Risveglio sprint

Io.
Ogni mattina.
Per andare al lavoro.

Ore 6:15 > suona la sveglia (spesso ho già gli occhi aperti)
Ore 6:15 e 5 secondi > sono seduto a bordo letto
Ore 6:15 e 20 secondi > ho indossato i calzini
Ore 6:16 > ho bevuto il mio primo bicchiere d’acqua della giornata
Ore 6:16 e 30 secondi > sono in bagno, mi guardo allo specchio e mi spavento tantissimo
Ore 6:18 > ho finito di fare pipì
Ore 6:19 > sono in soggiorno ad accarezzare Clash
Ore 6:20 > breakfast time

E voi, avete un risveglio sprint come il mio per andare a lavorare, o vi muovete con maggiore lentezza?

“Ma dove minchia vai che oggi è domenica e non lavori?”

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EeLST

Cesenatico, estate 1986.
Il nostro amico Chico da Bollate (MI) ci frantuma gli zebedei parlandoci in continuazione di questo nuovo gruppo dell’hinterland milanese che sta avendo molto seguito e di cui iniziano a circolare i bootleg in cassetta dei loro primi concerti. Lui ne ha un paio, e la sera in spiaggia ce li propone con un rituale quasi religioso. Il gruppo si chiama “Elio e Le Storie Tese”, non hanno ancora inciso dischi, ma i loro concerti sono sempre gremiti, e le canzoni ironiche e surreali denotano capacità musicali ben oltre la media.
Gli EeLST inizieranno ad avere successo nel 1989 con il primo album dal titolo quasi impronunciabile (“Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu”) e da lì inizierà la loro vera ascesa verso il successo anche commerciale.

“Non fanno ridere né suonare, le loro canzoni sono brutte”. Questa la definizione di EeLST da parte del mio collega Achille.
Mi sono spesso chiesto se questa opinione sia molto diffusa, e temo che molti la pensino allo stesso modo di Achille (il quale crede di sapere tutto di musica ma alla fine conosce solo le canzoni di Vasco).

Gli Elii non sono il mio gruppo preferito, pur avendo parecchi dei loro dischi, ma li ho comunque sempre apprezzati, pur con molti distinguo.
Non mi piace l’uso della “parolaccia” nei loro testi pur ridendo per molti loro giochi di parole, ricordando per esempio “Shpalman” e “La Visione”.
Ma non si può dire che non sappiano suonare perché non solo sono diplomati al Conservatorio, ma sono davvero abili musicisti. Purtroppo pagano lo scotto di essere etichettatti come un gruppo “demenziale”, cosa che a loro in fin dei conti non credo dispiaccia molto (nel senso che se ne fregano).

Ora gli EeLST si sciolgono, notizia che era nell’aria anche alla luce del passo indietro fatto da Tanica/Conforti l’anno scorso.
Un po’ mi spiace, però è anche giusto da parte loro capire se c’è ancora la voglia di continuare, perché farlo per inerzia a livello artistico non ha alcun senso.
Spero che la critica sappia rivalutarli, per quanto riguarda il collega Achille lascio perdere perché tanto ha sempre ragione lui.


Mangoni

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Le mie foto. Foto #18: Vita In Casa

018 vita in casa 18102017

(clicca per ingrandire)

Non sono mai stato molto bravo nelle attività manuali, inteso come “fai da te”.
Però quando il figlio era piccolo mi è capitato alcune volte di dovermi “inventare” qualche attività ludica per giocare insieme a lui e per tentare di sviluppare la sua creatività.
In una di questa occasioni ci venne incontro il settimanale “Famiglia Cristiana” che teneva la rubrica “Vita In casa” dove potevi trovare suggerimenti creativi indirizzati a bambini e bambine in età scolare.

Cartoncini colorati, forbici, colla, cannucce colorate, cotton fioc, pennarelli, vaschetta traparente: ecco a voi una astronave con gli alieni a bordo.

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C’era una volta

C’era una volta una sveglia. Aveva la carica manuale, e la mattina faceva egregiamente il proprio dovere.
Ora non serve più, al posto della sveglia può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una calcolatrice portatile. La accendevi e digitavi il calcolo per ottenere il risultato.
Ora non serve più, al posto della calcolatrice può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una radiolina portatile, per sentire le partite di calcio e qualche musichetta.
Ora non serve più, al posto della radiolina portatile può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una macchina fotografica, per catturare al volo immagini da ricordare.
Ora non serve più, al posto della macchina fotografica può andar bene lo smartphone.

C’era una volta il walkman, per ascoltare una cassetta o un CD durante una passeggiata.
Ora non serve più, al posto del walkman può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una agenda, dove annotarsi compleanni e cose da fare.
Ora non serve più, al posto della agenda può andar bene lo smartphone.

C’era una volta un navigatore satellitare, per trovare la strada adatta per raggiungere la meta desiderata.
Ora non serve più, al posto del navigatore satellitare può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una cabina telefonica, per una comunicazione urgente o segreta.
Ora non serve più, al posto della cabina telefonica può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una console portatile Nintendo, per giocare ai videogiochi ovunque tu volessi.
Ora non serve più, al posto della console portatile Nintendo può andar bene lo smartphone.

C’era una volta un orologio, per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo ed essere sempre puntuali.
Ora non serve più, al posto dell’orologio può andar bene lo smartphone.

C’era una volta una torcia elettrica, per rischiarare l’ambiente in caso di bisogno.
Ora non serve più, al posto della torcia elettrica può andar bene lo smartphone.

Caro Smartphone, sei utile ma hai anche rotto gli zebedei.

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Le canzoni del momento

Oggi vi presento 3 canzoni.

[prima canzone]

Alok and Mathieu Koss feat. Joan Alasta: Big Jet Plane

Cover di un brano del 2010 di Angus and Julia Stone, l’originale era più lento, e meno elettronico.

Questo il brano originale del 2010:

Belli entrambi

[seconda canzone]

Marnie: Electric Youth

Marnie è la vocalist del gruppo Ladytron, che a me piace molto. Questo è il suo secondo album da solista, voce eterea e base elettronica. I like it

[terza canzone]

Depeche Mode: Cover Me

Terzo singolo estratto dall’ultimo album “Spirit”, video meraviglioso firmato dal genio di Anton Corbijn. Uno struggente inno alla solitudine

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Liebster Award TAG

Mi piace essere nominato ai TAG perché mi permettono di rispondere a domande, o di mettere nero su bianco aneddoti personali di cui spesso difficilmente si parla.
Ringrazio Neo (volonteroso ragazzo che ora lavora a Varsavia) per la nomina (vi invito a seguirlo nel suo blog dove si parla di viaggi, libri, serie TV e di vita in generale), e ringrazio anche Sessoyogadogdance per la creazione del TAG.

Regolette:
– logo
– rispondere alle 11 domande
– scrivere 11 domande nominando altri blog

Eccomi!

1- Partiamo da una domandona. Sit-com: meglio Friends o The big bang theory? E perché?
Non seguo le Serie TV. Mi è capitato anni fa di vedere di sfuggita Friends, e ho cambiato canale. Mi è capitato di vedere alcuni minuti di TBBT e mi è sembrato divertente e vagamente scientifico. Voto TBBT

2- Dovete scegliere un nuovo pc portatile, secondo quale principio lo scegliete? E perché?
Dovrò prendermene uno. Voglio che abbia il disco SSD (mi bastano 256 GB), processore i5/i7, e RAM almeno 8GB. Costano, comunque

3- La vostra birra preferita?
I miei problemi di stomaco mi stanno allontanando dalla birra, ahimé. L’ultima volta ho dovuto bere quella analcolica (tristezza assoluta).
Non ho un tappo preferito, mi piacciono molto le ambrate

4- Avete 1300 euro da spendere: Iphone X o settimana al mare?
Settimana al mare

5- Playstation 4 o XBOX One? E perché?
Non conosco, sorry. Mio figlio comunque ha la XBOX e gioca che è un piacere

6- Il più grande evento a cui avete assistito?
La visita di Giovanni Paolo II a Padova, oppure uno dei tanti concerti a San Siro

7- L’ultimo film visto al cinema?
E’ passato un sacco di tempo, credo fosse “Inside Out”

8- Marca di abbigliamento preferita?
Nessuna, nel modo più assoluto, nemmeno se si parla di abbigliamento sportivo

9- Inverno, fuori piove, vi organizzate per una serata cinema a casa in tutta tranquillità: birra e patatine o the e biscotti?
Birra, patatine, pop corn, salatini, arachidi, pizza

10- Budapest o Praga?
Sono stato solo a Budapest, e l’ho trovata molto bella. Spero di poter visitare anche Praga

11- Il sabato sera: discoteca o pub?
Da ragazzo discoteca senza dubbi. Ora ho passato l’età da disco, purtroppo, e non voglio trovare rifugio nelle discoteche con musica da revival anni ’80 ’90 con tutti sopra gli anta e palesemente sfigati nella maggior parte, o alla ricerca di “compagnia”. Quindi ora voto pub, pur con tutte le limitazioni che ho attualmente per la birra

Ecco infine le mie 11 domande rivolte ai “nominati”.
1- Automobile: stile di vita o mezzo di trasporto?
2- Smartphone: quante ore in media al giorno tra telefonate, messaggi, giochini e internet?
3- Libri: ne leggi più o meno di 6 all’anno?
4- Sesso: quante volte al giorno ci pensi?
5- TV: strumento di compagnia o strumento necessario?
6- Musica: CD, MP3 o Spotify?
7- Peso: sei sottopeso, normale o sovrappeso?
8- Vicinato: conosci bene i vicini di casa? Andate d’accordo, vi salutate e basta oppure non li sopporti proprio?
9- E-commerce: comperi mai on-line? Mai avuto problemi?
10- Hobby: la tua passione più grande?
11- Sport: pratichi o guardi?

Nominations (so che molti di voi non amano i TAG o non ne danno seguito, sappiate che vi “nomino” semplicemente come stima e simpatia nei vostri confronti):
Di punto in Bianca
Pensieri in Patchwork
Esserci Sempre 2.0
Giorgia Penzo
Il mio blog per caso
Il mondo delle parole
Please Another Make up
Mi… semplicemente
Mille splendidi soli
MrsBean73
Nascosta tra le righe
Neuro Caffeine
Occhi al futuro
I discorsi dell’ascensore
Papillon 1961
Passeggiando sulle foglie
Pensieri loquaci
Vento nei Capelli
Polvere di stelle
Suprasaturalanx
Vita in casa
My enchanted worLd

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Saturday Pop. Fugees: “Ready Or Not”

E’ vero, “Killing Me Softly” è stato un fenomeno assoluto, un successo incredibile che ha proiettato i bravissimi Fugees nell’Olimpo, ma il mio brano preferito è “Ready Or Not”, forse anche per il fatto di essere stato remixato in varie salse, e chi mi legge sa quanto io ami i remix in generale.
Non che “Ready Or Not” sia passato inosservato, dato che anch’esso ha conquistato il 1° posto in Inghilterra.
Canzone comunque con numerosi richiami musicali, come per esempio i campionamenti ai brani di Enya (“Boadicea”) e dei Delfonics (“Ready Or Not, Here I Come (Can’t Hide From Love)” e di cui io mi comperai sia il CD singolo che il 12″.

Fugees
Ready Or Not
CD singolo
anno: 1996
Etichetta: Columbia
Codice: COL 663596 2

1 Ready Or Not (LP Version)
2 Ready Or Not (Salaam’s Ready For The Show Remix)
3 Ready Or Not (Handel’s Yaard Vibe Mix)
4 The Score

 

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Il rammendo

Mia madre rammendava ed aggiustava qualsiasi cosa: calze, scarpe, mutande, canottiere, ciabatte, pigiami, tute.
Dove non arrivava il rammendo arrivava la toppa: gomiti dei maglioni, ginocchi dei pantaloni.
Eravamo tutt’altro che ricchi, in famiglia si faceva di necessità virtù.
E non ci mancava comunque nulla.

Il mondo odierno invece propaganda uno stile di vita che induce allo spreco ed all’acquisto inutile. Non si vedono più le ‘toppe’ (forse è anche un bene, per carità), e gli oggetti vengono sempre gettati senza un minimo tentativo di recupero.
Vale per esempio per i cellulari, cambiati in media ogni 2 anni (o anche prima) per passare a nuovi “efficientissimi” modelli. Ed il ‘vecchio’ cellulare non serve più.
Il calzino ha un buco? Lo si butta.
Il maglione è fuori moda? Lo si butta.

Il caro vecchio rammendo non esiste ormai più.

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Fritz

(un mio vecchio post datato 26 luglio 2010)

La tempesta perfetta giunge inattesa ed indesiderata, senza avvisaglie. Alle 16:00 stavamo giocando in giardino sotto il sole, alle 16:05 eravamo barricati in casa attendendoci il peggio. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a chiudere tutte le finestre, le 2 lasciate aperte hanno consentito alla grandine di perforarci le saracinesche. Bambino e MDM (Mia Dolce Metà) abbastanza terrorizzati, io ho tentato di portare un po’ di serenità coinvolgendo il piccolo nella ricerca delle pile e delle candele dato che il black out è stato pressoché istantaneo.
5 minuti di fortunale (i giornali nei giorni successivi parleranno di tromba d’aria) e poi il silenzio più totale che inizia piano piano ad essere interrotto dalle sirene lontane dei Vigili del Fuoco e delle ambulanze.
Alle 16:15 eravamo nuovamente in giardino. Un quasi ex-giardino. Foglie e rami ovunque, piante rovinate e sradicate, vasi volati letteralmente via. Non male come spettacolo. Dopo alcuni scambi di opinioni con i vicini di casa, e dopo aver constatato sommariamente la sostanza dei danni, ci siamo tutti armati di rastrello ed abbiamo iniziato a raccogliere i resti delle piante formando cumuli su cumuli in pochi minuti.
Ecco tuttavia che il nostro animo di famiglia sensibile ci porta a fermarci dal lavoro di rastrellamento per il ritrovamento del corpo di una tortora, morta. Immediatamente pensiamo alla 2 famiglie di merli che trovano dimora nel nostro giardino, e la ricerca porta all’amaro ritrovamento di una merla anch’essa morta a causa della grandinata oppure perché colpita da qualche ramo vagante.
A pochi metri da noi una scena surreale. Il merlo maschio è fermo immobile (sembrava impagliato) completamente inzuppato di pioggia e il suo essere in vita era testimoniato dal saltuario battere delle palpebre. Era terrorizzato, e con una maggiore attenzione ho visto che la sua respirazione era velocissima, con il petto che praticamente sussultava. Il merlo è rimasto in quella posizione almeno per 30 minuti, nessuno di noi si è avvicinato a lui, per un profondo rispetto verso il suo stato di evidente difficoltà.
Abbiamo continuato a rastrellare foglie e rami finché sotto un cumulo di grandine non ho trovato il corpo di un passero. Pensavo fosse morto, invece dopo alcuni istanti ho notato che respirava. Piccolo anche se non appena nato, stava per morire anche lui a causa della calamità appena trascorsa. Con leggerezza l’ho preso e l’ho coricato su un nido caduto dagli alberi (forse proprio il suo) che si trovava ad un paio di metri dal luogo del suo ritrovamento. Che fare?

Il piccolo passerotto, subito battezzato Fritz, è stato dapprima messo al sole in modo da asciugarsi e riprendere temperatura. Adagiato sul nido ha iniziato a tremare visibilmente, a causa della paura ma principalmente a causa del freddo. Poi abbiamo preparato, in mancanza di alternative, una pappetta a base di acqua e zucchero che gli abbiamo somministrato tramite un cotton-fioc verso il quale lui tendeva il piccolo becco. Le speranze di sopravvivenza, a mio parere, erano minime, diciamo il 10% o forse anche meno. Dopo essersi asciugato (nel frattempo le operazioni di pulizia erano riprese con vigoria) ho tuttavia notato che il suo aspetto era migliorato, e teneva gli occhi aperti con maggiore facilità.
Abbiamo allora iniziato a pensare ad un piano di recupero per Fritz fintantoché non fosse migliorato oppure fino al momento che ci avesse lasciato per il paradiso dei passerotti.
Dopo una nottata in terrazza, lontano dalle fauci dei gatti dei vicini, il giorno seguente è continuata la terapia di acqua e zucchero alternata anche ad acqua semplice, con la quale lui con difficoltà si dissetava.

Il terzo giorno di ricovero sono accadute due cose fondamentali:
1) Fritz ha aperto le ali e si è alzato sulle zampine (io temevo all’inizio che una fosse spezzata) dando testimonianza di un buon miglioramento di salute
2) Alcuni passerotti adulti si erano riuniti, non sapendo di essere osservati, proprio sul luogo di ritrovamento di Fritz, quasi lo stessero cercando

Ho capito che era il momento: abbiamo portato fuori Fritz, con l’idea di adagiare il nido sul quale lui si trovava da 3 giorni proprio in prossimità del luogo di ritrovo dei passeri. Ed ecco una grande sorpresa: mentre lo portiamo fuori Fritz sente il cinguettio dei passeri appollaiati sui rami, ed inizia ad animarsi, a battere le alucce ed a dimensarsi.
Adagiamo il nido per terra e lui si gira e cinguetta verso di noi come per ringraziarci.
Una lacrima mi scende sul viso.
Poi ci nascondiamo.

I passeri dopo alcuni minuti si avvicinano al nido, Fritz cinguetta e vola via con loro.

FRITZ.jpg

Salvate il soldato Fritz.

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