Le perle di Achille

Ognuno di noi talvolta ama fare sfoggio di piccole conoscenze, usando citazioni o riferimenti che denotano capacità di comunicazione unita ad un pizzico di cultura.

Il collega Achille, che tutti noi dubitiamo possa avere una cultura ampia e profonda, talvolta si intromette nei discorsi altrui con battute fuori luogo ed argomentazioni poco plausibili.
Perché lo fa? Forse per darsi un po’ di tono, forse per attirare un po’ di attenzione, forse per dimostrare (più a se stesso che agli altri) che “anche lui sa qualcosa”.
Certo che le citazioni, se uno le fa, le deve fare precise. Altrimenti si cade nel grottesco.

Alla vigilia di una partita della Juventus (di cui Achille è super tifoso) il nostro eroe se ne esce con questa frase:
“E stasera come Fantozzi: telecomando, bibita e spaghetti!!”
Ritenendo ovviamente di essere spiritoso.

Orrore! Ne avesse beccata una!

Le citazioni vanno fatte bene, e chi conosce anche minimamente Fantozzi sa che la frase originale era “frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero!”.
Noi colleghi lo abbiamo guardato con occhi sbarrati.
Achille sorrideva compiaciuto, convinto di aver fatto colpo con una citazione perfetta che, a suo modo di pensare, avrebbe dimostrato ai colleghi la sua ottima cultura popolare.
Invece aveva appena compiuto la sua ennesima brutta figura.

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Io e le date

Nonostante io ritenga di possedere una buona memoria, mi rendo conto di dimenticare regolarmente le date relative a compleanni e avvenimenti vari.
Per questo motivo ho sempre davanti a me in ufficio un calendario dove mi annoto tutto quanto, in modo da non dimenticarmene.
Mi vengono in soccorso anche il cellulare e Facebook, che mi segnalano al bisogno alcune date particolari.
Anche se a volte, specialmente di sabato/domenica, dimentico di guardare calendario, app, Facebook…

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Francesca e i gatti

La mia amica Francesca è scomparsa un mese e mezzo fa ed ancora non me ne capacito.
Mi manca la sua presenza e soprattutto mi mancano i suoi consigli “felini”.
E’ stata infatti Francesca ad introdurmi nel mondo dei gatti, dandomi mille consigli. Ed era sempre lei ad accudire i miei gatti (prima Birillo e poi Clash) in mia assenza.
Andarla a trovare era uno spasso, non solo per assaporare la sua innata simpatia, ma anche per salutare i gatti che da sempre la circondavano.
Li conoscevo tutti, e tutti conoscevano me.

Mosé era grande e grosso, è morto anziano alcuni anni fa.
Ginger ora ha circa 18 anni, nera come il carbone, è abitudinaria e molto sedentaria. Ha sempre vissuto con Francesca.
Ombra, nero è misterioso, era misteriosamente apparso alcuni anni fa. Francesca lo ha adottato ma poi altrettanto misteriosamente da alcuni mesi se ne è andato.
Sissi è malata e se ne sta prendendo cura una amica di Francesca.
Giulio è morto un paio di mesi fa, dopo aver trascorso tutta la sua vita a fianco di Francesca.
Selvaggio è comparso in primavera dal nulla, e Francesca ha accolto pure lui. Non si fa avvicinare per nessun motivo, ma apprezza molto il rifugio ed il cibo che gli vengono offerti.

Ricapitolando: Mosé e Giulio morti, Sissi adottata, Ombra scomparso. Restano Ginger e Selvaggio.

Io ho chiesto alla figlia di Francesca di poter adottare Ginger, ma lei ha preferito portarla a casa propria ed adottarla.
Resta Selvaggio, che tuttavia non si fa neppure avvicinare. Che fare?
Tutto solo, lo vedo vagabondare in cerca di cibo e di ospitalità, ma la casa di Francesca, un tempo sempre aperta, ora rimane tristemente sempre chiusa.
Io porto un po’ di acqua e un po’ di cibo a Selvaggio tutti i giorni, vedo che mi sta attendendo, ma rimane sempre molto distante da me.
Mi fa molta tenerezza, ha un aspetto triste, ma anche se riuscissi a prenderlo non potrei mai portarlo a casa con me, perché mai potrebbe andare d’accordo con Clash.


Una rara immagine di Selvaggio

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Fingere di essere felici

Forse un po’ tutti noi fingiamo una felicità che non possediamo mai completamente

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Saturday Pop. The Rolling Stones: “Anybody Seen My Baby?”

Difficile eguagliare i record di vendite dell’album precedente del 1994, intitolato “Voodoo Lounge”.
Ma i Rolling Stones ci provano, e nel 1997 il nuovo album “Bridges to Babylon” è preceduto dal singolo intitolato “Anybody Seen My Baby?”.
La canzone venne accolta benissimo, sia dal pubblico che dalla critica. Vendite alle stelle, ottimi piazzamenti nelle classifiche di tutto il mondo, video in heavy rotation anche per la presenza della bellissima Angelina Jolie.
Tra l’altro “Anybody Seen My Baby?” è, ad oggi, l’unico brano dei Rolling Stones ad includere un campionamento, quello dell’artista hip-hop Biz Markie.

Ma sin dalla sua diffusione radiofonica qualcosa inizia ad andare storto.

Le prime copie promozionali erano già state distribuite, quando fu la figlia di Andy Richards, Angela, ad accorgersi della assoluta somiglianza tra il ritornello della canzone ed il ritornello di “Constant Craving”, brano del 1992 della cantante canadese K.D. Lang.

I ritornelli non è che si assomiglino. Sono proprio identici.

I Rolling Stones hanno sempre negato di aver deliberatamente copiato K.D. Lang, ma appena si resero conto della similitudine (ed appesa ricevettero le prime lettere degli avvocati), decisero di accreditare anche K.D. Lang ed il coautore Ben Mink tra gli autori di “Anybody Seen My Baby?”.
Canzone che comunque resta tra le preferite sia dal gruppo che dai fans, divenendo l’unico brano dell’album “Bridges to Babylon” ad essere incluso nel loro best of “Forty Licks” del 2002.

The Rolling Stones
Anybody Seen My Baby?
CD singolo
Anno 1997
Etichetta: Virgin
Codice: VSCDE 1653

1 Anybody Seen My Baby? (lp edit)
2 Anybody Seen My Baby? (soul solution remix)

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Il Momento Di Uccidere

Prima di parlare del libro, rispondete con sincerità a questa domanda:

[Avete una figlia di 12 anni.
Due balordi la rapiscono, la stuprano, la umiliano, tentano di ucciderla.

Vostra figlia si salva, ma rimarrà traumatizzata per tutta la vita e non potrà avere figli.
Ecco: voi non uccidereste questi due balordi con le vostre mani?]

Carl Lee Hailey è un padre cui è capitato proprio questo, e che si è fatto giustizia per conto suo uccidendo gli stupratori di sua figlia.
Ci troviamo nello Stato del Mississippi: Carl Lee merita la condanna a morte?
Carl Lee è un uomo di colore, la giuria è composta di sola gente bianca: cosa verrà deciso?
Carl Lee ha pianificato con precisione l’assassinio dei due stupratori: si può parlare di infermità mentale?

Un libro di enorme suspance, dove si intersecano odii razziali, pareri di psicologi, intimidazioni.
Stupendo, specialmente per un lettore appassionato dei legal-thriller di John Grisham come me.

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Dieci alla decima: Le mie 10 “canzoni con l’anno nel titolo” preferite

Ogni “10” del mese propongo una classifica personale che parla di musica, sport o di quant’altro mi passi per la testa.

Esistono parecchie (non moltissime a dire il vero) canzoni che nel titolo possiedono un anno o ne citano una parte.
Ne ho fatto un elenco e successivamente ho stilato una classifica di quelle che sono le mie 10 preferite.
Eccole.

10) James Blunt: “1973”
Canzone dedicata ad un locale di Ibiza, il “Pacha nightclub”, vicino all’abitazione comperata nell’isola dall’autore. Il locale venne aperto nel 1973 e Simona è una amica di James…

9) Bryan Adams: “Summer of ’69”
Io sono nato nell’estate del 1969. Può bastare?

8) Smashing Pumpkins: “1979”
Una canzone che parla di quando si è giovani e si vive un eterno presente senza la preoccupazione del domani

7) Lucio Dalla: “4 marzo 1943”
Avrebbe dovuto intitolarsi “Gesubambino” (tutto attaccato, non è un errore), ma poi la censura dell’epoca (1971) ne decretò la modifica del titolo e di una parte del testo, dato che il grande Lucio voleva presentarla a Sanremo. Una bella dedica d’amore ai genitori

6) Ana Tijoux: “1977”
Stupendo brano autobiografico di una ragazza nata in Francia da genitori di origini cilene, in fuga dal regime di Pinochet. Canzone inclusa nel famoso gioco di calcio “Fifa 11”

5) Eurythmics: “Sexcrime (Nineteen Eighty-Four)”
Colonna sonora del film ” Nineteen Eighty-Four” ispirato dal profetico libro di George Orwell

4) Prince: “1999”
Immaginando che il mondo potesse finire nel 2000 Prince scrive una canzone immortale con l’idea di festeggiare nel 1999 come se non ci fosse un domani.
“Life is just a party, and parties weren’t meant to last”

3) Amedeo Minghi: “1950”
La storia d’amore tra il protagonista e Serenella in una Italia appena liberata dai tedeschi grazie alle forze militari americane. La voglia di riprendere in mano la propria vita e di ricominciare. Bellissima

2) The Connells: “’74-’75”
La malinconia del tempo che passa. Di come cambiamo pur rimanendo noi stessi. Di come un amore lontano nel tempo continua a rimanere dentro il nostro cuore come un ricordo speciale, anche se la nostra vita si è realizzata in una direzione differente

1) New Order: “1963”
Una canzone che può avere cento diversi significati, oppure nemmeno uno. La violenza contro le donne, l’assassinio di JFK, la tragedia di un amore non corrisposto, il tradimento. Canzone intensa, sognatrice, un vero gioiello nella lunghissima carriera musicale dei New Order.
Una canzone che adoro e che mi fa riaffiorare ricordi di amore ed amicizia

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Frasi venete #9

Per la salvaguardia della lingua veneta ogni tanto pubblico alcune frasi che vi permettono di conoscere la “profonda spiritualità” insita nelle parole venete. Se non riuscirete a riconoscere questa “profonda spiritualità” sicuramente è colpa del tasso alcolemico che spesso accompagna la brava gente veneta mentre espone i propri pensieri.

1) Come che te vè fora dala porta a buto un fuminante in te chea camara
Traduzione letterale: appena esci da quella camera ci butto un cerino
Quando si usa: i figli adolescenti si riconoscono dall’indicibile disordine che mantengono nella propria camera. Gli abiti sporchi occupano il pavimento, libri di scuola ed oggetti indefiniti si trovano sparsi ovunque, uno strano odore di chiuso e di sudore completa l’opera.
Il genitore ritiene impossibile poter mettere ordine e ripulire la camera se non utilizzando mezzi drastici come per esempio dando fuoco a tutto

2) Tajate i caveji che te fe afàno!
Traduzione letterale: tagliati i capelli dato che ti stanno male
Quando si usa: viene il momento in cui i figli, crescendo, tentano di poter imporre la propria personalità in tutti i modi possibili, principalmente rifiutando i consigli altrui ed anzi agendo nel modo opposto di quanto loro si dice. Dunque iniziano a vestirsi in modo disordinato, non rispettano gli orari e (orrore!) più dici loro di andare dal barbiere più loro lo evitano come fosse un lebbrosario.
Il risultato non può che essere una pettinatura orrenda e priva di senso

3) Sbassa chea teevision senò fasso dò tochi
Traduzione letterale: abbassa il volume della televisione altrimenti la spezzo in due
Quando si usa: frase che vale anche per radio, tablet, cellulare. Sembra che i ragazzi di oggi stiano diventando sordi, perché il volume di ciò che ascoltano è sempre livellato verso l’alto in modo da dare fastidio a genitori, fratelli, nonni, vicini di casa, animali domestici. Il tutto solo per il gusto di rompere gli zebedei, perché se chiedi loro cosa stanno ascoltando (o cosa hanno detto alla televisione) non lo sanno nel modo più assoluto

4) Te si diventà un bueo, magna manco
Traduzione letterale: mangia meno perché sei diventato un bue
Quando si usa: il marito verso la mezza età comincia a rilassarsi un po’ troppo. Lontani sono i momenti del calcetto con gli amici o della mezz’ora di footing. Ora l’unico sport è quello della poltrona a vedere partite di calcio o programmi di pessima qualità. L’ozio domina, accompagnato da una alimentazione che non lascia adito a dubbi su quali possano essere le conseguenze, dato che il maritino cinquantenne si strafoga di cibo (spesso cibo spazzatura) per poi dare la colpa della pancetta alla “età”

5) Te vedarè quando che no ghè sarà più ea serva
Traduzione letterale: vedrai quando non ci sarà più la serva
Quando si usa: marito e figli non si accorgono della importanza dei lavori domestici svolti dalla moglie/mamma, e talvolta si attirano le sue ire per aver lasciato fuori posto alcuni oggetti, o per aver involontariamente sporcato per terra. La moglie/mamma annuncia dunque un pessimo futuro per la famiglia nel momento in cui lei non ci sarà più, senza specificare se la sua mancanza dovesse essere causata da morte prematura o perché fugge con il bel brizzolato 50enne che trova spesso al supermercato

 

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Alcatraz. Parte 2 di 2: il carcere e la fuga

Sull’isola di Alcatraz venne costruito nel 1933 un carcere militare che solo un anno dopo (1934) venne adibito a prigione di massima sicurezza.
La scelta fu dettata dal fatto che l’isola è distante oltre 2 Km dalla terraferma, con in mezzo un tratto d’acqua gelida attraversato da forti correnti marine.
A dire il vero l’isola era già stata utilizzata come carcere temporaneo nel 1906, quando a seguito del devastante terremoto molte prigioni di San Francisco erano rimaste distrutte o seriamente danneggiate, e dunque si rese necessario ospitare i detenuti nell’isola per alcuni mesi.

Il carcere divenne noto per le sue regole severe e intransigenti, ed in esso vennero rinchiusi criminali pericolosi o che avessero già tentato l’evasione da altri carceri.
Celle singole e piccole, nessun contatto con l’esterno, niente giornali né radio né tv, una guardia ogni 3 detenuti, attività lavorative concesse solo dopo anni di reclusione e solo per chi avesse sempre rispettato le regole in modo perfetto.
Evadere dal carcere pareva impossibile, ma durante i 29 anni di apertura del carcere ci tentarono in 36.
31 non riuscirono a completare la fuga, annegati, freddati o riacciuffati.

Ma 5 riuscirono davvero a scappare.

Il 16 dicembre 1937 Theodore Cole e Ralph Roe riuscirono a passare attraverso le sbarre della finestra, e grazie alla nebbia furono in grado di nuotare fino alla baia di San Francisco senza essere notati. Di essi si persero le tracce anche se alcuni anni dopo circolò la notizia che si fossero diretti in Sud America dove uno dei due avrebbe perso la vita dopo essere stato vittima di una rapina.

Molto ingegnosa la fuga di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin, l’11 giugno 1962.
Con il sapone ed utilizzando i capelli raccolti di nascosto nella stanza del barbiere del carcere, i detenuti riuscirono a creare di nascosto alcune teste di manichino, che piazzarono nel proprio letto per far credere alle guardie di essere ancora a letto.
Con il semplice uso di un cucchiaio, in un estenuante lavoro durato alcuni mesi, erano riusciti a creare un cunicolo fino all’impianto di aerazione che una volta raggiunto permise la fuga dei tre. Un quarto detenuto, che avrebbe dovuto evadere insieme a loro, fu costretto e rimanere in carcere perché non riuscì a passare attraverso il cunicolo.
C’è chi dice che i tre evasi siano morti annegati, chi invece che siano riusciti a fuggire in Sud America.
Fatto sta che di loro si persero definitivamente le tracce, almeno fino al 1975 quando Fred Brizzi, amico di lunga data di John e Clarence Anglin, disse di averli incontrati in Brasile senza tuttavia produrre prove concrete del loro incontro (a parte una foto sfocata dove i presunti fratelli risultano irriconoscibili rispetto alle foto segnaletiche).

Tuttavia, il 31 dicembre 1979, dopo 17 anni di ricerche l’FBI dichiarò chiuso il caso dato che i tre evasi non erano stati ritrovati.

Alla evasione di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin si ispira il famoso film “Fuga da Alcatraz“.

Il carcere venne chiuso nel 1963 a causa degli altissimi costi di gestione, ed oggi l’isola è solamente una meta turistica raggiungibile tramite traghetto.

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Alcatraz. Parte 1 di 2: l’isola

La sula è un grande uccello marino noto per l’abilità nel tuffarsi in mare e catturare i pesci grazie al corpo aerodinamico ed il becco adatto alla cattura di prede marine.

Diffusa sia nelle coste dell’Oceano Atlantico che dell’Oceano Pacifico, la sula nidifica generalmente su piccole isole rocciose, al punto che esiste un’isola che prende nome proprio da questo uccello.

Sula in spagnolo si dice ‘alcatraz’, l’isola in questione è ovviamente l’isola di Alcatraz.

L’isola di Alcatraz si trova in California, nella baia di San Francisco, ed è grande meno di 9 ettari.
Disabitata fino alla metà del XIX secolo (tranne che dalle sule), iniziò ad essere presa in considerazione nel 1850, quando sopra di essa venne costruito un primo faro che indicava la rotta alle numerose navi dirette a San Francisco, destinazione prediletta per molti cercatori d’oro.

Ma, diciamoci la verità: Alcatraz non è passata alla storia per la presenza delle sule, ma per il carcere costruito nel 1933.

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