Un goccio di latte

Ormai da parecchio tempo sto utilizzando il latte come dolcificante naturale al posto di zucchero e miele.
A parte la colazione, dove mi preparo una tazza di latte (rigorosamente senza zucchero) in cui intingo fette biscottate o biscotti, il latte compare anche in altri momenti della giornata.
Il caffè lo dolcifico con alcune gocce di latte, in pratica rendendolo “macchiato”, ed in questo modo lo assaporo con maggior gusto.
Ma il latte lo metto anche nel tè, come gli inglesi, ad anche in infusi e tisane di vario genere.
Addirittura il latte lo aggiungo anche alla camomilla, fu un “esperimento” fatto un po’ di tempo fa, e mi accorsi che mi piaceva.
In questo modo non solo evito ogni tipo di dolcificante (zucchero, miele, etc), ma anche soddisfo il palato, dato che le bevande con l’aggiunta di latte mi piacciono davvero.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , , , , , , | 18 commenti

Curiosità sugli inni nazionali. 5° puntata: Kosovo e Seychelles

Inno nazionale del Kosovo: “Europa”

Un inno nazionale molto travagliato, dato che lo stesso Kosovo non è uno Stato riconosciuto dalla Serbia, dalla quale si è autoproclamato indipendente il 17 febbraio 2008.
Pochi giorni dopo, il 12 marzo, il parlamento del Kosovo ha indetto un concorso per la scelta del nuovo inno nazionale, e fino alla sua scelta nelle cerimonie ufficiali è stato suonato l’Inno alla Gioia di Beethoven.
La melodia dell’inno del Kosovo fu scritta dal compositore Mendi Mengjiqi e approvata dal Parlamento kosovaro nel giugno 2008.
“Europa” è un inno senza parole (come quello di Spagna, Bosnia ed Erzegovina e San Marino), scelta compiuta perché il governo kosovaro non voleva rischiare di inimicarsi la minoranza serba presente in Kosovo se avesse adottato un testo in albanese, la lingua della maggioranza della popolazione del Kosovo.
Il risultato? Molte persone in Kosovo non conoscono la canzone scelta come inno, e cantano invece gli inni nazionali dell’Albania o della Serbia.

Inno nazionale delle Seychelles: “Unitevi o abitanti delle Seychelles”

Un inno nazionale simile ad una preghiera.
L’arcipelago delle Seychelles è indipendente dal Regno Unito dal 29 giugno 1976, ma per molti anni la situazione politica interna fu movimentata da colpi di stato, rivolte ed attentati. Niente a che vedere con l’oasi turistica di oggi.
Un primo passo per la stabilità interna venne nel 1992, quando fu indetta una commissione “costituente” finalizzata alla stesura di una nuova Costituzione, che venne approvata il 7 maggio 1993.
La costituzione affermava che dovevano esserci “una bandiera nazionale, un inno nazionale, un emblema nazionale e un motto nazionale”, e pertanto venne istituito un concorso per la composizione del nuovo inno.
L’inno venne scritto da David André e Georges Payet, il quale disse di averlo composto durante un sogno.
Il testo, scritto in lingua creola delle Seychelles, sembra quasi una preghiera:

“Seychelles nostra unica patria
Dove viviamo in armonia
Felicità, amore e pace
Rendiamo grazie a Dio.”

Amen

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 17 commenti

Le terapie

Sto proseguendo con le terapie in sede lombare per alleviare infiammazione e dolore che mi stanno opprimendo negli ultimi mesi.

Le sedute si compongono di 2 fasi.

Fase 1: Tens

Il “Tens” è una tecnica di elettroterapia con finalità analgesico-antalgiche nella “Terapia del Dolore”, efficace per il trattamento di molte patologie neuronali, osteo-articolari, dei legamenti e dei tendini.
Mi attaccano degli elettrodi lungo la colonna vertebrale, e per 30 minuti sento una leggera scossa che, mi auguro, possa nel medio-lungo termine portare i suoi benefici. Dopo 5 sedute (su 10) posso dire di stare già leggermente meglio.

Fase 2: Tecar

La “Tecarterapia” è un trattamento elettromedicale che permette un più veloce recupero da traumi e patologie infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico.
Non agisce dunque direttamente sul sistema nervoso ma, utilizzando il principio fisico del condensatore e capace di generare calore all’interno dell’area anatomica bisognosa di cure, diventa utile per il trattamento dei disturbi ossei, articolari, cartilaginei.
La “Tecar” è incredibile, perché il calore utilizzato è in realtà generato dal mio stesso corpo, e viene concentrato nella zona da curare. Con la “Tecar” ti senti meglio subito, anche se devo capire se possa risultare curativa nel medio-lungo termine.


Tecarterapia

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , , | 19 commenti

Gli assenti hanno sempre torto

Le leggi vanno rispettate anche se non ci piacciono e non le condividiamo.

Non voglio entrare nel tema se sia giusto o sbagliato chiedere il “Green Pass” ai lavoratori, si tratta di un tema dove ognuno ha le proprie idee e le proprie convinzioni.
Però la legge è la legge: bisogna esibire il certificato verde per entrare nei posti di lavoro.
L’alternativa è una sola: senza “Green Pass” non si entra. Pertanto non si lavora.

Nella mia Azienda siamo in circa 110, e si sono verificati 2 casi di colleghi che, privi di “Green Pass”, non intendono farsi il tampone e pertanto hanno scelto consapevolmente di non venire al lavoro finché esisterà una legge che impone l’esibizione del certificato all’entrata degli uffici.

Ecco: io non condivido nel modo più assoluto questa loro scelta.

Pur vero che non incorreranno in sanzioni disciplinari (tranne la ovvia sospensione dello stipendio), ma il punto è un altro: se *tutti* noi avessimo fatto la stessa scelta?
Pensiamo anche a realtà più piccole, come un negozio o un ristorante. Se i pochi dipendenti presenti fossero tutti sprovvisti di “Green Pass”? Il lavoro chi lo svolgerebbe?

Io penso che si debba rispettare anche il datore di lavoro (sia chiaro, non sono uno stakanovista, e più volte mi sono schierato contro i “datori di lavoro” in generale) ma più in generale vadano rispettati soprattutto i colleghi, i quali non solo hanno fatto quanto veniva chiesto loro di fare (ovvero dotarsi di “Green Pass”), ma ora si trovano anche a dover svolgere il lavoro di coloro che – in tutta consapevolezza – si sono tirati fuori dalla mischia pensando solo a loro stessi.


Un ufficio dove tutti i dipendenti hanno scelto di rimanere a casa

Pubblicato in lavoro | Contrassegnato , | 36 commenti

Biglietto acquistato

Chi mi conosce sa perfettamente quanto io adori i “Pet Shop Boys”, il duo di musica synth-pop inglese.

Reduci nel gennaio 2020 dalla pubblicazione del loro album “Hotspot”, erano in procinto di iniziare un lungo tour mondiale quando l’improvvisa pandemia ha vanificato ogni loro progetto.
Il tour venne riprogrammato per il 2021, nella ottimistica convinzione che la situazione pandemica sarebbe migliorata, ma nuovamente il virus ha avuto la meglio.
Ora la loro tournée è stata riprogrammata per il 2022, con l’aggiunta di una data italiana, che mancava nelle due programmazioni precedenti.
La location è prestigiosa, dato che i PSB si esibiranno nel Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Inutile dire che questa notizia, del tutto inattesa, mi ha elettrizzato, facendomi acquistare i biglietti il giorno stesso della loro messa in vendita.
L’acquisto pressoché immediato si è reso necessario per 2 motivi.
Il primo motivo è legato al fatto che la capienza del teatro non è elevatissima, avendo meno di 2500 posti.
Il secondo motivo è invece collegato al fatto che i Pet Shop Boys, pur essendo meno famosi rispetto agli anni ’80 e ’90, hanno comunque un buon seguito di fans, e pertanto la vendita dei biglietti si sarebbe esaurita nel giro di poche ore.

Da fan quale sono, il fatto di vederli nuovamente dal vivo è per me una grande gioia, anche perché l’età anagrafica dei miei beniamini (67 e 62 anni) mi faceva temere che non avrei più avuto l’opportunità di vederli in concerto.
Ora speriamo che non entrino in gioco nuove indesiderate varianti, e che la nostra vita possa in breve tempo trovare una nuova “normalità”.
Concerti compresi.

Pubblicato in musica | Contrassegnato , , , | 36 commenti

Saturday Pop. Stephen Sondheim / Sally Durant Plummer / Dorothy Collins / Liza Minnelli: “Losing My Mind”

A Broadway, il 4 aprile 1971, debutta il musical “Follies”, scritto da Stephen Sondheim e James Goldman.
Vincitore di ben 7 “Tony Awards” (premi dedicati a opere teatrali ed a musicals), ebbe oltre 500 repliche, e contiene numerosi brani che hanno avuto fortuna discografica anche oltre al palcoscenico teatrale.

La storia riguarda la reunion degli interpreti delle “Weismann’s Follies”, spettacolo musicale teatrale andato in scena tra le due guerre mondiali. I protagonisti sono due coppie di ex attori – Buddy con Sally Durant Plummer e Benjamin con Phyllis Rogers Stone – ed entrambe le coppie sono profondamente infelici dei loro matrimoni. In particolare Sally, nonostante sia sposata con Buddy è ancora innamorata di Benjamin così come lo era molti anni prima.

“Losing My Mind” è una delle canzoni cardine del musical.
Essa viene cantata da Sally (la prima attrice ad interpretare il ruolo di Sally fu Dorothy Collins, la quale per questa interpretazione ottenne una nomination ai “Tony Awards”) e le sue parole sono tutte dedicate a Benjamin, suo amore platonico, che lei ama ancora segretamente e che per lui sta ancora letteralmente “perdendo la testa”, rimanendo sveglia di notte e pensandolo ogni giorno.

Ripresa negli anni da vari cantanti, “Losing My Mind” ebbe il suo maggiore successo discografico con la interpretazione nel 1989 di Liza Minnelli, che raggiunse con essa la posizione #6 nella classifica inglese.
La versione di Liza Minnelli venne curata in prima persona dai Pet Shop Boys (gruppo di pop elettronico) e da Julian Mendelsohn (produttore discografico ed ingegnere audio), i quali la trasformarono in un brano pop/dance davvero irresistibile.


Dorothy Collins nei panni di Sally mentre interpreta “Losing My Mind” a Broadway

Liza Minnelli
Losing My Mind
7″
Anno: 1989
Casa discografica: Epic
Numero di catalogo: ZEE 1

A Losing My Mind
B Tonight Is Forever


Liza Minnelli ai tempi di “Losing My Mind”

Pubblicato in saturday pop | Contrassegnato , , , , , , | 7 commenti

La banca intorno a te

Negli anni ’90 e ’00, le banche hanno fatto di tutto per aprire sportelli ovunque, con la convinzione che un presidio “geografico” fosse propedeutico per avere una clientela più numerosa.
Almeno dalle mie parti, provincia di Padova, gli sportelli si sono moltiplicati a dismisura, e la mia banca (“Cassa di Risparmio”, poi “San Paolo IMI”, poi “Intesa San Paolo”) era in effetti la più diffusa, con un presidio del territorio effettuato in modo capillare.

Poi, negli anni ’10, le banche hanno iniziato a capire che con gli sportelli aumentavano i costi, non tanto i clienti. Il numero delle agenzie si è stabilizzato, ed anzi sono iniziate le prime riduzioni degli organici e le prime chiusure di agenzie “ridondanti” e ritenute non indispensabili.

L’aumentare delle operazioni on-line, la sempre più limitata diffusione del contante e per finire l’arrivo dell’indesiderato Covid-19 hanno fatto prendere alle banche una decisione drastica: chiudere tutte le agenzie non indispensabili, riduzione altrettanto drastica dell’organico, con accorpamenti, pre-pensionamenti e blocchi delle assunzioni.
A rimetterci è, come al solito, il cliente.

Io avevo 2 agenzie bancarie di riferimento.

La prima agenzia era a 50 metri dall’ufficio: comodissima per un prelievo di contante o per qualsiasi tipo di problema (bancomat, carta di credito, etc…).
L’agenzia è stata chiusa 6 mesi fa.
Poco male, ho un’altra agenzia a 300 metri da casa.

La seconda agenzia è appunto quella vicino a casa: comodissima non tanto per me, quanto per tutto il paese. Si tratta dell’unico sportello bancario della zona.
O, meglio, si trattava.
Ho scoperto pochi giorni fa che anche questo sportello è stato chiuso, di fatto privando tutto il paese della comodità di avere uno sportello bancario utile e facile da raggiungere.
Io ora non so dove andare per fare un semplice prelievo: mi tocca andare fino al comune limitrofo, ma devo andarci in auto. Quanto comodo era fare 2 passi e prelevare il contante necessario!
Ma tutto il mio paese ci rimette, non solo io. Già abbiamo l’ufficio postale aperto solo 3 mattine alla settimana (LUN-MER-VEN), ed ora ci troviamo anche senza sportello bancario.

Non so nemmeno se arrabbiarmi o no.
Non so nemmeno se valga la pena cambiare banca o no.
Per adesso ho solo la cattiva sensazione della mancanza di qualsiasi attenzione nei confronti dei clienti, ma a “loro” non credo importi nulla.

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 39 commenti

Musei strambi. Blackfoot (Idaho, USA): Museo della patata

Museo della patata.

Se chiedete ad un maschietto se avesse piacere di visitare un museo dedicato alla “patata”, certamente egli vi direbbe di sì, convinto del fatto che la parola “patata” possa avere un doppio senso di natura sessuale.
Ma in questo caso saremmo fuori strada, perché a Blackfoot (in Idaho) il museo della patata esiste davvero, ma la patata in questione è proprio il tubero.

L’edificio che ospita tale museo esiste da oltre un secolo.
Era il 1912 quando la “Union Pacific Railway” regalò questo magazzino alla comunità locale affinché potesse essere utilizzato per lo stoccaggio delle patate, prodotto della terra molto prezioso per la loro economia.
Piano piano negli anni i contadini nel luogo hanno iniziato a raccogliere e collezionare le patate dalle forme e dimensioni più strane, fino ad avere l’idea di aprire un vero e proprio “Museo della patata”.

Aperto nel 1988, il museo divise la popolazione: da una parte chi la vedeva come una idea valida anche per far conoscere la cittadina di Blackfoot ai turisti, dall’altra chi pensava fosse una idea insulsa descrivendo le patate come “vecchie reliquie polverose” e valutando negativamente la mancanza del bagno per chi ne avesse bisogno.

Il museo tuttavia iniziò ad attrarre i visitatori, aggiungendo alla esposizione dei tuberi anche la storia (corredata da disegni e foto) della patata negli USA (diffusione e commercializzazione del tubero, oltre ai differenti metodi di cottura), ed anche una rara collezione di navi peruviane del XVII Sec. utilizzate come magazzino per le raccolte.
In esposizione anche la patatina fritta più grande del mondo, lunga 25 pollici (oltre 63 cm).

Al termine di questa interessante visita, troverete il coffee shop con in vendita dei simpatici gadget raffiguranti patate di ogni tipo.

Orari

Settembre-Maggio: 9:30 – 17:00
Giugno-Agosto: 9:30 – 19:00
Chiuso tutte le domeniche, il Giorno di Ringraziamento, e da Natale fino a Capodanno.

Biglietti

Adulti: 6 Dollari
Ridotto: 5,5 Dollari
Bambini: 3 Dollari


La favolosa “Potato Gun”, in vendita nel negozietto. Permette di “sparare” proiettili fatti con la pasta di patate.
Costo: 3,99 Dollari

Se vi piace la potete anche comperare on-line cliccando qui.

Pubblicato in musei strambi | Contrassegnato , , , | 23 commenti

Bandiere al… venti: Uganda

Il giorno 20 di (quasi) ogni mese, pubblico una breve storia riguardante alcune bandiere del mondo.
Oggi parliamo della bandiera dell’Uganda.

La “gru coronata grigia” (Balearica regulorum) è un raro e bellissimo uccello diffuso nell’Africa centrale e meridionale.


“gru coronata grigia” (Balearica regulorum)

Questo uccello, alto circa 1 metro – dal peso di 3-4 Kg e dall’apertura alare di 2 metri – è monogamo, nel senso che le coppie maschio/femmina rimangono insieme per tutta la vita, pur vivendo in gruppi che possono arrivare ai 20 esemplari.
La “gru coronata grigia” è nota, oltre che per i suoi colori, anche per il suo carattere mite, nonché per il fatto di essere rappresentata al centro della bandiera dell’Uganda.

I colori della bandiera ugandese si ispirano a quella dell'”Uganda People’s Congress”, il Partito Politico che aveva vinto le elezioni del 1962, quando l’Uganda si era resa indipendente dall’Impero Britannico: il nero rappresenta i gruppi etnici africani, il giallo rappresenta i raggi del sole, il rosso rappresenta la fratellanza fra le genti africane.
La scelta di rappresentare la gru al centro della bandiera fu presa per due motivi: non era il simbolo di nessuna delle regioni che formavano la nuova nazione ugandese (per evitare di dare l’impressione di dare la preferenza a una regione rispetto alle altre), ed era tuttavia rappresentata nel distintivo militare dei soldati ugandesi durante il dominio britannico.

A dire il vero la prima bandiera proposta era molto differente:

ma al primo “Congresso del popolo ugandese” venne rigettata, scegliendo la bandiera attuale.
La gamba sollevata della gru simboleggia il movimento in avanti del paese.

Pubblicato in bandiere | Contrassegnato , | 13 commenti

Compito di latino #10

Marziale (poeta romano del I sec. D.C.).
Dai suoi “Epigrammi” tradurre il verso 61 del libro II, e successivamente darne una interpretazione.

Testo.
Cum tibi vernarent dubia lanugine malae,
Lambebat medios inproba lingua viros.
Postquam triste caput fastidia vispillonum
Et miseri meruit taedia carnificis,
Uteris ore aliter nimiaque aerugine captus
Adlatras nomen quod tibi cumque datur.
Haereat inguinibus potius tam noxia lingua:
Nam cum fellaret, purior illa fuit.

Traduzione.
Quando dalle guance ti spuntò la prima incerta barba,
la tua lingua depravata leccava fra le gambe gli uomini.
Successivamente la tua deplorevole persona si è prostituita
a sprezzanti becchini e alla noia dei carnefici,
usi la bocca in un altro modo e preso da una smodata cupidigia in qualunque
momento urli rabbioso, qual latrato d’un cane, il nome che ti viene indicato.
Una lingua tanto malefica è preferibile si incolli agli inguini:
infatti quando succhiava i cazzi era più pulita.

Interpretazione.
Marziale punta il dito verso un calunniatore, uno spregevole personaggio che dice il falso per disonorare gli altri ed ottenere lui stesso vantaggi e prestigio.
Una persona del genere è solo un miserabile, e Marziale consiglia al calunniatore ad usare la bocca in un altro modo, come faceva prima di diventare importante.

[tutto vero]

Pubblicato in blog life | Contrassegnato , , | 15 commenti