Ricordi di scuola: il suggerimento sbagliato

Ciccio non si chiamava Francesco e non era per niente grasso. Lo chiamavamo Ciccio e basta.
Non era stupido, tutt’altro, solo che non studiava praticamente mai e si faceva prendere dal panico.
La nostra classe liceale era molto unita, e tra noi maschietti si scherzava e si rideva come matti.

E fu così che, quando Ciccio venne interrogato dal posto in Storia, dietro di lui “il Trippa” iniziò a prenderlo per il culo suggerendogli risposte sbagliate.
L’argomento dell’interrogazione era: l’avvento dell’elettricità ed i miglioramenti a livello industriale.
Per un po’ Ciccio non badò ai suggerimenti errati (nel mentre noi eravamo piegati in due dal ridere), riuscendo a smozzicare qualche risposta. Ma poi andò in panico, come suo solito.
La domanda clou fu: “quale fu il principale vantaggio che l’elettricità diede al settore industriale?”.
“Il Trippa” suggerì, senza alcun nesso logico, di rispondere “il videoregistratore”.
Ciccio esitava. Sudava. Certamente dentro di sé imprecava. Ma non diede retta al Trippa.
Se non fosse che il Trippa continuava ad insistere “rispondi che è il videoregistratore, dài che fai un figurone, dài cazzo”.
Ciccio si fece incredibilmente convincere: “la produzione industriale guadagnò parecchio dall’introduzione della elettricità, ed il bene di consumo che ne trasse maggiore beneficio fu il videoregistratore”.
La Prof si alzò addirittura in piedi: “mi prendi in giro?”
Noi ridevamo a denti strettissimi, il Trippa finse di aver perso la matita accucciandosi sotto il banco, Ciccio si girò per mandarlo a cagare ma non lo vide, e poi si rassegnò capendo di essere stato vittima di uno scherzo.
Nonché vittima del suo essere un clamoroso pelandrone.

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Se lo meritano

Se la migliore invenzione degli statunitensi è stato il “burro di arachidi”, allora si meritano davvero un Presidente come Trump.

[Comperato sabato scorso, assaggiato stamattina.
Ipercalorico: più di 650 calorie per 100 grammi
Difficile da digerire
Granuloso
Abbastanza costoso (costo al chilo paragonato al costo di altre creme spalmabili)
Cattivo]


Però agli americani piace molto

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Non so disegnare

Sono sempre stato negato per il disegno a mano libera, sin da piccolo.
Pochi sono i miei disegni tenuti per ricordo, e tutti denotano la mia scarsa attitudine nel tenere in mano una matita.
Io per qualche strano motivo sin da piccolo ero solo capace di disegnare (copiando dall’atlante geografico) la forma degli Stati e le loro bandiere.
Stavo sviluppando una passione per la geografia che coltivo ancora, anche se in misura decisamente minore.
Niente casette, persone, automobiline e sole che tramonta dietro alle montagne.


Ovviamente non l’ho disegnato io

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Questione di fibra

Ho poco da lamentarmi.
E’ pur vero che il mio quartiere è praticamente l’unico di tutta Padova (la città dove vivo) a non essere ancora coperto dalla fibra per la navigazione in internet, ma il problema non è soltanto mio dato che è esteso più o meno a tutto il territorio nazionale.
Siamo tra gli ultimi in Europa come velocità media di connessione, peggio di noi stanno solo Croazia, Grecia e Cipro (sempre che Cipro si possa considerare Europa). Le connessioni ADSL sono sempre più lente, e laddove all’inizio si navigava a 10 Mbps, ora si naviga a 6-5-4 segno di cattiva manutenzione delle linee. “Digital divide” da spavento: grandi città che vanno a 100 Mbps, immediate periferie dove se si va a 4 Mbps è un successo. Però i prezzi sono elevati, paragonati all’Europa che va più veloce di noi, segno che gli italiani vengono sempre trattati come polli da spennare.
Ora vengono fatte le promesse del FTTC / FTTH (fibra fino alla cabina o fibra fino a casa), ma i lavori vanno a rilento e sono come al solito eseguiti a macchia di leopardo. Tanto per fare un esempio il mio collega Alex naviga (come me) con una lenta ADSL ma giusto dietro
casa sua hanno tutti la fibra (che però da lui non arriva).
E pensare che una linea veloce internet genera reddito per molti: servizi streaming, aumento di acquisti on line, apparecchiature (PC, modem), canoni d’uso.
Ma noi siamo nelle retrovie, come sempre a contenderci la palma di peggiori.

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I calzettoni

Fuori dalla scuola di mio figlio, ragazzi e ragazze dai 14 ai 18 anni mostrano disinvoltamente la caviglia per quelle che sembra essere la moda del momento: niente calzino o al massimo il ‘fantasmino’, calzino cortissimo che arriva fino alla caviglia.
Al mio disappunto per questa moda, MDM (Mia Dolce Metà) mi ha chiesto “ma tu non hai mai seguito una moda?”.

Io non mi vesto male. Mi piace vestire casual, ma non detesto un tocco di eleganza quando ci vuole. Amo indossare capi d’abbigliamento semplici con colori poco sgargianti e senza ghirigori nei disegni. Mi piace il minimal.
Non amo neppure i capi firmati, non ho mai capito il motivo di pagare molto di più per avere la medesima qualità. Non dico di comperare scarpe o maglioni da 10 Euro, ma se vai nei negozi giusti, trovi sicuramente capi d’abbigliamento di ottima fattura e qualità senza
spendere uno sproposito. La via di mezzo è secondo me quella giusta.
Le mode del momento non le evito perché ho la puzza sotto il naso, ma semplicemente perché spesso non mi piacciono: perché devo evitare le calze per mostrare la caviglia? Perché dovrei indossare jeans maschili a vita bassa? Perché dovrei andare in giro con un maglioncino primaverile a righe se a me non piacciono le righe?
Io compero a due condizioni (mi piace e mi serve) e con una postilla (qualità) senza seguire mode o firme.

Ma, a dire il vero, ricordo che una trentina di anni fa volli assolutamente comperarmi un capo d’abbigliamento di marca e di moda.
I ‘paninari’ amavano indossare, tra i vari capi firmati, i famosi (al tempo) calzettoni ‘Burlington’ a rombi.
Mi piacquero e li comperai anch’io.
Non perché erano di moda.
Solo perché mi piacevano.

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3 domande a… la sfiga

La sintesi di tutto la offre il mio amico Zax, quando verso il compimento dei 18 anni asserì: “Uomini e donne hanno trombato senza problemi per migliaia di anni, arrivo io e c’è l’AIDS. Se non è sfiga questa”.
Qualcosa a tua discolpa?

Amico mio, gli eventi hanno sempre una causa ed un effetto. Io non posso prendermi le colpe che hanno altri. Io sono la proiezione delle vostre paure. Io, semplicemente, non esisto.

Beh, ti dirò, io sono sempre stato un razionalista, ero addirittura soprannominato Cartesio dagli amici perché cercavo sempre una risposta logica in ogni situazione. Però converrai con me che in certi casi (la tua squadra del cuore attacca per 90 minuti, calci d’angolo 20 a 0,
colpisci 3 pali, un gol annullato ingiustamente, fuorigioco inesistenti, gli avversari fanno un contropiede a tempo scaduto e vincono su autogol) tu sei l’indiziata numero uno.

Homo faber fortunae suae” diceva l’ormai dimenticato Appio Claudio Cieco. Ognuno è artefice del proprio destino. Se tiri un dado devi essere pronto che esca qualsiasi numero, se giri la roulette e perdi solo se esce “zero”, devi essere pronto anche che esca lo “zero”. Nel gioco, e purtroppo anche nella vita, si può anche perdere. E’ inutile che tu ti rivolga a me. Tu stai parlando da solo.

Il fatto è che l’essere umano, avendo una vita soltanto, desidererebbe affrontare sempre esperienze positive e mai quelle negative, non trovi?
Ed è più facile discolparsi attribuendo la “colpa” a qualcun altro, magari a te, che fare un’auto analisi e trovare la consapevolezza delle proprie azioni. Certo che, tornando alla frase di Zax, con chi ce la dovremmo prendere se non con te?

Il fatto che voi uomini abbiate una conoscenza limitata delle cose non significa che gli eventi negativi debbano essere causa mia.
E’ causa delle scelte o dei comportamenti errati tenuti in passato, magari non da parte vostra ma da parte dei vostri antenati.
Assegnare le colpe a me è facile, ma non corrisponde a verità.

Mi hai quasi definitivamente convinto. Ma allora se non esisti tu non esiste nemmeno la fortuna. Ma allora chi vince alla lotteria non ha fortuna?

Quello è calcolo delle probabilità, caro Kikkakonekka. E tu che hai studiato matematica dovresti saperlo.

Sì, è vero. Volevo solo vedere cosa mi avresti risposto.
Ora il tempo è terminato. Ci vediamo. Se ti invoco qualche volta fai finta di niente.

Ci proverò.

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Mail importante

Mi scrive via mail la Dr.ssa Salvan.

“Aumenta le dimensioni del tuo pene per far impazzire le donne! Il nostro prodotto ti garantisce un aumento della circonferenza e della lunghezza del pene fino a 6-8 cm, un miglioramento della funzione erettile e una maggiore sensibilità durante i rapporti con orgasmi più duraturi e potenti!”

Cara Dr.ssa Salvan. La ringrazio per la premura con la quale mi propone il suo interessantissimo prodotto. Certamente questo tubetto di cremina da 100 ml al costo di 34.99 Euro potrà fare meraviglie con il mio pistolino. Certo che, al litro, il suo prodotto costa circa 350 euro, non le pare un po’ troppo? Anche perché gli ingredienti sono tutti naturali, un paio di erbe e una stupida proteina denominata niacina. Poi c’è anche scritto che la crema contiene mentolo. Sia mai! Da ragazzo mi passai un po’ di mentolo sugli zebedei per vedere che effetto faceva, e mi brucia ancora dopo 35 anni. Toglietelo, per carità.
Comunque capisco, per avere 6-8 centimetri in più si farebbe qualsiasi sacrificio economico, no?
Quello che mi suona strano è come faccia lei a immaginare che io abbia bisogno di una cremina per allungarmi il coccolone. Mi ha sbirciato mentre ero in bagno? Si è fatta quattro risate con MDM (Mia Dolce Metà)? Sappia che MDM scherza sempre, ma che in realtà lei è molto contenta delle mie dimensioni e prestazioni, per quanto diciamo un po’ meno frequenti ultimamente.
Poi lei, dr.ssa Salvan, aggiunge:

“I risultati durano per sempre, nessun sintomo di avvelenamento, nessuna controindicazione e nessun effetto collaterale, allunga il pene di 6-8 cm e migliora la condizione del cuore e dei vasi sanguigni, nessun rischio di overdose” spiegandomi che la crema va spalmata sul battacchietto mentre è eretto.

Certo che avere negli slip un salsiccetto che si allunga di ulteriori 6-8 centimetri potrebbe essere un problema. Dove lo metto? Non è che poi faccio brutta figura se indosso pantaloni stretti o il costume in piscina?
Lei mi assicura che “Il risultato è fantastico, per lui e per lei” e la foto nella mail mi fa immaginare che potrò avere un harem di donne da soddisfare sessualmente a mio piacimento.
Ma io sto bene così, mi creda. Il mio peppiniello mi dà buone soddisfazioni, anche considerando che ha la sua età, siamo entrambi più che quarantenni.
Il mio amico Giangi dice “piccolo ma giocattolone”, nel mio caso vada per il giocattolone.


“Due tubetti alla settimana per un mese, minimo”

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Format C:

Quando qualcosa a livello informatico non funziona, la prima regola è “spegni e riaccendi”. Se un PC rimane bloccato e non c’è nulla da fare nemmeno riavviandolo, si passa alla formattazione. Per ripartire da zero.
Bisognerebbe farlo con l’Italia.

Non ne posso più di sentire i nostri politici, che dovrebbero amministarci, continuare a litigare come i capponi di Renzo. E intanto sprofondiamo.
Che poi, i politici. Fare il politico NON dovrebbe essere una professione, ma un periodo della vita di un cittadino dedicato al bene comune. Hahahaha. I nostri fanno i politici di mestiere, gente che occupa da decenni posti istituzionali senza la minima intenzione di
togliersi dalle palle.
E intanto l’Italia va a rotoli.

Debito pubblico senza controllo, sanità allo stremo delle forze ed insufficiente a far fronte al bisogno nazionale (ma ai ‘baroni’ fa comodo perché poi ti ricevono privatamente), scuola ed educazione derise da riforme inconcepibili risorse irrisorie e corpo docente vilipeso, evasione fiscale da primato senza una reale volontà di trovare una soluzione, infratrutture da paura (c’è chi parla di ponte sullo Stretto – idea da idioti – ma poi le semplici strade cittadine sono mantenute da schifo), delinquenza in crescita con pene carcerarie ridicole e criminali messi in libertà dopo pochi giorni, problema migranti mai gestito seriamente (fanno comodo a molti, lo abbiamo capito), concussione e corruzione come se piovesse, atavico problema del lavoro con ragazzi volonterosi costretti ad accettare incarichi sottopagati e deprimenti, walfare da vergognarsi (30 Euro al giorno al migrante senza diritto e all’indigente solo un esiguo sussidio), furbetti ovunque, libertà di stampa a livello del Burundi, contratti collettivi del lavoro genuflessi di fronte al datore di lavoro, tassazioni ormai vergognose ed ingiustificabili, carenza di servizi primari per qualsiasi cosa (asili nido, servizi postali, fibra ottica), oscena gestione dei rifiuti del loro smaltimento e del loro riciclo, discriminazione femminile.

Io mi sono rotto i coglioni.

E poi leggo la storia di Sabina Berretta, che non è solo la solita questione della “fuga di cervelli” all’estero, il problema è di gran lunga più serio. E’ un problema di meritocrazia non riconosciuta, di bravura non premiata, di posti di lavoro distribuiti in modo clientelare e con criteri di familismo, stipendi da fame, contratti di lavoro vergognosi.
E a chi ci governa non gliene frega un cazzo.


“Yes”

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Il problema delle lenti nuove

Alcuni giorni fa in questo post avevo accennato al fatto che il mio oculista mi avesse prescritto delle lenti che, una volta indossate, mi facevano in realtà vedere peggio di prima.
Imbarazzo totale mio, ma anche dell’ottico, che senza indugio aveva dato per buona la prescrizione dell’oculista senza sottopormi ad una conferma optometrica.

Sono tornato dall’oculista, Dr. Jay, il quale mi ha rivisitato ma senza ammettere l’errore nella prescrizione:
– l’occhio non va sforzato, le lenti da me prescritte servono per mantenere l’occhio rilassato
– non è colpa mia se poi l’ottico non verifica la mia prescrizione
Due frasi secondo me senza senso. Io non è che devo avere l’occhio rilassato, io devo avere l’occhio che ci vede bene. E poi cos’è questo discorso che l’ottico è tenuto ad una verifica? Ma sei tu, oculista, il professionista che fa le prescrizioni, l’ottico fa solo le lenti che vengono prescritte. Il controllo optometrico presso gli ottici è solo un “di più”, utile magari se non ci si è sottoposti a visita oculistica. Ma io l’avevo fatta.

Ormai in preda al dubbio, sono andato al centro commerciale dove ci sono ben 4 ottici, e da ognuno di essi mi sono fatto fare la prova gratuita della vista: 4 risultati diversi. I valori ottenuti (astigmatismo, miopia, asse) sono tutti più o meno simili, ma sempre diversi.

Sono alla fine tornato dall’ottico iniziale, il quale ha capito la situazione ed ha usufruito della assicurazione in suo possesso per i casi di lenti sbagliate, provvedendo a prepararmi le lenti nuove che saranno pronte tra breve.
Ora devo solo attendere qualche giorno ed avrò i miei occhiali nuovi con montatura nuova.

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Apollo

La Sig.ra Rosa è venuta ad abitare dalle mie parti da circa un anno dopo aver divorziato con il marito. Con lei il figlio Marco, oggi 12enne.
Immagino che la sua vita sia cambiata radicalmente, e posso capire che l’acquisto di un cagnolino abbia potuto servire anche per trovare un ‘amico’ al figlio, oltre che per allietare le giornate e riempire un po’ l’appartamento ed il piccolo giardino.
Un cagnolino tuttavia porta gioie, ma anche impegni. Un cagnolino necessita di cure e attenzioni, bisogna portarlo a fare la classica passeggiata almeno un paio di volte al giorno, bisogna amarlo.
Ma Apollo, cocker ormai cresciuto, non esce mai di casa. Il piccolo giardinetto (circa 10 Mq) è tutto il suo mondo, ed è facile capire dal suo sguardo che lui avrebbe voglia di uscire e si meriterebbe ben altro.
Un cagnolino non è un giocattolo o uno sfizio. Va amato e trattato bene.
In circa un anno Apollo l’ho visto fuori di casa al massimo 5 volte: i bisogni li fa nel giardinetto, da dove ormai si alzano gli odori più nauseanti. Lui vorrebbe uscire, ed infatti lo vedi correre in circolo in quel piccolo spazio chiuso senza sapere cosa fare. Ogni volta che mi capita di passare dalle sue parti, tappandomi il naso rimango lì e lo accarezzo e gli parlo. Se potessi, bello com’è, lo rapirei e me lo porterei via. Apollo non merita di abitare in quella casa.
Il ragazzino non lo vedo mai star dietro al cane, e la Sig.ra Rosa (che torna a casa dal lavoro ogni pomeriggio verso le 18:30) non ha materialmente il tempo di stargli dietro. Ma perché non lo regalano a qualcuno che possa accudirlo ed amarlo come merita?
Alcuni vicini della Sig.ra Rosa hanno allertato dapprima l’Amministratore condominiale, e poi l’Ente di Protezione Animali e di seguito i Vigili (anche perché Apollo abbaia molto). L’unica soluzione trovata è stata quella (ancora peggiore) di tenere Apollo chiuso in
appartamento senza farlo uscire in giardino ‘perché disturba’, quantomeno finché la Sig.ra Rosa non ritorna a casa la sera.
Apollo mi sembra prigioniero. Prigioniero di una situazione che la sua padrona non sa gestire e che a questo punto provoca malumori in tutto il quartiere.
Apollo è bello e buono, ma terribilmente triste. E noi non sappiamo cosa fare.

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