Fanciullezza

La fanciullezza è un eterno presente

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Saturday Pop. Mango: “Lei Verrà”

Non si sa se Mango si riferisse ad un amore “platonico”, o ad una donna amata di cui si attende il ritorno.
Fatto sta che le sue parole raccontano il sogno ad occhi aperti di un uomo, che vede in lontananza la propria amata tornare, e già immagina di poter stare con lei.

“Lei verrà
e scenderà
giù per la collina”

Ma rimane un sogno, l’amata non si materializza, e l’attesa sembra non trovare mai compimento.

“Piove su noi
che non c’incontriamo mai”

Vorrebbe averla accanto e sussurrarle parole d’amore mai dette.

“Per noi avrò
strane parole
quelle che non riesco a dire mai
parole di cui ti vergogni”

Ma forse in fondo al proprio cuore capisce che rimarrà tutto un sogno, e lei non tornerà mai.

“Amore che non da’ più sogni”

Ho sempre adorato questa canzone, trovandola poetica e molto vicina alla mia sensibilità.
Quante volte – credo sia capitato a tutti – il nostro cuore desiderava il ritorno di una persona amata, ma il sogno è rimasto vano?

Mango
Lei Verrà
7″
anno: 1986
Etichetta: Fonit Cetra
Numero di catalogo: SP 1837

A Lei Verrà
B Show

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Dormire

L’americana National Sleep Foundation, dopo uno studio durato ben due anni, ha stilato una interessante tabella relativa alle ore di sonno ideali per ogni individuo in relazione alla propria età.
Io da parecchio tempo mi sto imponendo di andare a letto presto: mi sono accorto infatti che il mio livello di stress diminuisce sensibilmente in proporzione alle mie ore di riposo.
Non è per me un grande sacrificio, dato che la sera raramente guardo la televisione a parte qualche partita di calcio e gli impegni serali con amici o parenti sono sporadici.
Andando a letto presto posso leggere un po’ in tutta tranquillità, e poi appisolarmi in totale relax.
La tabella indica come le ore di sonno, per noi adulti, debbano essere circa 7-8, ed io ci sto dentro tranquillamente.
E voi? Quante ore dormite per notte?


La moglie avrebbe un’idea… ma lui dorme

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Una rinuncia

Circa un anno fa mio fratello mi ha regalato un abbonamento annuale a Sky, con il dispositivo Sky Q.

Si trattava di una promozione, che includeva l’attivazione gratuita, e mio fratello mi regalò l’abbonamento per un anno con la configurazione “base”, pertanto senza le opzioni “cinema”, “calcio” o quant’altro.

Dopo un primo periodo di diffidenza, in casa abbiamo iniziato ad utilizzarlo, guardando i programmi che ci interessavano maggiormente: io seguivo per lo più documentari, MDM (Mia Dolce Metà) qualche serie TV, Figlio seguiva programmi di intrattenimento.
Niente male: i contenuti li ho trovati interessanti e ben confezionati, facilmente selezionabili attraverso il menu, con poca pubblicità.

Passati i 12 mesi, abbiamo dovuto prendere una decisione: continuare a guardare Sky, oppure restituire il decoder?

Il problema riguarda i costi: per quanto fossero interessanti i programmi, passare ad un costo mensile di circa 30 Euro per noi sarebbe stato troppo.
In un periodo in cui bollette e costi sono saliti in modo vertiginoso, noi non ci possiamo permettere di spendere 400 Euro all’anno per una forma di intrattenimento godibile, ma non indispensabile.
Per cui, pur a malincuore, abbiamo disdetto il contratto entro i tempi previsti e restituito il decoder.

A dire il vero ora stiamo pensando di iscriverci ad Amazon Prime, il cui costo annuale è di “soli” 50 Euro.
Anche “Prime” rappresenterebbe una spesa “non indispensabile”, ma in effetti il costo è di gran lunga inferiore rispetto a Sky, e l’offerta sarebbe più ampia rispetto alla sola TV, includendo anche altre voci (foto, musica, libri, giochi).
Vedremo.

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Aeroporti: Kai Tak (Hong Kong)

Il Kai Tak di Hong Kong è un ex aeroporto, dato che fortunatamente è stato chiuso in via definitiva nel 1998.
Ma la sua storia è molto particolare.

Innanzitutto la sua realizzazione fu abbastanza casuale, dato che il terreno sul quale sorgeva era stato acquistato nel 1922 da una società immobiliare, che voleva farla diventare una zona residenziale. Ma il progetto fallì, per cui la “Kai Tak Investment Company” decise di approntare una pista in erba e di destinare il terreno ad aeroporto, per rientrare almeno parzialmente dalla spese.

Negli anni successivi, l’area aeroportuale venne ampliata e vennero fabbricati la prima torre di controllo ed il primo hangar, prosciugando tratti di mare circostanti all’area originale.


L’aeroporto Kai Tak nel 1971, prima degli ampliamenti

Il problema nacque dal 1980 in poi: Hong Kong ebbe uno sviluppo economico e demografico enorme, concentrato in un’area tutto sommata poco estesa (Hong Kong è grande poco più di 1000 Kmq).
Lo sviluppo demografico portò alla costruzione di moltissimi edifici di grandi dimensioni, grattacieli ovunque.

Lo sviluppo economico portò ad una impennata di voli diretti da/a Hong Kong.
I numerosissimi aerei si trovarono letteralmente a sfiorare i grattacieli, con grave rischio per la incolumità dei passeggeri e dei residenti, e l’inquinamento acustico portò alla decisione di vietare i voli dalla mezzanotte alle 6:30 del mattino.


Non è un fotomontaggio


Nemmeno questo

L’avvicinamento alla pista per l’atterraggio era diventato assolutamente pericoloso, e nonostante le difficoltà di approccio l’aeroporto Kai Tak si trovò a gestire in media 36 decolli/atterraggi all’ora, con un numero di passeggeri spropositato (quasi 30 milioni di passeggeri transitati nel 1996).


L’atterraggio di un Boeing 747 a Kai Tak

Per tutti questi motivi, le autorità di Hong Kong decisero di inaugurare nel 1998 un nuovo aeroporto nell’isola di Chek Lap Kok, lontano da grattacieli e zone abitate.


Il nuovo aeroporto di Chek Lap Kok

L’area del vecchio aeroporto di Kai Tak è stata in parte destinata a scalo marittimo, ma è ancora in fase di riconversione.

Codice aeroporto: HKG
Nome Aeroporto: Aeroporto di Hong Kong Kai Tak
Passeggeri transitati: 29,5 milioni (dati 1996)

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L’olio

Mio fratello è molto più bravo di me nel fare i regali.
Ha fantasia e sa cogliere aspetti che io non riesco neppure ad immaginare.
Lo scorso Natale mi “regalato” l’adozione di un ulivo in Salento, con tanto di “certificato di adozione”.

L’ulivo è numerato e, volendo, lo si può andare a vedere. La cosa interessante è che l’adozione, oltre ad aiutare alla riforestazione del Salento (duramente colpito dalla Xylella), offre in omaggio una bottiglia di olio Bio preparato con le olive delle aziende agricole che hanno aderito all’iniziativa.

Mi è arrivato l’olio: una bellissima iniziativa, un apprezzatissimo regalo.

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Insegnamenti scolastici

Violenza sulle donne: va insegnato a scuola il rispetto per il mondo femminile.
Sessualità: va insegnata a scuola.
Educazione civica: va insegnata a scuola.
Problemi comportamentali: delegati alla scuola.
Razzismo: va insegnato a scuola il rispetto per le persone diverse da noi.

A mio avviso non è possibile – e nemmeno giusto – delegare ogni problema alla scuola, perché il primo luogo in cui i problemi andrebbero discussi è fondamentalmente la famiglia.
Ma ormai, mi spiace dirlo, nelle famiglie i valori etici/morali/religiosi/comportamentali non diventano quasi mai oggetto di discussione, e mi riferisco in particolare alle famiglie dove ce ne sarebbe davvero bisogno.
Per cui quando accadono fatti incresciosi, notiamo ovunque una alzata di scudi per la mancanza di valori educativi insegnati a scuola, quando in realtà lo sguardo dovrebbe essere diretto altrove.

Ma la famiglia odierna è molto diversa rispetto al passato.
Il focolare domestico è stato sostituito dalla TV e dai cellulari, ed il dialogo ne risente.
E poi manca la voglia di discutere di temi “scottanti”, o imbarazzanti, o semplicemente delicati.

All’educazione dei figli sembra sempre che ci debba pensare qualcun altro.
Magari la scuola.

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Il volo

Mio figlio venerdì ha effettuato la sua prima lezione di guida, pilotando un aereo Cessna F150J.
Esattamente questo:

Non si è trattato del suo primo volo in assoluto.
Aveva già pilotato un Cessna un anno e mezzo fa, al termine del percorso di studi delle scuole superiori, dato che il suo indirizzo era “navigazione aerea”.
Anche in quella occasione ebbe la soddisfazione di decollare, pilotare ed atterrare agendo ai comandi in prima persona.
Questo volo tuttavia è stato il primo di una lunga serie, perché strettamente collegato al corso di pilotaggio che ha recentemente intrapreso.

Mentre nella scorsa occasione andammo a vederlo, noi genitori questa volta siamo rimasti a casa. Eravamo convinti di poterne seguire il volo attraverso “Flight Radar 24”, ma ciò stranamente non è stato possibile.
Il suo compagno di corso, che ha volato prima di lui, è stato tracciato senza problemi, ma il volo del figlio non è apparso per motivi a me ignoti, nonostante il “transponder” del velivolo ovviamente fosse acceso. Mistero.
Ad ogni modo, il volo è durato circa 30 minuti, e Pietro ha anche sorvolato casa nostra/sua, riuscendo non si sa come a scattare questa foto.

Fly, Robin, Fly

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Saturday Pop: Trevor Horn

Un vero “guru” della musica inglese, cui ha contribuito in qualità di musicista, cantante e produttore, raggiungendo sempre enormi risultati sia in termini di qualità che come successi discografici.

E dire che il primo amore di Trevor Horn, nato nel 1949, era il Jazz.
Ma nel 1976 eccolo al primo posto in classifica in tutto il mondo con i “Buggles”, un duo formato da lui e da Geoff Downes. La canzone – che ha segnato un’epoca – è la famosissima “Video Killed the Radio Star”.
“Video Killed the Radio Star” fu il primo video in assoluto trasmesso da MTV negli USA, il 1º agosto 1981 alle ore 00:01.

Con i “Buggles” Horn publica 2 album, intervallati dalla sua partecipazione all’album “Drama” degli “Yes”, dove canta e suona il basso.

Terminata la sua avventura con i “Buggles” e con gli “Yes”, Horn aderisce al progetto musicale “Art Of Noise”, dove si mescolano suoni “futuristi”, elettronica ed arrangiamenti orchestrali, anche grazie alla presenza nel gruppo della bravissima compositrice Anne Dudley.
Tra i più grandi successi degli “Art Of Noise” la famosa “Moments in Love”, del 1985.

Nel frattempo Horn inizia la sua lunghissima carriera di produttore discografico, che lo vede impegnato ancora oggi.
Fonda la “ZTT Records” e il primo successo è davvero ineguagliabile: mette sotto contratto nientemeno che i “Frankie goes to Hollywood” con i quali ottiene un successo senza precedenti.
1° posto con “Relax”, 1° posto con “Two Tribes”, 1° posto con “The Power of Love”, e 1° posto con l’album “Welcome to the Pleasuredome”.

Ma Horn non si ferma ai FGTH.
Come produttore è l’artefice del successo di altri artisti, del calibro di Propaganda, Grace Jones, Seal, Lisa Stansfield e molti altri.
Celeberrime, per citare solo alcune canzoni di enorme successo, “Slave to the Rhythm” (Grace Jones), “Duel” (Propaganda), “Crazy” (Seal)… ma la lista sarebbe lunghissima.

Negli anni successivi Horn diventa produttore ed arrangiatore anche per altri artisti che non appartengono alla sua casa discografica.
E così eccolo accompagnare Marc Almond, Mike Oldfield, Robbie Williams, ma anche artisti italiani come Eros Ramazzotti e Renato Zero.

Uno dei suoi lavori migliori, dove riesce ad unire musica elettronica ed orchestra, è certamente “Left to My Own Devices” dei Pet Shop Boys.

Negli anni 2000 Horn è ancora in auge come artefice del successo internazionale delle “Tatu”, duo di ragazze russe che arrivano ai primi posti della classifiche grazie alle canzoni da lui prodotte, ed ai video dove le due ragazze ammiccano tra loro in modo provocante.

Trevor Horn ha vinto nella sua lunga carriera numerosi premi tra cui 1 Grammy e 3 Brit Awards, oltre ad avere ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Impero Britannico, e una laurea ad honorem alla Università di Southampton.

Un personaggio straordinario, bravissimo ma dal difficile carattere. Molti lo descrivono come un po’ “dispotico” in sala di incisione, e spesso tra lui e gli Artisti con cui ha avuto a che fare sono sorte discussioni sfociate in veri e proprio litigi.
La scissione più clamorosa è stata quella con i “Frankie goes to Hollywood”: dopo 2 album, il cantante Holly Johnson non ne poteva più di venire comandato a bacchetta da Trevor Horn, ed ha lasciato il gruppo, con una scia di avvocati e tribunali. Tant’è che nelle successive reunion, sempre organizzate da Horn, Holly Johnson non ha mai voluto partecipare. Peccato.

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Curiosità sugli inni nazionali. 9° puntata. Qatar: “Pace all’Emiro”

Un inno poco modesto.

“As-Salam al-Amiri”, l’inno nazionale del Qatar, venne adottato il 7 Dicembre 1996 e curiosamente ha lo stesso titolo dell’inno che ebbe il Kuwait dal 1951 al 1978. Il testo fu scritto da Sheikh Mubarak bin Saïf Al-Thani, mentre la musica è opera del famoso musicista qatariota Abdulaziz Nasser.

Il nuovo inno entrò in vigore in contemporanea con l’insediamento al trono dello sceicco “Hamad bin Khalifa bin Hamad bin Abdullah bin Jassim bin Mohammed Al Thani“, il quale credo abbia serie difficoltà a ricordare il proprio nome ed il proprio codice fiscale.

Nell’inno i cittadini qatarioti vengo descritti “onorevoli, rispettabili, ben informati, religiosi e dotati di saggezza”, e che il Qatar “rimarrà sempre libero, dignitoso, glorioso e nobile sospeso in alto dalle anime dei fedeli”.

Non c’è posto per la modestia, in questo inno.

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