Saturday Pop. Enigma: “Sadeness (Part I)”

Novembre 1990.
Le radio iniziano a trasmettere una strana canzone che unisce canti gregoriani e musica elettronica, con un testo in lingua latina e francese.
La band si chiama “Enigma”, nessuno sa di chi si tratti, il video non li ritrae, ma il successo inizia ad arrivare un po’ ovunque, ed il brano giunge al 1° posto in ben 24 nazioni.
Si scoprirà in seguito che gli Enigma rappresentavano un progetto musicale tedesco, capitanato dal musicista di origini rumene Michael Cretu, e con la voce narrante della cantante Sandra (a quel tempo moglie di Cretu) che aveva riscosso un grande successo negli anni precedenti come cantante solista.

La canzone si apre con una citazione latina tratta dal libro dei salmi e da alcuni canti gregoriani presi da un poco noto album del 1976 del coro tedesco “Capella Antiqua München”. Lo stesso coro citò in giudizio gli Enigma perché a dir loro questo ‘campionamento’ non era stato autorizzato, e solo nel 1994 la causa ebbe fine con un accordo economico di compensazione.
Il titolo del brano deriva invece dal testo narrato in francese, dove in forma molto sensuale si palesa il Marchese de Sade in una specie di colloquio dove esprime i propri desideri sessuali.

In questo modo la canzone arriva ad esprimersi attraverso contrasti: il latino ed il francese, il sacro ed il profano, l’amore ed il sesso, l’anima e il corpo. Ma la stessa sonorità della canzone si esprime attraverso il contrasto tra musica sacra ed elettronica, in un connubio senza dubbio interessante dal punto di vista musicale.

Nota a margine. Il titolo completo della canzone è “Sadeness (Part I)”.
Esiste una seconda parte?
Certamente. “Sadeness (Part II)” tuttavia sarà pubblicata solo nel 2016 (26 anni dopo la prima parte) all’interno dell’ottavo album degli Enigma, con la voce della cantante Anggun.

Enigma
Sadeness (Part I)
12″
Anno 1990
Etichetta: Virgin
Codice: VINX 703

A1 Sadeness – Part I (Extended Trance Mix)
A2 Sadeness – Part I (Meditation Mix)
B1 Sadeness – Part I (Violent US Remix)
B2 Sadeness – Part I (Radio Edit)

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La “Statua della Madre Russia”

Durante la lettura del libro “Russian Regional Flags (bandiere regionali russe)” mi sono imbattuto nella bandiera dell’Oblast’ di Volgograd:

incuriosendomi dell’effige in essa rappresentata.

L’immagine bianca richiama la statua “La Madre Patria Chiama” (più nota come “Statua della Madre Russia”), costruita nel 1967 e posta proprio alle spalle della città di Volgograd, su una collina chiamata Mamaev Kurgan (“sepolcro di Mamai”).
Si tratta di una scultura immensa e pesantissima. La donna che impersonifica “Madre Russia” è alta 52 metri (più della Statua della Libertà, per capirsi), e la spada volta verso l’alto porta il tutto ad una altezza di 85 metri. Il peso totale dell’opera (in gran parte calcestruzzo armato dello spessore di 30 cm) è di 7900 tonnellate (più della intera Torre Eiffel, per capirsi).
Per il mantello della statua lo scultore Evgenij Vučetič si ispirò alla Nike di Samotracia, mentre per il volto posò la modella Valentina Izotova.

La statua venne costruita in ricordo delle vittime russe cadute durante la Battaglia di Stalingrado (1942-43) durante la quale i soldati dell’Armata Rossa contrastarono le forze nemiche (tedeschi in primis, ma anche italiani) che culminò con una importantissima vittoria dei russi contro la Germania Nazista ed i suoi alleati, dando inizio all’avanzata sovietica verso ovest e verso la definitiva vittoria nel conflitto mondiale.
Persero la vita in totale più di un milione di persone, civili compresi.

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Galeotto fu il numero di telefono e chi lo scrisse

Mi è capitato a volte di leggere in alcuni bagni pubblici le scritte sui muri. Non so cosa possa essere scritto in quelli femminili, ma in quelli maschili trovi un po’ di tutto: firme, oscenità, disegni, svastiche, offese, e numeri di telefono da chiamare.
Non ho mai pensato di chiamare quei numeri di telefono, innanzitutto non ne vedo la necessità, e poi ho sempre pensato si trattasse di scherzi per rompere le scatole a qualche persona o alla ex di turno.

Mark Ellis, camionista oggi 53enne, ha pensato diversamente.
Ha trovato sul muro di un bagno pubblico un numero di telefono seguito dalla frase “se vuoi divertirti, chiamami”.
E ha chiamato.
Ha risposto Donna Roberts, la quale non sapeva dove Mark avesse trovato il suo numero di telefono.
Fatto sta che tra i due è sorta una immediata simpatia, e dopo alcuni giorni si sono incontrati di persona.
Si sono piaciuti.
Si sono innamorati.
Si sono sposati ed hanno oggi due figli.
Alla fine si è scoperto che il numero di telefono di Donna era stato scritto sui muri del bagno pubblico dal suo ex, per farle dispetto.


Mark Ellis, Donna Roberts e i figli

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My Music. TXT: “Girl’s Got A Brand New Toy”

Una canzone che adoro e che ho sempre amato a più livelli, per un gruppo che è passato nell’orbita new wave anni ’80 come una meteora o poco più.
Amo questo brano, che ci crediate o no, alla follia. Per uno come me, collezionista di dischi e amante della musica pop a 360°, sembra quasi di dire uno sproposito, ma ci sono parecchi motivi che me l’hanno sempre fatto piacere.
La musica è elettronica, ed a me la musica elettronica è sempre piaciuta sin da ragazzo. Tastiera e chitarra si integrano alla perfezione.
La melodia è lenta ed accattivante, con una venatura new-romantic che ho apprezzato sin dal primo ascolto.
La voce del cantante, bassa ed avvolgente. Questo modo di cantare mi ha affascinato sin da subito.
Il testo: semplice e disimpegnato, lo imparai a memoria in pochissimo tempo, e lo conosco a memoria ancora adesso. Con il tarlo del (voluto) errore grammaticale “she don’t” che da sempre mi martella dentro.
Il look del gruppo. Non si può negare che, negli anni ’80, il look per i cantanti fosse davvero un punto di forza, sebbene in effetti c’entrasse poco con la “musica” vera e propria. Il duo (Markus: compositore, tastiere e chitarra; Mark Jefferis: voce) aveva in effetti un look ben definito. Ed io adoravo il cantante. Vedevo in lui quella bellezza a cui io 16enne anelavo, e non importa se la sua “bellezza” fosse sui generis, magari effeminata, con trucco e quant’altro.

Io non ci vedevo nulla di effeminato, anzi alcuni anni dopo Andy dei Bluvertigo avrebbe avuto un look praticamente identico.

Negli anni ’80 molti cantanti si truccavano, rimmel fard e ombretto dilagavano anche nei Duran Duran e negli Spandau Ballet (ed in moltissimi altri gruppi, Culture Club per esempio), per cui io davvero non ci vedevo nulla di strano. Fatto sta che il cantante, voce bassa e calda con un look glam ambiguo, mi piaceva da matti. Pensavo che se avessi avuto il suo look e la sua voce non avrei avuto tutti quei problemi nel trovarmi una ragazza, ma io ero solo un 16enne brufoloso.
La canzone ebbe un successo straordinario, che il gruppo non riuscì mai a bissare. Dopo un solo album i T.X.T. si sfaldarono, Markus continuò come autore e cantante, mentre del mio biondo amico Mark Jefferis si persero le tracce.
Non nego di averlo cercato negli anni in internet più volte, trovando solo pochi vaghi riferimenti ad un omonimo attore di teatro.

T.X.T.
Girl’s Got A Brand New Toy
7″
Anno 1985
Etichetta: CBS
Codice: A 6073
A Girl’s Got A Brand New Toy
B Hot Was The Rainy Night

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Le fotocopie impunite

Primi anni ’90.
Le raccolte punti della Barilla fanno furore, mia madre raccoglie bollini a go-go, a casa mangiamo fusilli e penne rigate tutti i giorni.
I premi sono interessanti: pentole, piatti, bicchieri, posate, oggetti per la casa, teiere, ma anche lenzuoli, federe, e una miriade di premi minori che attirano l’attenzione di milioni di casalinghe in tutta Italia.
Una strategia di mercato fantastica.

Al nuovo centro commerciale, per un intero week end, alcuni promoters della Barilla regalano piccoli gadgets, fanno fare alcuni assaggi, e ritirano le raccolte punti dando in cambio il regalo prescelto. Una calca mai vista prima, una confusione unica, decine e decine di persone ammassate per avere 3 biscotti della Mulino Bianco, o un portachiavi, o per consegnare le raccolte punti.
Io notai una cosa: i promoter, causa fretta dovuta alla eccessiva calca, le raccolte punti le controllavano velocemente, una sbirciata veloce che non mancassero bollini, e poi consegnavano immediatamente il premio desiderato al fedele consumatore.

Io feci una furbata un po’ vergognosa.
Pensai di fare alcune fotocopie a colori della tessera punti, poi a casa con calma ritagliai i bollini fotocopiati, e infine li attaccai su nuove tessere ancora vuote. Il risultato era splendido, difficile accorgersi della contraffazione, se non per il fatto che i bollini originali erano di cartone (ritagliati dalle confezioni di pasta), mentre quelli fotocopiati erano di carta.
Puntavo tutto sul fatto che il controllo fosse superficiale e solo visivo.
Così fu.
Al posto di una sola raccolta punti ne consegnai 5 (4 erano false) e portai a casa ovviamente 5 regali tra i migliori.
Mia madre si stupì, ma io non confessai mai il piccolo imbroglio, affermando solo che i 4 prodotti in più erano in omaggio.

PS: prima che me lo chiediate: sì, in casa eravamo invasi anche dalle sorpresine del Mulino Bianco

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Preconcetti

I preconcetti fanno parte di noi.
Anni fa, ad una conferenza, un professore disse che i preconcetti fanno bene, perché ti permettono di avere una opinione (o una possibilità di scelta) anche in situazioni che non hai mai vissuto prima e che faresti difficoltà a valutare.
Tutto sta poi ad utilizzarli in modo sapiente, senza che siano loro a condizionare il tuo ragionamento con giudizi affrettati o palesemente errati.

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La canzone del momento. Delta V: “Domeniche Di Agosto”

La fine dell’estate ci ricollega a memorie di tempi passati, quando con spensieratezza si giocava, si correva, si era giovani e gli occhi ci mostravano un mondo diverso, legato a gioie più semplici ma più autentiche.

Grandissimo ritorno dei Delta V, con la nuova voce di Marti, ma con la solita splendida musica elettronica.

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Saturday Pop. Queen: “Innuendo”

“Innuendo” in italiano significa “insinuazione”.
Non è casuale la scelta di questo titolo per il brano e per l’album che segneranno la parte finale della vita di Freddie Mercury.
Ma cosa c’era da insinuare?

E’ il 1991. Le apparizioni pubbliche di Freddie si erano diradate, l’ultimo tour dei Queen era stato sospeso senza troppe spiegazioni, chi lo aveva incontrato lo aveva descritto come malato, un suo ex era morto di AIDS, altri rilasciavano alla stampa interviste di dubbio gusto, i membri della band rimanevano in silenzio.
Ecco dunque l’insinuazione: Freddie Mercury, sieropositivo da anni, era malato di AIDS ed in fin di vita.
Vero? Falso?
La canzone giocava su questo che a molti appariva come un pettegolezzo, ad altri come una sentenza.

La canzone è semplicemente stupenda, più volte descritta come “la Bohemian Rhapsody degli anni novanta”.
La più lunga come durata tra tutti i singoli della band (6 minuti e mezzo), “Innuendo” arriva al 1° posto della classifica, grazie ad un connubio di stili che vede sovrapporsi rock, con opera, musica sinfonica, classica e flamenco. Il tratto di flamenco, occorre segnalarlo, fu suonato da Steve Howe (chitarrista degli Yes), unico caso in cui i Queen in studio siano stati affiancati da un chitarrista estraneo alla band.
Il video non presentava immagini recenti dei membri della band, alimentando dunque l’insinuazione che qualcosa non andasse.
Ma dopo pochi mesi l’insinuazione si palesò in tutta la sua drammaticità: 10 mesi dopo la pubblicazione del singolo Freddie Mercury moriva di AIDS lasciando affranti milioni di fans in tutto il mondo.

Queen
Innuendo
7″
Anno 1991
Etichetta: Parlophone
Codice: 016 20 4164 7

A Innuendo
B Bijou

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La soffitta

A casa dei miei genitori c’è una soffitta.
Non è facile raggiungerla.
Ci vuole la scala, che ti permette di arrivare fino ad una botola.
Devi poi sollevare la botola e successivamente issarti con la forza delle braccia.
Per raggiungerla ci vuole dunque un po’ di dimestichezza e di tono muscolare.

Benché la casa dei miei genitori sia a due piani e dunque abbastanza grande, la soffitta è stata sempre utilizzata per stivarci ogni sorta di oggetto.
E’ buia, ma mio padre fece in modo di installarci una lampada portatile che, grazie ad un cavo lunghissimo, ti permette di illuminarne ogni angolo.
La soffitta è anche bassa, e per girarci all’interno devi rimanere ingobbito. Sbattere la testa e farsi un male pazzesco è la normalità.
Per qualche strano motivo a me ignoto, la soffitta non è un ‘open space’ ma è suddivisa in settori da alcuni muretti, per cui districarsi in essa ti fa sentire come all’interno di un labirinto buio. Se per caso si spegnesse la lampada avresti davvero parecchie difficoltà a tornare indietro fino alla botola iniziale.
Se conosci bene i meandri della soffitta potrai trovare in fondo ad essa una piccola finestrella che ti permette di salire sul tetto. Negli anni questo si è reso necessario per sistemare l’antenna televisiva, pulire le grondaie e sistemare le tegole dopo qualche burrasca più forte del solito.

Ma, alla fin fine, che cosa è stivato in soffitta?
Tutti i libri ed i quaderni di scuola miei e di mio fratello di quando andavamo alle elementari ed alle medie.
Tutte le decorazioni di Natale: presepe, albero, luci, statuine.
Centinaia se non migliaia di fumetti, specialmente “Topolino” degli anni ’70, ’80, e ’90, collezioni complete e probabilmente anche di un certo valore.
Vecchi giocattoli, spesso in buone condizioni, che mi domando cosa ci facciano lì dato che avrebbero potuto essere regalati anni fa.
Oggetti inutili che io avrei buttato nel cassonetto da anni, come per esempio vecchie lampade da soggiorno, soprammobili di dubbio gusto, poster vintage, audiocassette musicali degli anni ’80 francamente inascoltabili, alcune radio certamente non funzionanti, e mille altri oggetti che ti meraviglieresti di trovare ancora in giro.

Salire in soffitta è una avventura sempre nuova che riserva ogni volta qualche sorpresa.

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Le perle di Achille

Il collega Achille da alcune settimane ha in dotazione una stampante a colori.
Accade ad un tratto che sul monitor gli appaia la segnalazione di “inchiostro blu esaurito”, e che lui dunque abbia necessità di sostituire la cartuccia.
A parte il fatto che non riusciva a trovare lo sportello di apertura per le cartucce (ed ho dovuto mostrargli io come si fa) il problema ora è un altro: Achille non conosce l’inglese.
Voi direte: e allora?
Allora si dà il caso che lui debba estrarre la cartuccia del blu che è esaurita, ma l’incauto collega estrae quella con la lettera [B] che lui “pensa” sia il blu, ma che in effetti è il nero (black).
Perciò Achille toglie la cartuccia [B], va in amministrazione, se ne fa dare una nuova, la inserisce, riaccende il tutto ed esce la scritta: “inchiostro blu esaurito”.
Achille inizia a non capirci nulla, a meravigliarsi, a maledire la stampante e chi l’ha inventata, a dubitare sul funzionamento delle cartucce.
Non capisce.
E noi (perfidi) lo lasciamo non capire, perché in effetti la scena è divertente.
Ad un certo punto il più compassionevole di noi fa notare ad Achille che [B] corrisponde al nero, e che lui deve sostituire la cartuccia [C].
“C come Celeste?” risponde Achille. Ma non potevano dirlo subito?
“No” gli fa eco un altro collega “C come Ciano”
“E chi diavolo è Ciano?” chiede Achille


Tra l’altro il ciano è davvero un bel colore

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