Il bello della ricerca

Il bello di cercare qualcosa consiste proprio nel cercarlo, non tanto nel raggiungerlo oppure ottenerlo.

Io per esempio sono collezionista di dischi.
Quante volte ho cercato un disco ‘raro’ per anni, vederlo mi ha fatto palpitare il cuore, ma poi portarmelo a casa mi è parso poco emozionante?

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Gli altri siamo noi

Una delle attività che svolgo in Azienda è quella della gestione dei PC aziendali. Oltre ai Server, gestisco infatti le unità di lavoro dei colleghi, che possono essere PC fissi, oppure Notebook, oppure Thin Client.
Negli ultimi mesi, causa pandemia, il lavoro non è mancato. Molti colleghi hanno iniziato a lavorare da casa, e tra acquisto di nuovi Notebook per lo smart-working, ed il rinnovo delle postazioni aziendali, sono stati acquistati moltissimi apparecchi. Abbiamo cambiato anche molti monitor, acquistando modelli “multimediali” (con audio e videocamera) per facilitare gli ormai quotidiani incontri in videoconferenza.

Il lavoro di disimballaggio, configurazione ed installazione l’ho svolto praticamente tutto io.
Una della conseguenze più dirette è stata (anzi: lo è ancora oggi) quella dello smaltimento degli imballaggi.
Io sono sempre molto pignolo e meticoloso in ciò che faccio, e dunque ho sempre diviso il materiale a seconda se si trattava di cartone, plastica, polistirolo o materiale vario.
Piano piano ho riempito l’ufficio di tutto questo materiale da smaltire, pensando che il personale delle pulizie lo avrebbe correttamente smaltito nei contenitori di carta/plastica/secco.
Mi sbagliavo.

Ho notato sin da subito che tutto ciò che mettevo da parte me lo ritrovavo in ufficio anche il giorno dopo, senza che venisse gettato via.
Ed allora ho chiesto lumi all’ufficio amministrazione, e mi è stato risposto che per contratto il personale delle pulizie svuota solo i cestini, e non smaltisce imballaggi e scatoloni di grosse dimensioni. Questo lavoro, mi è stato riferito, viene svolto dai fattorini.
E’ vero, noi in azienda abbiamo 2 fattorini.
O, meglio dire, “avremmo”.
Perché uno è in Cassa Integrazione fissa da mesi, mentre l’altro viene solo 2 giorni alla settimana, è oberato di lavoro e non ha tempo per smaltire tutto il mio materiale (che è moltissimo, ve lo assicuro).

Che fare?

Ed ecco che compare il Capo, che dovrebbe essere una persona illuminata, ed invece è il classico coglione con cui nessuno vorrebbe avere a che fare.

Capo: “La smetti di perdere tempo con questa storia degli scatoloni ed i sacchi pieni di plastica? Fai buttare tutto nella campana del secco e bella finita. Che ci pensino gli altri a gettare via tutto questo ingombro.”

Con le persone stupide si dovrebbe sempre tacere, ancor di più se si tratta di esseri prepotenti e brutti anche da vedere. Perché “lui” è anche parecchio brutto, non bastasse tutto il resto. Ma c’è anche il momento per replicare, se si è convinti di essere nel giusto.

Io: “Guarda, io sto facendo il mio lavoro – e bene – e non sto assolutamente perdendo tempo. Proprio perché lo faccio bene, chiedo che il materiale da me separato in modo corretto, venga smaltito in maniera altrettanto corretta. Parliamo tanto di ecologia, e poi ci devono pensare “gli altri”? Mesi fa abbiamo organizzato il seminario della “Green Economy”, ed ora ci devono pensare “gli altri”? Ma chi sono “gli altri”? Te lo dico io [nel frattempo farfugliavo paonazzo] chi sono “gli altri”: “gli altri siamo noi”, proprio come nella canzone. Ed allora a questi rifiuti non ci devono pensare “gli altri”, ma ci dobbiamo pensare noi”.

Zittito, colpito, affondato.

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Frasi venete #14: “Bronsa cuerta”

Questo modo di dire, a volte scritto anche con la grafia “bronzsa cuerta” oppure “bronzxa coerta”, significa letteralmente “brace coperta”.
La “brace coperta”, nel caminetto, non è visibile ad occhio nudo, però continua ad ardere sotto la cenere del camino.

Nel dialetto veneto questa frase assume un significato astratto, andando ad identificare una persona apparentemente tranquilla e buona, ma che “sotto sotto” cova una personalità del tutto differente, magari poco accondiscendente oppure disobbediente o comunque diversa da quella che ci si attenderebbe.

L’esempio classico sono quei ragazzini che appaiono ligi al dovere e sempre ubbidienti, ma che appena svoltano l’angolo ne combinano di tutti i colori, lontano dagli sguardi severi dei genitori.

Per esempio io quando avevo 15-18 anni.

Per esempio mio figlio che ora ne ha quasi 18.

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Un secolo di distributori automatici

I primi distributori automatici di cibo comparvero a Londra esattamente un secolo fa, nel 1920.

In alto c’è scritto “frutta”, perché in effetti la frutta era uno dei prodotti disponibili in questi distributori.
Ma potevi trovarci anche molto altro, come si può notare se si guardano alcuni particolari della foto.
Erano infatti disponibili anche gli “Oxo cubes” (i dadi da cucina), cibo in lattina (carne e tonno, esattamente come oggi), fiammiferi (per accendere il fuoco dei fornelli della cucina) e addirittura i dentifrici “Colgate”.

Prima del 1920 esistevano già alcuni distributori automatici, ma non a fini alimentari.
Potevi trovarci cartoline, chewing-gum, o addirittura libri.
Solo nel 1926 sarebbero apparsi i primi distributori automatici di sigarette.


1880, Londra, distributore automatico di cartoline


Il “Penguincubator”, distributore automatico di libri, inventato per “portare il libro oltre la biblioteca e la libreria tradizionale, nelle stazioni ferroviarie, nelle catene di negozi e nelle strade”. L’inventore fu Allen Lane, già editore di libri tascabili e fondatore della “Penguin Books”

Oggi nei distributori automatici puoi trovarci qualsiasi cosa.


Distributore automatico di aragoste, a patto di riuscire a prenderne una (Osaka)


Sex toys, per chi non può farne a meno

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La spia del supermercato

Ogni tanto mi piace “visitare” supermercati differenti da quelli abituali.
Essendo ormai esperto nel fare la spesa – la faccio da solo da anni – talvolta mi scatta la curiosità di vedere le proposte alimentari presenti sugli scaffali di supermercati diversi dai miei, per fare confronti sui prezzi, sulle disposizioni, o anche per cogliere prodotti non reperibili altrove.

Mi piace osservare i prodotti generici, faccio confronti mentali sui prezzi, guardo cosa ci sia di differente rispetto agli altri supermercati.

Sono talmente indagatore che a volte ho paura di venire accusato di spionaggio.

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La lettura “lenta”

Io adoro sia i libri lunghi che quelli corti, diciamo che li alterno tra loro.
Il mio problema, tuttavia, è quello di avere una lettura un po’ lenta.
Non mi pesa assolutamente, anzi.
Leggendo con calma, il “piacere” della lettura di un libro dura di più, per cui l’unica conseguenza negativa è che leggo un minore numero di libri durante l’anno.

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Saturday Pop. Viaggio attraverso la “Euro Techno music”

La nascita della musica “techno”, caratterizzata da un sound tipicamente elettronico con ritmi veloci e con richiami alla musica dance, viene fatta risalire all’area di Detroit verso la metà degli anni ’80.
Il termine “techno” risulta essere l’abbreviazione di “technologic”, nel senso che l’intero suono dei dischi “techno” viene prodotto attraverso strumenti elettronici e “tecnologici”, e non attraverso gli strumenti musicali classici.

La “techno” si distinse immediatamente dalla “house”, dato che quest’ultima fondava la propria anima musicale nei “campionamenti” di dischi e suoni precedentemente registrati, in un enorme lavoro di “taglia e cuci” cui venivano aggiunti (e non sempre) i ritmi elettronici di una drum-machine e la voce di qualche interprete (spesso tuttavia anche la parte ‘vocale’ era frutto di campionamento).

La “techno” di Detroit rimase molto confinata al territorio USA, raggiungendo l’Europa solo come forma di contaminazione insieme alla più generica “Eurodance”.
Quella che comunemente in Europa abbiamo chiamato “Techno”, dunque, raggiungendo ovunque i vertici della classifiche di vendita, era in realtà il frutto di una fusione tra la “Techno” originale, ed il sound della Eurodance.

La Eurodance (Black Box, Snap!, La Bouche, Culture Beat, Twenty 4 Seven per citare solo alcuni dei primi rappresentanti), si caratterizza a sua volta per i team di produzione (spesso piccoli ed indipendenti), musica fortemente votata alla discoteca, frontman uomo/donna che si alternano nelle parti rap/cantato, testi ispirati alla libertà, all’amore, alla sessualità, al divertimento ed in generale all’edonismo.
L’arrivo del fattore “tecnologico” nel contesto “eurodance” fece nascere in Europa tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 il genere “Techno”, che come abbiamo capito è assai diverso da quello originario di Detroit.

Tra i primi gruppi a diffondere la Techno in Europa ci sono i “Technotronic”, che già dal nome fanno capire il tipo di musica che li contraddistingue.
I “Technotronic” sono un gruppo atipico. Il “deux ex-machina” è il musicista e produttore Jo Bogaert, che dietro le quinte scrive le canzoni e ne cura l’arrangiamento. Ma sul palco non ci va lui, bensì alcuni rapper/cantanti che cambiano spesso negli anni.
Il brano che rende famosi i “Technotronic” è “Pump Up the Jam” del 1989, che arriva ai primi posti in classifica in tutta Europa.
La rapper che presta la voce al brano è “Ya Kid K” (al secolo Manuela Barbara Kamosi) di origini belga-congolesi.


Ya Kid K

Ya Kid K sarà una presenza quasi fissa lungo la carriera dei “Technotronic”, anche se in molti brani saranno altri davanti al microfono al posto suo.
Per esempio un altro grande successo dei “Technotronic” è “This Beat Is Technotronic”, dove a rappare troviamo MC Eric.

Un altro gruppo che incarna perfettamente la Techno (eurodance + technology) e forse ne è il maggiore esempio in termini di successo, è quello dei “2 Unlimited”.
Anche in questo caso i veri artefici del gruppo rimangono dietro le quinte. Si tratta dei musicisti e produttori Jean-Paul De Coster e Phil Wilde, che scrivono ed arrangiano le canzoni, mentre sul palco ci vanno il rapper Ray Slijngaard e la vocalist Anita Doth.


Anita e Ray

I successi dei “2 Unlimited” sono numerosissimi, tutti su base Techno.
Il più famoso è senza dubbio “No Limit” del 1992 che arriva al 1° posto quasi ovunque in Europa.

Il periodo di grande successo dei “2 Unlimited” è posizionabile negli anni 1991-1996, dopodiché il tentativo di rinnovarsi a livello di vocalist si dimostra inefficace ed il gruppo non ottiene più successi da classifica.
Ma i successi, fino al 1996, saranno stati almeno una ventina, tra cui “Let the Beat Control Your Body”.

Siamo a metà degli anni ’90.
La musica Techno diventa una “moda” anche per altri gruppi ed artisti che solitamente producono brani di altri generi musicali.
Si cimentano nella Techno per esempio gli Underworld ed anche i Pet Shop Boys, che scuotono le discoteche europee con “Music For Boys”.
Techno purissima.

La musica Techno entra in perfetta simbiosi con i rave party di tutta Europa, grazie alla sua poderosa energia.
Molti saranno i nuovi paladini di questa musica, come per esempio gli “808 State”, il musicista/DJ/produttore Sven Vath, gli “Orbital”.
Tra essi anche il gruppo tedesco “Scooter”, capitanato dal vocalist H.P. Baxxter, ma con il supporto musicale alle tastiere di Michael Simon e Phil Speiser.
Tanto per capire il livello di successo della musica Techno, sappiate che gli “Scooter” vendono in pochi anni più di 30 milioni di dischi, con oltre 80 tra dischi d’oro e di platino, e ben 23 brani che entrano nella Top 10.
Tra i brani di maggiore successo la celebre “Hyper Hyper” del 1994.

Grande successo in chiave di Techno “europea” la ottiene anche il gruppo degli “U96” (anch’esso nato in Germania), capitanato dal musicista Alex Christensen, e con il supporto (rigorosamente anche questa volta dietro le quinte) dei produttori Ingo Hauss, Helmut Hoinkis, e Hayo Lewerentz.
Musica davvero “hard-techno”, con moltissimi successi da classifica, tra cui la famosa “Das Boot”, prima in Germania per ben 13 settimane consecutive!

Famosissimi per il loro contributo alla musica Techno, e per la sua diffusione nei rave party, sono stati i Prodigy.
La loro carriera si può dividere in 2 fasi.
Fino al 1996 la loro musica è vera Techno, senza neppure la contaminazione della “Eurodance”. Famosissima fu, in quel contesto, “No Good (Start the Dance)”.

Poi dal 1996, con Firestarter, i Prodigy voltano pagina, rimanendo sempre in un contesto Techno, ma con una connotazione ancora più “hard”, tanto che la loro musica ha iniziato ad essere definita “metal-techno” o “metal-electro” per la sua “durezza” musicale ed espressiva.
Esempio perfetto “Omen” che è del 2009, tanto per capire la longevità sia dei Prodigy che della Techno in generale.

Oggi la Techno ovviamente continua ad esistere come genere musicale, anche se meno “di moda” (se così si può dire) e gli artisti che fanno musica Techno sono certamente meno famosi di quanto lo furono i loro colleghi negli anni ’90.

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Un paio di novità

La giornata di ieri è stata foriera di novità.

Novità #1

Il mio medico di base va in pensione. Mi è arrivata la lettera da parte della Azienda Sanitaria nella quale venivo invitato a trovarmi un altro medico.
Tre giorni di ricerca, perché di medici ce n’è una drammatica carenza, e la stragrande maggioranza di essi non ha posti disponibili.
Finalmente ieri ho trovato disponibilità presso uno studio medico associato a 5 Km da casa mia.
Una dottoressa che non conosco assolutamente, ma che ha orari di ambulatorio abbastanza adatti alle nostre esigenze familiari.
Un pensiero in meno.

Novità #2

Finalmente la mia Azienda ha sbloccato le ferie. Nel senso che fino a 2 giorni fa era di fatto impossibile che venissero accolte le (legittime) richieste di ferie, probabilmente a causa di un momento di confusione dettato dal momento covid, presi tra Cassa Integrazione e una gestione del personale obiettivamente complicata (siamo in circa 110, con uffici molto diversi tra loro, esigenze differenti, e gestione del personale sempre diversa).
Avere in mente le ferie mi fa stare già meglio, perché mi proietta al futuro e mi fa già assaporare le nuove mete da visitare.
A gennaio (prima del covid) pensavamo ad un viaggio nei paesi baltici. Destinazione completamente rivista: si resta piacevolmente in Italia, da Padova (dove abito) direzione sud.
Nel mirino Matera, Alberobello, per poi risalire verso la Campania.
Vedremo.
Per adesso sono già contento di poter andare in ferie.

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Siamo tutti intelligenti: assaggiatori di birra

Talvolta credo di aver sbagliato lavoro.
Potevo fare lo scienziato, ed addentrarmi in quesiti come questo:
la birra Guinness è più buona in Irlanda oppure all’estero?

Detta così sembra una cazzata, ed infatti lo è.

Ma non per questi studiosi, con base alla Maastricht University in Olanda, che hanno girato il mondo per assaggiare la birra Guinness un po’ ovunque valutandone il gradimento al palato.
Ci sono voluti 103 assaggi in 71 pubs di 14 differenti nazioni per stabilire che in effetti la Guinness in Irlanda è più buona, anche se sembra che la capacità di assaporare il gusto pieno della Guinness dipenda molto anche dalla ambientazione in cui ci si trova, e dunque i voti sono più alti se si beve la birra nei tipici irish pubs.


La distinta sobrietà di uno degli scienziati

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K e… la politica

Mi sono sempre interessato di politica, pur senza mai sposare un partito.
Ho negli anni condiviso idee sia di destra, che di centro, che di sinistra, votando di volta in volta per persone di mia diretta conoscenza (per elezioni locali) o per partiti nazionali che proponevano “in quel momento” idee che io condividevo.
Mentre a livello locale (Comune, Provincia) sono sempre stato soddisfatto del mio voto, a livello nazionale sono rimasto deluso una infinità di volte.
Troppe promesse mai mantenute, troppe bugie, troppa demagogia, troppi interessi personali, troppe politiche portate avanti senza logica e senza costrutto, basti pensare ai tagli continui da almeno 30 anni nei confronti di istruzione, sanità e sicurezza.
Ho visto transitare la DC, il “quadripartito”, il “pentapartito”, la “Repubblica 2.0”, per giungere agli intrallazzi odierni. Uno schifo.

Una sola volta aderii ad un partito, iniziando a partecipare alle riunioni, ed in effetti sentendo dentro di me un lievissimo fervore.
Si trattò de “La Rete” di Leoluca Orlando (l’anno era il 1991), cui mi avvicinai perché la morosa di allora ne era diventata una convinta sostenitrice.
Ma dopo 2-3 mesi di riunioni che mi sembravano dei “moti carbonari”, e dopo l’incredibile risultato di avere Orlando in comizio nel mio piccolo paesino in provincia di Padova, iniziai a disertare perché in effetti non era il mio mondo, mi trovavo ad essere un pesce fuor d’acqua e non avevo molto da spartire con gli altri militanti.
Votai per “La Rete” in una sola occasione, poi il partito stesso si sfaldò.

Ora sono ondivago.
Condivido le idee politiche di alcuni partiti, ma rimango perplesso di fronte a molte iniziative intraprese.
Nessun partito mi rappresenta pienamente, odio con tutto me stesso chi tradisce il voto degli elettori, e definisco senza mezzi termini un pagliaccio ogni politico (uomo e donna) che oggi dice una cosa e domani l’esatto contrario, per il solo gusto di dar contro alle forze politiche opposte.
Questa ormai non è più politica, è una farsa.

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