Saturday Pop. Spiller feat. Sophie Ellis-Bextor: “Groovejet (If This Ain’t Love)”

Strana la carriera del veneziano Cristiano Spiller.
Divenuto DJ di musica house, pubblica a suo nome alcuni singoli che passano praticamente inosservati, ma poi “sbanca” in tutto il mondo con una canzone davvero bella e di enorme successo.
E poi ritorna nel dimenticatoio.

Nel 1999 Spiller pubblica un 12″ strumentale di musica dance (il titolo del disco è “Mighty Miami E.P.”), all’interno del quale trova spazio un brano (ovviamente strumentale) dal titolo “Groove Jet”.
“Groove Jet” (canzone basata su alcuni campionamenti del brano “Love Is You” di “Carol Williams with the Salsoul Orchestra”) in discoteca sembra andare bene, ed a Spiller viene un’idea: perché non ripubblicare il brano ma questa volta cantato, e non solo strumentale?

La band inglese “Theaudience” aveva avuto un discreto successo nella scena britpop con un album ed alcuni singoli, anche grazie alla presenza ed alla voce della cantante Sophie Ellis-Bextor (che, per inciso, io trovo bellissima, N.d.K.).

I “Theaudience” si erano sciolti da poco, e Sophie muoveva i primi passi per una carriera da solista.
Spiller pensa di chiamarla a cantare il suo brano “Groove Jet”.
Ottima idea.

La canzone viene ripubblicata come singolo nel 2000, con il titolo completo “Groovejet (If This Ain’t Love)”.
La settimana della pubblicazione “Groovejet” ha un clamoroso ‘testa-a-testa’ in classifica con l’esordio da solista di Victoria Adams (delle Spice Girls) che in collaborazione con i True Steppers scende in pista con il super-pubblicizzato “Out of Your Mind”.
Nonostante la forte pubblicità dei media che letteralmente ‘spingono’ Victoria verso il 1° posto in classifica, alla fine della settimana il 1° posto se lo aggiudicano Spiller e Sophie, con un vero record di vendite.
“Groovejet (If This Ain’t Love)” diventa l’8° disco più venduto in UK per tutto l’anno 2000 e, ad oggi, risulta il vinile più venduto del nuovo millennio (sempre in UK).

Spiller non riuscirà più a bissare questo incredibile risultato, mentre invece Sophie Ellis-Bextor riesce a ritagliarsi una porzione di fama iniziando una carriera costellata da numerosi brani di successo.

Spiller feat. Sophie Ellis-Bextor
Groovejet (If This Ain’t Love)
Formato: 12″
Anno: 2000
Etichetta: Positiva
Numero di catalogo: 12TIV-137

A Groovejet (If This Ain’t Love) (Spiller’s Extended Vocal Mix)
B1 Groovejet
B2 Groovejet (Solar’s Jet Groove Dub Mix (Edit))

Annunci
Pubblicato in saturday pop | Contrassegnato , , , , , , , , | 3 commenti

Una dedica speciale

dedica
Dedicato ad un mio amatissimo vicino di casa

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , | 20 commenti

Discriminazioni

Scrivo queste righe mentre guardo su ‘Rai 3’ un documentario che parla di discriminazioni.
Sto vedendo ed ascoltando storie incredibili, perché si tratta di avvenimenti capitati dopo la II Guerra Mondiale, quindi storicamente molto recenti.
Mi sembra incredibile che nel XX e nel XXI secolo siano esistiti – ed esistano ancora – preconcetti per i quali alcuni esseri umani vengono discriminati e considerati inferiori, come nemici da combattere e da tenere lontani, negando loro i diritti fondamentali di ogni persona.
Il razzismo verso le persone di colore, per esempio. Il documentario si è concentrato sui terribili episodi di violenza capitati negli USA nel secolo scorso. Ma il razzismo esiste ancora oggi, cambiando obiettivo durante gli anni. Anni fa, per chi se lo ricorda, in Italia ci furono vere e proprie crociate contro Albanesi e Rumeni, o ve lo siete dimenticato? Mentre oggi ce la prendiamo con i nordafricani. Domani, chissà.

Ma le discriminazioni sono di vario tipo. Verso gli omosessuali, per esempio. L’omosessualità era vietata “per legge” (vien da ridere a pensarci, no?) in molti
Paesi progrediti (USA e Regno Unito, per esempio) fino a pochi decenni fa. Da non crederci, così come resto esterrefatto a vedere le violenze gratuite capitate contro gay e lesbiche da parte della polizia mentre faceva irruzione nei locali che fungevano loro da ritrovo. 30 anni fa, non nel medioevo.
Altri esseri umani vengono discriminati sulla base di ideologie politiche e religiose.

Mi chiedo come mai l’uomo debba da sempre osteggiare coloro che vengono visti come ‘diversi’, coloro che appartengono alle minoranze, coloro che la pensano semplicemente in modo differente dalla maggioranza.
Perché vedere il nemico laddove il nemico non c’è?
Perché distinguere ancora le persone sulla base di religione, pelle, orientamento politico o sessuale?

Pubblicato in blog life | Contrassegnato | 19 commenti

K e… il caffè

Il primo ricordo che ho del caffè risale ai primi anni delle elementari.
Il sabato sera mia madre preparava la caffettiera e metteva su un vassoio due tazzine, cucchiaini e zucchero.
La domenica mattina io, una volta alzato, accendevo il fornello, facevo fuoriuscire il caffè e lo versavo nelle due tazzine, per poi servirlo ai miei genitori che mi attendevano a letto. In cambio avevo accesso al lettone, sogno di ogni bambino.
Mia madre, come ulteriore premio, faceva gocciolare un po’ di caffè nella zuccheriera; si formava in questo modo una piccola pallina di zucchero e caffè che a me piaceva moltissimo.

Passato questo periodo, il sapore del caffè lo riassaporai alle superiori, quando a colazione iniziò a comparire il caffelatte. Alle medie, al contrario, il latte era insaporito con “Orzoro” o con “Ergo Sprint” (prodotto quest’ultimo simile al Nesquik ma meno costoso).
Ma, a parte la colazione dove il sapore del caffè era molto tenue, io il caffè non lo bevevo mai, ed i primi veri e propri caffè (a casa o al bar) iniziai a berli durante l’Università, ma molto raramente e solo in occasioni di particolare stanchezza, dato che il caffè riusciva a tenermi bello sveglio.
Dirò di più: il sapore del caffè non mi piaceva affatto, e per attenuarlo lo zuccheravo in modo esagerato.
Finita l’Università finirono i caffè, non ne presi più uno per anni.

Ho ricominciato a bere il caffè negli ultimi 4-5 anni, inizialmente al lavoro, giusto per dare un senso alla pausa pomeridiana, e poi anche a casa.
Ed ha iniziato a piacermi, al punto da prenderlo non zuccherato per godermene il sapore fino in fondo. La mattina ho ripreso a farmi il caffelatte, utilizzando il caffè liofilizzato sciolto in mezzo bicchiere di latte, sempre non zuccherato.
Il 25 Dicembre dell’anno scorso, Babbo Natale mi ha portato una macchina da caffè di quelle a capsule, il ché mi ha permesso di assaggiare miscele di vario tipo, oltre oggettivamente a risparmiare parecchio tempo di preparazione.
A casa ho anche la mia tazzina preferita, di quelle cosiddette a “doppio vetro”.

Di caffè non ne bevo più di 4-5 a settimana, quindi non posso dire di essere un caffeinomane, ma quando ne bevo uno me lo godo fino in fondo.
Sempre senza zucchero, ovviamente.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato | 31 commenti

La raccolta differenziata

Padova (vedi articolo) è una città ‘virtuosa’ dal punto di vista della raccolta differenziata. I dati sono migliorabili, ma tutto sommato abbastanza buoni.
Non posso dunque lamentarmi di questi risultati ma avrei comunque qualcosa da dire riguardo ai miei vicini di casa.

Abito in una zona densamente popolata, ricca di condomini, e anch’io deposito la mia spazzatura differenziata all’interno di grossi contenitori posti in una cosiddetta ‘isola ecologica’.
Ebbene, le sorprese non finiscono mai.
Io non so se si tratta di ‘errori’, di ‘disattenzione’ o di ‘menefreghismo’, fatto sta che certi comportamenti li trovo davvero sbalorditivi.
Ora, il vetro è impossibile da sbagliare. Eppure c’è chi raccoglie le bottiglie di vetro in sacchetti di plastica, e poi getta nel cassonetto tutto insieme, anche il sacchetto di plastica. Nel vetro ogni tanto trovo anche le lampadine, e questo è davvero grave.
Anche nel bidone della carta spesso trovi sacchetti di plastica che contengono giornali o riviste: costa troppo estrarre dal sacchetto la carta e gettare solo quella?
Plastica e lattine… ma porca paletta, non ci puoi buttare dentro il giocattolo rotto del figlio che va a batterie, perché dentro ci sono delle componenti che non sono né di plastica né di latta. E non puoi gettarci neppure le padelle in disuso o il vecchio ferro da stiro, e neppure le Duracell. Qualcuno pensa che “latta” sia un termine generico che riguardi ogni oggetto metallico, ma così non è.

La cosa bella (o brutta), è che a solo 1 Km da casa mia c’è un ‘ecocentro’ ben strutturato dove puoi portare tutti questi oggetti che non dovrebbero trovare posto nei bidoni della raccolta differenziata: vecchi elettrodomestici da cucina di piccole dimensioni, pentole, lampadine, batterie, materiale elettrico, e quant’altro.
Ma vuoi mettere la fatica a dover prendere l’auto e portare in ‘ecocentro’ questi materiali? Molto più facile gettarli nel ‘plastica e lattine’, o addirittura depositarli a terra fuori dai bidoni.
Sono atteggiamenti che non capisco, non condivido e non tollero, perché frutto di maleducazione bella e buona.
Padova può migliorare nei dati del riciclo dei rifiuti ma solo se tutti contribuiamo in modo consapevole, mentre molti continuano a ritenere che non serva a nulla
oppure pensano “cosa vuoi che sia se metto una cosa in un bidone piuttosto che in un altro?”.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 17 commenti

Un oggetto davvero indispensabile

Non guardo molta televisione, ma ieri mi è capitato di vedere uno dei millemila programmi di cucina.
A solleticare la mia curiosità, tuttavia, è stata una pubblicità, talmente brutta ed inverosimile che non sono riuscito a smettere di guardarla.
In essa si reclamizzava questo prodotto:

Questo oggetto veniva proposto come “condizionatore d’aria portatile 3-in-1: mini raffrescatore, deumidificatore e purificatore”, in pratica un piccolo prodigio della
tecnologia.
Gli attori della pubblicità decantavano le proprietà di questo piccolo oggetto (un cubo di 16 cm di lato), addirittura portatile. Senza presa di corrente, tra l’altro.

Ho voluto indagare, e non avevo dubbi che in Amazon avrei trovato dei simpatici commenti su questo prodotto. Copio/incollo i più interessanti:

“Ero scettico e facevo bene ad esserlo, forse per fare aria al criceto va bene”
“Rumoroso anche alla minima velocità”
“Acqua a contatto con parti elettriche e schede”
“L’articolo in questione ha funzionato solo per qualche ora, perdendo acqua dalla base e poi non si è più acceso”
“Qualità e materiali pessimi”
“E’ solo un mini ventilatore. Si sente l’aria che fuoriesce se si sta a pochi centimetri, altrimenti, superati i 30 cm, non si sente più nulla”
“Si ricarica solo da USB, e non rinfresca minimamente”
“Fa proprio schifo”
“Una truffa bella e buona”
“Rumorosissimo”
“Perde acqua, fa troppo rumore e non viene l’aria fresca”
“Non serve a niente”
“Prodotto composto da materiali scadenti”
“Completamente inutile, soldi buttati via”
“L’articolo ha avuto una durata di circa due ore, ora non si accende più”
“Rotto dopo due giorni”
“Acquisto orribile”
“Non vale neanche una stella”
“Non funziona neanche. Si accende per un istante e si spegne subito. Inutilizzabile”
“Materiali di bassa qualità tenuti insieme per miracolo, se non è perfettamente in piano perde acqua”
“Apparecchio inutile e orrendo”
“Una vera schifezza”
“E’ andato per pochissimo, poi ha funzionato solo come lampada”

Non avevo dubbi si trattasse di una porcheria, la pubblicità televisiva era palesemente inattendibile, e già a colpo d’occhio si intuiva che si trattasse della ennesima cinesata inutile e mal funzionante.
Ma come si fa, dico io, a credere che un prodotto del genere possa essere ‘miracoloso’ come descritto nella pubblicità?

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , | 27 commenti

Lamentarsi

Purtroppo il lamentarsi (spesso senza alcun motivo) è diventato sport nazionale.
I lamentosi non riesci a farli ragionare, il loro lamento è fine a se stesso: qualsiasi cosa accada, qualsiasi decisione presa, comporta le loro geremiadi, senza tuttavia che essi abbiano una proposta alternativa da fare.
Si lamentano del caldo, del freddo e del tiepido, si lamentano di chiunque in qualsiasi situazione, l’intero mondo sembra sia stato creato per far loro dispetto.
Ed infine lasciano che siano gli altri a decidere perché loro non hanno idee, ma poi si lamentano delle decisioni prese.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato | 34 commenti

Saturday Pop. Sinead O’Connor: “Nothing Compares 2 U”

Nel 1985 Prince produce un album dal titolo “The Family” per un progetto musicale, intitolato anch’esso “The Family”, composto da alcuni cantanti e musicisti provenienti da precedenti band ormai sciolte.
Benché Prince non comparisse né come cantante e né come musicista, si tratta in effetti di un progetto parallelo nel quale lui compare come autore dei brani, come produttore ed anche come editore, dato che l’album in questione viene pubblicato sotto l’etichetta discografica “Paisley Park Records”, di proprietà dello stesso Prince.
L’album “The Family” non ottenne molto successo, ma includeva tra le 8 canzoni un brano che sarebbe divenuto famosissimo alcuni anni dopo.
Si tratta di “Nothing Compares 2 U”.

Durante la preparazione del suo 2° album, dal titolo “I Do Not Want What I Haven’t Got”, la cantante irlandese Sinead O’Connor pensò di includere una sua versione di “Nothing Compares 2 U”.
Non è chiaro se fu Prince a proporglielo, o Sinead a chiedere l’autorizzazione per una cover. I due artisti ne diedero spiegazioni contrastanti, e tra i due non è neppure chiaro se ci fu una relazione sentimentale.
Fatto sta che “Nothing Compares 2 U”, cantata da Sinead O’Connor, è diventata una canzone di una bellezza unica, da pelle d’oca.
Il testo tratta di un amore sofferto, ed il primo piano della cantante durante il video ne offre una trasposizione visiva molto efficace.
La canzone arriverà al 1° posto in moltissime nazioni: Inghilterra, Irlanda, USA, Canada, Germania, Francia… e rimane ad oggi il brano più famoso di Sinead O’Connor.

La versione originale del brano, cantata da Prince nel 1984, verrà pubblicata solo nel 2018, dopo la scomparsa dell’artista.
Precedentemente Prince l’aveva cantata dal vivo nel 1993, venendo pubblicata (sempre nella versione ‘live’) in una raccolta intitolata “The Hits/The B-Sides”.

Sinead O’Connor
Nothing Compares 2 U
7″
Anno: 1990
Etichetta: Ensign
Codice: ENY 630

A Nothing Compares 2 U
B Jump In The River

Pubblicato in saturday pop | Contrassegnato , , , , | 15 commenti

La ricerca della normalità

Quando ero studente non vedevo l’ora arrivassero le vacanze estive, per poter riporre libri e quaderni nell’armadio e godermi i fatidici 3 mesi di vacanza.
Certo, c’erano i “compiti delle vacanze”, qualche libro da leggere, ma sempre poca cosa rispetto al periodo scolastico.
3 mesi di vacanza significavano partite di pallone, giri in bicicletta, al mare con gli amici estivi, ma anche svegliarsi tardi e oziare un po’.

Ma, incredibile a dirsi, ad un certo punto queste lunghe vacanze mi annoiavano.
Io andavo al mare a luglio, i miei amici di quartiere nella maggior parte dei casi andavano in vacanza in agosto, e magari ci si vedeva poco. Le giornate a volte apparivano interminabili e ripetitive ed io, non mi vergogno a dirlo, attendevo l’inizio dell’anno scolastico con la stessa smaniosa attesa con cui prima avevo atteso l’arrivo delle vacanze.

Avevo voglia di “normalità”, di trovarmi alla fermata dell’autobus con gli amici, di maledire la prof, di vivere le esperienze scolastiche con i compagni, di godermi il sabato sera in modo ‘speciale’, senza che tutti i giorni si assomigliassero tra loro come un lungo interminabile susseguirsi di giorni festivi.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 16 commenti

India, Kilo Alpha

Fiorenza de Bernardi, oggi arzilla 91enne, è stata la prima donna pilota italiana di linea, prima donna pilota italiana di altura, e prima donna pilota al mondo ai comandi di un DC-8.
Questo libro è una sorta di autobiografia che parte dalla sua infanzia (figlia di Mario de Bernardi, asso dell’Aviazione pluri-decorato), per poi seguire il suo percorso pionieristico di donna pilota, in un periodo in cui le donne ai comandi venivano viste con enorme scetticismo.

All’inizio della lettura ero rimasto un po’ spiazzato: Fiorenza racconta con enorme semplicità particolari della sua vita tutt’altro che ‘normali’. Di famiglia benestante, nelle sue pagine dipinge – credo involontariamente – un mondo ben lontano da quello dei nostri nonni o dei nostri genitori. Per lei era normale possedere un aereo, per lei era normale fare lunghe vacanze all’estero, per lei era normale incontrare Generali ed eminenti personaggi della vita politica e militare, per lei era normale venire ospitata addirittura da Re Umberto II durante il suo esilio in Portogallo.
Sono sincero: tutto ciò me l’ha resa completamente antipatica sin dall’inizio.

Però, piano piano, prende forma quella che è la sua vera vocazione: difendere i diritti delle donne a poter esercitare le stesse professioni dei maschi, una lunga e tenace battaglia contro ostracismi, preconcetti, derisioni, scetticismo.

Fiorenza *vuole* volare e pilotare gli stessi aerei ad appannaggio dei soli piloti maschi. E’ consapevole di averne le stesse capacità e lo vuole dimostrare a tutti i costi, riuscendo passo dopo passo ad abbattere tutti quei muri che le vengono eretti di fronte per ostacolarla.
Ed eccola allora ottenere una interminabile serie di brevetti di volo, e diventare copilota per alcune compagnie aeree (ma non dell’Alitalia, come lei avrebbe desiderato). L’antipatia svanisce, ed io come lettore mi trovo ad affiancarla, tifando per lei e per il suo raggiungimento di tutti quegli obiettivi che merita e meriterebbe.
Memorabili le sue esperienze con lo “Yak 40”, in particolare il lungo viaggio che la porta fino in Australia per dimostrare il valore e l’affidabilità del velivolo.

Fiorenza atterra in Turchia, Iran, India, Pakistan, Birmania, Thailandia, Singapore, Indonesia, Malesia ed Australia, e di ogni città ci offre una descrizione personale molto divertente e particolareggiata (siamo nel 1971), in un periodo durante il quale per la maggior parte delle persone quei posti potevano apparire davvero irraggiungibili e rappresentavano solo un sogno esotico.
L’Alitalia aprirà tardivamente le porte all’ingresso di pilota donne (vergogna!!!) e Fiorenza non potrà diventare mai primo pilota per la compagnia di bandiera, ma lo diventerà senza alcun problema per altre compagnie come Aeralpi e Aertirrena.

L’antipatia nei suoi confronti svanisce, per lasciar posto ad una sincera ammirazione per una donna che ha seguito un sogno – raggiungendolo – e ha combattuto per i diritti delle donne, in una società che ancora oggi le emargina a dispetto di tante inutili parole proferite davanti ad una telecamera.


Enorme stima per Fiorenza de Bernardi. Sei davvero una grande donna!

Pubblicato in libri | Contrassegnato , | 12 commenti