Storia e Pet Shop Boys. Post 1 di 5. Stefan Zweig

Questa settimana è dedicata ad alcune canzoni dei Pet Shop Boys che trattano di fatti storici.
A volte non sono “solo” canzonette.

Stefan Zweig nasce a Vienna nel 1881, da genitori di origini ebraiche.
Laureatosi in filosofia, grazie alla agiatezza della propria famiglia poté permettersi dopo la laurea di viaggiare e soggiornare per lunghi periodi a Parigi, a Londra, in Belgio, in Svizzera, in Russia, in Italia, in Asia e negli USA.
Alla fine della 1° Guerra Mondiale, dopo aver conosciuto personalmente vari esponenti letterari dell’epoca, inizia a dedicarsi con successo all’attività di scrittore. Si sposa e va ad abitare a Salisburgo, e la sua fama si accresce al punto da diventare anche giornalista e poeta di riconosciuta bravura.

L’avvento del Nazismo mise in crisi l’attività di Zweig.

Di origini ebraiche, e di idee europeiste e pacifiste, venne messo all’indice: le sue opere iniziarono a venire bruciate, e lui capì che la fuga all’estero sarebbe stata la sua unica via di salvezza.
Andò a vivere nel Regno Unito (ottenendo la cittadinanza), poi si spostò negli USA ed infine in Brasile, dove andò a vivere con la seconda moglie conosciuta a Londra.

Cadde in depressione, nel convincimento che non avrebbe mai più potuto rivedere la sua amata Europa, soggiogata da Hitler, dal Nazismo e dal diffondersi dei regimi autoritari.
Per questo motivo il 23 febbraio 1942 decise di suicidarsi insieme alla moglie, lasciando su un foglio queste sue ultime parole:
“Abbiamo deciso, uniti nell’amore, di non lasciarci mai”.

A Stefan Zweig i Pet Shop Boys hanno dedicato la canzone “Wiedersehen”.

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Saturday Pop. Holly Johnson: “Love Train”

Dopo aver ottenuto un successo planetario con i primi 2 album dei Frankie Goes To Hollywood, il cantante Holly Johnson nel 1987 decide di lasciare il gruppo ed intraprendere la carriera solista, motivando la sua scelta sulla base di divergenze musicali.
La casa discografica dei FGTH, la ZTT guidata da Trevor Horn, non la prese bene e, sulla base dei precedenti contratti firmati dalla band, bloccò la possibilità di Holly Jonhson di firmare con un’altra casa discografica e di conseguenza impedendogli di iniziare la carriera solista.
Holly fece causa e, nel febbraio del 1988, il tribunale gli diede ragione.
Il contratto dei FGTH venne dichiarato “capestro” ed irragionevole, totalmente sbilanciato a favore della ZTT. La ZTT fece appello, perdendo anche in secondo grado.

Holly potè dunque seguire la sua vena “pop” pubblicando il suo primo album solista dal titolo “Blast”, anticipato dal bellissimo singolo “Love Train”. Una canzone d’amore ‘dance’, che vede la collaborazione di Brian May dei Queen alla chitarra e Stephen Hague alla produzione.
Un peccato che sia finito tutto a carte bollate: in molti gruppi il cantante pubblica dischi solisti, per poi continuare la carriera musicale anche con la band. Ma con i FGTH non fu possibile, per la guerra dichiarata tra Trevorn Horn ed Holly Johnson.

[Vicenda personale: quando avevo il figlio piccolo (anni 2003-2005), talvolta gli mettevo in sottofondo in camera sua proprio la canzone “Love Train”.
Scrissi direttamente ad Holly Johnson di quanto mi piacesse il suo brano e di come lo cantassi a Pietro in stile ninna-nanna. Holly mi rispose con parole molto toccanti]

Holly Johnson
Love Train
7″
Anno: 1989
Etichetta: MCA
Codice: MCA 1306

A Love Train
B Murder In Paradise

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Padova. Post 5 di 5. Arquà Petrarca

Circa una volta all’anno vado a fare una gita ad Arquà Petrarca, borgo di aspetto trecentesco che si trova a soli 22 Km da casa mia.
Ci troviamo ai piedi dei Colli Euganei, a poco meno di 100 metri s.l.m., la cittadina è piccola (meno di 2000 abitanti) ma appena ci entri senti il profumo della storia medievale che ti permea.

Gli insediamenti umani nella zona di Arquà sono iniziati sin dai tempi preistorici. Nelle prossimità del “Laghetto della Costa” (dove sorge Arquà) sono stati ritrovati resti di palafitte databili età del bronzo. Nei secoli il borgo venne abitato da varie popolazioni, divenne roccaforte romana, ed in epoca comunale divenne signoria di Padova per poi passare sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

Il nome “Arquà” venne adottato in età medievale, dal latino “arquatum” (che poi divenne “arquata”, “arquada” ed infine “arquà”), e nel 1868 venne aggiunto il nome “Petrarca” in onore del poeta che abitò proprio ad Arquà dal 1370 al 1374, anno della sua morte.


Il poeta Francesco Petrarca

Ma cosa ci faceva l’aretino Francesco Petrarca ad Arquà?

Petrarca nel 1364 aveva soggiornato nella vicina cittadina di Abano Terme durante un ciclo di cure per guarire dalla scabbia. Molti ritengono che fu durante questo soggiorno che il poeta conobbe il borgo di Arquà.
Ma fu solo nel 1369 che a Petrarca venne assegnata una abitazione ad Arquà, in virtù del conferimento degli ordini di canonicato all’interno della Curia.


La casa di Francesco Petrarca ad Arquà

I lavori di restauro della abitazione durarono un anno, ma finalmente nel 1370 Petrarca poté entrare nella nuova casa dove visse fino alla morte sopraggiunta nel 1374.
Se siete da queste parti una visita è d’obbligo.


Veduta di Arquà Petrarca

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Padova. Post 4 di 5. Kenny Random

Anche Padova ha il proprio “Banksy”, e noi padovani ne andiamo fieri.
Le differenze tra i due a livello artistico non sono poi molte: entrambi esponenti della street-art, entrambi poco propensi a farsi vedere in pubblico (benché di Kenny Random si conoscano le generalità, si chiama Andrea Coppo ed è nato nel 1971), entrambi eclettici nel senso che non si sono limitati ai “murales” ma hanno esteso la propria opera artistica anche ad altri ambiti (quadri, video-maker, abbigliamento), entrambi con la passione di “regalare” a sorpresa le proprie opere.

Kenny Random, infatti, nel 2012 lanciò l’iniziativa “The Gift” nascondendo per Padova 32 opere lasciando indizi per trovarle e lasciando che diventassero di proprietà di chi le ritrovasse. Iniziativa ripetuta nel 2013.

Le differenza maggiore tra Kenny Random e Banksy riguarda forse la tematica delle opere, molto più politiche e sociali quelle dell’artista di Bristol e molto più fiabesche quelle dell’artista padovano.

Kenny Random vende anche dipinti tramite questo sito internet, una sua opera venne venduta nel 2011 al miliardario russo Roman Abramovich per 30mila Euro.
Gli stencil e i graffiti di Kenny Random sono disseminati per le vie di Padova, e sono apprezzati al punto da averli lasciati intatti anche durante opere di ristrutturazione e di demolizione degli edifici originali.

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Padova. Post 3 di 5. Silvio Appiani

Silvio Appiani nasce a Vicenza nel 1894, ma compie gli studi liceali a Padova, presso il celebre Liceo Classico Tito Livio, ancora oggi rinomato e frequentato da studenti di tutta la provincia.
Conseguito il diploma, si iscrive a Medicina sempre a Padova e nello stesso periodo inizia a giocare a calcio con il Padova.

Giocatore brillante e molto intelligente, ha il ruolo di attaccente e segna moltissimi gol. Nel campionato 1914-15 il Padova gioca in “Prima Categoria” paragonabile alla attuale “Serie A” ed Appiani segna ben 18 gol in 14 partite. Nonostante la giovane età, Silvio Appiani diventa capitano della squadra e pure co-allenatore, vero punto di riferimento in campo e fuori.

Nel 1915 l’Italia entra in guerra, ed il giovane Appiani chiede di entrare in Fanteria, nonostante la possibilità di entrare nel “Corpo della Sanità Militare”. Ma lui era attaccante in campo, e volle essere in prima linea nel Carso durante la guerra. Ma proprio nel Carso trovò la morte a soli 21 anni a causa di un bombardamento austriaco.

Nel 1921 il Comune di Padova inizia la costruzione del nuovo stadio, che porterà il nome di “Stadio Silvio Appiani” in suo onore.
Uno stadio che io ho frequentato centinaia di volte, per seguire la mia squadra del cuore, la squadra di calcio della mia città, il Padova.
Partite mitiche di serie B, C1, C2, vere e proprie battaglie memorabili. Vittorie e sconfitte, esultanze e delusioni, grida, lacrime, fischi ed applausi, il tutto all’interno dello stadio dedicato a Silvio Appiani.


Lo stadio “Appiani” negli anni ’80


Lo stadio “Appiani” oggi

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Padova. Post 2 di 5. Padre Leopoldo

Bogdan Ivan Mandic nasce nel 1866 a Castelnuovo di Cattaro (oggi in Macedonia, all’epoca appartenente all’Impero austro-ungarico), ed entrò sin da giovane in un seminario di frati cappuccini, in seguito alla vocazione religiosa. Assunse il nome di “Leopoldo” e dopo aver studiato teologia e filosofia a Padova ed a Venezia divenne sacerdote nel 1890.
Tornò a Padova nel 1909, stabilendosi nel convento di Santa Croce (non lontano da casa mia). Divenne insegnante per i giovani frati ma, dopo alcune vicissitudini, e dopo aver scoperto di avere mirabili capacità di confessore, gli venne chiesto di limitarsi ad esercitare il sacramento della Confessione.
La prima guerra mondiale lo porta via da Padova, dove ritorna in pianta stabile nel 1919, riprendendo l’attività confessionale.

La sua fama accrebbe, venivano anche da fuori Padova persone di ogni ceto sociale per farsi confessare da lui: schivo ma affabile, intelligente, di larga cultura, sapeva dosare le parole e trovava il modo di incoraggiare nel cammino della fede chiunque si rivolgesse a lui.
Padre Leopoldo, così come veniva chiamato, divenne una vera e propria istituzione, al punto che il giorno del suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale ci furono enormi manifestazioni di festa nei suoi confronti da parte di tutta la popolazione.

Morì nel 1942, ma la sua fama non diminuì.
Dichiarato beato nel 1976, a seguito di numerosi miracoli venne fatto santo nel 1983 da parte di Giovanni Paolo II, che era venuto a Padova a pregare sulla sua tomba (io ero lì al suo arrivo, ero solo un ragazzino, ma ricordo perfettamente quella bellissima giornata di festa).

Già. La sua tomba.

Più volte sono andato a pregare a Santa Croce, dove è stato sepolto, tenendo il palmo della mano sulla sua tomba. Senti davvero dentro di te una energia particolare che ti lega a questo piccolo sacerdote (era davvero bassissimo di statura) che tanto venne amato da Padova e dai padovani.
La sua presenza la senti proprio. Anche se io non l’ho mai (ovviamente) visto di persona, lo senti presente spiritualmente nella chiesa a lui dedicata, e nella cella (perfettamente conservata) dove lui era solito confessare.


Il confessionale

Per noi padovani lui resta “Padre Leopoldo”. Certo, ora lui è “Santo”, ma tutti noi lo vediamo ancora con il saio francescano mentre con umiltà confessa tutti coloro che si sono rivolti a lui in cerca di conforto nella fede e di aiuto morale.


Santuario di San Leopoldo, per tutti noi padovani “Padre Leopoldo”


La tomba odierna di Padre Leopoldo

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Padova. Post 1 di 5. La Specola

Questa settimana è dedicata a Padova, la mia città.
Ogni giorno parlerò di un particolare, di un luogo, di un monumento o di una persona che rendono la mia città così bella e degna di essere visitata.
Iniziamo parlando de “La Specola”.

Alta oltre 49 metri (ed oltre 53 se si considera il parafulmine alla sua sommità) la Torlonga (torre lunga) è una torre eretta nel IX sec. D.C. in adiacenza al Castello di Padova, con lo scopo di difesa delle mura della città.
Essa venne risistemata nel XIII secolo dal tiranno Ezzelino III da Romano, divenendo prigione e sala di tortura.
Ristrutturata nuovamente dai Carraresi un secolo dopo, la Torlonga divenne ufficialmente “osservatorio astronomico” a seguito del decreto del 1761 da parte del Senato della Repubblica di Venezia.
I lavori vennero completati nel 1777 dopo accurati studi da parte del professore di astronomia abate Giuseppe Toaldo e con i progetti dell’architetto don Domenico Cerato. La torre venne soprannominata “Specula astronomica” (osservatorio astronomico) termine che nei secoli venne mutato in “La Specola” così come ancora oggi viene chiamata.

“La Specola” era suddivisa in 3 parti: una parte inferiore per le osservazioni al meridiano celeste, una parte superiore per l’osservazione della volta celeste, ed una terrazza per gli studi meteorologici.
Vicina all’Università, posizionata su una delle torri più alte dell’epoca, disposta con precisione verso sud: “La Specola” divenne in breve tempo uno dei più importanti osservatori astronomici d’Europa.
Sulla sommità della torre venne installato nel 1773 (ancor prima che i lavori fossero terminati) un parafulmine, inventato da Benjamin Franklin pochi anni prima: si tratta della prima installazione di un parafulmine sul territorio della Repubblica di Venezia.
Venne visitata anche da Goethe, il quale nel 1786 poté salirvi sopra descrivendo poi come “splendido” il panorama osservabile dall’alto.

Negli anni “La Specola” venne affrescata, e gli strumenti di osservazione più volte aggiornati. In essa sono ancora oggi conservati libri ed archivi relativi alle osservazioni astronomiche tenute negli anni.
“La Specola” ed il museo al suo interno sono visitabili seguendo le informazioni contenute qui.

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Tenerife, here I come

Quest’anno la meta delle mie vacanze è l’isola di Tenerife.
Dico la verità: non è stata una prima scelta. All’inizio insieme ad MDM (Mia Dolce Metà) ed al Figlio avevamo pensato a Capo Verde, alla ricerca di una oasi di vero relax. Sfumata la meta, abbiamo cercato una zona di Tenerife che ci piacesse anche come spiaggia, perché nell’isola non tutte le spiagge sono di sabbia chiara come piace a noi. Una volta trovata la zona, abbiamo prenotato.
E’ una vacanza che contrasta molto con quella on-the-road dell’anno scorso, con il bellissimo tour dell’Irlanda; diciamo che ho un po’ accontentato MDM che quest’anno chiedeva un pizzico di tranquillità senza valige da portarsi dietro.
Ho letto molto di Tenerife, io non amo starmene al sole e non amo oziare su un lettino, per cui cercherò di visitarla per quanto mi sarà possibile: il vulcano Teide, il parco nazionale, le piccole cittadine…

Non ozierà nemmeno il blog: ho programmato per le prossime settimane alcuni ‘post’ di argomenti mi auguro graditi ai lettori. Parlerò infatti di Padova (la mia città) raccontando 5 piccole storie che la riguardano, parlerò di musica con i Pet Shop Boys (il mio gruppo preferito) in particolare analizzando 5 loro canzoni che trattano di argomenti storici, poi parlerò delle mie collezioni (io sono un collezionista maniaco-compulsivo), ed infine dedicherò un certo numero di ‘post’ ad alcuni miei “racconti brevi” sperando che vi possano piacere.

Se ne avrete la curiosità, a questo link troverete la “live webcam” della spiaggia dove mi troverò.
Chissà, magari potrete vedermi…


Isola di Tenerife, Candelaria, Basilica di Nostra Signora della Candelaria (patrona delle isole Canarie)

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Saturday Pop. David Bowie: “Hallo Spaceboy”

Quando il “Duca Bianco” scrisse “Hallo Spaceboy”, ne andò particolarmente fiero. Aveva l’intenzione di scrivere un brano che richiamasse il sound dei Nine Inch Nails e dei Doors, e il risultato ottenuto pareva perfetto.
Il brano venne incluso nel pluri-decorato album “Outside” e Bowie decise di proporlo come singolo.
Per far ciò chiamò un duo di amici di lunga data, i Pet Shop Boys, volendo proporre come singolo una versione del brano più orientata verso la dance.
Mitica la telefonata intercorsa tra David Bowie e Neil Tennant dei Pet Shop Boys mentre il duo si trovava in studio a remixare il brano; di questa telefonata ne parlò proprio Tennant alcuni anni dopo.
Più o meno andò così:

Neil Tennant: Ciao David, io e Chris stiamo remixando il brano, ne faremo una versione dance come volevi tu
David Bowie: Bene
NT: Abbiamo per prima cosa inserito alcuni campionamenti tratti dal brano di apertura di Outside
DB: Bene
NT: Poi abbiamo tolto chitarre e quant’altro non fosse elettronico, come nel nostro stile
DB: Bene
NT: Il tuo originale di “Hallo Spaceboy” è un po’ povero di parole, solo un verso. Così ho pensato di aggiungere la mia voce e di creare una sorta di duetto virtuale tra me e te
DB: Bene
NT: Il testo da me cantato richiama le parole di “Space Oddity”, sono certo che ti sarebbe piaciuto. Abbiamo pensato di farlo diventare il terzo brano di una ipotetica trilogia dedicata a Major Tom: “Space Oddity” – “Ashes to Ashes” – “Hallo Spaceboy”
DB: Forse è meglio che venga lì

David Bowie fu entusiasta del lavoro fatto dai Pet Shop Boys, al punto che girò il video della canzone insieme a loro ed insieme a loro presentò il brano sia a “Top Of The Pops” che ai “Brit Awards” del 1996.

“Volevo che “Hallo Spaceboy” rappresentasse uno dei punti più alti sia della mia carriera che di quella dei Pet Shop Boys” rivelò in seguito Bowie “e ci sono riuscito”.

David Bowie
Hallo Spaceboy
CD singolo
Anno: 1995
Etichetta: Arista/BMG
Codice: 74321 35382 2

1 Hallo Spaceboy (Pet Shop Boys Remix)
2 Under Pressure (Live Version)
3 Moonage Daydream (Live Version)
4 The Hearts Filthy Lesson (Bowie Mix)

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Bellezza

Nella omogeneità e nella uniformità non emerge la bellezza.

La bellezza è una voce che esce sempre dal coro.

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