagnie private che vengono a prelevarti l’auto e te la riportano indietro nel giorno e nell’ora prestabiliti. Costi giornalieri elevati.
Sorrento ha lo stesso problema legato alla ZTL. L’auto va lasciata fuori dal centro in parcheggi dal costo giornaliero elevato.
A Napoli abbiamo soggiornato in zona Vomero, dove i parcheggi privati custoditi sono costosissimi (35-40 Euro al giorno), ma in effetti la zona è tranquilla e noi abbiamo parcheggiato in “zona blu” (a tassametro) al costo di 1 Euro l’ora dalle 8:00 alle 20:00, in pratica 12 Euro al giorno. Il problema semmai era procurarsi le monetine.
Parcheggi a pagamento anche a Caserta (in convenzione con l’Hotel, solo 5 Euro al giorno), a Pompei (costo orario) e ad Alberobello (7 Euro, costo fisso).
Con un calcolo sommario, circa 180 Euro sono volati via solo per i parcheggi.

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Benvenuti al Sud. Le mie vacanze 2020 dalla A alla Z. Parte 3 di 5: Co-M

Covid-19
La presenza del Covid ha di fatto limitato la nostra vacanza, non tanto per la visitabilità dei luoghi, quanto per la sensazione di mancanza di libertà dettata dalla mascherina.
Io sono favorevolissimo all’uso della mascherina, capiamoci, ma è altrettanto vero che con il caldo non ti è molto d’aiuto specialmente sei stai salendo per i Sassi di Matera o percorrendo i sentieri di Pompei.
Tant’è, noi l’abbiamo indossata sempre, e ce ne siamo fatti una ragione. Ansimando.

Non ho riscontrato un uso della mascherina costante nelle varie città che ho visitato.
Nei luoghi chiusi (locali pubblici e trasporto pubblico), tuttavia, l’ho *sempre* vista indossata con serietà da parte di tutti, in ogni città da noi visitata: Matera, Napoli, Caserta, Sorrento eccetera.
Nei luoghi all’aperto, tuttavia, in alcune circostanze ho notato – specialmente da parte dei giovani, ma non solo – una enorme superficialità.
A Matera la indossavano tutti anche all’aperto, per esempio, data la vicinanza continua con altri turisti.
Ma a Sorrento, per capirsi, la sera piazze e viuzze erano inondate da turisti, assembramenti continui ma pochissime mascherine. Anche a Napoli, all’aperto, poche mascherine in giro per la città.

Foto genitori
I miei genitori si sposarono nel Settembre del 1964, e fecero il viaggio di nozze passando per Capri, Napoli e Caserta.
Io con MDM (Mia Dolce Metà) e Figlio, abbiamo visitato i medesimi luoghi e, all’insaputa di papà (mamma è mancata alcuni anni fa), abbiamo tentato di ricreare le stesse foto che loro fecero 56 anni fa.
In particolare 2 foto siamo riusciti a ricrearle “identiche” alle loro, nello stesso identico posto e con la stessa identica angolazione:
– la prima ritrae mamma a Pompei, nel Foro. Foto rifatta con MDM nella stessa identica posizione.
– la seconda ritrae papà alla Reggia di Caserta, di fronte alla Grande Cascata della fontana di Diana e Atteone. Foto rifatta con me nella stessa identica posizione.

Non le posso ancora pubblicare, ho intenzione di passare le originali del 1964 con lo scanner, e poi fare un piccolo regalo a mio padre con le nostre foto accanto alle loro.
A lavoro completato le pubblicherò anche qui.

Giove e Saturno
Il cielo del Sud, durante la vacanza, è sempre stato terso e specialmente di notte era possibile vedere molto nitidi i corpi celesti.
Spesso l’osservazione della volta celeste è stata facilitata dal basso inquinamento luminoso, cosa che qui a Padova capita raramente.
Per entrambe le settimane si sono distinti, molto nitidi in cielo, i pianeti Giove e Saturno, luminosissimi e visivamente molto vicini tra loro, e parecchie foto notturne hanno beneficiato della loro presenza sullo sfondo.
Questa foto per esempio, scattata di notte a Matera, rende evidente la bellezza del cielo con Giove (più grande e brillante, a destra) e Saturno (a sinistra) luminosissimi nel cielo.

Gnocca
Mai vista così tante belle donne come durante questa vacanza.
E non l’ho tenuto nascosto ad MDM (Mia Dolce Metà), perché la presenza di gnocche assurde nella loro bellezza era evidente anche a lei.(*)
Ovviamente c’erano anche molti bei maschietti, ma il mio interesse per il mondo femminile ovviamente non bada a certi dettagli.

A Sorrento l’oscar per la maggiore e migliore presenza di gnocca. Donne belle e bellissime di qualsiasi età, una cosa indescrivibile.

(5 stelle su 5)

Molte belle donne anche a Matera, che metto sul secondo gradino del podio come presenza di gnocca. Una vera – e piacevolissima – sorpresa.

(4,5 stelle su 5)

Solo al terzo posto Capri, dove c’era molta gnocca, ma non ai livelli di Matera e di Sorrento (irraggiungibile).

(4 stelle su 5).

(*) Frasi più gettonate: “loro sono molto belle, ma anche tu lo sei” oppure “tutte davvero belle, ma io amo te”

Matera
Immaginavo fosse bella, ma non *così* tanto.
Non è mia intenzione elencare le bellezze della città lucana, quanto sottolineare le mie emozioni di fronti agli scorci della città che, nel giro di alcuni decenni, si è tolta di dosso una ingiusta nomea fino a diventare una eccellenza assoluta italiana e mondiale.
Sarà perché io, da Padova, sono stato a Venezia decine di volte e dunque la sua bellezza a miei occhi si è forse un’ po’ “svalutata”, ma in cuor mio un panorama bello come quello dei Sassi Materani non l’ho mai visto prima. Semplicemente stupendo.
Matera non è comoda da visitare, ma – credetemi – temevo peggio. La città è piccolina, ed in poche ore anche a piedi la riesci a girare tutta.
In aiuto ci sono comunque i servizi “apecar” che ti portano ovunque, ovviamente a pagamento.
Da sottolineare le chiese rupestri scavate nella roccia (tra esse la Chiesa Rupestre di Santa Maria di Idris), e le “case grotta” che rispecchiano la condizioni di vita delle famiglie materane di alcuni decenni fa (ha dell’incredibile sapere che in 30 mq vivevano famiglie numerosissime, e ci fossero in casa insieme alle persone anche gli animali, come muli, cani e galline).
L’albergo mi è stato segnalato da Giangi, mio amico ed esperto in strutture alberghiere e ristoranti in giro per l’Italia.
L’albergo, definito “diffuso”, è distribuito lungo la strada in vari edifici, ma era situato in posizione “tattica” perfetta sia per l’accesso alla città (rigorosamente ZTL) che per la visita ai Sassi.
A Matera ho lasciato un pezzo di cuore.


Matera, Sasso Barisano e Cattedrale

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