Quella volta che… le borse piene di dischi

Quando il negozio di dischi in cui lavorava mio fratello entrò in crisi (correva l’anno 2001) venne deciso che i dischi rimasti dovessero andare al macero.
Ci furono strascichi penali (che tralascio) dato che il proprietario fece qualche magheggio non propriamente legale, ed infatti venne successivamente condannato in varie sedi.

Ma la storia che volevo raccontarvi è un’altra.

In pratica mio fratello e l’altro commesso decisero che fosse uno vero spreco mandare al macero tutti quei dischi e che quindi sarebbe stata cosa buona e giusta spartirseli.

Le regole che decisero furono:
– a loro 2 le prime scelte su qualsiasi CD, vinile, DVD, audiocassetta o VHS volessero
– non più di 1 copia per titolo a testa

Dopo loro due il 3° a fare man bassa di dischi fui io.
Venni scelto senza indugi, un po’ per il fatto che ero il fratello di uno di loro, un po’ per il fatto che in negozio ero praticamente uno di casa, spesso presente, spesso acquirente.
L’accordo fu di andare in negozio alle 20:00, dopo che loro due avevano già fatto le loro scelte.
Mi presentai con 2 enormi borsoni da palestra che riempii senza problemi, ed all’uscita mi dovettero prestare anche un altro paio di borse molto capienti.

Il sogno di ogni amante di dischi: fare man bassa in un negozio, prendendo (gratis) tutto ciò che si vuole.
E senza rubare, dato che poi i suddetti dischi sarebbero stati messi al macero.
Dopo di me, alle 21, arrivò un altro amico a proseguire la raccolta.

Io feci fatica a portare i dischi in auto, e credo avrei avuto seri problemi con la polizia qualora fossi stato fermato.
Cosa avrei detto? Che sono tutti miei?
Beh, avrei sempre potuto accompagnare i poliziotti a casa mia e far loro vedere la mia collezione di dischi, e magari sarei riuscito a far loro intendere che me ne portavo in giro una parte per farli ascoltare a qualcuno. Ci avrebbero creduto?

Una esperienza incredibile anche solo da raccontare, pur essendo passati 20 anni da allora.

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UFO & Co.

Non credo minimamente alla esistenza degli “UFO” così come vengono immaginati, con astronavi e quant’altro.
Pensiamoci: riusciamo ad individuare corpi celesti lontani da noi centinaia di milioni di KM, e non riusciremmo a notare l’arrivo di una astronave proveniente dallo spazio prima che essa arrivi?

Probabilmente, quando si parla di avvistamenti, dovremmo ricondurci al significato “originario” del termine UFO: oggetto volante non identificato.
UFO, pertanto, non significa alieni, extraterrestri o marziani.


Tra l’altro: mai una foto nitida. MAI.
Cavolo, abbiamo foto nitide di meteore che transitano a milioni di Km da noi, abbiamo la mappatura perfetta della Luna, di Marte e di molti satelliti dei pianeti maggiori, eppure non abbiamo MAI una foto nitida di un UFO.

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L’uomo con la maglietta

In spiaggia io sono l’uomo con la maglietta.
Anni fa ero il ragazzo con la maglietta, prima ancora ero il bambino con la maglietta.

Ho sempre amato la vita da spiaggia, pur non sopportando il sole e la calura. Ho la pelle molto chiara, e mi scotto immediatamente anche se cosparso di crema con protezione totale.
Per questo indosso la maglietta.
Nelle foto di gruppo in spiaggia mi si nota in un istante.

La indosso anche in acqua.
Si tratta di quelle magliette fatte apposta per i nuotatori che si trovano nei negozi sportivi tipo Decathlon. La maglietta da immersione è stupenda, perché mi ripara dai raggi solari (per me nefasti) e attutisce la sensazione di freddo nell’entrare in acqua.
E non mi vergogno affatto di indossarla: è bella e funzionale.


Io l’anno scorso in spiaggia a Miseno (NA) con MDM (Mia Dolce Metà), mentre indosso la mia classica maglietta da mare

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Grazie

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Caffè

Il mio primo ricordo del caffè risale all’infanzia.
Quando avevo circa 5-6 anni d’età, la domenica mattina servivo il caffè ai miei genitori mentre loro erano ancora a letto. Era per me l’occasione per stare un po’ nel “lettone” insieme a loro, un piccolo sogno che ogni bambino si porta dentro. In quelle occasioni mia madre faceva sempre cadere una o due gocce di caffè all’interno della zuccheriera, e mi dava da mangiare queste piccole sfere zuccherine al sapore di caffè.

Poi il caffè scomparve.

Lo riabbracciai ai tempi dell’università, quando mi resi conto che la caffeina mi sapeva dare una carica ed una scossa per superare la stanchezza ed affrontare con impeto alcuni ostacoli lungo l’arduo cammino verso la laurea.
In quegli anni iniziai anche a fare colazione con il caffelatte, in combinazione con fette biscottate, o in alternativa biscotti o croissant.
Le mie colazioni sono variate molto negli anni, ho alternato il caffelatte con il semplice latte, oppure con il tè, o con la spremuta ed il succo di frutta. Il tutto senza un motivo particolare, semplicemente dopo qualche mese mi stanco di avere la “solita” colazione, e cambio.
Mai la mattina un semplice caffè, tuttavia. Nemmeno adesso.

Il caffè ha iniziato a diventare una abitudine lungo l’arco della giornata solo negli ultimi 10 anni, il più delle volte il pomeriggio, senza un orario prestabilito.
In ufficio diventa un modo per fare una pausa, sgranchirsi un po’ le gambe e staccare lo sguardo dal PC.
A casa, durante il week-end, diventa invece una piacevole abitudine per stuzzicare il palato e svegliare la mente.

Ho imparato nel frattempo ad apprezzare l’aroma del caffè, nelle sue varie miscele.
Per questo motivo lo bevo sempre senza zucchero, e lo sorseggio piano piano facendomi durare la tazzina qualche minuto.
La mia miscela preferita è la “arabica”, ma un buon caffè lo bevo comunque senza guardare la confezione.


Il caffè è buono ad ogni ora della giornata

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Saturday Pop. ZZ Top: “Rough Boy”

Con 15 album da studio, numerose raccolte e dischi dal vivo, e decine di singoli all’attivo, la rock band americana degli ZZ Top è certamente una delle più famose degli ultimi 40 anni, ed una di quelle che ha riscosso maggiore successo nel mondo.
Oltre 50 milioni di album venduti, e l’inclusione nel 2004 nella “Rock and Roll Hall of Fame”.

Il loro tratto distintivo – a livello di look – è senza dubbio la lunga barba sfoggiata dal cantante e chitarrista Billy Gibbons e dal bassista Dusty Hill. Curiosamente senza barba il batterista Frank Beard (consideriamo che in inglese “beard” significa proprio “barba”).


ZZ Top: Dusty Hill, Billy Gibbons, Frank Beard (senza barba)

“Rough Boy” è il terzo singolo estratto dal loro album del 1985 intitolato “Afterburner”.
“Afterburner” fu un album che, sulle orme del precedente “Eliminator”, associa al sound crudo del rock da sempre proposto dagli ZZ Top, anche un uso di strumentazioni elettroniche (sintetizzatori in primis) che rendono il sound più moderno ma anche più consono ai gusti musicali degli anni ’80. Non è un caso che “Afterburner” sia riuscito ad arrivare al 4° posto delle classifiche USA (miglior risultato degli ZZ Top, 5 volte disco di platino) ed ai vertici delle classifiche europee.
“Rough Boy” è probabilmente la mia canzone preferita degli ZZ Top, forse perché è una ballata (io non amo troppo il rock “urlato”) o semplicemente perché è solo una gran bella canzone.

Dedicato a Joseph Michael “Dusty” Hill, bassista degli ZZ Top scomparso improvvisamente pochi giorni fa all’età di 72 anni

ZZ Top
Rough Boy
7″
Anno: 1986
Casa discografica: Warner
Numero di catalogo: W 2003

A Rough Boy
B Delirious

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Pregare

Sono un credente periferico.

Seguo la messa raramente, ma mi reco ugualmente in chiesa per pregare, e trovo il tempo per recitare – a mente – le preghiere della mattina e della sera.
Trovo che la preghiera sia un modo per tenermi legato a Dio, laddove io sia un po’ latitante alle celebrazioni della domenica.

Un mio vecchio sacerdote mi diceva di non pregare per chiedere, ma eventualmente solo per ringraziare.
Ogni tanto derogo e prego per chiedere, magari non per me ma per qualche familiare.
Credo che Dio sappia ascoltare, anche i credenti periferici come me.

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La scomparsa delle lucciole

Sono pressoché scomparse le lucciole.

Mi ricordo che quand’ero bambino le si notava frequentemente, ed erano bellissime con il loro lampeggiare nell’oscurità.
Appena uno ne vedeva una, era tutto un chiamarsi “vieni a vedere una lucciola”, che seguivamo con gli occhi pieni di meraviglia.

Mi sono reso conto che ora sono anni che non ne avvisto nemmeno una.
Non so se possa dipendere dai cambiamenti climatici, dall’uso di pesticidi e diserbanti, oppura da un mutamento nella catena alimentare tra animali. Fatto sta che con la scomparsa delle lucciole scompare anche il nostro incanto nel vederle.

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Racconti brevi: “Cerbero”

Cerbero dal suo trono infernale chiamò il successivo.
Un altro uomo venne portato davanti a lui; lui lo squadrò e poi lo diede in pasto ai suoi cani.
Era un uomo come me, nudo, completamente depilato, inerme ma in buona salute, e divenne cibo per sfamare i quattro demoniaci cani del guardiano degli inferi.
Cani grandi come tori, dalle mascelle potentissime e affamati di carne e sangue.

L’uomo venne azzannato agli arti inferiori e sul collo, le sue urla vennero coperte dai latrati dei mostruosi cani.
Cerbero osservava compiaciuto, inebriato dall’odore del sangue. Le sue tre bocche erano spalancate e la saliva colava dalle sue fauci.
Uno dei cani addentò il cranio dell’uomo e come fosse una noce lo spappolò seminando materiale cerebrale ovunque.
Anche le carni e le interiora vennero disseminate ovunque, ma nel giro di pochi minuti non rimase quasi nulla, solo alcune ossa e il sangue colato sul pavimento di marmo.
Io e gli altri uomini assistemmo impotenti al macabro spettacolo senza chiudere le palpebre.

Di lì a poco saremmo tornati alcuni alla propria cella ed altri ai lavori forzati.
Ma gli insaziabili cani dimostrarono di avere ancora fame.
Dalle tre bocche di Cerbero uscì una voce demoniaca con la quale venne ordinato che un altro uomo venisse portato come pasto per i suoi cani.
Io senza timore mi feci avanti volontario.

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Vergogna RAI

Se cerchi di vedere le Olimpiadi via web attraverso il sito della RAI (www.rai.it), o se cerchi di vederle utilizzando la loro apposita App “Rai Play”, esce inesorabilmente il messaggio che vedete qui sopra.
Ti pigliano anche per il culo: “Se sei in Italia puoi vedere le Olimpiadi in TV”.
Ma brutti coglioni che non siete altro, secondo voi se avessi la TV a disposizione la terrei spenta?
Logico che se vado nel Vs sito internet, o se clicco sulla App, è proprio perché NON ho la TV a portata di mano, o no?

La RAI per queste Olimpiadi si è superata.
– nessuna diretta streaming sul loro sito ufficiale
– nessuna diretta streaming attraverso la loro App ufficiale
– un solo canale a disposizione (Rai2), per cui quando ci sono le previsioni del tempo o il telegiornale, gli eventi sportivi te li puoi solo immaginare. Almeno nelle precedenti edizioni la Rai sfruttava anche i canali di Rai Sport (Canali 57 e 58), in modo da dare al telespettatore la possibilità di scegliere l’evento sportivo di maggior interesse. Invece quest’anno nulla di nulla, i Canali 57 e 58 stanno trasmettendo eventi sportivi del passato che non interessano a nessuno.

Una vergogna senza precedenti, uno sgarbo agli sportivi che come me seguono le Olimpiadi con passione ed interesse, anche riguardo gli sport minori o gli exploit di Nazioni meno in vista.

Già, gli sport minori.
Con 1 solo canale a disposizione, la loro visibilità è praticamente annullata, e meno di avere un italiano in finale. Ma se fossero state investite maggiore risorse, nei Canali 57 e 58 avremmo potuto certamente seguire qualche disciplina meno nota ma non meno appassionante.

Ho provato a vedere se attraverso i canali stranieri, o le loro relative App, si poteva vedere qualcosina, ma ovviamente ogni nazione è focalizzata sui propri atleti, per cui se noi abbiamo un fiorettista in finale contro un atleta di Hong Kong, i canali di Francia/Germania/Spagna/USA/UK se ne sbatteranno altamente gli zebedei, scegliendo di proporre in diretta TV le prove sportive dei loro connazionali.

Una vergogna che mi meraviglio non sia ancora stata fatta notare a livello mediatico.

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