Saturday Pop. Breakfast Club: “Breakfast Club”

Nel 1979 la cantante Madonna, all’epoca in tour come corista di Patrick Hernandez, conobbe il musicista Dan Gilroy e si innamorò.
I due rimasero insieme per poco più di un anno, durante il quale formarono una piccola band, cui diedero nome Breakfast Club.
Madonna ne era la batterista, e saltuariamente cantava in qualche brano durante le esibizioni dal vivo, ma nel 1981 Madonna lasciò sia la band che Dan.
I Breakfast Club divennero un quartetto e continuarono a suonare, e nel 1987 riuscirono a firmare un contratto discografico con la “MCA Records”, con cui poterono pubblicare il loro primo (ed anche ultimo) album, cui diedero come titolo il nome del gruppo.

Il primo singolo, dal titolo “Right on Track”, fu un grande successo negli USA, raggiungendo la posizione #7 nella classifica delle vendite e la stessa posizione #7 nella speciale classifica ‘dance’ anche grazie ai remix di John “Jellybean” Benitez (che, casualmente, nel frattempo era diventato il nuovo boyfriend di Madonna). Discreto il successo europeo, un po’ meno nel Regno Unito dove il brano a malapena raggiunge la posizione #54.

Presi dall’entusiasmo, i Breakfast Club pubblicano (sempre tratto dall’album), il singolo “Rico Mambo”, che originariamente era stato proposto nel 1984 come loro singolo d’esordio.
Il brano, che a me piaceva, gode della scia del precedente “Right on Track”, ma non ottiene un grande successo.
Stessa sorte per il 3° singolo tratto dall’album, intitolato “Kiss And Tell”, il quale permette ai Breakfast Club di riaffacciarsi nelle classifiche americane, raggiungendo un discreto posto #48.
Il quarto singolo si intitola “Never Be The Same”, e benché nelle vendite non vada troppo bene, nella classifica ‘dance’ si piazza ad un più che onorevole 8° posto.
Viene in seguito pubblicato il 5° ed ultimo singolo, dal titolo “Expressway to Your Heart” (cover di un brano del 1967 dei “Soul Survivors”), che tuttavia passa alquanto inosservato.

Ho un aneddoto relativo all’album “Breakfast Club”.
Il mio amico Foggy era incerto se comperarsi la cassetta di questo album oppure quella del cantante ‘Black’ (quello di “Wonderful Life”, per capirsi).
Io e l’amico Zax lo convincemmo a comperare quello dei Breakfast Club con il solo intento di farci poi ‘doppiare’ la cassetta da Foggy, dato che era (tra le due scelte) la nostra preferita.

La carriera discografica dei “Breakfast Club” ebbe vita breve, dato che il secondo album (già registrato) non venne mai pubblicato e la band si sciolse.
Solo nel 2016, dopo quasi 30 anni, il gruppo pubblicò un EP dal titolo “Percolate” che conteneva alcuni brani registrati per il 2° album ma che non erano mai stati pubblicati.

Breakfast Club
Breakfast Club
Formato: cassetta
Anno: 1987
Etichetta: MCA
Codice: MCAC-5821

A1 Never Be The Same
A2 Right On Track
A3 Kiss And Tell
A4 Always Be Like This
A5 Rico Mambo
B1 Expressway To Your Heart
B2 Specialty
B3 Standout
B4 Tongue Tied

 

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Il “simulatore di torre di controllo” (momento di vanteria)

Mio figlio frequenta la 4° superiore in un Istituto Tecnico con indirizzo “Navigazione Aerea”.
Si tratta di una scuola molto specifica, perfetta per un ragazzo come mio figlio nato con la passione per aerei ed aeroporti.
Le materie studiate non sono semplici: meccanica, elettrotecnica, automazione, scienza della navigazione, struttura del mezzo aereo… oltre alle canoniche matematica e fisica (vi assicuro ai massimi livelli), inglese (tecnico) e poi italiano, storia, diritto ed economia…
Alcune ore settimanali sono dedicate ad attività di laboratorio.

E’ certamente interessante il “simulatore di volo”, un cockpit realistico sul quale gli studenti possono esercitarsi nel volo, dopo aver pianificato la rotta e determinato tutti i parametri per il decollo.

Un secondo cockpit è in fase di progettazione.

A mio figlio ho comperato un PC con una configurazione adatta ad usare il simulatore di volo anche a casa, pur senza il cockpit (la cabina di volo).
Vi assicuro che il simulatore di volo, anche quello a casa, è una esperienza stupenda e perfettamente realistica da tutti i punti di vista: grafica, struttura dell’aereo, meteo mondiale in tempo reale, traffico aereo, torri di controllo, pianificazione rotte, e molto altro
ancora.

Il “simulatore di volo”, tuttavia, non rappresenta una eccezionalità.
Simulatori dotati di cockpit si trovano in molte realtà sia aeronautiche che di appassionati di volo.
Il simulatore da PC è acquistabile da chiunque, previo possedere un buon PC che permetta di sfruttare pienamente le capacità del software.

Ma la scuola del figlio si è dotata, negli ultimi mesi, di un nuovo tipo di “simulatore”, unico in Italia.
Ripeto: unico, non ce l’ha nessun altro; nessuna scuola, nessuna compagnia aerea, nessun aeroporto. Nemmeno l’ENAV (Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo).
Si tratta del “simulatore di torre di controllo“.

E’ fantastico.
Ho avuto modo anch’io di accedere alla stanza adibita a questo gioiello tecnologico, ed ammetto di essere rimasto a bocca aperta.

5 megaschermi posti in semicirconferenza offrono una emozionante visione panoramica ai 5 studenti posti ai comandi della torre.
A pochi metri di distanza altri 4 studenti utilizzano altrettanti simulatori di volo per pilotare gli aerei che verranno coordinati – nel decollo, nell’avvicinamento e nell’atterraggio – dai 5 compagni della torre.

Inutile dire che per i ragazzi è davvero emozionante poter utilizzare una simile strumentazione, costata ben oltre 100mila Euro.
E’ in ballo la richiesta di “certificazione” per l’uso di tale “simulatore di torre di controllo”, in modo da poter consegnare agli studenti una sorta di diploma utilizzabile in futuro durante la ricerca di un posto di lavoro.
Unico dispiacere per i ragazzi è che, passata la maturità, non avranno più la possibilità di utilizzarla.
Verrebbe quasi la voglia di farsi bocciare apposta.

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Piccola soddisfazione

Due giorni interi di lavoro per la predisposizione di una nuova sala informatica in Azienda, rivolta a corsi che organizziamo per personale esterno.

14 PC da configurare (di cui uno di “riserva” in caso di guasti), collegati in rete, aggiornati con le ultime versioni di Windows 10 e dei programmi utilizzati durante i corsi, il tutto messo in sicurezza con lucchetto in acciaio.

Piccola soddisfazione.

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La sconfitta che rende forti

Credo che i ragazzi, sin da piccoli, debbano imparare ad affrontare le sconfitte e le delusioni.
Un brutto voto, un risultato sportivo deludente, perdere nel gioco con gli amici… secondo me li fortifica e li rende più capaci di affrontare le future avversità.

Ho visto amici di mio figlio, abituati ai 10 ed a primeggiare *sempre* nello sport, sciogliersi come neve al sole ai primi brutti voti (che prima o poi arrivano, magari alle superiori) o al primo rigore sbagliato.

Sono le avversità a renderci forti.
Se va sempre tutto liscio ci si abitua ad un mondo semplice, quando semplice non è.

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Frasi venete #13 (“bocia” edition)

Esistono termini del dialetto veneto che non sono facilmente traducibili, se non attraverso lunghe perifrasi che tuttavia ne fanno perdere l’immediatezza del concetto.

Un esempio classico è la parola “bocia”, che come prima e più semplice traduzione significa semplicemente “bambino”.
Tuttavia il “bocia” è sì un bambino, inteso in quanto tale, ma per estensione il termine viene utilizzato anche nei confronti di persone che si dimostrano inesperte in qualche lavoro, o semplicemente ingenue, o perché anche solo all’apparenza appaiono giovani magari senza esserlo dal punto di vista anagrafico.

“Bocia” è il neo assunto poco scafato nei rapporti tra colleghi o ancora non pienamente conoscitore delle attività da svolgere.
“Bocia” è il fidanzato della figlia che ha la sola colpa di essere più giovane di te.
“Bocia de botega” (trad. “ragazzo del negozio”) è sinonimo di “garzone” (es. garzone del panettiere), ed in questo caso il “bocia” può anche avere 60 anni, per dire.
“Bocia” poi a volte rimane come semplice soprannome, tant’è che ci sono anziani che se li chiami con il loro nome di battesimo neppure si voltano, ma se dici “ciao bocia” si girano di scatto e ti salutano.
“Bocia” infine può essere usato come complimento, quando magari vedi un bambino di pochi anni (4-5 anni, solitamente) che inizia a comportarsi da “ometto” e quindi, tornando alle locuzioni venete, passa dall’essere un “fantoìn” (un infante) all’essere un “bocia”, in
pratica una promozione ad ometto.


Esempio storico di “bocia de botega”

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Elvita Adams: quando un colpo di vento salvò la vita ad una giovane donna

La disperazione portò Elvita Adams a decidere di suicidarsi: dopo aver perso il posto di lavoro, i 100 $ mensili di assegno sociale non bastavano alla donna per mantenere se stessa ed il figlio e contemporaneamente pagare l’affitto. Il destino le aveva voltato le spalle.
La minaccia di sfratto convinse la donna (al tempo 29enne, siamo nel 1979) a salire sull’Empire State Building e gettarsi dall’86° piano.

Eludendo i controlli, Elvita scavalcò la recinzione che circondava la piattaforma di osservazione all’86° piano dell’edificio, e si buttò nel vuoto.
Una improvvisa ventata tuttavia le rovinò il piano di suicidio, di fatto respingendola indietro e facendola atterrare su una sporgenza di alcuni piani sottostanti.
Tratta in salvo da Frank Clark, una guardia di sicurezza, fu trasportata all’ospedale con alcune fratture, ma viva ed in condizioni giudicate tutto sommato “soddisfacenti”.

Non è noto cosa accadde a Elvita dopo questo tragico avvenimento, si racconta che abbia trovato lavoro, ma successivamente di lei si persero le tracce.

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La bellezza che invecchia

Mi fa effetto che le sex symbol possano invecchiare, quando tu te le immagini eternamente giovani e belle.
Pensare che le attrici, cantanti e modelle – che da ragazzo ma anche da grande ammiravo per la loro bellezza – possano diventare delle “nonne”, per quanto sempre belle per la loro età, mi spiazza.

Fa capire quanto volatile sia la vita che viviamo, e quanto l’età giovanile ti abbia illuso facendoti credere che sarebbe durata in eterno.


Debbie Harry, ieri bella 25enne


Debbie Harry, oggi bella 74enne

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Ozio

Non amo oziare.
Mi rende nervoso rimanere con le mani in mano e non sapere cosa fare.
Devo sempre avere qualche attività da svolgere, qualcosa da leggere, un difficile “gioco di logica” da risolvere.

Questa mia repulsione per l’ozio non sono riuscita a tramandarla al figlio.
Mio figlio infatti adora l’ozio e ne è un significativo ambasciatore.


Anche il gatto Clash adora oziare. Strano

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Saturday Pop. Pet Shop Boys with Dusty Springfield: “What Have I Done To Deserve This?”

Dopo un esordio poco brillante, i Pet Shop Boys riescono a fare il botto con “West End Girls” arrivando al primo posto praticamente ovunque.
Questo improvviso – ma non inaspettato – successo, apre le porte al primo album del duo inglese, dal titolo “Please”. Siamo nel 1986.
All’interno di “Please” i Pet Shop Boys (il cantante Neil Tennant ed il tastierista Chris Lowe) vogliono fortemente includere un brano da loro concepito e composto per diventare un duetto con Dusty Springlfield, cantante che loro hanno sempre ammirato.

Dusty Springlfield aveva avuto un enorme successo come solista sin dagli anni ’60, arrivando nei primi posti delle classifiche decine di volte.
Tuttavia, dagli anni ’70 in poi la sua stella si era eclissata, e il successo era diventato un ricordo.

Per vari motivi, il sogno dei Pet Shop Boys di duettare con la loro cantante preferita dovette venire accantonato, o quantomeno rimandato.
Sembra che la cantante avesse ascoltato il demo della canzone senza rimanerne impressionata, e che avesse rifiutato il duetto anche perché non conosceva assolutamente chi fossero questi due giovani musicisti.

Forti del successo ottenuto con “Please”, al momento di incidere il loro 2° album (“Actually”) i Pet Shop Boys ci riprovano con Dusty la quale, avendo nel frattempo
imparato a conoscerli, acconsentì al duetto.
La canzone ha già un titolo: “What Have I Done To Deserve This?”

Dusty confessò in seguito di essersi sentita molto lusingata dalla chiamata dei Pet Shop Boys perché sentirsi di nuovo importanti ed uscire dall’oblio è il sogno di ogni cantante la cui carriera sembra essersi arenata per sempre.
Il primo incontro tra i 3 avvenne in studio, e Neil Tennant lo riferì con ironia qualche anno dopo.
Dusty non smentì la propria eccentricità, arrivando vestita con un abito in pelle aderente, tacchi alti, capelli ossigenati, make-up nero.
Aveva in mano lo spartito della canzone, si presentò velocemente a Neil e Chris, e poi chiese: “Come volete che canti?”.

“Noi vogliamo che tu canti come Dusty Springfield”

Questa risposta scosse Dusty, e funzionò per sciogliere il ghiaccio tra di loro.

“What Have I Done To Deserve This?” venne pubblicata nel 1987 e divenne un successo clamoroso, che contribuì da una parte alla conferma dei Pet Shop Boys come band di riferimento per la new wave britannica, e dall’altra al rilancio della carriera di Dusty Springfield.
Furono gli stessi Pet Shop Boys a produrre per lei un intero nuovo album, dal titolo “Reputation”, che venne pubblicato nel 1990 riportandola in auge dopo moltissimi anni.

Pet Shop Boys with Dusty Springfield
What Have I Done To Deserve This?
7″
Anno: 1987
Etichetta: Parlophone
Numero di catalogo: R 6163

A What Have I Done To Deserve This?
B A New Life

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Un anno senza Francesca

Un anno fa ci lasciava Francesca, la mia migliore amica.

Ancora oggi non mi sembra vero di non vederla fumare in giardino, di non poterla andare a trovare, di non poter avere i suoi consigli, e di non poter parlare con lei dei gatti.
Perché Francesca amava i gatti, li accudiva, li curava… anche i randagi, che a casa sua potevano trovare sistemazione provvisoria o, in alcuni casi, definitiva.
Quanto mi ha aiutato per il mio primo gatto (il povero Birillo) e per l’attuale, Clash!

Quando ritrovai Clash dopo una settimana che era scomparso, erano le 6:30 del mattino, Francesca mi sentì che la chiamavo ed uscì di casa correndo scalza ed in mutande per aiutarmi a salvare il micio appena ritrovato e sofferente.

Un gesto che non dimenticherò mai. Uno dei momenti più belli ed intensi della mia vita.

Ho fatto a Francesca una tacita promessa: continuare a portare cibo ed acqua ai “suoi” gatti randagi.
Grigetta e Selvaggio mi attendono ogni giorno.


Rara immagine di Selvaggio, che non ama essere fotografato


Clash dopo il ritrovamento, ferito ma salvo

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