Integralismo

Qualsiasi tipo di “integralismo” è a mio avviso pericoloso.
Non solo quando si parla di integralismo religioso, ma anche nelle questioni quotidiane, pure quelle lavorative.

“Bisogna fare così perché lo dico io e perché abbiamo sempre fatto così” è una frequente frase di uno dei miei “capi” aziendali, che non si rende conto di seguire una dottrina lavorativa vecchia, ottusa ed integralista, perché con i nuovi strumenti a nostra disposizione, molti lavori possono essere svolti in maniera diversa e migliore.

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Saturday Pop. Electronic: “Disappointed”

Tre icone della musica pop inglese si riuniscono per dar vita ad un brano che riassume in sé tutte le caratteristiche migliori del brit-pop degli anni ’90.

Bernard Sumner, prima membro dei Joy Division e poi cantante e leader dei New Order.
Johnny Marr, chitarrista e co-fondatore degli Smiths.
Con l’aggiunta, come “guest star”, di Neil Tennant, dei Pet Shop Boys.

Insieme formano gli “Electronic”, gruppo britannico dal nome forse poco originale, ma di facile identificazione musicale.
Gli “Electronic” pubblicano il loro primo album, anch’esso intitolato “Electronic”, nel 1991, vendendo oltre 1 milione di copie.
Successivamente nel 1992 incidono il singolo “Disappointed”, che diventerà il loro maggiore successo internazionale (#4 in UK, Top 10 negli USA), ma che curiosamente non verrà incluso nel loro 2° album (intitolato “Raise the Pressure”) che verrà alla luce nel 1996.
Sempre molto stranamente, “Disappointed” verrà invece inclusa nella colonna sonora del film “Cool World” (in ottima compagnia con brani di David Bowie, Moby, Brian Eno) e troverà posto in un album ufficiale degli “Electronic” solo nel 2006 con il best-of intitolato “Get the Message – The Best of Electronic”.
“Disappointed” fu composta musicalmente da Marr e Sumner, e solo successivamente Tennant aggiunse il testo dopo aver trovato ispirazione – parole sue – dal brano “Désenchantée” di Mylène Farmer.

Un trio molto “elettronico”, una canzone ancora oggi emblema di un intero periodo musicale.

Electronic
Disappointed
12″
Anno: 1992
Etichetta: Parlophone
Numero di catalogo: 12 R 6311

A1 Disappointed (12″ Remix)
A2 Disappointed (Original Mix)
B Idiot Country Two

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I politici di oggi

I politici di oggi sono per lo più personaggi privi di qualsiasi tipo di ideologia.
Non si rifanno al liberismo, al comunismo, al capitalismo, al monetarismo, al socialismo.
Non si rifanno ad alcuna politica economica, sociologica o di pensiero.
Oso ritenere che non le conoscano proprio.

Cavalcano solo l’onda del malcontento e della “divisione”, con il consenso di una popolazione priva di indottrinamento e che segue solo i capi-popolo in quanto tali, non importa cosa essi dicano e non importa se le promesse non vengono mai mantenute.

Sono solo in grado di alzare la voce e di contraddire l’avversario politico di oggi, che era probabilmente l’alleato di ieri e che probabilmente tornerà ad esserlo domani.

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Questioni di budget

Fino a 3 anni fa, nell’intenzione di cambiare casa, tenevo i cordoni della borsa abbastanza stretti perché mi sarebbe servito un “tesoretto” che mi consentisse il cambio di abitazione senza dovermi indebitare troppo.
Il cambio casa non si è concretizzato, perché non è capitata l’occasione giusta.
Il “tesoretto”, dunque, ho deciso di utilizzarlo – in accordo con MDM (Mia Dolce Metà) – per rinnovare completamente la cucina e per fare qualche vacanza un po’ più “costosa” rispetto ai nostri canoni.

Le vacanze un po’ costose hanno proseguito negli ultimi 2 anni, ed io ora da bravo economo devo considerare bene per il futuro come utilizzare le entrate familiari.
I soldi, e tutti voi che leggete sarete d’accordo con me, non bastano mai.
Per questo motivo ogni spesa “extra” deve essere valutata molto attentamente.
Per esempio nell’ultimo anno tra gli “extra” ho avuto il nuovo PC per il figlio (2mila euro compresi i nuovi software per il simulatore di volo e i lavori per la rete interna – il PC è una bomba), la cena per il 50° compleanno (parecchi invitati, altri mille euro), le spese per l’Avvocato (altri mille euro per difendermi da quella stupida accusa di colpevolezza in un incidente in cui in realtà ero stato tamponato). E moltissime spese mediche per le visite specialistiche (private) di MDM, che ha avuto un anno non facile.
A causa di queste spese (volute e dovute, sia chiaro), unitamente alle vacanze un po’ dispendiose, mi accorgo che il saldo di fine anno non porterà a nessun saldo positivo, e questo mi fa meditare.

Non credo sia saggio non mettere via nulla, la brava formica accumula sempre qualcosa – anche solo un semino – per i tempi più difficili.
E se mi accadesse di dover cambiare automobile?
E se mi capitasse qualche guaio non in preventivo?
Rimane dunque solo un’idea quella di cambiare la libreria del soggiorno, o di comperare un nuovo impianto hi-fi. Sono costretto a procrastinare, in attesa di tempi migliori e più floridi.

Prima di diventare vecchio e rincoglionito mi piacerebbe tuttavia continuare a viaggiare, ma senza mettere a repentaglio la salute economica della famiglia.
Per far combaciare il tutto devo prendere decisioni difficili e scelte talvolta dolorose, ma bisogna anche avere delle priorità, e spendere tutto ciò che si guadagna non mi sembra una mossa intelligente.

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Racconti brevi: “Io sono Maria”

Io sono Maria.

Qualcuno mi chiama Mary, come se io fossi inglese o americana, ma sono nata a Milano, ho sempre vissuto a Milano, ed ho pure viaggiato poco. Ho 26 anni.

Io sono Maria.

Sono le 4 di mattina. I panettieri si stanno alzando, ed io ho appena finito di lavorare e sono stanchissima. Ma prima di un’ora non sarò capace di prendere sonno. Devo togliermi il trucco, togliermi tutte le maschere che indosso, farmi una doccia che mi tolga tutte le scorie del mio lavoro. Impiego più di un’ora a prepararmi – tutti i giorni – e quasi un’altra ora a struccarmi. Fa parte del mio lavoro.

Io sono Maria.

Ma non riesco a guardarmi allo specchio. Ci sono volte in cui mi faccio schifo da sola, non riesco neppure a guardarmi negli occhi. Sono davvero io colei che vedo riflessa?
Mi tolgo la parrucca, le ciglia finte, orecchini collane e braccialetti, la svestizione è lunga e deve essere fatta con attenzione.

Io sono Maria.

Ieri compiva gli anni mia madre, ma non le ho fatto gli auguri. Lei sa che io mi prostituisco, e non ha più voluto avere a che fare con me. Io l’ho cercata, avevo bisogno del suo affetto, ma non l’ho trovato. Mio padre è morto.
Nessun cliente mi sa donare affetto, loro in me cercano solo una cosa. E se qualcuno, perché lo vedo, inizia ad ‘innamorarsi’ di me, io lo respingo.
Non devono innamorarsi di una come me, rovinerebbero la loro vita, e rovinerebbero la mia. Perché questa vita io l’ho scelta.

Io sono Maria.

Ho quasi finito con lo struccarmi, il mio volto sta assumendo una fisionomia del tutto differente. Quanti dei miei clienti saprebbero riconoscermi? Credo nessuno.
Il mio vero aspetto è completamente diverso, anche la mia voce ed il mio atteggiamento. Io non sono una ‘padrona’, tutt’altro. Sono delicata e vulnerabile. Ma con i clienti mi trasformo, recito una parte, fingo di essere un’altra persona, e loro sanno che io fingo, ma a loro va bene così. In fin dei conti con me cercano solo trasgressione, e finisce sempre allo stesso modo, con me di spalle, o inchinata davanti a loro, nell’amplesso conclusivo che chiude il nostro incontro.

Io sono Maria.

Ho finito, ora devo solo lavarmi, togliermi il loro odore di dosso, togliermi il loro sapore di dosso, togliermi il loro ricordo di dosso.
Sono stanca, dormirò tranquilla. Domattina la solita ceretta profonda, la solita depilazione totale, il controllo delle protesi al seno, per essere pronta per il pomeriggio.
E ricomincerà la mia trasformazione.

Perché io non sono Maria.
Io sono Tommaso.

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Le mattine tragiche

Per fortuna ora rimane solo il ricordo.
Un ricordo per nulla piacevole.

Fatto sta che, circa 22 anni fa, io e Patrizia (che di lì ad un anno sarebbe diventata MDM (Mia Dolce Metà)) decidemmo di andare a vivere nella zona nord di Padova, abbastanza vicini alla casa di sua mamma al tempo malata. Scelta saggia.

Quando 3 anni dopo nacque il figlio, non potendo permetterci un asilo nido o una baby sitter, decidemmo di iniziare a portarlo dai miei genitori, ancora relativamente giovani e comunque in buona salute.
Peccato che loro abitassero nella zona sud di Padova.

Ogni mattina, per poter essere presente in ufficio alle 8:00 mi toccava non solo svegliarmi molto presto (e fin qui nessun problema) ma anche mettere in macchina il figlio di 10 mesi e fargli fare un tragitto in auto di almeno 25-30 minuti.
In auto poteva capitare qualsiasi cosa: poteva dormire, poteva guardare il mondo dal finestrino, poteva piangere a squarciagola, poteva vomitare.
Arrivato dai miei, il piccolo doveva essere portato in casa e – non piacendomi l’idea del pacco postale – rimanevo sempre con lui alcuni minuti per verificare che tutto andasse bene. Il più delle volte si rimetteva a dormire.
Ironia della sorte, poi dovevo farmi altri 30 minuti di auto a ritroso perché il posto di lavoro era a pochissima distanza da casa mia.
La sera… giro opposto.

A parte il consumo di carburante, fu un vera vitaccia.
Partito da casa prima delle 7 di mattina, mi trovavo a tornare verso le 19:30, completamente sfatto.
Andai avanti in questo modo per 2 anni e mezzo.
Poi accadde che:
– la suocera ci lasciò, e non era più necessario che noi rimanessimo ad abitare nella zona nord di Padova
– il figlio doveva iniziare la scuola materna
– noi trovammo da acquistare nella zona sud di Padova

Il cambio di abitazione fu una manna.
A 500 metri dalle scuole (materna, elementari, medie), a 2 minuti dai miei genitori (che potevano tenermi il bambino qualora fosse malato, o nei periodi di chiusura delle scuole).
La nostra qualità della vita migliorò nettamente, ed ancora oggi posso beneficiare di questa situazione praticamente ottimale (dal punto di vista logistico).
Mi rimangono gli incubi di quei 2 anni e mezzo, che mi generarono a lungo ansia e preoccupazione.

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La polpetta… avvelenata

A pranzo con i colleghi mediamente una volta a settimana ci rechiamo ad un bar a circa 100 metri dall’ufficio.
Si tratta di un bar senza troppe pretese, ci puoi trovare alcuni primi, tramezzini, insalate, panini di vario tipo ed alcuni “secondi” che io ordino spesso.
Il prezzo dei “secondi” è sempre di 7 Euro, qualunque esso sia: cotoletta con verdure, piatto di affettati, prosciutto e melone d’estate, mozzarella con verdure grigliate, e via discorrendo.
Roberto, mio collega, è abitudinario, ed ordina sempre il solito panino “boscaiolo” con speck, funghi e fontina.

La settimana scorsa – sorpresa! – il menu del bar si è arricchito delle “polpette”, appetitose ed al prezzo di Euro 1,50 l’una.
Di dimensioni abbastanza grandi hanno attirato l’attenzione di Roberto il quale, bandendo le proprie ataviche abitudini, ne ha ordinate due.
Il cameriere ha chiesto a Roberto: “Le 2 polpette le porto da sole con un po’ di pane, o guarniamo il piatto con un po’ di insalata?”.
Roberto ci ha pensato alcuni istanti, ritenendo che il piatto fosse più completo con un po’ di lattuga, per cui ha accettato di avere le 2 polpette con un po’ di insalata.

Al momento del conto la seconda sorpresa.
“Piatto con 2 polpette”: 7 Euro.
“Come mai?” chiede Roberto.
“Le polpette da sole costano 1,5 Euro, ma con l’insalata diventano un “secondo”, e da noi i “secondi” costano tutti 7 Euro”.

Profumo di fregatura.

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Notizie dall’Australia

Ho la fortuna di avere una amica, Rita, che non solo vive in Australia, ma abita proprio a Melbourne, una delle città più nominate nelle ultime settimane.
Rita vive con il marito Simon ed ha 2 figli, rispettivamente di 18 e 15 anni.

Alcune settimane fa, quando ho iniziato a vedere preoccupanti servizi televisivi sui roghi in Australia, l’ho contattata, e da lì Rita mi ha fornito numerose informazioni, oltre alle sue personali valutazioni e preoccupazioni.
Teniamo conto che l’Australia è abbastanza “estranea” a molte vicende che accadono nel mondo. Spesso l’australiano medio è tentato a pensare che i problemi mondiali siano problemi che non li coinvolgono direttamente, e per certi versi anche il tema del “riscaldamento globale” è emerso nella sua drammaticità solo nelle ultime settimane.

Rita è confusa, così come molti australiani.

Non si capacita di come i politici locali abbiamo affrontato con superficialità i recenti problemi legati ai roghi boschivi, con il Primo Ministro Scott Morrison palesemente inadeguato nel dare una risposta alla popolazione, anzi peggiorando la situazione con affermazioni e comportamenti contraddittori.
L’intera Australia lo indica come uno dei principali colpevoli per una situazione del tutto sfuggita di mano.
Sono morti milioni di animali, ed anche decine di persone.

Rita abita in una zona di Melbourne al momento indenne dai roghi, ma la fuliggine e l’odore di fumo sono ovunque, ed i bagliori rossi dei roghi si scorgono all’orizzonte.
No, non è così che devono andare le cose.

E’ vero, si è scoperta la mano dei piromani in molti dei roghi che attanagliano l’Australia nelle ultime settimane, ma le elevatissime temperature degli ultimi tempi (oltre 45° C a Melbourne) sono dovute al problema globale del surriscaldamento terrestre, un problema preso ancora sottogamba dei “grandi” del mondo.

Per fortuna Rita e famiglia stanno bene, e questo mi ha rincuorato.
Stanno progettando un viaggio in Europa per il 2022, con tappa a Venezia.
Spero che non cambino idea, sarebbe un’occasione unica per poterci incontrare.


Non è una foto vera e propria, ma una rappresentazione grafica di tutti i roghi che hanno colpito l’Australia nell’ultimo mese

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Saturday Pop. Syd Vicious: “My Way”

Syd Barrett fu il fondatore e leader dei Pink Floyd, almeno fino a quando lasciò il gruppo nel 1968 a causa di problemi psichici.

Il giovane John Simon Ritchie, nato nel 1957 nei sobborghi di Londra, teneva in casa un piccolo criceto cui aveva dato nome Syd, in onore del suo idolo musicale, che era appunto Syd Barrett.
John Ritchie, proveniente da una famiglia problematica (il padre abbandona la famiglia, la mamma è tossicodipendente, il nuovo compagno della madre muore presto di tumore), gira per Londra conoscendo Siouxsie (del gruppo “Siouxsie and The Banshees”), Chrissie Hynde (in seguito cantante e leader dei Pretenders, la quale propone a Ritchie in matrimonio di convenienza per permettere a lei – americana – di acquisire la cittadinanza britannica), Malcolm McLaren e Vivienne Westwood (proprietari di un famoso negozio di moda alternativo, lui in seguito produttore musicale) e John Lydon (futuro frontman dei “Sex Pistols”).
Un giorno John Lydon va a casa dell’amico John Ritchie e viene morso dal criceto Syd. Da questo fatto nasce il soprannome assegnato a John Ritchie, che diviene per tutti Syd Vicious (vicious = malvagio, in inglese).

John Lydon, alla ricerca di un bassista per il suoi “Sex Pistols”, convince Syd ad entrare nel gruppo, pur consapevole che Syd non sapesse assolutamente suonare.
Syd iniziò a prendere lezioni di basso, appena sufficienti a fargli registrare alcune canzoni del primo album dei Sex Pistols, dal titolo “Never Mind the Bollocks”.
Syd, nel frattempo, oltre a non saper suonare, aveva iniziato a drogarsi ed a bere, al punto da presentarsi spesso in sala di registrazione ubriaco e fatto.
Il primo tour dei Sex Pistols (siamo nel 1978) vide Syd alle prese con atteggiamenti autodistruttivi, con annessa overdose.
L’enorme successo del gruppo porta all’idea di realizzare un film-documentario dal titolo “The Great Rock ‘n’ Roll Swindle” (“La grande truffa del rock’n’roll”), per la quale Syd Vicious registra una discutibile cover di “My Way”, celeberrima canzone di Frank Sinatra.

“My Way”, nella versione di Syd Vicious, diventa una canzone punk, con il ritmo accelerato ed il testo modificato aggiungendo parolacce quali “cunt” (“figa”, in italiano), “queer” (“frocio”, in italiano) e “fuck” (che non ha bisogno di traduzione).
Venne considerata un oltraggio.

L’autore della canzone, il famoso Paul Anka, disse: “Mi sono sentito destabilizzato dalla versione di Syd Vicious, ma in un certo senso l’ho sentita come sincera”.

Syd Vicious tuttavia continuò con i suoi comportamenti autodistruttivi.
Nell’ottobre del 1978 la fidanzata Nancy venne trovata morta, appena ventenne, per accoltellamento.
Syd venne arrestato, poi uscì su cauzione (pagata dalla casa discografica) giusto in tempo per morire di overdose il 1° febbraio del 1979, con droga fornitagli addirittura dalla madre.
Aveva appena 21 anni.

Syd Vicious
My Way
7″
Anno: 1978
Etichetta: Barclay
Numero di catalogo: 640 145

A Sid Vicious: “My Way”
B Sex Pistols: “Cosh The Driver (A Punk Prayer By Ronnie Briggs)”

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Dieci alla decima: 10 giocattoli e passatempi di quand’ero bambino

Il giorno 10 di ogni mese, pubblico una personale lista o classifica riguardante argomenti molto differenti tra loro. Spesso parlo di musica, ma ho parlato anche di sport, di cibo, di vacanze e di quant’altro mi potesse passare per la testa.
Questo mese ho pensato di elencare, senza una vera e propria graduatoria, i 10 giocattoli e passatempi preferiti di quand’ero bambino, diciamo in età 6-10 anni, approssimativamente quando andavo alle elementari.

Si tratta degli anni ’70, che i giovani d’oggi inquadrano come si trattasse di preistoria.
Beh, più o meno.

Ecco dunque i miei 10 giocattoli e passatempi preferiti di quand’ero bambino, in ordine alfabetico.

Bicicletta
Come ogni bambino che si rispetti, anch’io vivevo in simbiosi con la mia biciclettina, con la quale scorrazzavo nel giardino dei miei genitori o nelle prossimità di casa in totale sicurezza con qualche amichetto.
“Totale sicurezza” per modo di dire, dato che ho fatto numerose cadute con la mia bicicletta, e le cicatrici su gambe e ginocchia lo possono testimoniare.

Calcio balilla
Avevo un piccolo biliardino per giocare qualche partita con gli amichetti o con mio padre e mio fratello.
Giace ancora, in non perfette condizioni, nel garage di mio padre, e mi fa molta tenerezza.

Carte da gioco
Ho sempre amato giocare a carte, sin da bambino, quando sia con mia madre che con gli zii passavamo i pomeriggi festivi a giocare a scopa, briscola e scala 40. Se non c’era nessuno, giocavo da solo con i classici “solitari”.

Fattoria con gli animali
Mi era stata regalata una piccola fattoria giocattolo, con alcuni animali, e poi in cartoleria ogni tanto ampliavo la collezione di animali con qualche mucca, cavallo e gallina. Ogni tanto compariva qualche animale “esotico” che nulla aveva a che fare con la fattoria originale,
dunque non era difficile trovare vicino al covone una giraffa o un panda, o dentro la stalla una zebra o un elefante.

Lego
No, non i Lego di oggi.
Dimenticateli.
Tanto per capirsi, gli omini erano privi di mani, di gambe e di volto

e le costruzioni molto più primitive

I Lego degli anni ’70 erano tutt’altra cosa, ma io mi divertivo ugualmente.

Macchine radiocomandate
Ne avevo un paio, e le facevo correre in casa tra la mia camera da letto ed il soggiorno, passando per il corridoio.
Ero arrivato al punto di inventarmi i percorsi e cronometrarmi da solo i tempi di compimento del giro.

Macchinette
Quanto amavo le mie macchinette! Quante gare ho simulato giocandoci, e quanti pomeriggi ho passato insieme a loro.
Le chiamavo per nome, una ad una, e non le ho mai dimenticate. Riposte in totale sicurezza dentro ad un armadio, le passai al figlio alcuni anni fa, aggiungendone ovviamente di nuove.
Lui non ci gioca più, ma loro sono ancora lì, in camera sua.

Pallone
Toglietemi tutto, ma non il mio pallone.
Credo di essere nato palleggiando, e palleggiando ho passato millemila pomeriggi quand’ero ragazzo. E poi le partite di calcio con gli amichetti nel campo davanti a casa… magari potessi tornare indietro nel tempo e giocare un’altra di quelle interminabili partite.

Pista polistil
Era il mio sogno, uno dei tanti che Babbo Natale mi esaudì.
E, attenzione! Io non avevo quella nera classica, bensì quella bianca (rarissima) con i “bob” al posto delle automobiline.
Certamente potevano correrci anche le automobiline, ed infatti con gli amichetti ci sfidavamo in dei veri e propri “gran premi” che vedevano primeggiare a volte una Ferrari ed a volte… un bob.

Soldatini
Costavano pochissimo (100 lire una scatola) e dentro ne trovavi una ventina. Ce n’erano di decine di tipi differenti, e potevi simulare le “battaglie” più strane nei posti più strani. Il mio amichetto Alberto si era procurato di nascosto alcuni “petardi”, e con essi simulava
attentati e bombardamenti

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