3 giorni da militare. Parte 1 di 2: renitente alla leva

18 anni.
Puoi farti la patente.
Puoi votare.
Puoi firmarti le giustificazioni scolastiche.
Ma, ai miei tempi, con il compimento dei 18 anni arrivava anche il momento dei temutissimi “3 giorni” per la visita militare, in preparazione del servizio di leva (a quel tempo obbligatorio).

Il giorno prima dell’inizio dei 3 giorni arriva tutto trafelato a casa mia Claudio, mio vecchio amico coetaneo.
“Ma che cazzo hai nel cervello?” mi dice Claudio “non ti sei presentato ai 3 giorni, rischi l’arresto”
Io resto basito. Mi agito. Vado a prendere la “cartolina” di convocazione. Controllo.
“Claudio, la mia data è domani, è scritto qui”
“Ma se ti hanno chiamato mille volte all’appello! Si sono sgolati con il tuo nome”
Si trattava di un errore: nella mia cartolina avevano sbagliato ad indicare la data.

Il giorno successivo mi presento, e mi mandano subito dal Maresciallo capo della caserma. Sopra la scrivania una cartellina con il mio nome e, a caratteri cubitali, la scritta “renitente alla leva”.
Mi giustifico consegnando la cartolina e, dopo una verifica, accettano la mia giustificazione.
Peccato però che quello fosse il 2° giorno, per cui dovetti fare visita medica e test attitudinale nella stessa giornata.
Avevo con me un intero faldone pieno di certificati medici indispensabili per farmi esentare dal servizio di leva: piedi piatti, ginocchia valghe, scoliosi e qualsiasi altra stupidaggine potesse farmi scartare (dall’unghia incarnita alla carie).
Obiettivo raggiunto, vengo fatto “rivedibile”, rifarò i 3 giorni l’anno successivo e, se ancora “rivedibile”, verrò “riformato” e non farò il militare.
Questo è il mio palese obiettivo.


Eccomi con il comodo borsone stracolmo di certificati medici

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Vacanze prenotate

Ho prenotato con anticipo i biglietti aerei per le mie vacanze di quest’anno.
Quest’anno si esce dal budget in modo clamoroso, ma si vive una volta sola, no?

(capito dove vado?)

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Tsundoku TAG

L’amico Neogrigio, con cui ho molto in comune tranne la fede calcistica dato che lui tifa per la squadra più scarsa di Milano 😀 , mi ha nominato in questo TAG dal sapore libresco dove noi – scrittori di blog e lettori di qualsiasi cosa – confessiamo il nostro amore incontrastato per le pagine dei libri.
Il termine “Tsundoku” ha infatti questo significato: comperare un sacco di libri e tenerli da parte impilati uno sull’altro in attesa di leggerli.
I Giapponesi hanno l’arte della sintesi.

Ecco le regole del TAG:
– Usare l’immagine
– Citare chi ti ha nominato e il creatore del TAG (che è BloodiIvy, e la ringrazio)
– Rispondere alle domande
– Taggare qualche blog

Le domande sono le seguenti:
1) Un libro che hai comperato ma che devi ancora iniziare a leggere
Ultimamente sono un acquirente di libri maniaco/compulsivo e ho parecchi libri che mi attendono.
Ieri sera mi sono trascritto i titoli, i libri che leggerò nei prossimi mesi sono:
“Chi Perde Paga” di Stephen King
“Cime Tempestose” di Emily Brontë
“Splendore” di Margaret Mazzantini
“La Verità Sul Caso Harry Quebert” di Joël Dicker
“La Ragazza Del treno” di Paula Hawkins
“Fai Bei Sogni” di Massimo Gramellini
“La Storia Del Comune Di Santa Maria Di Sala” di Vittorio Boesso (il paese dove sono nati e cresciuti i miei genitori)
“Diario di una schiappa – Non ce la posso fare!” di Jeff Kinney (spassosissimi)

2)Un libro che stai rileggendo perché ti è piaciuto
In questo momendo non sto rileggendo alcun libro, sto solo leggendo (per la prima volta) “Polvere” di Patricia Cornwell.
Ma in passato ne ho riletti alcuni, tutti di matematica, tra cui il bellissimo “L’enigma Dei Numeri Primi” di Marcus du Sautoy

3)Un libro che leggi per studio o per voler approfondire un argomento
Sempre libri di matematica, che possono passare da seri, a difficili, a ludici (esiste anche la matematica ludica, sapete?) come quelli dello straordinario Martin Gardner

Infine ecco le mie nomine:
Una Vista di San Fermo
Almeno tu
Aspirante runner
Pensieri in Patchwork
Giusymar
Il mondo delle parole
La Mela sBacata
Please Another Make up
MrsBean73
Nascosta tra le righe
Occhi al futuro
I discorsi dell’ascensore
Papillon 1961
Pensieri loquaci
Vento nei Capelli
Polvere di stelle
Topper Harley
Una vita non basta
Opinionista per caso 2
Vita in casa
My enchanted worLd

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L’enciclopedia

Avevo circa 6 anni, ed i miei genitori decisero di acquistare l’enciclopedia.
Non una qualsiasi, ma la monumentale e bellissima GE20 della De Agostini.
Non avevo tuttavia idea a cosa potessero servirmi quei 20 tomi così voluminosi.
Me lo spiegò mia madre: “Nell’enciclopedia puoi trovare tutto di tutto, qualsiasi cosa, qualsiasi argomento che ti interessa, qualsiasi personaggio importante”.

Poco tempo prima mi erano morti i nonni (il papà di mio papà ed il papà di mia mamma).
Io li cercai nell’enciclopedia – sotto il loro nome, sotto il loro cognome, pure sotto la ‘N’ di nonno – e rimasi deluso per non averli trovati.

Loro, per me, erano personaggi importanti.

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Un incontro poco garbato

Con gli amici stavamo passeggiando per le piazze di Padova, e con noi c’era un tipo che conoscevo bene, anche se non eravamo amici in senso stretto.
Durante la passeggiata casualmente incrociammo la sua vecchia prof di Lettere del Ginnasio, che lo aveva bocciato anni prima.
Lui grande e grosso, lei minuta ma effettivamente con la faccia da stronza di primo livello.
All’inizio passò senza degnarla di attenzioni, poi cambiò idea, tornò sui suoi passi, le si avvicinò e la riempì di insulti e bestemmie che noi dapprima ci vergognammo e poi facemmo fatica a portarlo via di peso.
Forse bastava dirle “stronza” 2-3 volte, lui ha “leggermente” enfatizzato la situazione.
Temevamo l’intervento dei vigili per aggressione verbale.

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Ricordi di scuola: la sezione sbagliata

Ho frequentato le scuole medie in un istituto che aveva al suo interno anche le scuole superiori (ginnasio, liceo scientifico, ragioneria). Dei miei compagni di classe delle medie, circa una decina fecero la scelta di proseguire con il liceo scientifico, ed io tra questi.
Nel modulo di iscrizione si poteva scegliere la sezione del liceo cui iscriversi, in modo da dare la possibilità ai ragazzi di ritrovarsi in classe con il gruppo di compagni delle medie. Peccato tuttavia che i miei amichetti si iscrissero tutti in blocco alla sezione “A” mentre io solo venni iscritto alla sezione “B”, di fatto perdendo tutti i compagni di classe con i quali bene o male mi conoscevo da 3 anni.
Forse i primi giorni di scuola si sarebbe potuto fare qualcosa, ma i miei genitori non mossero dito e così rimasi in “B” e, essendo io timido a dismisura, un po’ ne soffrii di questa situazione.

Qualcosa mi dice che i miei genitori fecero apposta quella scelta e che non fu un errore il cambio di sezione, ma non mi dissero mai il motivo di tutto ciò.
Forse avevano sentito che in “B” i professori erano migliori? Forse volevano che io stessi lontano da qualche ragazzino che mi influenzava in modo negativo? Forse loro non volevano più avere a che fare con qualche genitore? O forse fu davvero un errore non voluto?

Non lo sapremo mai.

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Stiramento

Ho duvuto sospendere la mia attività in palestra a causa di un noioso contrattempo.
Ricordo che io faccio ginnastica di mantenimento presso la locale palestra comunale, esercitandomi con i compagni di corso in esercizi di stretching, addominali, corse, flessioni ed esercizi vari. Probabilmente a causa di una forzatura, mi sono procurato un piccolo ma doloroso stiramento al tendine del retto femorale della gamba sinistra; pensavo che un riposo forzato di 2 settimane potesse bastare a rimettermi in forma, ma mi sbagliavo.
Ormai sono fermo da quasi due mesi, ed il dolore (piccolo ma insistente) si fa ancora sentire.
A dire la verità io molti esercizi potrei benissimo continuare a farli, ma dovrei evitare alcuni movimenti della gamba e del bacino, perché potrei peggiorare la situazione.
Se fossi un vero atleta farei delle terapie mirate per tornare al più presto a fare ginnastica, ma io non sono un vero atleta, per cui attendo con pazienza che il dolore se ne vada per conto suo.


Stavo pensando che un po’ di ginnastica all’aria aperta, invece di starmene chiuso in palestra, potrebbe farmi comunque bene

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Scaldarsi

Mi alzo alle 6 e un quarto, alle 7 sto togliendo il ghiaccio dai vetri dell’auto. Mi congelo le mani, il fiato si condensa in fumi bianchi degni di una ciminiera.
Poi parto in auto direzione ufficio e inevitabilmente mi trovo bloccato in tangenziale.

Ed allora penso.
Penso al mio freddo esteriore ed interiore. Penso a chi non c’è più, a chi vorrei accanto a me, penso ai miei problemi, penso a mio figlio che cresce, penso a mio padre che vive da solo in una casa troppo grande e troppo vuota, penso alla mia età che avanza, e tra una prima/frizione/seconda mi lascio sopraffare dalla malinconia.

Ma poi inavvertitamente alzo lo sguardo, e sopra l’interminabile fila di automobili, noto un nutrito stormo d’uccelli.
Come fosse la prima volta, rimango sbigottito dalle loro evoluzioni, dai loro repentini cambi di traiettoria, dal loro procedere veloce ed ordinato.
E allora anche se il sole sta sorgendo e non tramontando mi viene in mente quella poesia, e poi mi viene in mente quella canzone che ascoltavo anni fa, e continuando ad ammirare il cielo mi accorgo di star sorridendo.

Gli uccelli scendono, salgono, virano, ed io mi trovo con l’animo più sereno ed il cuore più caldo.

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Passengers

Una scelta difficilissima dettata dalla solitudine più estrema.
Che diritto abbiamo noi di rovinare la vita e le speranze di un’altra persona?
Possono le nostre paure spingerci al punto da fare una scelta del tutto egoistica con la consapevolezza di danneggiare in modo irreparabile il destino di un altro individuo?

Mi sono immaginato in un’isola deserta pensando a cosa avrei fatto io se mi fossi trovato al posto del protagonista.
Avrei accettato di vivere in solitudine per tutta la vita? Oppure, pur di non impazzire, avrei obbligato una persona a vivere con me contro la sua volontà?
Risposta non facile. Per come sono fatto io, tenderei a pensare di non avere il coraggio di rovinare la vita a nessuno. Ma una cosa è pensarlo, un’altra è trovarsi realmente in condizioni estreme.

In caso di grave necessità a volte si prendono decisioni che in altri frangenti non ci saremmo mai immaginati di prendere, pensando solo a salvare noi stessi.
Dalla morte o dalla pazzia.

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La fine di un amore

Mi sei piaciuta sin dal nostro primo incontro, e non ho più potuto fare a meno di te.
Mi inebriava appoggiare le mia labbra su di te, gustare il tuo sapore, sentire il tuo profumo.
Eri la mia compagna preferita, sempre disponibile nel momento in cui avevo voglia di te.
Ma dopo anni di vero amore, qualcosa ha iniziato ad andare storto.
Mi sentivo male la sera dopo averti nuovamente assaporata, rimanevo sedotto dal piacere di averti con me, ma tramortito dalle conseguenze.
Ma mentivo a me stesso, negando fosse colpa tua, ma solo colpa di un destino in vena di scherzi.
Alla fine mi sono dovuto ricredere: la colpa del mio malessere interiore sei tu, e pur con le lacrime agli occhi credo sia meglio per me rimanerti per sempre lontano.

Io non bevo alcolici e non vado matto neppure per i vini. Ma stranamente mi piace la birra, specialmente se si tratta di birre ambrate o di doppio malto. In una birreria vicino a casa mia si possono degustare decine di differenti birre artigianali speziate in modi molto differenti e caratteristici, ed io non ne ho mai assaggiata una che non mi piacesse.
Ma ultimamente – senza dubbio sto diventando vecchio – non riesco più a digerirle. Bevo la mia bella birra in bottiglia, o una sana birra media alla spina, e poi la sera non riesco a dormire trovandomi costretto a prendere qualche farmaco per lo stomaco.
A questo punto la scelta, drastica e difficile da prendere, è una sola: rinunciare alla birra.


Il problema è che mi piacciono tutte: brune, bionde, rosse…

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