Ezio Vendrame

Tifare per la squadra di calcio del Padova, la mia città, ha notevoli aspetti positivi.
Saper lottare, soffrire, accettare le sconfitte, gioire per i piccoli obiettivi ottenuti.
Chi tifa per le squadre più forti non può capire quanto di “puro” ci sia nel tifare per squadre che non vinceranno mai campionati o coppe, ma che rappresentano la tua città, rappresentano il tuo territorio, rappresentano “te”.

Negli anni sono passati per Padova molti giocatori che poi hanno avuto successo in ambito nazionale, uno per tutti Del Piero.
Tra i più talentuosi c’era sicuramente Franco Cerilli, mio idolo giovanile incontrastato. Classe purissima, ed una carriera che a mio parere avrebbe meritato la Serie A (che pure lui frequentò con merito) in modo più continuativo. Era bravissimo.
Ma un altro calciatore, pur rimanendo al Padova solo 2 anni, ha lasciato al pubblico padovano ricordi indelebili.
Ezio Vendrame.

Al 99% delle persone questo nome non dirà nulla, ma sappiate che si tratta di un giocatore di qualità tecniche eccezionali, bravissimo e talentuoso, eppure “pazzo” in campo e fuori.
Gli aneddoti legati ai suoi 2 anni “padovani” si sprecano.

Annoioato durante uno sbiadito 0-0 tra il Padova e la Cremonese, prese il pallone ed iniziò a scartare tutti – sia compagni che avversari – dirigendosi verso la *propria* porta, per fare autogol. Scartò anche il proprio portiere, e poi si fermò sulla linea, lasciando il risultato sullo 0-0.
“L’ho fatto per ravvivare la partita” dirà poi negli spogliatoi.
Un tifoso del Padova in quella occasione fece un infarto e morì. Morto. Stecchito.
Quando lo dissero a Vendrame, egli rispose: “Chi soffre di cuore non può vedere le partite di Vendrame”.

Aveva giocato in A con il Vicenza, poi era passato sempre in A al Napoli.
Al Vicenza aveva un ingaggio di 10 Milioni di Lire.
Pensando di essere furbo, quando firmò con il Napoli chiese “il doppio”.
Venne accontentato.
Ma poi si accorse che tutti i giocatori, anche i più giovani, prendevano almeno 60 Milioni.
Forse anche per questo motivo non legò mai con la squadra e con la città, e poi dopo alcuni anni finì a Padova. Per noi tifosi una benedizione.

Finito di giocare a calcio, divenne allenatore dei giovani, ma anche poeta e scrittore.
Nel suo libro “Se mi mandi in tribuna godo” avrebbe poi scritto un aneddoto riguardo la partita Padova-Udinese.

Il Padova era in crisi finanziaria, pagava i calciatori al minimo sindacale (22mila Lire a punto). A Vendrame (ex della partita) vennero offerti ben 7 Milioni per truccare la partita e giocare male.
Lui aveva accettato.
Ma poi in campo gli ex-tifosi lo fischiarono, e lui la prese male. Molto male.
“Volevo punire quel pubblico di ingrati…affanculo i sette milioni, viva le 44.000 lire”.
Giocò come solo lui era in grado, e fece 2 gol, portando il Padova alla vittoria per 3-2.
Mitico il suo 2° gol.
Calcio d’angolo.
Vendrame prima si soffia il naso sulla bandierina del corner, poi si rivolge al pubblico dell’Udinese che lo stava fischiando: “Ora faccio gol”.
E fece gol! Direttamente dal calcio d’angolo!

Era un genio, veniva paragonato a George Best (cosa da intenditori), ed era intelligentissimo.
Nel tempo era diventato amico del cantautore e poeta livornese Piero Ciampi.
Durante una partita (sempre a Padova) fermò il gioco per salutarlo dopo averlo riconosciuto in tribuna.

Questo era Ezio Vendrame, un cuore puro, che diceva sempre ciò che pensava.
“Se devo parlare con degli imbecilli, preferisco morire di solitudine”, era uno dei suoi motti.
Allenava i ragazzini del suo paese, ed era infastidito dalle continue lamentele dei genitori. “Allenerei solo una squadra di orfani” ebbe a dire.
Era anche generoso.
Nel 1969 giocava con il Siena. Fu un inverno rigidissimo. Vendrame decide di comprarsi un cappotto alla moda del costo di 70mila lire (lo stipendio medio degli italiani a quel tempo era di circa 120mila Lire al mese). Mentre cammina per strada vede uno zingarello che chiede la carità. Ezio non ci pensa un secondo e gli regala il cappotto appena comperato.
“Aveva più freddo di me” fu il suo commento.

Era un bel tipo. Le donne non gli mancavano. Da giocatore fingeva infortuni per poter passare i pomeriggi a letto con l’amante di turno.

“Ragazzi miei, la prima cosa che dovete fare è buttare nel cesso le vostre Playstation e rinchiudetevi in quel cesso con un bel giornaletto di quelli giusti.
Quando uscite innamoratevi appena potete di una bella figliola. Perché il sesso fai da te è bello, ma quello con una coetanea è molto meglio”

Ezio Vendrame ci ha lasciati pochi giorni fa, aveva 72 anni.

Un giocatore. Un poeta. Un artista.

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L’erba voglio

Voglio guidare in una tangenziale intasata.
Voglio dare un bacio sulle guance a mio padre.
Voglio andare in pizzeria ed aspettare in piedi prima di avere un tavolo.
Voglio vedere in faccia il mio salumiere.
Voglio andare al mercato ed incrociare 500 persone.
Voglio attendere sulle strisce 2 minuti prima di poter attraversare.
Voglio andare alla sagra paesana e vedere i bambini che giocano tra loro.
Voglio maledire i camion in autostrada.
Voglio farmi accorciare i pantaloni dal sarto cinese.
Voglio tagliarmi i capelli.
Voglio andare a messa.
Voglio vedermi un concerto insieme a migliaia di persone.
Voglio andare allo stadio e tifare per la mia squadra.
Voglio vedere i ragazzini che vanno a scuola con zaini più grandi di loro.
Voglio lamentarmi per l’inquinamento delle auto.
Voglio prendere un aereo e decollare per qualsiasi destinazione.
Voglio andare a correre lungo l’argine che dista più di 200 metri da casa mia.
Voglio entrare al supermercato con il carrello senza file d’attesa.
Voglio sgridare i bambini che si tuffano in piscina facendomi gli schizzi.

Voglio.

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Saturday Pop. The Beloved: “The Sun Rising”

Come una semplice canzone possa definire un nuovo genere musicale.

Siamo nel 1989, la musica “pop” sta subendo una radicale trasformazione grazie all’arrivo della “house”, che permette la composizione di nuovi brani sulla base di “campionamenti” di altre canzoni, con un differente uso di ritmi, riff e basi di tastiere.
La house, con le sue derivazioni “techno” “italo” “undergruond” e simili, spopola in tutte le classifiche europee ed in tutte le discoteche, e nascono molte nuove band che ne abbracciano le sonorità.
I Beloved, recentemente passati dall’essere un quartetto all’essere un duo, abbandonano lo stile “new wave” del primo album e trovano proprio nella “house” il terreno fertile per le loro nuove canzoni.

Il brano che li rende famosi, facendoli entrare in classifica in UK, è “The Sun Rising”.
Una “piccola” canzone che tuttavia possiede una forza dirompente.
Fu proprio essa, infatti, a fare da capostipite ad un nuovo genere musicale, la “ambient-house” (poi genericamente chiamata solo “ambient”) che mieterà innumerevoli successi nell’intero decennio successivo.
“The Sun Rising” farà da apripista a decine di compilation di musica “lounge” “ambient” e “chill-out”, tipo le famose “Buddha Bar”, musiche perfette per rilassarsi, per essere messe come sottofondo ad una serata tra pochi amici, ad una serata poco chiassosa, ad una serata con il proprio partner.
Non solo.
Remixata a puntino, “The Sun Rising” divenne la canzone chiave per le serate in discoteca ad Ibiza, diventando capostipite anche di un nuovo “sound”, chiamato appunto “balearic”, che ancora oggi (dopo oltre 30 anni) caratterizza la musica da discoteca delle serate ad Ibiza e Formentera.

Nonostante l’enorme successo, “The Sun Rising” non riuscì a portare ricchezza ai Beloved.
La canzone, infatti, fedele alle regole della nuova “house”, conteneva un campionamento da un brano semisconosciuto del 1981 (“O Euchari” dall’album “A Feather On The Breath Of God” con la voce di Emily Van Evera), che tuttavia (le leggi nel 1989 non erano ancora chiare da questo punto di vista, riguardo i campionamenti) non aveva ricevuto l’autorizzazione all’uso da parte degli autori.
La causa che ne seguì, vide i Beloved soccombenti ed obbligati a girare gli interi diritti d’autore del brano agli autori di “O Euchari”.
Poco male, i Beloved si sarebbero ampiamente rifatti in breve tempo con i successivi singoli ed album, mentre “The Sun Rising” rimane ancora oggi un piccolo simbolo di un genere musicale che ci ha tenuto compagnia durante le serate più intime e meno rumorose.

The Beloved
The Sun Rising
12
Anno: 1989
Casa discografica: WEA
Numero di catalogo: YZ414T

A1 The Sun Rising
A2 The Sun Rising (Gentle Night)
B1 The Sun Rising (Eurovisionary)
B2 The Sun Rising (Deeply Satisfying)

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La verità in tasca

Ho alcuni colleghi (tra cui Achille di cui talvolta parlo) che sembrano avere sempre la verità in tasca.

Sanno sempre tutto di tutto, elargiscono consigli specialmente se non richiesti, e tutto sommato ti accorgi che in realtà sono loro i primi a non sapere di cosa si stia parlando.

Cercano di colmare il “vuoto” con la “parola”, quando spesso il vuoto esigerebbe solo una cosa: il silenzio.

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La cassetta ritrovata

La tedesca Stella Wedell aveva solo 12 anni nel 1995 quando, durante una vacanza a Palma di Maiorca, perse in mare una audio-cassetta che conteneva alcune canzoni che si era registrata per poterle ascoltare con il walkman.

Anno 2020. Sono passati 25 anni.

Stella ora ha 37 anni, e si trova a Stoccolma per visitare la mostra “Sea of Artifacts“.
La mostra è organizzata da Mandy Barker, artista e fotografa inglese, la quale espone oggetti di ogni tipo recuperati sulle spiagge di tutta Europa, per puntare l’indice contro l’inquinamento ambientale dovuto alla plastica.
Stella rimane colpita da uno degli oggetti esposti: si tratta di una cassetta musicale ritrovata a Lanzarote che risveglia in lei un ricordo lontano.
Controlla la tracklist, verifica la calligrafia, e capisce che si tratta senza dubbio della cassetta che lei perse a Palma di Maiorca 25 anni prima.

“È stata un’incredibile opportunità per Stella di entrare nella mia mostra e riconoscere il suo nastro” ha detto Mandy Barker “e il fatto che [la cassetta] sia sopravvissuta intatta per tanti anni, dimostra la durabilità della plastica e la minaccia che può rappresentare per l’ambiente marino.”
Per la cronaca, la cassetta conteneva canzoni dei Pet Shop Boys, di Shaggy e di Bob Marley.

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Le perle di Achille

Il collega Achille, di cui vi parlo di tanto in tanto, ha una immensa considerazione di sé stesso.
E’ convinto di essere intelligente sopra la media, furbo sopra la media, acculturato sopra la media.
Quando in realtà “sopra la media” sono solo le sue brutte figure e le stupidaggini che racconta.

L’ultima sua uscita è capitata alcune settimane fa, quando si parlava di rimborsi spese per visite mediche ed occhiali.
La mia Azienda, infatti, da anni ha in essere una convenzione con il “Fondo Est” e con l'”Ente Bilaterale” per il rimborso (parziale o totale) delle spese mediche per visite specialistiche ed esami, nonché per sussidi di vari tipi (sostegno figli disabili, acquisto occhiali, tasse universitarie e molto altro ancora).
Si tratta in effetti di contributi/sussidi molto utili, perché a fronte di una semplice pratica da fare on-line, si ottengono rimborsi che danno un po’ di sollievo al portafoglio ed al budget familiare.

Achille prende la parola:
“Lavoro qui da 20 anni e non ho mai chiesto un rimborso. Non saranno mica 10-20-100 Euro di rimborso a farmi diventare più ricco, per me è da pezzenti [ha usato proprio la parola “pezzenti” NdK] andare ad elemosinare questi soldi, ed io non lo farò mai. Non ho bisogno di mance o di elemosine”.

Eravamo in 5. Tutti ammutoliti.
Il vero problema, tuttavia, (a parte il fatto che Achille voglia darsi arie da persona superiore che non ha bisogno di nulla e che non chiede mai nulla a nessuno) è che Achille non sarebbe neppure in grado di fare una richiesta on-line per un semplice rimborso.
E’ negato con qualsiasi strumento elettronico o tecnologico, per cui non sarebbe neppure in grado di registrarsi in un sito, tenere a mente una password, scannerizzare un documento per farne un PDF, caricarlo su un portale, gestire il rimborso con IBAN e home banking.
Per cui, un po’ come la volpe che disprezza l’uva solo perché non riesce a raggiungerla, Achille deride i rimborsi on-line, non tanto perché a lui i soldi facciano schifo (tutt’altro, spilorcio com’è), quanto perché non sarebbe in grado di richiederli, e con il suo ego spropositato non si “abbasserebbe” mai a chiedere aiuto a qualche collega.

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La penna stilografica

Alle elementari avevo la maestra che pretendeva l’uso della penna stilografica.
Per questo motivo ogni bambino ne aveva sempre 2, una era di scorta per ogni evenienza.
Niente calamaio, usavamo le “cartucce” con inchiostro rigorosamente di colore blu, e poi ognuno aveva i fogli di “carta assorbente” contro perdite e sbavature di inchiostro.
Io ogni giorno tornavo a casa con la mano destra e la manica destra sporchi di inchiostro.

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Cats in Venice

Un regalo che solo chi mi conosce bene avrebbe potuto farmi, e per il quale devo ringraziare mia cugina.

“Cats in Venice” è uno splendido progetto grafico curato da Marianna Zampieri, la quale ha ben pensato di unire la bellezza di una città unica come Venezia, con la silenziosa presenza di alcuni gatti che con la loro morbida pelosità abbelliscono le calli e le piazze veneziane.
I gatti immortalati sono moltissimi – decine e decine – e di ognuno di essi viene raccontata brevemente la storia e ne viene descritta la personalità.

Sì, perché chi ha gatti sa perfettamente che ogni gatto ha la propria personalità.
C’è il gatto curioso, quello sedentario, quello pauroso, quello che non teme nulla e nessuno, quello che ama la compagnia di altri gatti, quello che invece deve essere sovrano unico del proprio territorio.

Ognuno dei gatti fotografati racconta una storia, e le foto illustrano non solo il gatto, ma anche uno spicchio di Venezia magari meno noto, ma altrettanto affascinante.
Perché Venezia è unica, ed anche i suoi gatti lo sono.

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Io non mi annoio

Sto continuando a lavorare, 4 giorni alla settimana, tuttavia quando sono a casa sono in clausura come chiunque altro. Serate in casa, weekend a casa.
Il fatto di lavorare, in effetti, è in parte un peso (per il rischio associato al contagio) in parte un beneficio (uscire di casa, avere la possibilità di pensare ad altro e non solo al virus).

Lo stare in casa non mi pesa, lo dico senza mezzi termini.
Io da anni esco di rado, ho gli amici, li sento spesso, ma ci troviamo solo di tanto in tanto. Vado talvolta  in pizzeria o al ristorante, ma non vado spesso al cinema o a teatro, non faccio sport, ho una vita comunque appagante anche se tranquilla.
Sono fortunato infatti ad avere moltissimi svaghi personali: leggo libri, ascolto molta musica, adoro i giochi enigmistici e di logica (a patto che siano davvero difficili), aggiorno i miei siti internet musicali, e poi ho il blog e tutti voi con i quali sto condividendo questo periodo.

Io non mi annoio.

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Saturday Pop. Nelly Furtado feat. Timbaland: “Promiscuous”

Una mia vecchia battuta diceva “mi piace Timbaland sin da quando era magro”.
Sì, perché Timothy Zachary Mosley, in arte Timbaland, per gli amici “Timbo”, prima di diventare produttore discografico, è stato anche DJ, cantante e rapper (e lo è ancora).
Mi piacevano le sue canzoni, e lui era magro.

Con gli anni il buon “Timbo” ha certamente messo su qualche chiletto di troppo, ma contemporaneamente in chiave discografica ha acquisito competenze di livello mondiale, con collaborazioni di assoluta eccellenza, tra cui Justin Timberlake, Jay-Z, Madonna, Rihanna, OneRepublic, Missy Elliott, All Saints, Janet Jackson, Destiny’s Child, Lenny Kravitz, Bjork, Duran Duran, Shakira, Beyoncé, Cher, Coldplay, Muse e recentemente Tiziano Ferro.

A mio parere il suo migliore lavoro come produttore è l’album Loose di Nelly Furtado (anno 2006), che lo vede anche come autore e cantante in alcune canzoni.
“Promiscuous” fu il singolo di maggiore successo di quell’album, arrivando al 1° posto negli USA, Canada (dove è nata Nelly Furtado), Nuova Zelanda e Danimarca ed ai primissimi posti in UK, Italia, Australia, Germania e moltissime altre nazioni.
Osannata dalla critica, la canzone vinse il premio ‘Best Pop Single of the Year’ ai Billboard Music Awards, ed ebbe la nomination come canzone dell’anno ai Grammy.
La presenza di Timbaland come produttore è evidentissima, se si ascolta il sound elettronico e cupo del brano, e la sua presenza come seconda voce sembra davvero perfetta, ricevendo numerose critiche positive dai giornalisti musicali.

Dal canto suo Nelly Furtado ha beneficiato moltissimo di questa collaborazione: “Loose” è il suo primo (e finora unico) album ad arrivare al 1° posto in Canada, USA, Germania, vendendo complessivamente nel mondo oltre 12 milioni di copie.

Nelly Furtado feat. Timbaland
Promiscuous
CD singolo
Anno: 2006
Casa Discografica: Geffen
Numero di catalogo: 0602517053250

1 Promiscuous (Radio Edit)
2 Crazy (Radio 1 Live Lounge Session)
3 Promiscuous (The Josh Desi Remix)

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